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La Fondazione Arnaud a Lens

Nella silenziosa vallata che circonda la cittadina di Lens (Crans-Montana), nel cantone Vallese in Svizzera, batterà presto un cuore culturale dedicato all’arte moderna e contemporanea. Apre il 22 dicembre, infatti, il nuovo centro della Fondazione Pierre Arnaud, intitolato al collezionista e mecenate francese, scomparso nel1996, grande amante delle alpi svizzere tanto da stabilirvisi negli ultimi anni della sua vita, che si pone come un gioiello architettonico in perfetta sintesi tra tradizione e innovazione. Fin dalla nascita, avvenuta nel 2007 per mano degli eredi, la fondazione si pone l’obiettivo di promuovere e far conoscere l’arte svizzera in relazione alle grandi correnti europee e internazionali: l’esposizione d’apertura, in programma fino al 20 aprile 2014, presenta i grandi maestri del divisionismo, da Georges Seurat a Paul Signac passando per Giovanni Segantini e giungendo infine a Giovanni Giacometti che in Svizzera visse, operò e morì. A seguire, da giugno a ottobre, viene inaugurata una grande mostra sul surrealismo. Sono infatti due le esposizioni previste ogni anno nella programmazione, diretta da Daniel Salzmann, che intende esporre nei suoi primi cinque anni anche i maestri del romanticismo, del simbolismo e dell’espressionismo.

Oltre al ricco calendario espositivo quello che stupisce della neonata fondazione è la struttura: un raffinato edificio su due piani (per un totale di 1.000 metri quadri di esposizione) progettato dall’architetto Jean-Pierre Emery, ultramoderno ed ecosostenibile insieme che si inserisce nel paesaggio montano della valle in modo naturale. La sua imponente facciata di vetro, in cui si rispecchia tutta la bellezza del lago e delle montagne circostanti, è composta da ventuno grandi pannelli fotovoltaici che permettono di garantire l’isolamento termico producendo al contempo energia. L’edificio risponde così a tutti i rigidi requisiti imposti dalla fondazione e, come richiesto, produce energia grazie ai pannelli fotovoltaici: in media 15mila chilowattora l’anno, quanto basta cioè per soddisfare il fabbisogno energetico per l’illuminazione del centro, garantendo inoltre un isolamento termico ottimale per le opere d’arte. «Per la fondazione era essenziale avere un centro d’arte moderno, elegante e che al tempo stesso rispondesse a criteri di alta efficienza energetica», precisa Salzmann. Al suo interno la fondazione presenta grandi sale che catturano la gran luce che viene dall’esterno, accompagnando il visitatore nel suo rapito vagabondare per i corridoi panoramici. Il centro, finanziato da donazioni private e sostenuto dal comune di Lens e dagli enti locali, dispone anche di un ristorante, di una libreria e di una boutique per regalare al visitatore un’esperienza completa e coinvolgente nel cuore dell’arte. Ad affiancare le esposizioni una serie di eventi collaterali pruridisciplinari, che spaziano dalla musica alla danza e alle performance, per offrire una panoramica completa sulla vivacità artistica della zona. Durante la serata d’inaugurazione della facciata della struttura, nel dicembre del 2011, la cantante israeliana Noa ha tenuto un concerto davanti a una platea entusiasta. Daniel Salzmann, direttore della fondazione, illustra le caratteristiche del neonato centro d’arte.

Ricca la programmazione che vedrà protagonisti per i primi anni di attività i maestri del divisionismo, del surrealismo, del romanticismo, del simbolismo e dell’espressionismo. Qual è il criterio nella scelta delle esposizioni? Sono previste anche altre attività? «Il concetto delle mostre invernali è di presentare delle correnti significative nella storia della pittura, per lo più nel periodo tra il 1850 e il 1950, un periodo estremamente ricco, anche a partire dal 1800 come nel caso del romanticismo. Queste correnti sono state presenti nel territorio Vallese, in Svizzera e nelle Alpi, vogliamo affrontare gli esponenti di questi movimenti a livello locale facendoli dialogare con i maestri che hanno operato nelle grandi capitali europee. Questo approccio fa parte di una riflessione sulla costituzione di una identità locale e nazionale, in una prospettiva universale e mondiale. Altri movimenti saranno poi presentati in un secondo ciclo espositivo che rispecchierà sempre questa logica. Le mostre in programma nel periodo estivo, invece, mirano a creare un dialogo tra arte europea e occidentale con quella di altre culture, e l’arte del presente con quella del passato. Non escludiamo a priori qualsiasi altra forma di attività, ma siamo ancora concentrati sulla realizzazione di queste mostre che rappresentano il cuore del progetto».

La fondazione Pierre Arnaud intende valorizzare la pittura svizzera confrontandola con le grandi correnti internazionali. Come è stata scelta la zona dove è sorta la fondazione? «L’area di Lens è stata scelta in ragione del nostro attaccamento al territorio, in particolare quello che aveva mio suocero per la cittadina. In più Lens anche in passato ha ospitato una comunità di artisti quali Ramuz, Muret, Auberjonois e Stravinsky».

Oltre le mostre temporanee, c’è anche la volontà di mostrare e ampliare la collezione permanente inaugurata da Pierre Arnaud e portata avanti dalla sua famiglia? «Non c’è una vera e propria collezione permanente. La collezione che ha iniziato Pierre e che la famiglia ha proseguito non è esattamente al centro del progetto, anche se alcuni dipinti saranno esposti in funzione delle mostre tematiche. Le mostre che stiamo assemblando provengono dai prestiti dalle istituzioni di tutta Europa e hanno una vocazione internazionale slegata dalla nostra collezione».

 Nella previsione di budget quali sono le voci che maggiormente incideranno sul fatturato? «La distribuzione dei ricavi deriva dalla boutique, dal biglietto d’entrata, dal ristorante, dai donatori e dagli sponsor: tutti elementi essenziali per l’intero progetto».

 L’edificio, firmato dall’architetto Jean-Pierre Emery, è ultramoderno ed ecosostenibile e si inserisce nel paesaggio montano della valle in modo naturale. «Assolutamente. Quando Jean-Pierre Emery ha presentato il suo progetto, è stato proprio questo aspetto del rispetto del territorio a sedurci».

Info: www.fondationpierrearnaud.ch

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