Milano si prepara a ridisegnare uno degli angoli più riconoscibili di piazza Duomo. Dopo anni di progetti, procedure amministrative e contenziosi, è entrato nella fase concreta il raddoppio del Museo del Novecento, con la trasformazione del secondo Arengario e la realizzazione di una passerella sospesa destinata a collegare i due edifici gemelli. Secondo il cronoprogramma riportato da Urbanfile, i lavori dovrebbero durare circa due anni, con conclusione prevista nella primavera del 2028. L’intervento nasce però da molto più lontano. Il progetto, denominato NovecentopiùCento, punta a trasformare i due Arengari in un unico polo museale dedicato all’arte moderna e contemporanea. Il secondo edificio consentirà di aggiungere oltre mille metri quadrati di superficie espositiva, rendendo possibile l’esposizione di più di cento opere aggiuntive e l’estensione del percorso museale verso gli ultimi decenni del Novecento e gli anni Duemila.

Un museo più grande e aperto alla città
L’elemento destinato a diventare il simbolo dell’intervento è la passerella aerea tra i due Arengari. Il progetto vincitore del concorso internazionale, guidato dall’architetta Sonia Calzoni insieme a Pierluigi Nicolin, Ferdinando Aprile, Giuseppe Di Bari e Bruno Finzi, prevede un collegamento sospeso a circa 20 metri di altezza. La passerella è stata concepita come un elemento architettonico capace di entrare in relazione con piazza Duomo: un fronte trasparente rivolto verso la piazza e una superficie inferiore specchiante dovrebbero riflettere scorci, edifici e movimenti dello spazio urbano sottostante. Dal punto di vista museale, permetterà invece ai visitatori di passare direttamente da un Arengario all’altro, rendendo continuo il percorso espositivo.

Il raddoppio non riguarda soltanto le sale. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione comunale è ampliare anche i servizi e il rapporto tra museo e spazio pubblico. Il progetto prevede nuovi ambienti per le attività culturali, servizi per i visitatori e aree accessibili anche senza biglietto. La documentazione del programma Metro Plus descrive infatti il secondo Arengario come un edificio maggiormente aperto verso la città, con funzioni pubbliche collocate anche nel basamento. L’ampliamento consentirà soprattutto di ripensare il racconto delle collezioni. Il museo attuale accompagna il visitatore attraverso alcuni dei passaggi fondamentali dell’arte italiana del Novecento, dalle avanguardie storiche alle esperienze della seconda metà del secolo. Con il secondo Arengario, il percorso potrà spingersi più decisamente verso la contemporaneità. La trasformazione arriva dopo un iter complesso. Nel rapporto annuale della Direzione Cultura del Comune si ricorda come la procedura fosse stata sospesa nel 2025 a causa dei ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. La sentenza definitiva del marzo 2026 ha poi consentito di sbloccare l’aggiudicazione e procedere verso l’apertura del cantiere


