Il caso Tenerife: infrastrutture culturali e costruzione dell’identità insulare

Dalla committenza Calatrava al modello TEA: l’isola articola una macchina culturale che non importa linguaggi, ma li rilegge all’interno di una genealogia canaria, dal Surrealismo ai collettivi attivi oggi. L'analisi di Ludovico Pratesi

Al centro dell’arcipelago delle Canarie, l’isola di Tenerife ha cominciato a guardare al futuro all’inizio degli anni Duemila. La sua capitale, Santa Cruz, è una porta perfetta per entrare a contatto con “los Canarios”, che guardano alla Spagna come alla Peninsula e al loro capo politico e amministrativo con rispetto e deferenza. Si chiama “Cabildo” ed è una sorta di governatore, responsabile della sua gestione nei confronti del governo centrale. A lui si devono gli importanti investimenti culturali che hanno cambiato il volto di Santa Cruz all’alba del nuovo millennio, con un’attenzione speciale all’architettura contemporanea di grande qualità.

Il primo passo è stato l’Auditorium, che l’isola aspettava dagli anni Settanta: nel 1997 cominciano i lavori per il nuovo edificio progettato da Santiago Calatrava e terminato sei anni dopo. Affacciato sull’Atlantico, s’ispira alla forma dell’occhio umano ed è considerato uno dei monumenti più emblematici dell’architettura spagnola. Due le sale: Simphony ha una capienza di 1616 posti ed ospita concerti di musica sinfonica, dato che l’edificio è sede dell’Orchestra Sinfonica di Tenerife, mentre la seconda sala, con 422 posti a sedere, è dedicata alla musica da camera. Nel 2011 è stato ribattezzato Adán Martín, a ricordo del presidente del Governo delle Canarie, il cabildo Adán Martín Menis che le fece costruire. A poche centinaia di metri di distanza, in pieno centro storico, si trova l’altra perla dell’architettura contemporanea dell’isola: parliamo del TEA (Tenerife Espacio de las Artes), il museo progettato dagli architetti svizzeri Herzog & De Meuron nel 2008, sette anni dopo la Tate Modern.

Si tratta di un rettangolo minimale in pietra lavica, costellato da centinaia di piccole finestre, che permettono ai passanti di gettare uno sguardo all’interno della struttura che ospita non solo un museo di arte contemporanea, nato intorno alla collezione dell’artista canario Óscar Domínguez – considerato il terzo surrealista di Spagna, dopo Joan Mirò e Salvator Dalì – ma anche una biblioteca, un ristorante, una caffetteria, un auditorium, una libreria e uno spazio per bambini. La programmazione? Incentrata sulla valorizzazione dell’arte canaria, propone diverse esposizioni in contemporanea che occupano le sale espositive disposte su tre piani. Nell’estate 2025 il museo  proponeva Rebeldía y disciplina. Una posible historia de los grupos de artistas de Canarias a partir de la colección de TEA. Si trattava di un’ampia storia dell’arte canaria dal 1918 al 2025, ricca di informazioni preziose e sorprendenti, che spaziavano dal surrealismo all’arte astratta degli Anni Sessanta fino ai collettivi degli Anni Duemila, come El Apartamento (2008-2012) o La Limonera, nato nel 2019 e tuttora attivo.

Attualmente il TEA propone la rassegna di fotografia El vértigo de las imágenes, la retrospettiva Néstor reencontrado, dedicata al pittore canario Néstor Martín-Fernández de la Torre (1887-1938) e una rassegna sul caricaturista e illustratore Harry Beuster (1931-2010). Curate con notevole rigore scientifico, secondo i più avanzati standard internazionali, queste mostre testimoniano le ambizioni del TEA, che svolge in maniera impeccabile l’attività di valorizzazione della cultura dell’arcipelago in uno scenario internazionale.