Sembrano ancora tempi duri per il mercato dell’arte e a dirlo è Deloitte, l’unica tra le maggiori società di consulenza a realizzare un report annuale sulle tendenze del collezionismo e sulla salute del comparto dal punto di vista finanziario. Proprio nella sede romana del colosso, durante il nuovo incontro di Art & Finance promosso da Deloitte Private, è stato presentato il 10 luglio il Report 2025, uno studio che interpreta i dati del 2024 e quelli del primo semestre dell’anno corrente. Tra i protagonisti dell’evento, Ernesto Lanzillo (Deloitte Private Leader), Barbara Tagliaferri (Art&Finance Coordinator Deloitte Italia), Pietro Ripa (Private Banker Fideuram) e Roberta Ghilardi (Art&Finance Senior Manager Deloitte Italia), offrendo una lettura integrata tra finanza e cultura. Accanto agli esperti Deloitte, anche la voce dell’artista Emilio Isgrò e una tavola rotonda che ha riunito Fabiana Ciafrei (Minerva4art), Cristiano Collari (Pandolfini), Sonia Farsetti (Gruppo Apollo), Renata Cristina Mazzantini (GNAMC Roma) e Veronica Siciliani Fendi (Galleria Continua, RHINOCEROS e FOROF).

Lanzillo: «Il Report unisce chi parla di numeri e chi si occupa di arte»
«Sono otto anni che realizziamo il nostro report annuale sul mercato dell’arte». Così Ernesto Lanzillo ha aperto gli studi che hanno riunito personalità provenienti da mondi diversi negli spazi dell’Auditorium Deloitte. «Abbiamo l’obiettivo di fondere gli interessi di chi è abituato a parlare di cifre e dati finanziari e di chi si occupa di arte, che ormai è diventata un asset class del mondo finanziario, da cui non si può più scindere. Le conoscenze dei due ambiti devono incontrarsi per parlare un linguaggio comune e per migliorare nel complesso il comparto arte italiano».
Spazio poi ai numeri con la presentazione che Pietro Ripa ha fornito sull’andamento economico del mercato dell’arte. Ripercorrendo le tendenze negative previste e poi registrate negli scorsi anni, Ripa ha sottolineato come secondo il Report anche il 2025 – almeno nel suo primo semestre – stia seguendo la stessa via. «Dopo il 2022, che è stato un anno molto buono – spiega – il mercato è andato male, ma non per una correlazione al mercato reale: l’arte non è infatti un bene rifugio, e la tendenza negativa del settore ha ragioni di ordine macroeconomiche. Tra queste il passaggio generazionale, con i giovani che chiedono beni diversi, l’impatto dell’AI e le diverse crisi globali, dal covid ai conflitti». Nel 2024 infatti è stato registrato un fatturato del – 26% rispetto al 2023 e a motivare la caduta c’è anche «la mancanza di fiducia, su cui qualsiasi mercato si basa».
Roberta Ghilardi ha poi acceso i riflettori sui principali trend che riconfigurano il mercato dell’arte. «La comparsa di una nuova generazione, l’introduzione dell’AI e l’espansione verso nuove aree geografiche, oltre a un complesso di nuovi interessi dei collezionisti – dal design alla fotografia da collezione o ai cimeli sportivi – ha generato un cambiamento nel mercato – afferma – nonostante continui il suo calo, è vero pure che tutti i Passion Assets si muovono in controtendenza rispetto al mondo della pittura, e dunque da ciò che tradizionalmente attrae il collezionismo: questo è un elemento di grande interesse».

La parola agli artisti: interviene Emilio Isgrò
Non solo numeri, però. Tra i protagonisti dell’evento anche il Maestro delle cancellature Emilio Isgrò, che ha partecipato con un keynote speech all’incontro portando il punto di vista sul mercato di un artista canonizzato. In conversazione con Ernesto Lanzillo, Isgrò ha commentato la presenza attiva degli artisti nel mercato: «A un certo punto l’artista ha accettato di stare ai margini di un’arte associata alla finanza. Gli artisti non possono dare una sicurezza assoluta assoluta al mercato, e questo perché devono investire sulla loro intelligenza e sulle loro capacità. Il fatto centrale è però che si spende troppo poco per l’arte, e gli artisti non si occupano di questo tema perché sono stati espulsi da questo sistema». «L’arte non può essere globale – ha concluso Isgrò – deve essere faziosa e partigiana, deve procedere per sbalzi».

Una tavola rotonda conclude l’evento
A chiudere l’incontro, una tavola rotonda che ha coinvolto esponenti di rilievo del mercato dell’arte e della gestione culturale, tra cui Fabiana Ciafrei (Minerva4art), Cristiano Collari (Pandolfini), Sonia Farsetti (Gruppo Apollo), Renata Cristina Mazzantini (GNAMC Roma) e Veronica Siciliani Fendi (Galleria Continua, RHINOCEROS e FOROF). Il confronto, moderato da Barbara Tagliaferri (Art&Finance Coordinator Deloitte Italia), ha messo in luce le nuove forme di mecenatismo con un approfondimento sulla realtà di FOROF, ma anche il modo con cui un museo pubblico, come nel caso della GNAMC di Roma, possa proiettare gli artisti canonizzati all’estero e, dunque, sul mercato. Questo infatti l’obiettivo della sua direttrice, Renata Cristina Mazzantini, che ha sottolineato: «Il compito di un museo pubblico è quello di stabilire punti fermi. Non deve dedicarsi tanto alle attività di sperimentazione e talent scouting, quanto più ad accogliere figure già consolidate pronte per fare la storia e andare oltre i confini nazionali».
Ma a margine delle pratiche messe in luce, tra case d’asta e realtà museali, emerge forte una domanda: «Si vive in case più piccole, ci si fidanza con una ragazza di Singapore e si va a lavorare a New York – questo il preambolo di Cristiano Collari – in questo mondo così mobile, cosa ci si fa con i quadri?».

Per il report completo: deloitte.com


