Gibellina, Lucia Veronesi realizza un giardino mediterraneo permanente

Qui prima non c’era il nulla è il progetto dell’artista mantovana che intreccia botanica, tessitura e memoria storica, recuperando un’idea di giardino-museo rimasta sulla carta dagli anni Ottanta

Gibellina, Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026, accoglie un nuovo intervento permanente firmato da Lucia Veronesi. Intitolato Qui prima non c’era il nulla, il progetto nasce dall’incontro tra arte, paesaggio e memoria e restituisce una nuova funzione a uno spazio compreso tra il Teatro di Pietro Consagra e Palazzo Di Lorenzo, nel cuore della città siciliana. L’opera-giardino è il risultato di una residenza svolta tra giugno e ottobre 2026, durante la quale l’artista ha lavorato a stretto contatto con il territorio e la sua comunità.

Al centro dell’intervento c’è il recupero di un progetto mai realizzato: un giardino-museo ideato negli anni Ottanta da Giuseppe Barbera e Piero Burzotta per la nuova Gibellina, nata dalla ricostruzione successiva al terremoto del 1968. A partire da questa memoria, Veronesi ha sviluppato una riflessione sul paesaggio mediterraneo e sulle possibilità di restituire valore agli spazi pubblici attraverso interventi capaci di dialogare con la storia dei luoghi, senza sovrapporsi a essa.

Un giardino tra botanica e memoria

Con la consulenza di Giuseppe Barbera, studioso del paesaggio mediterraneo, l’artista ha progettato un giardino composto da alberi legati alla tradizione agricola locale, tra cui gelsi, carrubi e mandorli. La scelta delle specie vegetali richiama la memoria botanica del territorio e si inserisce in una ricerca che considera il paesaggio non soltanto come elemento naturale, ma anche come deposito di storie, relazioni e trasformazioni sociali.

Il progetto si confronta inoltre con la teoria dell’intervento minimo elaborata da Lucius Burckhardt insieme al paesaggista Bernard Lassus. L’idea è quella di intervenire sullo spazio senza cancellarne le tracce precedenti, mantenendo aperto il dialogo tra ciò che esiste, ciò che è stato immaginato e ciò che può ancora prendere forma. Una prospettiva particolarmente significativa per Gibellina, città in cui la ricostruzione ha intrecciato architettura, arte contemporanea e memoria del territorio.

Anche il titolo, Qui prima non c’era il nulla, richiama questa relazione tra assenza e presenza. La frase è stata realizzata in pietra gialla di Sabucina e si estende per 22 metri sul terreno antistante Palazzo Di Lorenzo, edificio completato nel 1987 che conserva nel cortile i resti della facciata dell’omonimo palazzo baronale della vecchia Gibellina.

Il ricamo come pratica collettiva

Accanto al giardino, il progetto comprende una grande opera in tessuto, realizzata con le ricamatrici del Laboratorio Artensis, fondato da Antonella Corrao. Il lavoro riprende la frase incisa nella pietra e la traduce in una composizione tessile ispirata alle specie botaniche del Belìce, individuate attraverso l’osservazione del territorio e la consultazione dell’Erbario dell’Orto Botanico di Palermo.

Il tessuto, elemento centrale nella ricerca di Veronesi, diventa così uno strumento per mettere in relazione conoscenze botaniche, saperi artigianali e partecipazione. Il coinvolgimento delle ricamatrici locali introduce una dimensione condivisa, nella quale la realizzazione dell’opera diventa anche occasione di trasmissione di competenze e di costruzione di un legame con il luogo.

Curato da Cristina Costanzo, il progetto si inserisce nel percorso della città come Capitale italiana dell’Arte contemporanea, affidando al giardino e al ricamo il compito di mantenere viva la relazione tra paesaggio, memoria e comunità.

Chi è Lucia Veronesi

Lucia Veronesi (Mantova, 1976), dopo il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, si trasferisce a Venezia nel 2003. È sempre stata attratta dal paesaggio nelle sue molteplici sfaccettature. Attraverso l’assemblaggio di tessuti, il collage, la pittura, il disegno, la video animazione e l’installazione, l’artista rielabora elementi e storie del paesaggio che ci insegnano a comprendere il nostro tempo. È vincitrice nel 2023 della 12. Edizione dell’Italian Council; nel 2018 della 69. Edizione del Premio Michetti e nel 2002 del premio Alida Premian per giovani artiste donne.