Edit Napoli, la direttrice Petruccelli: «La fiera sarà una vetrina internazionale»

La direttrice della fiera partenopea di design d'autore fa un bilancio sull'edizione appena conclusa. Libertà delle scelte e rigore della qualità i punti fermi di Edit Napoli

È una Napoli struggente e metafisica, alchemica e verticale, quella che ha accolto la settima edizione di Edit Napoli, la fiera del design d’autore appena conclusa. Un appuntamento irrinunciabile per la vivacità della proposta, il fascino incredibile delle location scelte per le ambientazioni site specific e per la volontà di ricerca. Una costante, quest’ultima, che è stata la molla fin dall’inizio di Emilia Petruccelli, ingegnera, imprenditrice e fondatrice di Mia Gallery (Roma), oltre che direttrice di Edit Napoli e socia nell’impresa della curatrice Domitilla Dardi, con la quale condivide la passione per il design che sposa l’arte contemporanea e l’artigianato locale.

Creatività e contaminazione sono le parole d’ordine dei progetti della fiera, quest’anno ospite dell’ex ospedale militare La Santissima Trinità delle Monache, dove tra le tante produzioni è stato possibile ammirare la lampada gioiello di Giulia Barela e gli Inserti di Chiara Lionello, alla quale è andato il premio principale della giuria. Parallelamente, le proposte di Edit Cult, stavolta protagonista del polo museale del Vomero, dalla Certosa di San Martino a Castel Sant’Elmo e Villa Floridiana, hanno confermato il dialogo tra interior design e patrimonio artistico con l’eleganza delle proposte di Giuliano Andrea Dell’Uva e Cetty Grammatica, la raffinatezza delle installazioni del messicano Diego Rivero Borrell, con le sue torrette laviche puntate sul Vesuvio e l’interpretazione di Elena Salmistraro per il modulo abitativo al centro del parco della Floridiana.

Abbiamo chiesto a Emilia Petruccelli di tracciare un bilancio a caldo e anticiparci le linee guida delle prossime edizioni.

Come definiamo questa edizione appena conclusa?

Edit Napoli cresce e conferma l’esigenza per la quale io e Domitilla l’abbiamo fondata: la necessità di raccogliere una selezione ricca di creazioni tra artigianato e design che non è facile trovare. Siamo una squadra di dieci persone che lavora tutto l’anno. Edit è interamente autoprodotto. Il Comune di Napoli non mette soldi ma ci ha accompagnato da subito nel progetto, risanando ad hoc i luoghi della fiera.

Quali sono i suoi punti fermi?

Libertà delle scelte e rigore della qualità. Ho avuto la fortuna di incontrare una città incredibile. Persone che hanno accolto le nostre proposte offrendoci luoghi da sogno.

Qual è il vostro pubblico?

Variegato e anche trasversale dal punto di vista generazionale. Però è chiaro che in maggioranza siano buyer, galleristi e architetti. Per me è molto importante che comincino ad essere presenti buyer dell’hotellerie, dai grandi gruppi alberghieri fino ai glamping di lusso, che sono ora molto interessati alle location italiane ed hanno esigenza di acquistare complementi d’arredo. Abbiamo una offerta artigianale ricca che va inserita nel giusto contesto. Questo vorrà essere sempre di più Edit Napoli.

Dove va Edit Napoli?

Nella direzione giusta mi pare. Non siamo più una startup. Siamo diventati un format con progetti mirati e inediti. Per i prossimi due anni abbiamo in ballo grandi cose anche grazie al fatto che a Napoli si terrà l’American’s Cup. Stiamo infatti mettendo a punto dei progetti speciali legati a quest’evento che sicuramente potrà essere una grande occasione e una vetrina internazionale.