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Biennale del Design di Ljubljana

”Siamo alla ricerca di persone che progettino futuri scenari possibili per il design, che desiderino partecipare a uno sforzo di trasformazione a lungo termine per rafforzare le reti di design locali e internazionali, creando le basi per strutture resilienti che possono svilupparsi nel tempo, oltre la durata della Biennale”. I progettisti che hanno passato la selezione, rispondendo sei mesi fa a questo open call, sono oggi gli attori di un’ edizione della Biennale del Design di Ljubljana davvero speciale, almeno per due ordini di ragioni. Prima di tutto perché la Biennale di Design, organizzata dal Mao, il Museo nazionale sloveno di Architettura e Design, è la più antica al mondo e quest’anno celebra il suo cinquantenario. Alla mostra principale affianca eventi collaterali che si interrogano sulle applicazioni future dei progetti presentati e anche una ricca retrospettiva attraverso cui riflettere sulle multiformi evoluzioni del design, come disciplina in grado di mettere l’invenzione artistica al servizio della vita di tutti i giorni, intercettando i bisogni reali della società nei suoi mutamenti storici.

Nel lontano 1964 la Biennale slovena fu istituita con la missione di valorizzare al massimo il design come materia fondamentale per avviare il processo di modernizzazione industriale. L’edizione del 2014, denominata Bio 50, rovescia la sua prospettiva: «Se la Biennale nei suoi primi cinquant’anni ha praticato la critica del banale presentando l’eccezionale, allora Bio 50 è il suo esatto opposto – dice Matevž Čelik, direttore del Mao – utilizzando il banale e la realtà, è la critica nei confronti dell’eccezionale e dell’elite. Allo stesso tempo, Bio 50 è un tentativo di cercare e trovare l’eccezionale nella routine della vita quotidiana». Il secondo motivo di rilevanza è da ricondurre all’originale concezione con cui è stata impostata dal suo curatore Jan Boelen, attualmente direttore della Casa per l’arte contemporanea Z33 e responsabile del prestigioso master in Social Design dell’ Accademia di design di Eindhoven. Non si tratta della classica manifestazione basata sull’assegnazione di premi a singoli progettisti, bensì di una piattaforma di produzione maturata nell’arco dei sei mesi precedenti l’inaugurazione, in cui 120 creativi, con background eterogenei e provenienti da tutto il mondo, sono stati suddivisi in undici team di lavoro, per confrontarsi e mettere in pratica nuove idee sotto il segno della collaborazione.

Boelen ha richiesto a ciascun gruppo di sviluppare un tema sensibile del design contemporaneo, considerando parallelamente le istanze globali e le realtà particolari. Nel progetto Affordable living i partecipanti propongono soluzioni di riconversione di edifici inutilizzati delle città contemporanee, con l’intento di garantire a tutti il diritto a un’abitazione dai costi accessibili. Knowing food si interroga sulle questioni più attuali legate al mondo dell’alimentazione: dal mangiare sano alle reti alimentari nell’era post-industriale, dall’esigenza di una sapienza del cibo alla consapevolezza dei percorsi di produzione e distribuzione. Con Public water, public space i progettisti sognano il ritorno dell’acqua al centro della vita pubblica, come sinonimo di salute e civiltà. Walking the city studia il camminare a piedi nella città: che si tratti di un’amena passeggiata o di una manifestazione politica, di un rito religioso o di un giro per lo shopping, il pedone gode di inalienabili diritti, spesso misconosciuti ma significativi del suo aderire allo spazio pubblico. Hidden krafts racconta l’incontro con i segreti dell’artigianato, una nicchia nascosta dal mondo industrializzato, ma in grado di fornire stupefacenti spunti al design. Il gruppo di lavoro The fashion system proietta nel futuro il mondo della moda, cercando soluzioni in cui la personalità del singolo individuo possa trovare nuova valorizzazione in un meccanismo ancora dettato dalle tendenze del mercato globale. Il team di Hacking households inventa elettrodomestici finalmente a portata dei nuovi consumatori, con la possibilità di personalizzarli e soprattutto di ripararli. La sezione Nanotourism esplora i nuovi orizzonti del turismo: il vecchio modello, globale e invasivo, cede il passo a una forma di turismo più rispettoso del microcosmo delle peculiarità locali. Engine blocks prospetta un nuovo prototipo di motore modulare e sostenibile, fatto di componenti che si possono cambiare o rimuovere. Con Observing space la Biennale del Design slovena suggerisce fantascientifiche modalità di presenza dell’essere umano nello spazio, ipotizzando una virtuosa sinergia tra arte e scienza. Designing life pone infine l’accento sulla centralità del design nella costruzione dei modelli della futura vita quotidiana di tutti noi. La Biennale del design di Lubiana è visitabile fino al 7 dicembre, ma l’ambizione è che questa opportunità di incontro tra designer, produttori e studenti continui a offrire i frutti delle sue idee ben più a lungo.

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