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In bilico fra foto e quadro

Nomos value research è l’azienda che sviluppa il pensiero incentrato sul depackaging design teorizzato dal suo fondatore Mario Suglia. Lo scopo di questa filosofia è creare una nuova idea di impresa basata sui concetti e sui significati al di là del packaging, il contenitore esterno carico di sovrastrutture che si sono stratificate nel tempo. Si arriva alla produzione di un bene, cioè di qualcosa che si differenzia dal prodotto, che si situa nel passato. Mentre il prodotto vive un tempo finito, il bene vive nella contemporaneità, nello scarto temporale che lo fa appartenere al futuro. Quindi il risultato è aderire al tempo della contemporaneità con un bene che sia un valore e abbia un significato altro rispetto al funzionamento canonico di un’azienda, un valore che sia comprensivo di senso profondo. Tutto ciò avviene attraverso la convergenza di idee, cultura e arte, e si materializza in tre fasi: ricerca, progetto, dono. Le tre fasi corrispondono a cicli di confronto che si possono paragonare a ciò che si percepisce in un monastero, rispettivamente: preghiera, silenzio, apertura. Il primo step è la ricerca, che si attua con confronti culturali: vengono interpellati, ad esempio, filosofi, antropologi, fisici, matematici per stimolare il dialogo e lo scambio. Poi si giunge alla vera e propria progettazione che crea i presupposti per il dono.

Infine il dono regala una nuova identità all’azienda e si concretizza nell’ambito di negoziati con interlocutori industriali. L’identità si realizza nella congiunzione di materialità e immaterialità, fisicità e concetto, che danno forma a riflessione e azione. La solidità che ne scaturisce prevede un programma a lungo termine che deriva da un riassesto dello spazio interno delle società. La produzione è produzione di senso e non solo di oggetti e servizi, diventa un soggetto che si autoregola anche nell’ambito del mercato. Nasce poi un nuovo modo di fare comunicazione all’esterno, che si incentra sui significati e i valori che vanno portati fuori per la collocazione dell’azienda su di un territorio. Ogni volta il meccanismo di comunicazione è diverso a seconda del bene e del fine, e a seconda dell’interlocutore a cui si indirizza il bene.

A questo proposito Mario Suglia dichiara: «Si crea un rapporto prioritario di crescita reciproca, in quanto l’interesse non è più solo la vendita, ma soprattutto il trasferimento, o meglio ancora, la generazione del significato dell’oggetto proposto». Si profila infine un altro aspetto su cui Nomos si concentra: il programma cultura che prevede la realizzazione di opere d’arte, facendo così emergere il capitale culturale, parte della nostra ricchezza sociale. Le opere si ispirano alle tre fasi: ricerca, progettazione e dono. È ora in corso, nella sede dell’azienda, l’esposizione Proiezioni dal silenzio relativa alla progettazione/silenzio. La mostra nasce dalla collaborazione fra la pittrice irachena Hadeel Azeez e il fotografo italiano Michele Stallo. Hadeel ha dipinto con acrilico lastre che ricordano linguaggi segnici, alfabeti arcaici, lastre che Stallo ha inserito sul flash della macchina fotografica nel momento dello scatto. I soggetti delle fotografie sono uomini che si esibiscono in posizioni a volte acrobatiche, a volte intime. Il lavoro di collaborazione fra i due artisti ha portato all’intersecarsi dei due livelli, quello fotografico granitico e corporale, e quello pittorico astratto e subliminale. Ne sono risultate immagini poetiche ricche di trasparenze, ombre e effetti luminosi, fusi con una fisicità che si è mantenuta. I due livelli si sono compenetrati perfettamente conducendoci verso una dimensione in cui l’immaterialità del silenzio viene pienamente espressa. Nel testo critico di presentazione dell’esposizione, Christian Caliandro scrive: “La sospensione è al centro di queste fotografie-non fotografie. È una sospensione fisica, ma anche narrativa. Una sospensione dell’incredulità (suspension of disbelief), come la definiva Coleridge.”

Fino al 30 settembre; Nomos value research, viale Gorizia 52, Roma; info: www.depackaging.it
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