Una cosa è una cosa. Se sembra un santino di nonna è un santino di nonna; se sembra una cariola per la legna è una cariola per la legna; se sembrano panni ad asciugare al sole sono panni ad asciugare al sole. Una fedeltà assoluta all’oggetto, quasi un testamento di immanenza, un solco scavato nel reale fino a lasciare fuori ogni altrove, giù in fondo a segnare la banalità di una cosa che l’unica cosa che ha da dire è che è una cosa. Questa pare la pratica insistita di Marco Mandorlini rappresentata in una serie di lavori realizzati fra il 2023 e il 2024. E a confermare l’esclusione di ogni trascendenza, il voto al reale c’è il paesaggio, quello contadino, rurale: l’ispirazione iniziale e il teatro di tutti questi lavori, il chiodo che ferma il punto sulla realtà. E non ci sarebbe altro da aggiungere se non fosse per un’ironia sfacciata, da bar di paese, che tanto più funziona tanto meno si stacca dall’oggetto e lo illumina come chi è abituato a vederlo ogni minuto di ogni santo giorno. Un universo, facile a capirsi, totalmente estraneo alla velocità di consumo urbana. «Il mio percorso artistico – ammette Mandorlini – è profondamente radicato nella dimensione del mondo rurale e provinciale, è un legame con le mie origini».


Il campo di azione dei tuoi lavori è definito da un mondo diverso rispetto a quello cittadino.
Provengo da una piccola frazione di campagna nel sanminiatese, abitata da appena 350 anime chiamata Corazzano. Tuttavia questo legame non è stato sempre rose e fiori. Appena terminato il liceo artistico desideravo fare esperienza in città, come ogni adolescente: immergermi nella vita urbana e sperimentare le opportunità che la vita cittadina poteva offrire. La mia riconciliazione con il luogo natio è iniziata nel 2019, durante gli anni segnati dalla pandemia del Covid-19. Nonostante le restrizioni e le limitazioni, la mia esperienza in campagna è stata caratterizzata dalla libertà. In quel periodo ho iniziato a osservare con maggiore attenzione e consapevolezza le peculiarità e le risorse che il territorio rurale poteva offrire. Sono stato attratto dagli elementi storici e culturali che lo caratterizzano, come le narrazioni delle storie di paese, la lentezza e la tranquillità della vita quotidiana delle persone, gli strumenti di lavoro tradizionali e la cura che ogni contadino dedica al proprio orto. Questi elementi hanno segnato l’inizio di un vero e proprio percorso di ricerca artistica, una riscoperta delle caratteristiche che appartengono a un mondo apparentemente opposto a quello della città. Un mondo che, una volta riscoperto, si è rivelato fonte di ispirazione e di profonda connessione con le mie radici.

È forse per questo che la componente biografica è così preponderante?
Certamente, in questo ciclo di opere l’elemento biografico è il fulcro attorno al quale ruotano tutti i miei lavori. Forte di un triennio in grafica d’arte, disciplina che richiede meticolosità e cura in ogni fase, mi sono voluto dedicare alla realizzazione di questi lavori senza preconcetti. Desideravo che ogni opera esprimesse il suo potenziale con il medium più adeguato, senza alterare la mia identità e quella del luogo. Gradualmente, ho notato che il punto di partenza di ogni lavoro era la riscoperta di gesti o oggetti/reperti, ognuno custode di un valore storico da raccontare. Per questo ho scelto di narrare le mie esperienze autobiografiche con sincerità.
E questa vicinanza con i temi spiega probabilmente anche il punto di ironia presente nei lavori che non assumono mai una dimensione nostalgica.
Nei miei lavori l’ironia emerge spesso come caratteristica. È una reazione spontanea di quando entro in contatto con elementi folkloristici e particolari che fanno parte della realtà rurale e della sua comunità. L’ironia diventa uno strumento per raccontare storie, per celebrare una cultura popolare ricca di tradizioni e per strappare un sorriso. Non si tratta di deridere, ma di valorizzare un patrimonio culturale che rischia di essere dimenticato. In fondo l’ironia è un modo per affrontare la vita con leggerezza, per sdrammatizzare le difficoltà e per celebrare la bellezza delle piccole cose che sono sempre attuali in questo tipo di ambienti.

C’è un elemento che ricorre spesso nei tuoi lavori: la griglia. Come mai? Cosa rappresenta?
La griglia è uno strumento che ho adottato ben prima di questo ciclo di lavori. Provenendo dall’arte urbana ero abituato a utilizzarla nelle mie creazioni murali. La griglia, per me, non è solo un elemento strutturale, ma uno strumento di scansione del soggetto. Nei miei lavori la griglia si interrompe in punti specifici, quelli che ritengo cruciali: in questo modo essa guida lo sguardo, focalizzandosi su punti dell’immagine che ho scelto di rappresentare. È un processo di scansione visiva che mi permette di dare risalto a ciò che considero essenziale. La griglia, quindi, non è un mero reticolo geometrico, ma un vero e proprio linguaggio visivo che mi consente anche di comunicare con lo spettatore. Attraverso le interruzioni indirizzo la sua attenzione, invitandolo a soffermarsi su dettagli che altrimenti potrebbero sfuggire.
Insieme alle griglie, spesso con loro a definire un insieme decorativo, nei tuoi lavori ci sono anche le parole. Da dove vengono, cosa significano?
Non nego che i due elementi grafici costituiscano parte di un insieme decorativo nel ciclo di lavori. Le parole inserite assolvono la funzione di una “cornice parlante”, con l’intento di estremizzare il valore narrativo dell’opera. La selezione lessicale non è casuale come l’attenzione nei confronti del font. Tutto è ispirato al soggetto di riferimento e l’ortografia, volutamente errata, imita la cadenza toscana dell’espressione orale.

Lara-chan si atteggia da prigioniera può essere un buon lavoro per spiegare vari elementi della tua poetica: riuso di materiali significativi, ironia, griglia, parole, e senso del distacco.
L’esperienza narrata trae origine da una dinamica familiare a me nota fin dall’infanzia. Nella mia famiglia, nonno e zio, entrambi tartufai, hanno sempre avuto cani addestrati nella ricerca del prezioso tubero. Tali animali, tuttavia, non godono delle stesse attenzioni riservate ai cani domestici. La loro esistenza è spesso relegata alle cucce e, con l’arrivo della vecchiaia, non vengono più impiegati nella ricerca dei tartufi a causa della sopraggiunta lentezza. Tra i molti cani avuti, anni fa, ho stretto un legame affettivo con una canina di mio zio, ormai anziana, a cui permisi di trascorrere gli ultimi anni di vita come un comune animale da compagnia. Dopo la sua scomparsa, mio zio rimosse la cuccia, ormai fatiscente. In tale circostanza notai come la superficie del tetto fosse ricoperta di incisioni e graffi, testimonianza del passaggio del cane che, salendovi, si affilava le unghie. Tale dettaglio, a me ignoto, mi ha fatto molto riflettere sullo stato di prigionia, condizione che sovente induce gli esseri viventi a lasciare segni tangibili della propria esistenza, quasi a volerla narrare attraverso tali testimonianze.

Tra i titoli più distaccati c’è Asciugaa al sole asciugaaa, di cosa si tratta?
La serie in questione trae ispirazione da un gesto abituale, tuttora praticato da mia nonna. Nel muro di cinta vicino alla sua casa, interamente rivestito di edera che durante la stagione invernale rivela i suoi rami spogli, mia nonna, quando le condizioni meteorologiche lo consentono, vi stende i panni appena lavati, sfruttando il sole per l’asciugatura. Tale azione, apparentemente romantica e sincera, reca in sé una forte dichiarazione identitaria del luogo poiché i panni esposti presentano spesso caratteristiche da lavoro, tipiche dell’abbigliamento da bosco. Quest’opera, al pari delle altre del ciclo e attraverso il titolo stesso, cerca di infondere un’impronta di divertimento e leggerezza, pur trasmettendo un’idea della vitalità che ho vissuto.
Rispetto a questa serie di opere come stai lavorando per la produzione successiva? Come viene declinato il tema folkloristico dopo i soggiorni cittadini?
Da tempo perseguo un distacco dal legame che ha caratterizzato il mio ciclo di lavori autobiografici. Dopo approfondite riflessioni ho compreso la necessità di affrancarmi da tale referenzialismo e da determinati aspetti formali, griglia e parole, per intraprendere una produzione più essenziale, incentrata sulle dinamiche del mondo rurale, al fine di raggiungere una maggiore comunicazione con lo spettatore. Tale processo di cambiamento, non privo di difficoltà e di una durata inaspettatamente lunga (circa un anno), è stato positivamente influenzato dalla mia partecipazione, lo scorso anno, alla residenza artistica del Nuovo Forno del Pane. Durante quei mesi, grazie al contributo del luogo, in particolare del Museo della Civiltà Contadina di Bentivoglio, ho potuto definire con maggiore chiarezza la direzione da intraprendere. L’immersione in tale contesto mi ha permesso di conoscere un universo di conoscenze legate all’ambiente rurale, suscitando in me un vivo interesse per gli aspetti storici, culturali e per le pratiche folkloristiche, osservate con occhio attento e consapevole. La compresenza di una dimensione urbana e di un’attenzione al folklore si rivela, al momento, difficilmente conciliabile nel mio percorso artistico. Tuttavia, in futuro, aspiro a trasporre quella dimensione popolare e quel senso di comunità, caratterizzato dal reciproco aiuto in caso di necessità, che spesso si contrappongono alla logica individualistica e competitiva della città, finalizzata al successo personale.

MARCO MANDORLINI
1998
Born in Pontedera (PI)
2009
Won his first artistic competition at the age of 11.
“It was then that I understood I wanted to be an artist,” he says.
2022
Participated in his first collective exhibition, Estremi Elastici, curated by Estuario project at Officine Giovani, Prato.
2024
Started an artistic residence at the Nuovo Forno del Pane – Outdoor edition, in the Museum of Rural Civilization of the hamlet of San Marino di Bentivoglio.
2025
Displayed his work at Arte Fiera in Bologna as the winner of the Talent Award by the Zucchelli Foundation.
L’intervista è pubblicata sul numero 134 di Inside Art magazine. Clicca qui per saperne di più


