In un futuro non troppo lontano in cui droni killer pattugliano il cielo alla ricerca di bersagli dissidenti, due sorelle si cercano, intrappolate all’interno di una pericolosa simulazione virtuale. La personale di Cemile Sahin, curata da Chiara Nuzzi nella project room di ICA Milano, prende il suo nome dal thriller fantascientifico realizzato dall’artista, ROAD RUNNER.



Nel celebre cartone firmato Warner Bros un uccello spesso scambiato per uno struzzo, un Road Runner, sfugge continuamente al suo nemico, Wile E. Coyote, alimentando una corsa incessante che capiremo presto non finirà mai. Anche nel film sci–fi di Sahin il moto sembra essere perpetuo, solo che in questo caso la fuga non è comica né liberatoria: «È una questione di sopravvivenza in una distopia militarizzata. La figura corre sempre, ma non sfugge mai al potere», spiega Sahin.
Con questo film, l’autrice esplora la connessione tra intrattenimento e regimi autoritari e considera i droni come un simbolo pi. ampio dell’intreccio di questi stimoli in forte competizione. «Mi interessa la guerra psicologica – spiega Sahin – come la percezione venga modellata molto prima di usare un’arma. I droni fanno parte di questo apparato, non si limitano a osservare, ma producono un modo di vedere. Sono strumenti di visibilità e invisibilità allo stesso tempo. Ma anche nei sistemi più avanzati, non esiste una vera automazione. C’è sempre qualcuno che guarda. Qualcuno che prende la decisione e preme il grilletto. La distanza può aumentare, lo schermo può allargarsi, ma la responsabilità non si dissolve».

Berîtan, la protagonista del film chiamata così in onore della guerrigliera curda Gülnaz Karataş, ha tre tentativi per salvare la sorella, ma è intrappolata in una narrativa predeterminata. Il film utilizza la fantascienza come modalità narrativa, alternando riprese militari, animazioni da gaming e seducenti spot pubblicitari, in un montaggio che rompe la fluidità del racconto. «Ogni sistema si rivela quando ne alteri il ritmo», afferma Sahin. «Il film segue una struttura, ma non la convenzione. Film, testo, codice, visioni da drone. Combino forme non per distrarre, ma per focalizzare. Quando le cose non scorrono come previsto, lo spettatore inizia a notare ciò che di solito è nascosto. È lì che abita il controllo, nelle cose che smettiamo di mettere in discussione».




Per i due pannelli in alluminio, esposti insieme al film, Sahin ha utilizzato un software di apprendimento automatico per la generazione di immagini, istruendolo sul proprio lavoro. I testi che emergono sulle campiture monocrome sono volutamente ambigui, e utilizzano una grammatica memetica che risuona anche nelle immagini caratterizzate dalla tipica estetica cute ritenuta di maggior successo dagli algoritmi: lettere bombate, fiori che sbocciano, unghie rosa shocking, ma anche proiettili e coltelli. «La cultura pop ha una grande influenza su di me, non come decorazione, ma come strategia. Le sue superfici sono seducenti, efficaci e comprensibili a livello globale. È per questo che il potere le usa. Ciò che mi interessa è come la violenza si muove attraverso queste superfici». La domanda allora non è se l’estetica pop sia pericolosa ma se stiamo prestando attenzione a come funziona.


Cemile Sahin
Cemile Sahin è nata a Wiesbaden, in Germania, nel 1990. Vive e lavora a Berlino. La sua pratica artistica si muove tra cinema, fotografia, scultura e letteratura, utilizzando liberamente diversi media. Le strategie narrative del suo lavoro si rifanno a un formato episodico di narrazione ispirato alle serie TV contemporanee e ai video online. Le sue opere trovano un ritmo vertiginoso nell’uso consapevole delle dinamiche di questi processi, trascinando lo spettatore verso rivelazioni inaspettate e talvolta scomode, tra cui quella che la scrittura della storia è determinata da prospettive in costante mutamento. Il suo romanzo d’esordio, TAXI, è stato pubblicato nel 2019, seguito nel 2020 dal libro Alle Hunde Sterben [All Dogs Die]. Nel 2019 le è stato assegnato il premio ars viva 2020 per le Arti Visive. Nel 2024 è stato pubblicato il suo terzo romanzo, Kommando Ajax, da Aufbau Verlag.
Le sue opere si trovano all’interno delle collezioni di musei come: Kunstmuseum Stuttgart, Kunsthaus Zürich, Julia Stoschek Collection, Berlino/Düsseldorf o il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Torino.



