A partire dal 30 aprile 2026, la Pinacoteca Agnelli si anima di nuove presenze e visioni, trasformandosi in un crocevia di storie, linguaggi e sguardi sul contemporaneo. Il programma comprende una mostra monografica dedicata a Walter Pfeiffer, la nuova edizione del ciclo Beyond The Collection – quest’anno incentrata su Amedeo Modigliani – e due installazioni site-specific sulla Pista 500 di Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli.
In Good Company è la prima grande esposizione istituzionale in Italia che rende omaggio a Pfeiffer, capace di attraversare epoche e stili con sorprendente libertà. Curata da Simon Castets e Nicola Trezzi, la rassegna costruisce un racconto fluido, in cui immagini celebri e lavori inediti dialogano senza gerarchie, dando forma a un percorso aperto, quasi intimo. Gli scatti di Pfeiffer, realizzati dagli anni Settanta fino a oggi, restituiscono l’evoluzione di uno sguardo che ha saputo sfidare e reinventare i codici visivi della moda, dell’arte e della fotografia stessa. Il suo lavoro si distingue per una combinazione inusuale di rigore formale, intensità cromatica e una forte carica sensuale. Nel tempo, Pfeiffer ha scelto di esplorare territori poco battuti, portando al centro della sua ricerca una rappresentazione autentica delle identità queer e della sessualità, lontana da stereotipi e filtri. Parallelamente, ha saputo giocare con l’immaginario dell’alta moda, smontandone le convenzioni e restituendolo attraverso una lente ironica, volutamente imperfetta e ludica.

La mostra Modigliani sottopelle. Quattro capolavori, curata da Pietro Rigolo e Beatrice Zanetti, accompagna il visitatore oltre ciò che appare, invitandolo a leggere le opere come superfici vive, attraversate da tracce invisibili. Grazie al lavoro intrecciato di storici dell’arte, restauratori e scienziati, emergono dettagli nascosti che raccontano una storia più profonda, fatta di materiali, gesti e tempo. Al centro dell’indagine Nu couché – capolavoro parte della collezione permanente della Pinacoteca – incontra tre dipinti provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e dalla Staatsgalerie di Stoccarda. Studiando la struttura delle tele e ricostruendo i rotoli utilizzati da Modigliani tra il 1917 e il 1919, la ricerca arriva a una nuova ipotesi: l’opera non apparterrebbe più al biennio 1917-1918, ma si collocherebbe negli anni successivi, durante il suo soggiorno nel sud della Francia.

La Pista 500, ex pista di collaudo FIAT sospesa sul tetto del Lingotto, si apre a nuove visioni abbracciando i due nuovi interventi site-specific di Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli. Sulla facciata est, Bandiere per Zefiro di Du Pasquier si dispiega come una sequenza di quindici gonfaloni che oscillano nel vento, disegnando un ritmo visivo in dialogo con le linee dell’edificio. Colori intensi e forme geometriche si alternano con leggerezza, mentre il soffio del vento – evocato dalla figura mitologica di Zefiro – anima l’installazione, rendendola mutevole e viva. Lontane da ogni richiamo di potere o appartenenza, queste bandiere diventano segni aperti, capaci di suggerire un’idea di incontro e condivisione, in cui l’arte si fa spazio comune.

Poco distante, ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION di Fischli, attraversa in verticale la rampa ellittica dell’ex fabbrica, trasformandola in un percorso inatteso. Vagoni di trenini turistici, scomposti e sospesi nel vuoto, appaiono capovolti, privati della loro funzione, come frammenti di un viaggio interrotto. La sequenza rompe ogni linearità e costruisce una traiettoria impossibile, che collega simbolicamente il cuore commerciale del Lingotto alla dimensione culturale del museo. In questo paesaggio sospeso, l’opera riflette sul senso del movimento e della produzione: da un lato il richiamo al progresso, dall’altro la ripetizione seriale che trasforma anche l’esperienza in qualcosa di standardizzato. Con un gesto ironico e sottile, Fischli sottrae questi oggetti alla loro funzione quotidiana, invitando a guardare oltre l’evidenza, là dove il confine tra autentico e artificiale si fa incerto.



