Cuccchi: l’universo di Enzo Cucchi attraverso un videogioco

Dalla catalogazione alla dimensione digitale, l’archivio dell’artista si trasforma in un’esperienza interattiva che intreccia memoria, arte e nuove forme di fruizione

Il lavoro di Enzo Cucchi nasce dall’incontro tra linguaggi e immaginari diversi. Pittura, disegno, scultura, ceramica, mosaico, installazione e libro d’artista diventano strumenti attraverso cui l’artista costruisce una ricerca riconoscibile, attraversata da memoria, mito, letteratura e riferimenti al paesaggio. Le immagini ricorrenti del suo universo — figure, animali, teschi, occhi, fuochi — appartengono a una dimensione sospesa tra il simbolico e il visionario, che ha reso Cucchi una delle figure centrali della scena artistica italiana emersa alla fine degli anni Settanta. È proprio a partire da questo immaginario che prende forma Cuccchi, un videogioco che trasforma l’archivio dell’artista in un ambiente digitale immersivo: un progetto nel quale le opere e la documentazione non vengono semplicemente consultate, ma scoperte attraversando un paesaggio costruito a partire dall’immaginario di Cucchi. Raccontare la produzione dell’artista significa infatti confrontarsi non soltanto con le opere, ma anche con ciò che rimane attorno a esse: fotografie, documenti, informazioni sulle esposizioni, pubblicazioni, corrispondenza e materiali che ne ricostruiscono la provenienza e la storia. È su questo insieme di tracce che si è costruito l’Archivio Enzo Cucchi, nato all’interno di un più ampio progetto promosso da Ida Gianelli durante la sua direzione del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. La raccolta della documentazione avveniva direttamente nello studio dell’artista e attraverso una rete di gallerie, istituzioni e biblioteche. Le informazioni venivano poi ordinate secondo una struttura precisa, suddividendo la produzione in grandi nuclei dedicati a pittura, disegno e scultura, ai quali si affiancavano i materiali relativi alle installazioni, alle opere monumentali, alla stampa e alla corrispondenza. Il valore dell’archivio risiedeva soprattutto nella possibilità di ricostruire la storia di ogni singola opera. Ne risultava una mappatura progressiva della produzione di Cucchi, pensata anche in funzione di una futura sistematizzazione critica dell’opera. Quando, nel 2008, terminò la direzione di Gianelli al Castello di Rivoli, l’archivio tornò a Roma.

Alessandro Cucchi, che dal 2012 ne segue la direzione, ha proseguito il lavoro avviato negli anni precedenti, accompagnandolo però verso una nuova fase. Il passaggio dalla carta al digitale ha infatti modificato non solo il modo di conservare i materiali, ma anche quello di consultarli e metterli in relazione. La digitalizzazione ha coinvolto innanzitutto i principali nuclei dedicati alle opere, mentre la documentazione relativa a stampa e corrispondenza è stata progressivamente integrata. È all’interno di questo percorso che l’archivio assume una funzione inedita. La documentazione accumulata in decenni di lavoro non rimane più soltanto uno strumento destinato alla ricerca, ma diventa la materia per costruire un nuovo modo di entrare nell’universo di Cucchi. Da qui nasce Cuccchi, il progetto che porta l’archivio dell’artista nel linguaggio del videogioco, trasformando un sistema pensato per conservare e studiare le opere in uno spazio digitale da esplorare. L’idea è maturata durante la pandemia, quando Alessandro Cucchi e il suo team hanno constatato l’assenza di un sito internet dedicato all’artista e la necessità di sviluppare uno strumento di presenza digitale. L’obiettivo non era però creare il tradizionale sito autoreferenziale nel quale l’artista presenta e racconta semplicemente la propria attività, ma costruire un dispositivo capace di restituire in maniera più coinvolgente l’universo creativo di Cucchi. Il progetto ha preso forma nel 2020 grazie alla collaborazione con Fantastico Studio e con lo sviluppatore argentino Julián Palacios. Alessandro Cucchi ha messo a disposizione del gruppo di lavoro centinaia di immagini provenienti dall’archivio, affinché potessero essere trasformate nell’universo visivo del gioco.

Il risultato è Cuccchi, un videogioco esplorativo in soggettiva, inizialmente articolato in sette livelli e interamente costruito a partire dall’immaginario dell’artista. Ambienti labirintici, architetture impossibili e paesaggi popolati dai simboli ricorrenti della sua ricerca — occhi, teschi, animali, rocce e fuochi — diventano lo spazio attraverso il quale il visitatore è chiamato a muoversi. L’esperienza richiama per alcuni aspetti la logica dei grandi videogiochi arcade, ma sostituisce ai tradizionali premi di gioco un sistema direttamente collegato all’archivio. Nel corso dell’esplorazione, il giocatore raccoglie piccoli occhi fluttuanti, uno dei simboli più ricorrenti nell’immaginario di Cucchi. Ogni occhio raccolto consente di accedere a una scheda dedicata a un’opera, con l’immagine in alta definizione e le informazioni relative alla sua storia e documentazione. In questo modo il meccanismo ludico diventa anche uno strumento di consultazione documentaria: per accedere alle opere bisogna letteralmente attraversarne l’universo visivo. Il progetto non si limita dunque a proporre un videogioco ispirato all’opera dell’artista, ma realizza una vera e propria trasposizione dell’archivio. Il catalogo digitale non è separato dal gioco, ma coincide con esso. Visitando il sito dell’Archivio Enzo Cucchi, il principale strumento di consultazione non è infatti un database tradizionale, ma proprio Cuccchi, disponibile gratuitamente online e pubblicato anche per PlayStation, Xbox, Nintendo Switch, Steam e dispositivi mobili. Il progetto continua inoltre a evolversi attraverso aggiornamenti periodici. I livelli giocabili sono progressivamente aumentati, arrivando a dodici, mentre il pubblico coinvolto presenta una fascia d’età particolarmente ampia, indicativamente compresa tra i 12 e i 34 anni.

Quando pensiamo a un archivio, l’immagine che si profila davanti agli occhi è generalmente quella di un luogo ordinato e silenzioso, fatto di scaffali, documenti e cataloghi. Un luogo statico, concepito per custodire e tramandare. Cuccchi si colloca invece all’opposto di questa concezione tradizionale: è un’esperienza immersiva, un viaggio virtuale che fonde arte, memoria e tecnologia. Il progetto non si limita a essere un archivio digitale, ma assume le caratteristiche di un’opera autonoma e di una piattaforma capace di reinventare le modalità di accesso al patrimonio culturale. La memoria diventa esplorazione e il documento si trasforma in esperienza. Un paesaggio digitale nel quale opere, frammenti visivi e materiali documentari emergono progressivamente, costruendo un percorso che ciascun utente può vivere in modo diverso. La scelta di trasformare l’archivio in un videogioco non risponde soltanto a un’esigenza estetica, ma riflette la volontà di confrontarsi con i linguaggi contemporanei e con un pubblico abituato a forme interattive di conoscenza. Il gaming diventa così uno strumento di accesso alla documentazione: l’esplorazione conduce alle opere e la dimensione ludica diventa un tramite per approfondirne la storia. Si attenua così anche la distinzione tra archivio e opera. La documentazione non rimane sullo sfondo, ma entra direttamente nella costruzione dell’esperienza. La digitalizzazione, già fondamentale per rendere il patrimonio più accessibile, viene portata a un livello ulteriore: i documenti non sono soltanto consultabili, ma inseriti in un ambiente nel quale possono essere scoperti, messi in relazione e interpretati. Ogni percorso può essere diverso e ogni utente stabilisce proprie connessioni tra immagini, opere e contenuti. L’archivio assume così una dimensione dinamica, nella quale la conoscenza non è soltanto trasmessa, ma costruita attraverso l’esperienza.

Il progetto di Fantastico Studio mostra quindi come la tecnologia possa trasformare il rapporto con il patrimonio culturale, intervenendo non soltanto sulla sua conservazione, ma anche sulle forme della sua trasmissione. Il digitale non si limita a rendere accessibili i materiali: li inserisce in un nuovo sistema di relazioni, nel quale il pubblico può attraversare, scoprire e interpretare la memoria dell’artista. In questo senso, Cuccchi segna un passaggio significativo: l’archivio smette di essere soltanto il luogo in cui la memoria viene custodita e diventa il luogo in cui essa può essere nuovamente attivata. Le opere, le immagini e i documenti non appartengono più soltanto al passato, ma tornano a vivere attraverso l’esperienza di chi li incontra. L’Archivio Enzo Cucchi si configura così non come un patrimonio concluso, ma come un organismo aperto, capace di generare nuove forme di conoscenza e di mantenere la memoria dell’opera in continua trasformazione.

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