Zaha Hadid, lo storico studio londinese diventa un centro culturale

A dieci anni dalla scomparsa dell’architetta, la Zaha Hadid Foundation riapre al pubblico il suo storico studio a Clerkenwell. Mostre, installazioni e un simposio inaugurano una nuova fase dedicata alla sua eredità

Per oltre trent’anni è stato il luogo in cui Zaha Hadid ha sviluppato la propria ricerca architettonica. Dal 3 novembre 2026, l’ex scuola vittoriana al 10 di Bowling Green Lane, nel quartiere londinese di Clerkenwell, riaprirà al pubblico come spazio culturale dedicato all’architettura, al design e alle arti. L’iniziativa della Zaha Hadid Foundation coincide con il decimo anniversario della morte dell’architetta e punta a rendere il suo archivio accessibile a un pubblico più ampio.

Il recupero dello storico studio

Costruito nei primi anni Settanta dell’Ottocento, l’edificio è stato rinnovato da Studio KA, diretto da Katherine Nolan e Alex Butterworth. Il progetto ha riconfigurato il piano terra, creando gallerie espositive, spazi didattici e una sala conferenze, senza cancellare le tracce della sua storia. Accanto a elementi originari, come un camino e alcuni passaggi, sono stati conservati dettagli introdotti da Hadid, tra cui le maniglie a forma di Z e gli inserti a scheggia nei pavimenti.

La sede continuerà inoltre a ospitare Zaha Hadid Design, con mobili e oggetti progettati dall’architetta e dal suo studio. Mostre, incontri, laboratori e residenze creative affiancheranno così la conservazione e la valorizzazione dell’archivio.

Le mostre tra architettura e spettacolo

Il programma inaugurale si apre con Zaha Hadid: Architecture of Performance, a cura di Catherine Howe e Libby Sellers, che esplora il rapporto tra la ricerca dell’architetta e il mondo dello spettacolo. Dalla collaborazione con la coreografa Rosemary Butcher nel 1989 alle scenografie per il Nightlife World Tour dei Pet Shop Boys, tra il 1999 e il 2000, fino all’allestimento di Così fan tutte di Mozart al Walt Disney Concert Hall di Los Angeles nel 2014, la mostra ripercorre le incursioni di Hadid nella danza, nell’opera e nella musica pop. Una seconda galleria ospiterà The Rebar Beneath, video di undici minuti commissionato all’artista multidisciplinare LionHeart, che intreccia immagini, poesia e performance a partire da una ricerca nell’archivio della progettista.

Nel foyer sarà invece presentata The Completely Exhausting Inexhaustibility of Zaha Hadid, una cronologia animata realizzata dall’illustratrice Mona Chalabi, dedicata alla vita e alle opere dell’architetta. Il lavoro sarà proiettato su un tessuto ispirato a un cappotto di Issey Miyake appartenuto a Hadid e oggi conservato nella collezione della Fondazione.

Un simposio per la sua eredità

Il 30 e 31 ottobre, in vista della riapertura, si terrà 89° of Zaha Hadid, simposio organizzato con l’Architectural Association e la Serpentine. L’iniziativa riunirà studiosi e collaboratori per riflettere sulla vita e sull’influenza dell’architetta; la seconda giornata coinciderà con il suo compleanno. Sotto la direzione di Aric Chen, in carica dal 2025, la Fondazione punta ad ampliare l’accesso al patrimonio documentario di Hadid e a promuoverne nuove interpretazioni. La riapertura, accompagnata da una nuova identità visiva firmata dallo studio Experimental Jetset, rappresenta un passaggio importante nella storia dell’istituzione, chiamata a coniugare la conservazione dell’archivio con la produzione culturale contemporanea.

L’obiettivo è fare dello storico studio non soltanto un luogo in cui ricostruire il percorso dell’architetta, ma anche uno spazio in cui le sue idee possano continuare a generare riflessioni e progetti. Attraverso mostre, commissioni artistiche e attività aperte al pubblico, la Fondazione intende mettere in relazione il lavoro di Hadid con le ricerche delle nuove generazioni, restituendo la complessità di una pratica che ha attraversato architettura, design e arti visive. Un modo per mantenere vivo il dialogo con la sua opera, sottraendola a una lettura esclusivamente celebrativa e riportandola al centro del dibattito culturale.