Un torso romano venduto per 34,3 milioni di dollari, è record da Sotheby’s

La scultura marmorea di un imperatore della dinastia giulio-claudia è stata aggiudicata a New York per una cifra mai raggiunta prima da un’antichità romana. L’opera proviene da una collezione privata e ha più che quadruplicato il proprio valore rispetto alla vendita del 2010

Il 21 ottobre, da Sotheby’s a New York, un torso marmoreo raffigurante un imperatore della dinastia giulio-claudia è stato venduto per 34,3 milioni di dollari, pari a circa 30,5 milioni di euro. Il risultato stabilisce un nuovo primato per un’antichità romana passata in asta, superando i 28,6 milioni di dollari raggiunti nel 2007 da una statua bronzea di Artemide accompagnata da un cervo.

La vendita è arrivata al termine di una competizione tra cinque offerenti durata quasi quattordici minuti. La stima iniziale, compresa tra 8 e 12 milioni di dollari, è stata ampiamente superata, portando la scultura a diventare il lotto più importante della serata. Il risultato assume un significato ulteriore se confrontato con la precedente aggiudicazione dell’opera: nel 2010 la stessa casa d’aste l’aveva venduta per circa 7,36 milioni di dollari. In quindici anni il suo valore è dunque più che quadruplicato.

Un frammento monumentale tra storia e ricerca archeologica

Alta circa un metro, la scultura conserva il torso di una figura imperiale rivestita di una corazza bronzea. Risalente al I secolo d.C., faceva originariamente parte di una statua più grande e, come accade per numerose opere romane, riprende un modello della tradizione greca. Le caratteristiche dell’armatura hanno suggerito un possibile riferimento ad Augusto, fondatore dell’Impero romano.

Secondo la ricostruzione proposta da Sotheby’s, l’opera potrebbe provenire da Salona, importante centro della Dalmazia romana, nell’attuale Croazia, dove avrebbe forse occupato una posizione all’interno di un tempio nel foro cittadino. Il marmo utilizzato sarebbe stato estratto nell’isola greca di Paro, mentre la lavorazione sarebbe avvenuta a Roma per mano di scultori greci.

La scultura è documentata negli studi e nei cataloghi specialistici almeno dal 1926. Per qualità e stato di conservazione, la casa d’aste la considera una delle più rilevanti opere di scultura imperiale romana apparse sul mercato nell’ultimo decennio. I confronti più vicini si trovano in importanti raccolte museali, tra cui i Musei Vaticani e il Museo archeologico di Zagabria.

La storia dell’opera, nascosta durante la guerra

A rendere particolare il percorso della scultura è anche la sua vicenda collezionistica. Prima della Seconda guerra mondiale apparteneva agli eredi di Wilhelm Aloys Maximilian Neumann, collezionista ottocentesco residente a Graz, in Austria. Con l’avanzata delle truppe sovietiche verso il Paese, alla fine del conflitto, la famiglia decise di nascondere il marmo all’interno della propria abitazione, occultandolo nello spazio tra due porte e ricoprendo successivamente le aperture.

L’opera riemerse soltanto anni dopo, durante una ristrutturazione della casa. La vicenda era già stata raccontata dal New York Times nel 2010, in occasione della precedente vendita da Sotheby’s. Secondo il quotidiano, prima che venissero approfondite la storia e l’identificazione della scultura, un funzionario della casa d’aste aveva inizialmente valutato il reperto non più di 900mila dollari.

A sottolineare il valore storico e artistico del torso è intervenuta Margaret Schwartz, responsabile globale per la scultura europea e antica di Sotheby’s, che ha ricondotto il risultato alla rarità di opere di questo livello. La specialista ha osservato che le occasioni di acquistare un marmo imperiale romano di simile qualità sono eccezionali e che gli offerenti hanno riconosciuto nella scultura un’opera di livello museale, caratterizzata da una provenienza documentata, una conservazione notevole e una profonda rilevanza storica.

Magnum Opus, una collezione senza confini cronologici

Il torso era il fulcro della vendita serale Magnum Opus, dedicata a una grande collezione privata e concepita per mettere in relazione opere appartenenti a epoche e categorie differenti. La scultura romana ha rappresentato da sola più della metà dei 63 milioni di dollari totalizzati dall’asta, nella quale sono stati venduti tutti i lotti.

Accanto al reperto antico figuravano dipinti di Canaletto, Luis Meléndez e Jacob van Ruisdael, oltre a una testa romana raffigurante una giovane donna, aggiudicata per 2,5 milioni di dollari, e a un frammento di tappeto safavide, venduto per 448mila dollari. L’impostazione della vendita riflette una strategia che supera le tradizionali separazioni tra arte antica, pittura storica, arti decorative e oggetti da collezione.

Per Alexandra Olsman, vicepresidente e specialista di antichità di Sotheby’s, il torso esprime proprio questa visione trasversale: un’opera il cui significato storico, la rarità e la forza estetica oltrepassano i confini consueti del collezionismo. Il progetto Magnum Opus proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori vendite a New York e Parigi, nell’ambito di un programma che coinvolge circa 600 oggetti della stessa raccolta e si estenderà fino al 2027.