Eventi

Visite brevi

Prima di tutto il libro. Perché Visite brevi di Luca Panaro stampato da Quinlan, è anzitutto un bell’oggetto curato nei minimi dettagli, a cominciare dalla copertina. Gli accapi del titolo evidenziano in altro a destra il Vi di visite e in basso a sinistra il Vi di brevi, tolto il nome dell’autore, non c’è nient’altro a disturbare la geometria letterale della prima del libro. Il lavoro, come norma da Quinlan, è in edizione limitata: 200 esemplari. Non ci sono immagini fra la pagine e le 100 recensioni di mostre dell’autore sono state stampate su 100 pagine. Caratteristiche che esplicitano un’attenzione nel prodotto che non passa inosservata. A fare tutto il resto ci pensa l’autore.

Panaro raccoglie 14 anni di recensioni che partendo dall’agosto del 2001 arrivano fino al febbraio del 2015. Pensieri che si succedono cronologicamente, dal numero 1 al numero 100, dal più antico al più recente, senza nessuna suddivisione tematica, assenza che ha il pregio di lasciare il lettore in balia di generi e tematiche che così si affacciano in tutta la loro complessità. Come recita il titolo, il volume mette insieme concise relazioni di mostre visitate per lavoro o per diletto e raramente più lunghe di una pagina. Più che affondi nella contemporaneità sembrano controlli sul suo stato di salute, rapporto però che non arriva a nessuna conclusione ma lascia a chi legge le conclusioni.

Le recensioni hanno tutto il fascino di un commento a caldo, stampate e raccolte prima che la contemporaneità diventi storia. Fra le pagine del testo per questo non è raro imbattersi in autori ora illustri sconosciuti che hanno già consumato la loro celebrità. Dimenticati dal sistema dell’arte in compagnia di grandi artisti che ancora oggi riempiono le pagine dei giornali di settore. Senza preconcetti Panaro visita mostre di fotografia e di pittura, mentre andando avanti con la lettura ci si accorge ben presto come la protagonista assoluta dell’arte attuale sia l’installazione.

In questo viaggio lungo quasi 15 anni, una punto fermo è rappresentato dallo stile dell’autore. Come per lasciare il primo piano all’arte, la scrittura è fluida e facilmente comprensibile. Uno stile certo più ricercato che spontaneo, data la sua omogeneità, per la quale dobbiamo essere grati a Panaro che riesce così a mettersi da parte per far risaltare meglio l’oggetto delle sue brevi visite. Sono insomma 100 fotografie quelle qui raccolte che lontane dal caratterizzarsi come un punto di rottura con un vicinissimo passato, si configurano invece con continuità a discapito di quelli che credono che ciò che in arte vale oggi, domani è già storia vecchia.

Info: www.aroundphotography.it

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