Amsterdam, il Museo Rembrandt apre uno studio di tatuaggi dedicato al maestro

Un progetto che unisce arte antica e tatuaggio contemporaneo: un giovane olandese riceverà gratuitamente sulla schiena una riproduzione di La deposizione dalla croce, mentre il pubblico potrà scegliere tatuaggi ispirati alle opere dell’artista fino al 7 novembre

Per venti ore, la pelle diventerà una superficie su cui trasferire una delle incisioni più complesse di Rembrandt. Ad Amsterdam, la Casa Museo Rembrandt ospita una nuova edizione del The Poor Man’s Rembrandt Project, iniziativa che mette in dialogo la tecnica incisoria del maestro olandese con l’arte del tatuaggio. Al centro del progetto c’è La deposizione dalla croce del 1633, che sarà riprodotta sull’intera schiena di un giovane grazie al lavoro degli artisti degli studi Schiffmacher & Veldhoen di Amsterdam e St. Catherina di Anversa.

Dal 26 ottobre al 7 novembre, il museo si trasforma temporaneamente in uno studio di tatuaggi. I visitatori possono prenotare una seduta o presentarsi direttamente sul posto per scegliere una versione più piccola delle immagini ispirate alle opere del maestro, con prezzi compresi tra 100 e 300 euro.

Dall’incisione al tatuaggio

Il progetto torna dopo la prima edizione del 2023, quando la collaborazione con lo studio Schiffmacher & Veldhoen aveva già portato le immagini di Rembrandt sulla pelle del pubblico. L’obiettivo non è soltanto proporre un’esperienza insolita, ma valorizzare la manualità e il sapere tecnico che accomunano l’incisione e il tatuaggio. La direttrice della Casa Museo Rembrandt, Milou Halbesma, ha spiegato che l’iniziativa nasce proprio dalla volontà di rendere accessibile a un pubblico più ampio la pratica artistica del maestro e dei suoi allievi, mettendola in relazione con la scena creativa contemporanea di Amsterdam.

La scelta di La deposizione dalla croce risponde alle caratteristiche visive dell’opera, parte di una serie dedicata alla deposizione del corpo di Cristo. Henk Schiffmacher, tatuatore coinvolto nel progetto, ha sottolineato la forza drammatica della composizione, nella quale la colonna vertebrale del soggetto tatuato finisce quasi per prolungare la croce.

Anche il legame tra Rembrandt e il mondo dei tatuaggi trova una possibile giustificazione nel contesto storico. Il pittore era interessato ai viaggiatori per mare e viveva in una Amsterdam cosmopolita, frequentata da persone provenienti da ambienti diversi, tra cui potevano esserci marinai tatuati.

Una grande incisione sulla schiena

A prestarsi come supporto dell’opera è Bo Kwakernaak, 28 anni, originario di Amersfoort, che ha risposto a un appello pubblicato su Instagram. La riproduzione è già parzialmente realizzata: la prima fase ha richiesto circa dieci ore di lavoro e il tatuaggio sarà completato durante un’apertura serale del museo, prevista per il 7 novembre.

Kwakernaak ha raccontato di sentirsi da sempre vicino alle opere di Rembrandt, soprattutto per la loro capacità di esprimere emozioni attraverso i volti. Pur non essendo religioso, è attratto dall’iconografia sacra e, in particolare, dal dolore che attraversa la scena della deposizione: un racconto complesso racchiuso in una singola immagine.

Il risultato definitivo richiederà tempo. Secondo Schiffmacher, il pigmento impiega circa un anno per assestarsi nella pelle e raggiungere il suo aspetto migliore. Il processo richiama quello dell’incisione, pur nella differenza sostanziale tra i due supporti. Come ha osservato il tatuatore in un’intervista a The Art Newspaper: «È l’unica opera d’arte che puoi portare con te nella tomba».