Joseph Kosuth illumina Palazzo Luce a Lecce con i versi di Ovidio

L'artista americano, tra i protagonisti dell'arte concettuale, presenta nella storica dimora salentina un'installazione di neon rossi ispirata ai versi di Ovidio

L’arte contemporanea incontra la letteratura latina nel cuore di Lecce, dove Joseph Kosuth ha portato le sue installazioni luminose negli ambienti di Palazzo Luce. Il celebre artista statunitense, considerato uno dei fondatori dell’arte concettuale, rende omaggio a Ovidio attraverso una serie di frasi in neon rosso che attraversano idealmente i secoli, mettendo in relazione il pensiero antico con le riflessioni contemporanee sul significato delle parole.

L’intervento, intitolato Maxima Proposito (Ovidio), comprende sei citazioni tratte dalle opere del poeta romano, presentate nella versione originale latina e nella traduzione inglese. Le scritte sono collocate nella parte alta delle pareti della corte interna del palazzo, creando un suggestivo contrasto tra la luminosità del neon e l’architettura storica dell’edificio.

Le parole di Ovidio diventano opere d’arte

Nato a Toledo, in Ohio, nel 1945, Kosuth ha costruito la propria ricerca artistica attorno al rapporto tra linguaggio, significato e interpretazione. Già negli anni Sessanta aveva rivoluzionato il concetto tradizionale di opera d’arte con One and Three Chairs, lavoro nel quale una sedia reale, la sua fotografia e la definizione scritta dell’oggetto diventavano strumenti per interrogarsi sulla natura della rappresentazione. A Lecce questa riflessione prende forma attraverso i versi di Ovidio, scelti per la loro capacità di affrontare temi universali come il cambiamento, il desiderio e il trascorrere del tempo.

Tra le citazioni più significative compare «Omnia mutantur, nihil interit», ovvero «Tutto cambia, nulla perisce», espressione tratta dalle Metamorfosi che richiama l’idea di una realtà sottoposta a trasformazioni continue. Un’altra frase, «Quod cupio mecum est», significa «Ciò che desidero è con me» e rimanda al mito di Narciso, incapace di riconoscere nell’immagine riflessa l’oggetto del proprio amore. Il tema del tempo emerge invece nel verso «Tempora sic fugiunt pariter pariterque sequuntur et nova sunt semper», che descrive il susseguirsi incessante degli istanti e il continuo rinnovamento dell’esistenza.

Tra filosofia e arte concettuale

La scelta di utilizzare testi letterari come materiale artistico riflette una delle convinzioni fondamentali di Kosuth: l’opera non deve necessariamente rappresentare qualcosa, ma può diventare essa stessa uno strumento di conoscenza. La sua ricerca si confronta con il pensiero di Ludwig Wittgenstein, soprattutto con l’idea che il significato delle parole dipenda dal loro utilizzo, e con la filosofia di Jacques Derrida, che mette in discussione l’esistenza di interpretazioni uniche e definitive. In questo contesto, i versi di Ovidio non sono semplici elementi decorativi. Attraverso il neon, la scrittura assume una presenza fisica nello spazio e invita il visitatore a interrogarsi sul rapporto tra ciò che legge, ciò che comprende e il luogo in cui si trova.

Palazzo Luce, un incontro tra storia e contemporaneità

L’installazione trova una collocazione particolarmente significativa a Palazzo Luce, edificio storico del XIV secolo trasformato dalla collezionista Anna Maria Enselmi in una casa-museo dedicata al dialogo tra arte, architettura e design. Il progetto di Kosuth era già stato presentato nel 2017 nell’ambito dell’attività della galleria Vistamare, ma la sua presenza a Lecce aggiunge nuovi livelli di lettura. La città salentina, conosciuta nell’antichità romana come Lupiae, conserva infatti un patrimonio culturale che permette alle parole del poeta augusteo di entrare in relazione con la storia del territorio.