La fotografia di Federico Veronesi conquista il Wildlife Photographer of the Year

Lo scatto in bianco e nero "The Aftermath", che ritrae un’elefantessa mentre trasporta il corpo senza vita di un cucciolo, ha conquistato il massimo riconoscimento del concorso internazionale

Nel paesaggio arido della Namibia, una femmina di elefante procede portando con sé il corpo di un cucciolo morto. È la scena documentata da The Aftermath, l’immagine in bianco e nero con cui Federico Veronesi ha conquistato il titolo assoluto del Wildlife Photographer of the Year 2026, uno dei più importanti riconoscimenti internazionali dedicati alla fotografia naturalistica. La giuria ha scelto lo scatto per la sua forza emotiva e per le domande che solleva sul comportamento e sulle capacità cognitive degli animali.

Organizzato dal Natural History Museum di Londra, il concorso ha raccolto quest’anno 65.403 immagini provenienti da 121 Paesi e territori. Tra migliaia di fotografie dedicate alla biodiversità, ai paesaggi e alla vita selvatica, quella di Veronesi si è distinta per la capacità di raccontare una scena drammatica senza ricorrere allo spettacolo, lasciando spazio all’osservazione e all’interpretazione.

La storia dietro The Aftermath

Lo scatto è stato realizzato nel settembre 2025 nella valle del fiume Huab, nella regione del Damaraland, in Namibia. Veronesi si trovava sul posto durante un safari, alla ricerca degli elefanti abituati a vivere alle condizioni estreme del deserto, quando ha notato alcune tracce insolite nella sabbia. Seguendo i segni di trascinamento, è riuscito a raggiungere il gruppo e a osservare una femmina che portava con sé il corpo di un piccolo, con una zampa rimasta incastrata tra la proboscide e una zanna.

Il fotografo ha raccontato di aver avuto inizialmente l’istinto di scattare, prima di interrogarsi sull’opportunità di documentare un momento così intimo. Un’esitazione che restituisce anche la complessità del rapporto tra chi fotografa e ciò che viene osservato: la necessità di testimoniare un comportamento raro si confronta con il rispetto per l’animale e per la scena a cui si assiste.

Il titolo, traducibile come «Le conseguenze» o «Ciò che resta dopo», non impone una lettura univoca dell’immagine. La fotografia documenta un comportamento, ma lascia aperte le domande sul suo significato, sulla relazione tra gli individui e sulle reazioni degli elefanti di fronte alla morte.

Il confine tra emozioni umane e comportamento animale

A sottolineare la portata dello scatto è stata Kathy Moran, presidente della giuria del concorso, che ne ha evidenziato sia l’impatto emotivo sia il valore per la riflessione scientifica. L’immagine, ha osservato, è «un pugno nello stomaco» e offre uno spunto per interrogarsi sulle capacità cognitive degli animali.

Nel corso degli anni, diversi studi hanno documentato comportamenti degli elefanti in presenza di individui morti: alcuni animali rimangono accanto ai corpi, li toccano con la proboscide, ne esplorano i resti o tornano nei luoghi in cui sono stati trovati. Queste osservazioni hanno alimentato il dibattito scientifico sulla loro comprensione della morte e sulle possibili manifestazioni di dolore.

Nel caso di The Aftermath, è importante distinguere ciò che l’immagine mostra da ciò che si può dedurre. Una fotografia non consente di stabilire con certezza quali emozioni stia provando l’animale né quale significato attribuisca al proprio comportamento. Proprio questa ambiguità, tuttavia, contribuisce alla forza dello scatto, che invita a considerare la complessità della vita animale senza sovrapporle automaticamente categorie umane.

Federico Veronesi, dalla fotografia alla conservazione

Nato a Milano nel 1975, Veronesi si è trasferito in Kenya nel 2002, dopo gli studi universitari, trasformando la passione per la fauna africana in una professione. Da oltre vent’anni lavora come fotografo naturalista e guida di safari, accompagnando viaggiatori e appassionati nell’osservazione degli animali nel loro ambiente.

L’esperienza sul campo ha contribuito a definire un approccio fondato sulla conoscenza dei territori e sulla ricerca di situazioni che consentano di osservare la fauna senza disturbarla. Il fotografo ha più volte richiamato l’attenzione sui rischi legati alla concentrazione dei veicoli durante gli avvistamenti, quando la condivisione immediata delle informazioni può attirare gruppi numerosi di visitatori e compromettere la libertà di movimento degli animali. Per Veronesi, il crescente interesse per i safari può rappresentare anche un’opportunità per la conservazione, a condizione che si traduca in una maggiore tutela degli habitat e nella creazione di nuovi spazi dedicati alla biodiversità.

I vincitori e la mostra a Londra

L’edizione 2026 del Wildlife Photographer of the Year ha premiato immagini che raccontano la natura da prospettive differenti. Il riconoscimento dedicato ai giovani fotografi è andato al britannico Oscar Whitfield, residente nello Zimbabwe, con Labour of Love, uno scatto in bianco e nero che ritrae uno scarabeo stercorario mentre spinge la propria sfera. La scelta del monocromo accomuna così i vincitori assoluti delle categorie adulti e giovani, un risultato inedito nella storia del concorso. Tra gli altri lavori premiati figurano fotografie dedicate al comportamento dei mammiferi, alla vita marina e alle minacce che incombono sulla fauna selvatica. Le opere selezionate sono esposte al Natural History Museum di Londra dal 16 ottobre 2026 all’11 luglio 2027, prima di entrare nel programma di mostre itineranti nel Regno Unito e a livello internazionale.

Con The Aftermath, Veronesi porta al centro della scena un episodio che non offre risposte definitive. La fotografia non chiarisce le cause della morte del cucciolo né permette di stabilire che cosa stia vivendo l’elefantessa, ma documenta un comportamento capace di suscitare interrogativi sulle relazioni tra gli animali. È in questo equilibrio tra testimonianza e mistero che lo scatto trova la propria forza: non spiegare tutto, ma spingere chi guarda a osservare più attentamente ciò che ancora non conosce.