Da artista dei record a collezionista pronto a separarsi dai propri capolavori. Jeff Koons avrebbe deciso di mettere sul mercato una parte importante della sua collezione personale: nove opere che attraversano circa cinque secoli di storia dell’arte, riunite da Christie’s sotto il titolo Heroes and Lovers e valutate complessivamente intorno ai 100 milioni di dollari. La casa d’aste non ha ufficialmente rivelato l’identità del proprietario, presentandolo come un «distinguished private collector», ma secondo indiscrezioni di mercato riportate dalla stampa internazionale dietro la raccolta ci sarebbe proprio l’artista americano.
Una collezione che racconta anche un volto meno conosciuto di Koons. Accanto alla produzione che lo ha trasformato in uno degli artisti contemporanei più riconoscibili – dai Balloon Dog a Rabbit – negli ultimi decenni Koons ha infatti costruito una raccolta decisamente lontana dall’immaginario pop e scintillante delle sue opere. Pablo Picasso, Édouard Manet, Jean-Honoré Fragonard, François Le Moyne, Cornelis van Haarlem e Tilman Riemenschneider sono alcuni degli autori scelti dall’artista, in un percorso che si muove tra Rinascimento, pittura antica e modernità. Il vero protagonista della vendita sarà però Picasso, presente con quattro dipinti. Il pezzo più importante è Le Baiser del 1969, monumentale incontro tra due volti e uno degli esempi della produzione estrema e vitalissima degli ultimi anni dell’artista spagnolo. La stima si aggira intorno ai 40 milioni di dollari, più del doppio dei 17,4 milioni pagati da Koons quando acquistò il quadro da Sotheby’s nel 2008.

Dello stesso 1969 è Couple, entrato nella collezione nel 2011 per 10,5 milioni di dollari. Completano il nucleo picassiano Tête de femme (Dora Maar) del 1941 e un’altra Tête de femme del 1940. La presenza così consistente di Picasso non appare casuale: il rapporto di Koons con l’artista spagnolo passa da tempo attraverso un interesse per la libertà della sua produzione tarda, per la sensualità e per quella capacità di tenere insieme cultura alta, desiderio e immediatezza dell’immagine che trova più di un’eco nella stessa ricerca dell’artista americano. Tra i pezzi più significativi figura anche Hercules and Achelous di Cornelis van Haarlem, dipinto del 1590 che Koons acquistò nel 2008 per 8,1 milioni di dollari, stabilendo allora il record d’asta per il pittore olandese. Oggi Christie’s lo valuta intorno ai 12 milioni. La raccolta comprende inoltre un pastello di Manet e opere che spingono la cronologia indietro fino alla scultura rinascimentale.

La dispersione avverrà in due momenti. Sette opere saranno offerte il 17 novembre a New York, nell’ambito della 20th Century Evening Sale di Christie’s, mentre i due lavori più antichi arriveranno sul mercato durante la Classics Week del gennaio 2027. Secondo quanto riportato, Christie’s avrebbe inoltre garantito la raccolta, assicurando quindi al venditore un importo minimo indipendentemente dal risultato finale delle aggiudicazioni. Resta naturalmente la domanda sul perché Koons abbia scelto proprio ora di vendere. Secondo le indiscrezioni circolate sul mercato, la liquidità ricavata potrebbe essere destinata a finanziare nuove produzioni, particolarmente onerose nel caso di un artista i cui lavori richiedono spesso processi industriali complessi, materiali costosi e lunghissimi tempi di realizzazione. Christie’s, tuttavia, non ha indicato ufficialmente Koons come il proprietario della raccolta né confermato le ragioni della vendita. L’operazione resta comunque singolare anche per il cortocircuito che produce: uno degli artisti che più di ogni altro ha incarnato la trasformazione dell’opera contemporanea in oggetto del desiderio e fenomeno di mercato si ritrova ora dall’altra parte del tavolo. E mentre i suoi Balloon Dog e Rabbit hanno raggiunto cifre da capogiro, è la sua personale idea di storia dell’arte – da Riemenschneider a Picasso – a prepararsi questa volta al giudizio dell’asta.





