Quattro abiti lasciati in custodia, una donna che non torna a riprenderli, altre 113 che li indossano per raccontarsi. Comincia così Kimono Tales, il progetto di Angelo Cricchi ospitato ai Musei di San Salvatore in Lauro a Roma. All’origine c’è un episodio del 2016: una giovane giapponese, indicata come K, affida al fotografo quattro kimono prima di rientrare nel proprio Paese. Quella consegna diventa l’inizio di una ricerca che, tra il 2016 e il 2020, produce oltre 35.000 fotografie e circa 200 ore di videointerviste. Invitate a posare con le vesti, le partecipanti cominciano a condividere esperienze personali. Il ritratto si estende così alla parola, accogliendo ricordi d’infanzia, maternità, lutti, malattie, violenze e percorsi di emancipazione. L’abito introduce una condizione comune, ma ciascuna donna la attraversa con la propria storia.



Il sottotitolo Undressing for Redressing suggerisce proprio questa possibilità di ricomporsi attraverso il racconto. A cura di Francesca Briganti, l’esposizione traduce questo materiale in un percorso che comprende pittura, scultura, ceramica e suono. Organizzata da Il Cigno Arte in collaborazione con il Centro Studi Umberto Mastroianni, si apre con strisce di carta giapponese sospese e prosegue nella Stanza Ottagonale, dove otto opere intrecciano fotografia e intervento pittorico. Uno dei passaggi centrali è l’installazione costruita intorno alla poltrona utilizzata durante gli incontri. Le registrazioni delle testimonianze si sovrappongono, separando le parole dai singoli volti.



La scelta sposta l’attenzione dalla riconoscibilità delle protagoniste alla presenza delle loro voci: l’ascolto diventa parte dell’esperienza espositiva. Nella Grande Sala, i ritratti incontrano i quattro kimono originali e le nuove opere, mentre un anello di marmo reca il presunto volto di K, lasciandone irrisolta l’identità. Anche il trattamento fotografico dei corpi risponde a questa attenzione per la singolarità. Come evidenzia la lettura curatoriale, la pelle conserva cicatrici, irregolarità e segni del tempo, senza correzioni digitali. Il valore del progetto si può leggere nella relazione tra questi dettagli e le testimonianze: ciò che l’immagine rende visibile acquista profondità attraverso ciò che ciascuna donna sceglie di raccontare. Il kimono introduce un elemento comune senza cancellare le differenze tra le protagoniste. Lo stesso abito cambia significato attraverso i gesti, le posture e le parole di chi lo indossa, mettendo in relazione esperienze anche molto distanti. In questo passaggio, il ritratto diventa uno spazio di negoziazione tra ciò che il fotografo vede e ciò che ogni donna sceglie di mostrare: una relazione nella quale l’ascolto contribuisce alla costruzione dell’immagine quanto la luce e l’inquadratura.
La mostra è visitabile fino al 16 ottobre 2026, con ingresso gratuito, in piazza di San Salvatore in Lauro 15, dal martedì al sabato, dalle 10.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.
info: Kimono Tales


