La fotografia trattiene il tempo: quattro sguardi in mostra ad Anversa

I fotografi Dirk Roseport, Eline Klein, Werner Van Reck e Bruno Cattani esplorano il rapporto tra luoghi, memoria e transitorietà

La fotografia trattiene un istante e lo consegna a un tempo diverso, quello di chi guarda. È il tema di Moments of Time, la collettiva in programma alla VCRB Gallery di Anversa dal 22 ottobre al 29 novembre 2026, con opere di Dirk Roseport, Eline Klein, Werner Van Reck e Bruno Cattani. Quattro autori che affrontano il rapporto tra tempo e immagine attraverso la memoria dei luoghi, il desiderio di essere altrove e l’osservazione della realtà. La mostra parte da una caratteristica del mezzo fotografico: ciò che viene registrato resta disponibile allo sguardo, anche quando il soggetto è cambiato o non esiste più. Questa distanza rende la fotografia particolarmente vicina all’esperienza del ricordo. Un’immagine documenta qualcosa che è accaduto, ma il suo significato può modificarsi negli anni, assumere un valore personale, richiamare una presenza attraverso un dettaglio. Su questo rapporto si confrontano le ricerche dei quattro artisti, ciascuna con una propria sensibilità.

Per Bruno Cattani, i luoghi conservano qualcosa delle persone che li hanno abitati. La sua ricerca si concentra su queste presenze, sulle storie che rimangono legate agli ambienti anche quando chi le ha vissute non c’è più. Il ricordo, l’Eros e la luce attraversano un lavoro in cui l’esperienza dello spazio si lega alla memoria individuale. Il luogo fotografato diventa così il punto di incontro tra ciò che è ancora visibile e ciò che può essere soltanto evocato. In questa prospettiva, l’interesse per un ambiente supera la sua descrizione. A contare è anche la capacità di suggerire una vicenda, di far percepire il passaggio di qualcuno. La fotografia di Cattani interroga questa dimensione attraverso le diverse direzioni della sua ricerca, tornando alla relazione tra le persone e gli spazi che hanno attraversato. La memoria riguarda quindi anche il modo in cui un luogo viene riconosciuto e investito di significato.

Nelle opere del belga Werner Van Reck, lo spazio si misura attraverso il desiderio. «There is always a space between where we are and where we long to be»: c’è sempre una distanza tra dove siamo e dove vorremmo essere. È in questo intervallo, fisico ed emotivo, che si sviluppa il suo lavoro. Alla posizione occupata nel presente si affianca quella immaginata, cercata o rimpianta. Il rapporto tra spazio e tempo assume così una componente personale. Un altrove può indicare una destinazione concreta, ma anche una condizione alla quale si aspira. La frase che accompagna la ricerca di Van Reck introduce questa doppia lettura, facendo della distanza una questione che coinvolge l’esperienza quotidiana e le aspettative individuali. L’immagine mette in relazione il luogo in cui ci si trova con il pensiero di una possibilità diversa. Dirk Roseport, anch’egli belga, affronta invece il tema con Transcendental Tranquility e Fading Memories. Nei due lavori, la quiete contemplativa si accompagna alla fragilità dei ricordi che progressivamente sbiadiscono. La pausa rispetto alla velocità contemporanea diventa una condizione per osservare, per dedicare attenzione a ciò che rischia di essere trascurato o dimenticato. La vicinanza tra tranquillità e caducità introduce una tensione nel suo lavoro. La calma consente di soffermarsi, mentre lo svanire della memoria ricorda quanto sia difficile conservare intatta un’esperienza. La fotografia partecipa a entrambe queste condizioni: offre un’immagine sulla quale tornare, senza poter restituire interamente il momento da cui proviene.

L’attenzione per ciò che si presenta davanti all’obiettivo guida anche l’olandese Eline Klein. «When beauty comes your way, stand still and admire», è il suo motto: quando la bellezza ti viene incontro, fermati e ammirala. È un invito che riguarda prima di tutto il comportamento di chi osserva, la disponibilità a interrompere il proprio passo e a riconoscere qualcosa che merita attenzione. Klein porta nella collettiva un linguaggio personale, legato a questa apertura verso l’incontro. Il suo contributo richiama il momento che precede la fotografia, quando lo sguardo individua un soggetto e sceglie di soffermarvisi. La bellezza entra nel progetto attraverso questo gesto di riconoscimento, che attribuisce valore a ciò che accade. Moments of Time accosta le quattro ricerche senza ricondurle a una lettura unica. A unirle è il legame con l’istante in cui l’immagine prende forma: secondo la premessa del progetto, nulla viene messo in scena. La mostra segue ciò che da quell’istante può derivare, dalle storie custodite nei luoghi alla trasformazione dei ricordi, fino al desiderio che un’immagine riesce a rendere percepibile.