Alex Da Corte diventa la Pantera Rosa e dipinge le pareti della Fondazione Prada

Dal 28 ottobre, "Housepainter II" e "Mouse Museum (Van Gogh Ear)" saranno esposte all'ottavo piano della Torre della Fondazione Prada, all'interno del progetto permanente "Atlas"

La Pantera Rosa si trasforma in un imbianchino e arriva alla Fondazione Prada di Milano. Dietro il celebre personaggio dei cartoni animati si nasconde Alex Da Corte, artista statunitense che in Housepainter II indossa una tuta rosa e si mette al lavoro con rullo, secchio e telo protettivo. Un’azione apparentemente semplice che diventa un modo per riflettere sull’identità e sul rapporto tra arte e spazio. L’opera, realizzata nel 2025, viene presentata dal 28 ottobre all’ottavo piano della Torre della Fondazione Prada, dove dialoga con un’altra installazione dello stesso artista, Mouse Museum (Van Gogh Ear) del 2022. Le due creazioni entrano nel percorso permanente Atlas e vengono esposte insieme per la prima volta.

La Pantera Rosa diventa un’opera d’arte

In Housepainter II, Da Corte interpreta la Pantera Rosa mentre dipinge le pareti. Il personaggio, conosciuto da generazioni di spettatori, diventa un alter ego dell’artista e trasforma un gesto quotidiano in un’esperienza artistica. Attraverso il colore e il movimento, Da Corte esplora il modo in cui le persone modificano gli ambienti che abitano e lasciano tracce della propria presenza. La cultura pop diventa così uno strumento per raccontare temi più profondi, come la costruzione dell’identità e il rapporto con le immagini.

Un museo ispirato a Topolino e Van Gogh

Accanto alla Pantera Rosa trova spazio Mouse Museum (Van Gogh Ear), un’installazione ispirata al celebre Mouse Museum di Claes Oldenburg. L’opera riprende una struttura che ricorda la testa di Topolino e il profilo di una cinepresa, aggiungendo un riferimento a Vincent van Gogh attraverso un orecchio mancante. Al suo interno sono raccolti centinaia di oggetti provenienti dalla collezione personale di Da Corte, tra ricordi, passioni e riferimenti alla cultura popolare. La raccolta diventa una sorta di autoritratto, nel quale l’artista racconta sé stesso attraverso gli oggetti che ha scelto di conservare.

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