Ai Weiwei, una carriola per la rinascita dell’Aquila

L’artista trasforma uno strumento dei cantieri in un segno permanente della città, intrecciando la ricostruzione con la propria memoria personale

Una carriola da cantiere incontrata quasi per caso durante un sopralluogo diventa il simbolo della ricostruzione dell’Aquila, ma anche il punto d’incontro tra la storia della città e quella personale di Ai Weiwei. È Figure and wheelbarrow for L’Aquila, l’opera site specific che l’artista cinese ha ideato appositamente per il capoluogo abruzzese nell’ambito di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. La scultura, installata nell’area antistante Palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale dell’Abruzzo, resterà stabilmente nello spazio pubblico. L’intervento si inserisce nel percorso avviato con la mostra Aftershock, dedicata ad Ai Weiwei e recentemente conclusa al MAXXI L’Aquila. Il progetto è curato da Giacinto Di Pietrantonio ed è stato promosso e sostenuto da Fondazione CarispaqFondazione Terzo Pilastro InternazionaleRegione AbruzzoConsiglio regionale dell’AbruzzoComune dell’AquilaComitato di coordinamento L’Aquila Capitale della Cultura 2026 e ANCE L’Aquila, con il supporto di Galleria Continua e Associazione MU6. Al centro dell’opera c’è il tema della ricostruzione, intesa non soltanto come intervento edilizio ma anche come processo umano e collettivo. Il riferimento è naturalmente al terremoto che colpì L’Aquila e numerosi comuni della provincia nella notte tra il 5 e il 6 aprile 2009. A distanza di anni, la città continua a essere attraversata da cantieri, interventi di recupero e trasformazioni urbane. È proprio durante una visita all’Aquila, nel luglio 2025, che Ai Weiwei ha incontrato casualmente l’oggetto destinato a diventare il fulcro della sua opera. Accompagnato nel centro storico da Giacinto Di Pietrantonio, l’artista arrivò nel cortile di Palazzo del Governo, ancora interessato dai lavori di restauro. Lì vide alcune carriole utilizzate dagli operai. Come racconta Di Pietrantonio:

«L’idea della scultura – ci spiega Di Pietrantonio – è partita dall’associazione Mu6 ETS dell’Aquila, la quale mi ha invitato ad esplorare la possibilità di realizzare un’opera site specific in occasione dell’Aquila Capitale della Cultura, che è parte del processo di rigenerazione di questa città. Così abbiamo ragionato – io, la presidente Germana Galli e la vicepresidente Antonella Muzzi – su una figura internazionale in grado di parlare all’Aquila e delle questioni aquilane. Ai Weiwei ci è sembrato l’artista ideale. È venuto qui nel 2025, lo abbiamo portato in giro per il centro storico, dove gran parte del patrimonio è stato rigenerato e ricostruito, ma sono ancora tanti i cantieri aperti. In prossimità di uno di questi, a Palazzo del Governo – fra le architetture più fotografate dopo il terremoto, immagine iconica che ha girato tantissimo sui media e sul web – ci siamo imbattuti in alcuni operai al lavoro; vicino a loro c’erano due o tre carriole, vecchie, malandate, appoggiate in un angolo. Ai Weiwei ne ha afferrata una e ha chiesto al suo assistente di scattargli delle foto. Non potevamo sapere cosa stava accadendo nella sua testa, non avevamo idea che da quell’episodio, da quelle immagini nate per caso, sarebbe venuta fuori l’opera per L’Aquila.»

Quell’immagine apparentemente casuale racchiude in realtà diversi livelli di significato. La carriola è innanzitutto uno strumento di lavoro, legato ai cantieri e alla fatica quotidiana della ricostruzione. Ma per Ai Weiwei possiede anche una dimensione autobiografica, perché richiama il rapporto con il padre Ai Qing, poeta e pittore cinese, autore di una poesia intitolata Carriola. La memoria familiare si intreccia così con quella collettiva. La storia di Ai Weiwei è infatti legata anche a un altro terremoto: quello che il 12 maggio 2008 colpì la provincia cinese del Sichuan. Il sisma provocò decine di migliaia di vittime e segnò profondamente il percorso dell’artista, che documentò le conseguenze della catastrofe e si impegnò nella ricerca di informazioni sulle vittime, concentrandosi in particolare sui bambini. Ai Weiwei denunciò inoltre le responsabilità delle autorità cinesi nella gestione delle conseguenze del terremoto, soprattutto in relazione al crollo degli edifici scolastici. Attraverso il proprio blog e una ricerca condotta insieme a numerosi cittadini, l’artista raccolse nomi e informazioni sulle vittime, contribuendo a mantenere viva la memoria degli studenti morti nel sisma. Il parallelismo tra il Sichuan e L’Aquila rappresenta dunque uno degli elementi fondamentali alla base del progetto. Nel 2008 il terremoto colpì la provincia cinese; nel 2009 fu L’Aquila a essere devastata dal sisma. Due esperienze differenti, ma accomunate dalla perdita, dalla memoria e dalla necessità di ricostruire. La scultura non rappresenta però direttamente il terremoto. Guarda piuttosto a ciò che è venuto dopo: ai cantieri, al lavoro quotidiano e al lungo processo di ricostruzione. Realizzata in acciaio con una finitura che richiama il bronzo, Figure and wheelbarrow for L’Aquila misura circa 3,20 metri di altezza, 3,40 metri di lunghezza e 1,50 metri di larghezza. La figura raffigura lo stesso Ai Weiwei mentre spinge una carriola da cantiere, con le gambe divaricate nella posizione di chi sta compiendo quello stesso gesto. L’artista diventa così parte integrante della scena della ricostruzione aquilana: il suo corpo entra nell’opera e mette in relazione la propria storia con quella della città. Un oggetto ordinario, legato al lavoro degli operai, assume una dimensione monumentale e diventa immagine della fatica, della trasformazione e della possibilità di ricominciare. Nel videomessaggio realizzato per l’inaugurazione, Ai Weiwei ha spiegato direttamente il significato attribuito all’opera:

«La mia visita a L’Aquila è stata fondamentale per comprendere quanto l’esperienza vissuta dal mio Paese nel 2008 fosse simile a quella affrontata dalla città dopo il terremoto del 2009. Attraversando le strade e i cantieri della ricostruzione, e conoscendo le storie delle vittime e di chi aveva perso tutto, ho incontrato però anche una città capace di rinascere, facendo della bellezza e della cultura un filo conduttore. Da qui è nata l’idea di una scultura di arte pubblica legata alla storia di questo luogo: una figura simbolica che porta una carriola da cantiere e che diventa l’archetipo della fase che L’Aquila sta vivendo, tra fatica, ricostruzione e rinascita. Oggi l’opera è in una piazza pubblica e spero che, guardandola, le persone possano riconoscervi una testimonianza di memoria, ma anche una lezione di sopravvivenza e di speranza.»

L’opera si inserisce nel programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, che ha posto l’arte contemporanea e il dialogo con artisti internazionali tra gli strumenti attraverso cui raccontare la trasformazione della città. Per Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo, l’installazione rappresenta anche un arricchimento permanente per Palazzo dell’Emiciclo: «È un immenso privilegio per il Consiglio regionale ospitare l’installazione artistica del maestro di fama internazionale Ai Weiwei”, ha dichiarato Lorenzo Sospiri. “Palazzo dell’Emiciclo conferma, anche attraverso questa prestigiosa iniziativa, la propria vocazione quale luogo di custodia, esposizione e valorizzazione di opere d’arte di straordinario valore culturale. Il dono alla città di Figure and wheelbarrow for L’Aquila, promosso dalla Fondazione Carispaq, che arriva in questo anno eccezionale votato alla cultura, si aggiunge alla preziosa collezione del Consiglio regionale. L’opera si integra nell’itinerario d’arte moderna e contemporanea del Palazzo, che già conserva lavori come la vetrata I giorni e le opere di Franco Summa o L’Arcobaleno di Mario Ceroli.»

Commenta la Prof.ssa Alessandra Taccone, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale: «Da abruzzese legata indissolubilmente a questa terra, sono profondamente orgogliosa di vedere L’Aquila elevarsi a protagonista della scena culturale internazionale proprio grazie alla sintonia e comunanza di intenti tra la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale e la Fondazione Carispaq, nonché in sinergia con il Consiglio Regionale, il Comune, l’ANCE e il Comitato L’Aquila Capitale della Cultura 2026. La comproprietà pro-quota da parte dei nostri enti dell’opera site-specific dal titolo “Figure and wheelbarrow for L’Aquila” garantisce infatti la permanenza in città di un capolavoro di Ai Weiwei, uno dei più grandi maestri del panorama artistico contemporaneo mondiale, la cui iniziale installazione presso il Palazzo dell’Emiciclo si fa metafora immediata della ricostruzione dopo il terremoto e omaggio alla straordinaria resilienza del popolo aquilano. È un’iniziativa di eccezionale potenza simbolica che consacra la città, Capitale della Cultura 2026, come centro nevralgico dell’arte, capace di sfidare il futuro attraverso il coraggio della bellezza e della memoria civile.».

La carriola assume inoltre un ulteriore significato nella storia recente dell’Aquila. Nel 2010, infatti, il cosiddetto “popolo delle carriole” si mobilitò nel centro storico per rimuovere simbolicamente le macerie e richiamare l’attenzione sui ritardi della ricostruzione. L’oggetto scelto da Ai Weiwei si trova quindi al crocevia tra la dimensione privata dell’artista, la memoria del terremoto del Sichuan e la storia civile della città abruzzese. Il risultato è una presenza permanente nello spazio pubblico. La figura di Ai Weiwei, impegnato a spingere una carriola, non racconta soltanto ciò che è accaduto, ma concentra l’attenzione sul lavoro necessario per trasformare una città ferita. La carriola diventa quindi un oggetto capace di tenere insieme memoria e futuro, perdita e ricostruzione, esperienza personale e storia collettiva. Non una rappresentazione del terremoto, dunque, ma un’immagine del tempo successivo: quello dei cantieri, della fatica, della ricostruzione e della necessità di immaginare un nuovo futuro.

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