Anche le lacrime sono politiche. La lezione di Barbara Kruger alla Bourse de Commerce di Parigi

Alla Bourse de Commerce di Parigi, The History of Tears intreccia linguaggio, emozioni e rapporti di potere in un'installazione immersiva

Le parole possono sedurre, convincere, imporre, ferire. Barbara Kruger lo dimostra da oltre cinquant’anni, trasformando il linguaggio della pubblicità e della comunicazione di massa in uno strumento di critica sociale e politica. Ora l’artista americana, nata nel 1945, torna a confrontarsi con il potere delle immagini e delle parole attraverso The History of Tears, un progetto concepito appositamente per gli spazi della Bourse de Commerce di Parigi, sede della Pinault Collection. La mostra occupa la monumentale Rotonde e le ventiquattro vetrine del Passage, trasformando l’architettura del museo in un ambiente attraversato da testi, immagini in movimento e voci che investono continuamente lo spettatore. Un’esperienza in cui il linguaggio perde la sua apparente neutralità e rivela la capacità di condizionare comportamenti, costruire identità e alimentare rapporti di potere.

Al centro dell’intervento ci sono le pareti curve progettate da Tadao Ando, sulle quali prendono forma citazioni monumentali tratte da opere letterarie che hanno affrontato, da prospettive differenti, i meccanismi dell’oppressione e della dominazione. Tra i riferimenti scelti dall’artista figurano 1984 di George Orwell e Cahier d’un retour au pays natal di Aimé Césaire, testi che diventano parte di una riflessione più ampia sulla violenza esercitata attraverso il controllo, la parola e la costruzione delle rappresentazioni collettive. Le ventiquattro vetrine del museo si trasformano invece in superfici luminose che ospitano frasi e affermazioni ideate dalla stessa Kruger, creando un percorso scandito da messaggi diretti e provocatori. L’effetto è quello di un bombardamento visivo e verbale che richiama l’esperienza quotidiana della comunicazione contemporanea, dove slogan, pubblicità e contenuti digitali competono incessantemente per conquistare l’attenzione.

A completare l’installazione sono due lavori video riproposti all’interno del nuovo allestimento, tra cui Power, Pleasure, Desire, Disgust, realizzato e montato dall’artista al Wexner Center for the Arts di Columbus e presentato per la prima volta nel 1996. Attraverso una successione di volti, sguardi e parole, l’opera affronta le relazioni tra desiderio, paura, dominio e violenza, restituendo la complessità dei rapporti umani e delle strutture sociali che li determinano. Il dialogo tra i video e gli interventi testuali costruisce un ambiente nel quale la dimensione privata si intreccia continuamente con quella politica. Il corpo diventa il luogo in cui si manifestano le conseguenze del potere, mentre il linguaggio si rivela uno degli strumenti attraverso cui quel potere viene esercitato, legittimato e talvolta contrastato.

Il titolo The History of Tears, letteralmente La storia delle lacrime, introduce una dimensione emotiva che attraversa l’intero progetto. Per Kruger, le lacrime non appartengono esclusivamente alla sfera individuale, ma possono essere lette anche come tracce delle disuguaglianze, dei conflitti e delle gerarchie che attraversano la società. Il pianto diventa così una manifestazione fisica capace di raccontare tanto le esperienze intime quanto le grandi vicende collettive, dalle relazioni affettive alle lotte per il denaro, il territorio e il controllo dei corpi. L’artista mette in relazione sentimenti apparentemente opposti, come vergogna e orgoglio, desiderio e disgusto, paura e piacere, per mostrare quanto siano spesso inseparabili dalle dinamiche di dominio. In questa prospettiva, la storia delle lacrime diventa anche una storia dei rapporti tra chi detiene il potere e chi lo subisce, tra vincitori e sconfitti, tra individui riconosciuti e soggetti esclusi.

La mostra si inserisce coerentemente in una ricerca artistica che, fin dalla fine degli anni Settanta, ha fatto della critica ai linguaggi della comunicazione di massa uno dei propri elementi distintivi. Dopo aver lavorato come grafica nei settori della moda e della pubblicità, Kruger ha iniziato a utilizzare gli stessi codici visivi dell’industria commerciale per metterne in discussione i messaggi. Fotografie in bianco e nero, spesso recuperate da riviste degli anni Quaranta e Cinquanta, vengono associate a slogan incisivi, generalmente composti con il carattere Futura Bold Italic, dando vita a immagini immediatamente riconoscibili. Un linguaggio che ha contribuito a definire la sua identità artistica e che si è sviluppato parallelamente ai movimenti femministi e agli studi di genere, affrontando questioni legate al corpo, alla sessualità, al consumismo e alla rappresentazione della donna. Come Cindy Sherman, anche Kruger ha utilizzato l’immaginario popolare per smontare stereotipi e convenzioni, scegliendo però di intervenire soprattutto sulla forza persuasiva della parola.

Con The History of Tears, questa ricerca assume una dimensione architettonica e immersiva. Le frasi non sono più confinate alla superficie di un manifesto o di una fotografia, ma occupano fisicamente lo spazio, costringendo il pubblico a confrontarsi con la loro presenza. La scelta della Bourse de Commerce, edificio storicamente legato agli scambi commerciali e oggi trasformato in museo d’arte contemporanea, aggiunge un ulteriore livello di lettura a un lavoro che da sempre interroga il rapporto tra consumo, valore e potere. Kruger non cerca di offrire risposte rassicuranti, ma di rendere visibili i meccanismi attraverso cui le immagini e le parole influenzano la nostra percezione della realtà. In un presente dominato dalla circolazione incessante di messaggi e dalla crescente capacità delle piattaforme digitali di orientare il dibattito pubblico, la sua pratica conserva una particolare attualità. La mostra parigina invita così a interrogarsi non soltanto su ciò che vediamo e leggiamo, ma soprattutto su chi produce quei messaggi, a chi sono rivolti e quali rapporti di forza contribuiscono a mantenere.

The History of Tears è presentata alla Bourse de Commerce – Pinault Collection di Parigi, con la curatela di Matthieu Humery, consigliere per la fotografia della Pinault Collection, in collaborazione con Lola Regard. Il museo è aperto dalle 11 alle 19, con apertura serale il venerdì fino alle 21 e chiusura il martedì.