Fantastica, la Quadriennale dei contrasti e delle convivenze

Spazi che comprimono, sezioni che respirano, identità che si incrociano. Apre la manifestazione a Palazzo delle Esposizioni

La preview di Fantastica, la 18ª Quadriennale d’arte al Palazzo delle Esposizioni di Roma, si è aperta con una performance di Antonio Della Guardia che ha imposto fin da subito il tono della mostra. Sul grande scalone centrale, l’artista ha dato forma a un gesto fisico e mentale, misurando il corpo di due performer con lo spazio in una partitura di movimenti decisi, lenti, specchiati, capaci di restituire la tensione tra resistenza e fragilità. È un inizio silenzioso ma eloquente, che invita a leggere l’intera Quadriennale come un organismo vivo, costruito su presenze, relazioni e sguardi.

Un’impressione che trova conferma fin dai primi ambienti espositivi, dove l’allestimento — pensato come un sistema di pannellature che moltiplicano i percorsi — finisce talvolta per comprimere più che ampliare la visione. Nella parte centrale, soprattutto, la densità dello spazio rende difficile orientarsi e le opere, invece di dialogare, sembrano costrette a contendersi l’aria. È una scelta forse consapevole, che è specchio fedele della complessità che vuole rappresentare: un sistema dell’arte italiano pieno di energia, ma anche di stratificazioni non sempre conciliabili.

In questa tensione tra apertura e compressione si gioca anche l’aspetto di forza ma anche di fragilità di Fantastica: il suo confronto generazionale. Curata da Luca Massimo Barbero, Francesco Bonami, Emanuela Mazzonis di Pralafera, Francesco Stocchi e Alessandra Troncone, la mostra riunisce cinquantquattro artisti nati tra gli anni Sessanta e Novanta, intrecciando linguaggi e prospettive che raramente si trovano nello stesso spazio. È un’operazione ambiziosa e rischiosa, perché la distanza tra generazioni non è mediata ma esibita. Gli artisti più giovani non dialogano con artisti più maturi : si misurano con loro, spesso rifiutando modelli e codici consolidati. Ne deriva un percorso che non cerca armonia ma espone differenze, divergenze di tono, di ritmo, di sensibilità. La pittura ritorna come medium diffuso ma non unificante: accanto alla densità gestuale di Gianni Caravaggio, Marta Spagnoli o Vedovamazzei, convivono opere di taglio concettuale e performativo, mentre la fotografia — con Francesco Jodice, Irene Fenara, Giulia Parlato — si sposta verso una dimensione più meditativa, sospesa tra documento e rivelazione. È proprio in questa mancanza di sintesi che la Quadriennale trova una sua sincerità. Non tenta di armonizzare le voci, ma le lascia coesistere, anche quando si disturbano a vicenda.

La parte più giovane della mostra, affidata ad Alessandra Troncone, risulta una delle più convincenti. Con Il corpo incompiuto la curatrice costruisce una sezione compatta e necessaria, in cui il corpo — umano e non umano — diventa luogo di mutazione, desiderio e racconto. Gli artisti coinvolti, tra cui Agnes Questionmark, Camilla Alberti, Valentina Furian e lo stesso Della Guardia, condividono una sensibilità nuova, più fisica che teorica, dove il corpo diventa linguaggio, superficie e materia in trasformazione. L’idea di Troncone di accostare pratiche che spaziano dalla biologia alla tecnologia, dal mito alla quotidianità, restituisce un’immagine autentica del presente: un’arte giovane che non teme l’imperfezione e fa dell’incompletezza una forma di verità. È la sezione più viva perché la meno mediata, capace di tradurre la teoria in esperienza e di restituire alla mostra un ritmo umano, immediato, pulsante.

Nel complesso, Fantastica è una Quadriennale diseguale ma onesta. Non tutto funziona: alcuni spazi restano chiusi, certi percorsi si annullano per densità, ma la mostra ha il merito di non fingere coerenza. Mette in scena la realtà di un’arte italiana frammentata, attraversata da linguaggi che convivono senza sovrapporsi. Più che un panorama, è un campo di forze, dove generazioni, sensibilità e urgenze si incontrano e si respingono. E forse è giusto così: quale vitalità, oggi, non passa anche dal conflitto?

photo: Agostino Osio, Alto Piano
info: palazzoesposizioniroma.it/mostra