Che cosa significa guardare un’immagine oggi? E soprattutto: quanto di ciò che vediamo contribuisce a costruire il modo in cui leggiamo il mondo, il corpo e perfino noi stessi? È una domanda che attraversa, in forme diverse, molte delle storie raccolte nel numero 139 di Inside Art, appena uscito.

Ad aprire il magazine è The Art Film Fest, il festival ideato da Inside Art e arrivato quest’anno alla sua terza edizione. Un progetto nato per indagare il punto d’incontro tra cinema e arti visive e che, nei suoi primi tre anni, ha raccolto oltre 200 lungometraggi e cortometraggi provenienti da tutto il mondo. Al centro c’è una convinzione ribadita anche nell’editoriale di Guido Talarico: il documentario d’arte non è semplicemente uno strumento per raccontare opere e biografie, ma un linguaggio capace di mostrare come gli artisti guardano il mondo, restituendo processi, esitazioni e contraddizioni che l’opera conclusa spesso lascia fuori.
Lo sguardo ritorna anche nella cover dedicata a Maja Malou Lyse, artista danese che ha rappresentato la Danimarca alla Biennale di Venezia 2026, protagonista del primo sfoglio del magazine. Pornografia, pubblicità, social media e immagini d’archivio diventano il materiale attraverso cui Lyse indaga il rapporto tra corpo, desiderio e cultura visiva. Il punto di partenza è semplice ma tutt’altro che innocuo: le immagini non si limitano a documentare la realtà, contribuiscono a determinarne la nostra esperienza. Il progetto Things to Come mette così in discussione i confini tra opera d’arte e immagine mediatica, documento e spettacolo, esposizione e controllo.

Lo sfoglio dedicato agli artisti prosegue con Chia Amisola, che utilizza codice, siti web e infrastrutture digitali per interrogare le forme contemporanee dell’intimità, della fede e delle relazioni. Internet, nella sua ricerca, non è soltanto uno strumento ma un ambiente che abitiamo, attraversato da rapporti di potere e nel quale ormai impariamo anche ad amare, desiderare e costruire la nostra identità.
Con Diana Anselmo il discorso si sposta invece sull’archivio, sul linguaggio e sulla storia della comunità Sorda. Attraverso performance, lecture, mostre e ricerca documentaria, Anselmo lavora su ciò che definisce “anarchivio”: quello che rimane fuori dai sistemi ufficiali di conservazione e trasmissione della Storia. Una pratica in cui arti visive e performing arts si contaminano continuamente e nella quale il corpo diventa insieme archivio, strumento di ricerca e dispositivo politico.


C’è poi la pittura di Natacha Donzé, costruita a partire da un archivio personale di fotografie, testi, riferimenti cinematografici, storia dell’arte e cultura pop. In opposizione alla rapidità con cui consumiamo quotidianamente le immagini, Donzé sceglie la lentezza della pittura e della stratificazione: superfici sulle quali memoria, tempo e immaginazione si accumulano fino a trasformare l’immagine in materia.


A completare la sezione dedicata agli artisti è Xinhan Yú, mentre il Portfolio è affidato a Caroline Poggi e Jonathan Vinel e il Close-up a Oliver Ressler: tre ulteriori aperture che ampliano la geografia e i linguaggi del numero, facendo convivere pratiche e generazioni differenti all’interno dello stesso racconto del contemporaneo.

Dal lavoro culturale ai nuovi spazi
Nella seconda parte della rivista lo sguardo si allarga al sistema dell’arte e ad alcune delle questioni che stanno attraversando oggi la cultura contemporanea. Si parla di lavoro culturale e delle condizioni di chi opera nel settore, mentre un approfondimento affronta il rapporto tra nudità e performance art, interrogando un linguaggio che continua a mettere alla prova i confini tra corpo, esposizione, libertà e percezione dello spettatore. Un altro contributo torna invece sulla Nouvelle Vague, riletta attraverso quella capacità di guardare la realtà senza filtri che ha trasformato profondamente il linguaggio cinematografico.

Il percorso prosegue attraverso esperienze e progetti che mostrano quanto il contemporaneo si costruisca anche fuori dai formati più tradizionali. La fotografia nell’epoca dell’iper-sicurezza diventa occasione per riflettere sulle trasformazioni dello sguardo in una società sempre più attraversata da dispositivi di controllo; accanto a questa trovano spazio il racconto visivo diretto da Guido Talarico, Con il tuo amore, storia di cura, relazione e rinascita, e un approfondimento su Spazio GRIOT, realtà che porta al centro la molteplicità delle storie e delle prospettive attraverso cui leggere il presente.
Il magazine entra poi nelle istituzioni. Dalla Furla Series con Shilpa Gupta alla GAM di Milano si passa a due conversazioni che guardano al museo da prospettive differenti: quella con Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e quella con Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC di Bergamo. Interviste che spostano l’attenzione dalle opere alle istituzioni e alle modalità con cui oggi un museo costruisce la propria identità, interpreta il presente e stabilisce nuove relazioni con il pubblico.


Infine, il numero guarda ai luoghi della cultura e alle loro trasformazioni. Un approfondimento è dedicato alla “rivoluzione” del Demanio, mentre il viaggio continua tra spazi che recuperano o assumono nuove funzioni culturali: dal Cinema Altino-Cinema Corso, raccontato attraverso il rapporto tra una sala cinematografica e la rinascita della città, fino a MIRA, il nuovo hub culturale di Messina, al centro di un’intervista con Angelo Piero Cappello. Storie diverse che pongono una stessa questione: come possono gli spazi, le istituzioni e i progetti culturali tornare a incidere concretamente sui territori che abitano?


Tra artisti emergenti e figure già consolidate, archivi e nuovi media, performance e pittura, cinema, musei e spazi in trasformazione, Inside Art #139 costruisce una fotografia ampia del contemporaneo, tenendo insieme le pratiche artistiche e il sistema che le circonda. Un numero che parte dalle immagini e dagli artisti, ma finisce inevitabilmente per interrogare il modo in cui oggi produciamo cultura, costruiamo luoghi e guardiamo la realtà.
Inside Art #139 è il nuovo numero della rivista, disponibile in edizione cartacea e digitale.


