La mostra Xi Niu: In Search of New Routes, curata da Claire Shiying Li negli spazi della Rhinoceros Gallery, ci mostra una Roma che sfugge alle immagini attraverso cui siamo abituati a riconoscerla. Attraverso lo sguardo di sette pratiche artistiche della Cina contemporanea, la città si rivela sotto forme inattese, diventando terreno di incontro tra tradizioni visive, materiali e linguaggi differenti. Roma non è semplicemente osservata da una prospettiva esterna, ma viene reinterpretata e trasformata, dando origine a nuove possibilità di rappresentazione che superano i confini delle singole appartenenze culturali.

La Via della Seta costituisce il riferimento storico e concettuale del progetto. Antica rete di scambi tra civiltà, diventa il punto di partenza per interrogare la circolazione di immagini, materiali e conoscenze e le trasformazioni che derivano dal loro incontro. Una prospettiva che mette in discussione l’idea di Oriente e Occidente come universi culturali separati, ma che solleva anche una questione più attuale: come costruire oggi un dialogo tra pratiche artistiche senza ricondurle a un’identità geografica comune? «L’esperienza delle mostre si è in qualche modo polarizzata: incontriamo opere quasi identiche dello stesso gruppo di artisti in tutto il mondo, mentre altri rimangono completamente confinati nei discorsi regionali», osserva Claire Shiying Li. La selezione nasce proprio dalla volontà di individuare pratiche transculturali radicate nell’esperienza individuale, capaci di sottrarsi a queste categorie. È soprattutto nelle opere nate dal confronto diretto con Roma che il progetto acquista consistenza. Xie Fan restituisce la luce del tramonto romano attraverso la materia e il colore delle superfici in terracotta. Zhao Gang parte dalle vedute aeree della città e dei suoi siti archeologici, dissolvendone progressivamente la riconoscibilità in una pittura astratta. Zhou Yilun recupera oggetti e materiali usati trovati a Roma, rielaborandoli attraverso la tradizione cinese del paravento. Tre approcci molto diversi, accomunati da un passaggio significativo: Roma cessa di essere un soggetto da rappresentare e diventa materia dell’elaborazione artistica. La sua immagine viene scomposta, assorbita e talvolta resa quasi irriconoscibile, conservando tuttavia un legame con il luogo d’origine. Ciò che siamo abituati a identificare attraverso monumenti e vedute riconoscibili emerge sotto altre forme, mettendo in discussione le convenzioni del nostro stesso sguardo.
Per la curatrice, Roma ha avuto un ruolo determinante anche nella possibilità di riunire artisti tanto differenti. «Nell’attuale struttura del sistema artistico cinese, sarebbe stato impossibile riunire questa particolare combinazione di artisti. Ma Roma può dissolvere molte di queste barriere», spiega Li, riconoscendo alla città una capacità di apertura e convivenza culturale che richiama quella degli antichi centri attraversati dalle rotte commerciali. Le altre ricerche ampliano la prospettiva oltre il rapporto diretto con la città. Hao Liang e Han Mengyun interrogano le tradizioni figurative e le loro trasformazioni storiche; Xie Nanxing mette in discussione la veridicità dell’immagine fotografica attraverso la pittura, mentre Cao Minghao e Chen Jianjun affrontano le relazioni tra comunità, conoscenze locali e ambiente. La pluralità dei linguaggi costituisce uno degli aspetti più interessanti della mostra e, al tempo stesso, ne definisce la complessità. Il riferimento alla Via della Seta offre una cornice entro cui si incontrano ricerche distanti per materiali, riferimenti culturali e modalità espressive. Il percorso si sottrae a una lettura immediata: le relazioni tra le opere emergono gradualmente, attraverso cambiamenti di scala, registri e prospettive che invitano il visitatore a riconsiderare continuamente il proprio sguardo. Ne deriva un’esperienza che richiede tempo e attenzione, nella quale le connessioni si rivelano attraverso un’osservazione lenta e consapevole.

In questo senso, gli ambienti di rhinoceros, nell’edificio voluto da Alda Fendi e progettato da Jean Nouvel, contribuiscono in modo decisivo alla lettura delle opere. La successione delle stanze, gli archi e i passaggi producono accostamenti che si rivelano gradualmente. Come racconta Li, «Alcuni dialoghi sono emersi soltanto durante l’allestimento», citando in particolare le relazioni tra Han Mengyun e Zhou Yilun, Hao Liang e Xie Nanxing, Zhou Yilun e Xie Fan. L’architettura interviene dunque nella costruzione del percorso, generando corrispondenze che non erano necessariamente previste. Xi Niu è inoltre il primo progetto espositivo concepito e prodotto all’interno di rhinoceros. Un passaggio significativo, soprattutto per il ruolo attribuito alla residenza e alla produzione di nuove opere. Il confronto tra culture non rimane confinato alla narrazione curatoriale, ma entra concretamente nei processi di lavoro degli artisti e nel loro rapporto con la città.

info: Rhinoceros Gallery


