Il Museo de Bellas Artes di Bilbao completa con Agravitas una delle trasformazioni più importanti della sua storia. Il progetto, firmato da Norman Foster insieme all’architetto basco Luis María Uriarte, introduce una nuova architettura sopra i due edifici storici del museo, creando nuovi spazi per le mostre, un grande atrio e una terrazza dedicata alla scultura. La presentazione ufficiale dell’intervento è prevista per il 5 ottobre 2026, mentre l’apertura al pubblico è fissata per il 6 ottobre, con una settimana di accesso gratuito fino al 13 ottobre. Avviati nel novembre 2022, i lavori hanno comportato un investimento di circa 46 milioni di euro e hanno permesso al museo di restare aperto durante il cantiere. L’ampliamento aggiunge oltre 6.000 metri quadrati, con circa 2.300 metri quadrati destinati alle esposizioni.
Agravitas non sostituisce le architetture che già compongono il museo, ma si aggiunge a esse. Il primo edificio risale al 1945 ed è stato progettato da Gonzalo Cárdenas e Fernando Urrutia. Il secondo, costruito nel 1970 da Álvaro Líbano e Ricardo Beascoa, fu concepito come spazio per l’arte contemporanea. Nel 2001 Luis María Uriarte era già intervenuto sul complesso per migliorarne il collegamento. Il progetto di Foster e Uriarte introduce ora una terza architettura che si sviluppa sopra quelle esistenti e le mette in comunicazione. Il nuovo volume, sostenuto da grandi strutture in acciaio, ospita due livelli e una terrazza. La scelta di costruire verso l’alto permette di conservare la riconoscibilità degli edifici storici e, allo stesso tempo, di ampliare le possibilità del museo.

Un nuovo cuore per il museo
Uno degli elementi centrali di Agravitas è il nuovo Atrio Arriaga, ottenuto coprendo lo spazio che separava i due edifici storici. Circondato da superfici vetrate, l’atrio diventa il nuovo punto di incontro e di passaggio del museo, mettendo in relazione gli edifici e la città. Al centro torna la fontana-scultura di Francisco Durrio, dedicata al compositore Juan Crisóstomo de Arriaga, mentre un grande oculo di sei metri di diametro porta la luce naturale all’interno. Intorno si distribuiscono opere di Eduardo Chillida, Richard Serra, Cristina Iglesias e Pello Irazu, mentre negli spazi esterni trovano posto lavori di Anselm Kiefer e Susana Solano. Una scultura rossa di Isamu Noguchi segna invece il collegamento tra i due edifici. L’intervento cambia così anche il rapporto del museo con l’esterno: attraverso il nuovo atrio e le superfici vetrate, il complesso si apre verso il parco di Doña Casilda, il fiume Nervión e la città.
Una collezione riletta
La trasformazione riguarda non soltanto l’architettura, ma anche il modo in cui il patrimonio del museo viene presentato. Il Museo de Bellas Artes conserva circa 18.000 opere, dal IV secolo a.C. fino al presente, e ne espone ora circa 750, tra cui 150 mai presentate prima. Nell’edificio del 1945 la collezione segue un nuovo percorso cronologico, dall’antichità alla Guerra civile spagnola. La sequenza storica viene però intervallata da opere di artiste contemporanee, inserite nei periodi in cui le raccolte mostrano una minore presenza femminile. Il percorso mette così in relazione epoche e linguaggi diversi, accostando opere di El Greco, Goya, Veronese, Frida Kahlo, Miró e Tàpies a interventi di artiste contemporanee come Lorea Alfaro e Ana Laura Aláez. Il nuovo collegamento tra gli edifici rende inoltre più fluido il passaggio tra le diverse sezioni, costruendo un percorso che attraversa la storia della collezione e mette in relazione le tre architetture del museo.

I nuovi spazi
Agravitas amplia anche il programma del Museo de Bellas Artes, con nuovi spazi dedicati alla progettazione, all’educazione e all’arte contemporanea. Al piano inferiore trovano posto le sezioni dedicate a Design e Architettura e le aree per le attività educative, mentre quello superiore ospita BBK Museoa, una sala di circa 1.500 metri quadrati pensata per le mostre temporanee e per le installazioni di grande formato. L’apertura del nuovo spazio è affidata a una selezione dedicata alla scena contemporanea spagnola degli ultimi decenni, con opere, tra gli altri, di Itziar Okariz, June Crespo, Ibon Aranberri, Sergio Prego e Ana Laura Aláez. Tra i lavori esposti figura anche Respiración oceánica di Okariz. A completare il nuovo complesso è una terrazza di circa 700 metri quadrati, affacciata sulla città e sul fiume Nervión, concepita come spazio per la scultura. Qui sono esposte tre opere monumentali di Anthony Caro, due donate dalla famiglia Foster e una proveniente dalla Collezione Arango. L’intervento coinvolge anche gli edifici esistenti: nel corpo del 1970 è stato recuperato l’osservatorio dedicato a Jorge Oteiza, mentre il Gabinete Gondra Barandiarán amplia i propri spazi con un nucleo dedicato alla produzione su carta, inaugurato da una selezione di disegni di Rafael Ruiz Balerdi.

Il peso delle collezioni private
L’ampliamento coincide con una riflessione sul ruolo che il collezionismo privato ha avuto nella crescita del museo. Circa il 70 per cento della collezione proviene infatti da lasciti e donazioni private. Tra i progetti inaugurali c’è La búsqueda del comienzo. Homenaje a Plácido Arango (1931-2020). La famiglia del collezionista ha concesso al museo circa un centinaio di opere fino al 2030, con una rotazione delle opere ogni sei mesi. La selezione comprende lavori di El Greco, Zurbarán, Murillo, Goya, Fortuny, Zuloaga, Miró, Tàpies e Veronese, insieme a prestiti provenienti da istituzioni come il Museo del Prado e il Metropolitan Museum of Art di New York. La seconda mostra inaugurale è Visiones de Ultramar. Artistas viajeros en la Colección Patricia Phelps de Cisneros, curata da Estrella de Diego. Circa 150 opere tra dipinti, disegni, incisioni, mappe e fotografie raccontano la rappresentazione del continente americano tra il XVII e il XX secolo. A chiudere il percorso è Problemas de estilo y vasijas de barro di Asier Mendizábal, entrata nella collezione del museo. Le collezioni private diventano così una parte importante del nuovo racconto del Bellas Artes, non soltanto per il patrimonio che hanno contribuito a costruire, ma anche per il modo in cui hanno influenzato la storia dell’istituzione.
Foster torna a Bilbao
Con Agravitas, Norman Foster torna a intervenire a Bilbao dopo il progetto delle stazioni e degli ingressi della metropolitana, che hanno contribuito alla trasformazione urbana della città. Il museo rappresenta inoltre il primo progetto museale realizzato da Foster in Spagna. L’architetto è attualmente impegnato anche a Madrid, insieme a Carlos Rubio, nella trasformazione del Salón de Reinos del Museo del Prado. A Bilbao la nuova architettura non cancella quelle precedenti, ma si inserisce tra loro. Il risultato è un museo composto da tre diverse architetture e tredici spazi espositivi, nel quale Agravitas funziona come elemento di connessione tra la storia dell’edificio, la collezione e la produzione contemporanea. Più che un semplice ampliamento, il progetto ridefinisce così il modo in cui il Museo de Bellas Artes di Bilbao si presenta al pubblico: un’istituzione che conserva la propria storia, amplia i suoi spazi e guarda alla città attraverso una nuova relazione tra arte, architettura e patrimonio.


