Il cibo racconta il mondo. Al Chiostro del Bramante cinque secoli di arte

L'esposizione riunisce a Roma 190 opere di oltre 60 artisti, da Marina Abramović a David LaChapelle, per esplorare il rapporto tra alimentazione, cultura e società

Il cibo come nutrimento, ma anche come simbolo di potere, identità, desiderio e appartenenza. È da questa molteplicità di significati che prende forma Food. Il gusto nell’arte, la mostra ospitata al Chiostro del Bramante di Roma fino al 29 marzo 2027. Curata da Suzanne Landau e prodotta da DART – Chiostro del Bramante, l’esposizione celebra i trent’anni di attività dell’istituzione romana attraverso un percorso che attraversa cinque secoli di storia dell’arte. Sono 190 le opere esposte, realizzate da oltre 60 artisti, tra dipinti, sculture, fotografie, video e installazioni. Dalle nature morte del Seicento alle sperimentazioni contemporanee, il percorso racconta come il cibo abbia progressivamente superato la dimensione della semplice rappresentazione per diventare materia artistica e strumento di riflessione sulle trasformazioni della società. Articolata in sei sezioni tematiche, la mostra affronta questioni che spaziano dalla memoria individuale alle disuguaglianze sociali, dal rapporto con il corpo alla sostenibilità ambientale. Tra i protagonisti figurano Marina Abramović, Sophie Calle, Vanessa Beecroft, David LaChapelle, Yinka Shonibare, Carrie Mae Weems, Ernesto Neto e Daniel Spoerri, accanto a maestri della tradizione pittorica come Bartolomeo Bimbi, Christian Berentz e Cristoforo Munari.

In The Onion, Marina Abramović trasforma il gesto quotidiano del mangiare in una performance, mentre Sophie Calle, con Le régime chromatique, indaga il rapporto tra alimentazione, colore e ritualità. David LaChapelle esplora invece l’immaginario del consumo attraverso fotografie dalla forte componente spettacolare. Con Is it cake?, il collettivo Claire Fontaine rilegge ironicamente uno dei simboli dell’arte del Novecento, trasformando il celebre orinatoio di Duchamp in una torta. Particolarmente significativo è il confronto tra la tradizione della natura morta e le interpretazioni contemporanee. Se i dipinti di Bartolomeo Bimbi testimoniano l’interesse storico per l’abbondanza e la varietà dei prodotti naturali, opere come Still Life di Sam Taylor-Johnson, che documenta attraverso il video la decomposizione della frutta, introducono una riflessione sul tempo e sulla caducità. Mat Collishaw, con Last Meal on Death Row, utilizza invece l’estetica della pittura fiamminga per rappresentare gli ultimi pasti dei condannati a morte.

Il percorso si estende anche alle implicazioni politiche e ambientali dell’alimentazione. Yinka Shonibare, con Food Man, affronta le relazioni tra produzione alimentare, colonialismo e cambiamento climatico, mentre il collettivo Superflex, attraverso Flooded McDonald’s, mette in scena un fast food progressivamente sommerso dall’acqua, trasformando un simbolo del consumo globale in una riflessione sulla crisi ecologica. A coinvolgere direttamente il pubblico sono inoltre due installazioni immersive: Sweet Memories di Simone Post e Pasta Shell Grotto di Bompas & Parr, che trasformano il cibo in architettura e invitano i visitatori ad attraversare fisicamente le opere. Accanto all’esposizione, il Chiostro del Bramante propone un programma di attività educative, laboratori e visite guidate, con particolare attenzione all’accessibilità. Tra le iniziative figura anche Il gusto di Roma, un racconto audio realizzato da Giovanni De Stefano che mette in relazione otto opere con altrettante persone impegnate quotidianamente nel mondo della gastronomia romana. La mostra si sviluppa inoltre attraverso collaborazioni con istituzioni culturali e scientifiche, tra cui il Museo della Natura Morta della Villa medicea di Poggio a Caiano e l‘Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, con progetti dedicati rispettivamente alla conservazione del patrimonio artistico e al rapporto tra alimentazione e salute. Con Food. Il gusto nell’arte, il Chiostro del Bramante propone così una lettura del cibo che va oltre la dimensione gastronomica, riconoscendone il ruolo nella costruzione dell’immaginario collettivo e delle relazioni umane. Un soggetto apparentemente quotidiano diventa il punto di partenza per interrogare la storia, le contraddizioni e le trasformazioni del presente.

info: Chiostro del Bramante