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La Tokyo svestita di Kasso

Ha speso gli ultimi dodici anni ad esplorare nuovi orizzonti creativi in giro per il mondo, e il suo immenso lavoro fotografico Tokyo Undressed gli è valso anche il titolo di Fotografo erotico dell’anno nel 2010. Intervista a Rikki Kasso, artista poliedrico innamorato della solitudine, dell’erotismo sottile e della sincerità autentica dell’amore voyeuristico.

Sei molto produttivo, come riesci a focalizzarti su progetti e media tanto differenti?
«Non lo definirei un focalizzarsi, piuttosto è uno stratagemma contro la noia. Per me la creatività non ha regole, faccio tutto quello che voglio e che mi sento al momento. Come un musicista polistrumentista, o un ballerino che danza generi diversi. I comuni denominatori di tutto questo sono la passione per la produzione continua e la curiosità per il risultato».

Ho letto nella tua biografia che sei un autodidatta. Quindi non hai mai studiato nè come fotografo nè come direttore creativo?
«Ho avuto un’infanzia e una adolescenza tutt’altro che facili. A quindici anni sono andato via di casa e a 16 ho lasciato la scuola. Senza i vincoli di una istruzione convenzionale la mia vita era aperta ad infinite possibilità di imparare. Così ho imparato facendo, senza nessun parametro di successo o fallimento, senza modelli da cui partire, non avevo paura di buttarmi mai, qualsiasi cosa avessi davanti. Una visione chiara e una grande passione sono state le fondamenta autentiche della mia istruzione. Siamo nati con la capacità di essere autodidatti, di motivarci e di difenderci da soli. Penso che le persone siano solo abituate a sviluppare meccanismi di pessimismo».

Quanto è grande il progetto Tokyo Undressed?
«Tokyo Undressed è iniziato nel 2005, quando incominciai a pubblicare e catalogare i miei lavori in un blog. Per me era una sorta di nuvola, in cui mettere dati e idee da tenere a portata di mano. Da allora è cresciuta ma contiene ancora il 40% dei lavori della serie, cioè quelli che ho avuto il tempo di pubblicare. Praticamente il progetto è più grande di me».

Qual è stata l’ispirazione per Tokyo Undressed?
«Sono un osservatore tossico ed ossessivo. Così, appena arrivato a Tokyo fui preso da una nuova infatuazione. Non riuscivo nemmeno a leggere, capire o parlare la lingua. La mia comunicazione era esclusivamente intuitiva, visuale e fisica, e la cosa ha influenzato il mio lavoro in quel periodo. Il Giappone ha un profondo significato culturale per me, dato che il loro attuale sistema sociologico e la loro civiltà non sono neanche lontanamente paragonabili a quelle di nessun altro paese sulla terra. Le complesse contraddizioni che ne compongono la cultura contemporanea – religioso e ateo, espressivo e repressivo, affollato ed isolato e tante altre – mi hanno stregato e fatto innamorare».

Quindi non è stata la differenza di approccio alla sessualità tra Usa e Giappone ad ispirarti?
«La verità è che dipende dalle origini, l’America è stata fondata su principi puritani, su morale e valori cristiani. Questo ha creato le basi per la maniera in cui il sesso è tollerato e compreso, con vincoli e limiti ristretti. Da cui il senso di colpa e la ribellione associate al sesso nell’occidente. Tanto per iniziare, Gesù non vive in Giappone. Il Giappone è stato fondato su una filosofia naturista, che si è poi evoluta in Shinto con le influenze di Confucianesimo e Buddismo. L’essenza della natura è l’armonia, tutti gli elementi sono al posto giusto. La natura non distrugge l’armonia della natura. Questo principio non influenza gli atteggiamenti morali verso il sesso, a differenza delle altre religioni. E colloca il sesso non finalizzato alla riproduzione sotto la categoria dell’intrattenimento. Queste idee unite alla curiosità creano davvero una enorme quantità di energia sessuale da esplorare».

Parlaci dei film e dei video che produci. Come nascono?
«Come la maggior parte dei lavori, sono creazioni a sé stanti senza una direzione precisa , scuse per sperimentare e godersi la produzione. Nel 2005 ho girato un documentario intitolato Somewhere in the middle con il mio caro amico e regista Jake Clennel. Quel lavoro è uno dei miei preferiti in assoluto. Non ho avuto ancora il tempo di condividerlo. Rappresenta davvero la sintesi perfetta della visione e della coscienza di Tokyo Undressed. Alcuni video sono stati girati su commissione ma realizzo comunque video per me».

Come hai trovato le ragazze che hanno posato per te in Tokyo Undressed?
«Il mio è un lavoro basato sull’amore, quindi attira chi è affine all’argomento».

Hai qualche aneddoto inedito sul dietro le quinte di T.U. da rivelarci?
«Assolutamente no. E’ tutto lì a portata di tutti. E’ una storia d’amore».

Erotismo e solitudine sono strettamente collegati nel tuo lavoro. Perchè?
«Perché sono collegati, in tutti noi. Spesso abbiamo difficoltà a capire queste sensazioni. nella società giapponese sono la normalità, ed è molto simile al mio modo di percepire. Le impressioni insieme e da soli sono complicate. La sessualità esiste in solitudine e tra molti. Ci attraiamo e desideriamo gli uni con gli altri, a volte in segreto a volte in comunità».

Nella tua biografia si fa riferimento ad un parallelismo tra la tua tecnica e quella di Eisenstein. Puoi spiegarcelo?
«A dire il vero è un paragone fatto da uno scrittore in un saggio sul mio lavoro. Per me è stato difficile spiegare il mio lavoro e credo lui sia andato molto oltre la mia stessa comprensione, e questo è fantastico. Credo sia riferito a quegli elementi apparentemente casuali in una composizione di forme non sequenziali, ma che possono comunque produrre un effetto di insieme. In definitiva, l’atto della sperimentazione artistica è simile a quella di uno scienziato. Nel mio caso corrisponde all’equazione delle relazioni umane che sto cercando».

Nelle prossime settimane parteciperai ad Affordable Art Fair a Stoccolma e ad Asia Contemporary Art Fair, ad Hong Kong. Quali lavori presenterai?
«La galleria Retrospect gestisce i lavori dall’inizio di quest’anno. Sono stati di grande supporto, e porteranno in mostra lavori dalla serie Rise aganist e This beach crazy, una serie di dipinti realizzati con inchiostro Sumi. Una stupenda opportunità per me di mostrare una varietà di input creativi al di là del mio lavoro fotografico. Sono felicissimo che i dipinti siano stati accolti così bene».

Ci anticipi qualcosa sui tuoi progetti futuri?
«Non uso calendari o orologi, quindi per me futuro si riferisce alla prossima manciata di ore. Che passerò a imparare, ridere, amare e vivere. Sicuramente vorrò pubblicare il film Somewhere in the middle, insieme a molti altri lavori che spero possano portare al pubblico nuovi stimoli e ispirazioni»

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