Toronto riscopre il suo waterfront con un nuovo percorso di arte pubblica

Il Lassonde Art Trail porta 17 installazioni nel nuovo Biidaasige Park e diventa uno dei simboli della trasformazione dei Port Lands

Un albero monumentale disseminato di canestri rossi, pesci che si muovono nel vento e, presto, un condominio popolato da castori. Sul lungomare di Toronto l’arte pubblica diventa parte integrante di un vasto progetto di rigenerazione urbana. Il Lassonde Art Trail, inaugurato a giugno nel Biidaasige Park, si sviluppa per circa quattro chilometri e riunisce opere permanenti e temporanee pensate per accompagnare la trasformazione dei Port Lands, un’area per decenni associata all’industria pesante, a terreni contaminati e a infrastrutture poco utilizzate. Il percorso nasce all’interno di un programma di riqualificazione da circa 1,4 miliardi di dollari canadesi, pari a circa un miliardo di dollari statunitensi, volto a ristabilire il rapporto tra la città e i suoi corsi d’acqua.

L’arte dentro la trasformazione urbana

Negli ultimi anni Toronto ha modificato in profondità questa parte della città, creando una nuova isola, Ookwemin Minising, deviando la foce del fiume Don e ripristinando zone umide con l’obiettivo di migliorare la protezione dalle inondazioni.

Il Biidaasige Park è uno dei risultati più visibili di questo intervento. Pensato come luogo di incontro e tempo libero, offre aree per kayak, spazi gioco e zone per picnic e barbecue. Il percorso artistico aggiunge a questo sistema una dimensione culturale destinata a dialogare con il paesaggio. L’iniziativa è sostenuta da una donazione di 25 milioni di dollari canadesi del filantropo Pierre Lassonde.

Un albero pieno di canestri

Tra le opere che hanno attirato maggiormente l’attenzione c’è Orange Functional dell’artista cubano Alexandre Arrechea. La scultura ha la forma di un grande albero artificiale dai cui rami pendono più di venti canestri da basket collocati a diverse altezze. L’opera è pensata per essere utilizzata: i visitatori possono portare un pallone e provare a fare canestro. Arrechea lega il lavoro all’idea delle scelte e degli obiettivi nella vita: si può mirare in una direzione e finire, comunque, da un’altra parte. Il risultato è un’opera che annulla in parte la distanza tradizionale tra pubblico e scultura e trasforma il visitatore in partecipante.

Arrivano i castori di Kent Monkman

Il progetto inaugurale comprende 17 opere, in gran parte commissionate appositamente. Altre installazioni arriveranno con il completamento del parco. Tra quelle più attese c’è la prima scultura pubblica dell’artista Cree Kent Monkman, che immaginerà un condominio popolato da castori davanti allo skyline di Toronto. Gli animali saranno rappresentati mentre svolgono attività ironiche e inattese, dal canto all’apparizione da una conchiglia ispirata alla Venere di Botticelli.

L’opera utilizzerà così uno degli animali simbolo del Canada per riflettere, con tono giocoso, sul rapporto tra sviluppo urbano, natura e identità del territorio. È prevista anche una scultura permanente della portoghese Joana Vasconcelos.

Ambiente e identità indigena

Il programma curatoriale guarda anche alla storia precedente alla Toronto contemporanea, riconoscendo l’identità indigena dell’area e le vicende di insediamento, migrazione e trasformazione ecologica che hanno segnato il territorio. La selezione degli artisti punta volutamente sulla diversità di provenienze, materiali e linguaggi. L’obiettivo dichiarato è raggiungere anche chi normalmente non frequenta musei o gallerie, considerando che il parco potrebbe accogliere circa 1,5 milioni di visitatori l’anno.

Diverse opere affrontano direttamente la questione ambientale. La canadese Kara Hamilton, con Delicate Matter (for the birds), ha realizzato due strutture in terra battuta che evocano strati geologici e incorporano frammenti di vetro levigato dal mare. Una delle installazioni ospita anche piante di issopo destinate a favorire l’impollinazione.

L’artista nippo-canadese Alexa Kumiko Hatanaka ha invece creato una serie di pesci sospesi su pennoni che si muovono con il vento. L’opera, Against the Wind, with the Wind, si ispira alla leggenda della carpa che nuota controcorrente fino a trasformarsi in drago. Le forme riprendono specie presenti nella regione e tornate a popolare il fiume Don dopo gli interventi di recupero ambientale.