All’EMST di Atene l’arte concettuale non rinuncia alla monumentalità

A otto anni dall'apertura, il museo ateniese (EMST) rappresenta uno dei nuovi poli contemporanei della città

Con l’insegna WHAT IF WOMEN RULED THE WORLD? l’EMST di Atene si presenta agli occhi delle migliaia di persone che transitano ogni giorno su una delle strade più trafficate della città. Il museo, che ospita l’arte contemporanea greca e internazionale, chiarisce al pubblico uno tra gli orientamenti dell’istituzione, e cioè il carattere socio-politico della collezione. Ma l’altro fil rouge che contraddistingue l’EMST, fondato nel 2000 e aperto al pubblico dal 2016, è un particolare focus sull’arte concettuale.

EMST: la storia del museo in un’ex birrificio

Era la fine del XIX secolo quando la fabbrica di birra FIX trasferì la propria sede tra Syngrou Avenue e Kallirois Avenue. Nel 2000 il piano terra dell’edificio fu temporaneamente ceduto alla neonata EMST, mentre due anni dopo si decise che la struttura sarebbe diventata la sede permanente del museo. Da qui la metamorfosi dello spazio, trasformato da 3SK Stylianidis Architects, in collaborazione con Kalliope Kontozoglou, I.Mouzakis & Associates-Architects Ltd e Tim Ronalds Architects.

Con un design ispirato al fiume Ilissos, l’edificio riqualificato presenta una superficie verticale in marmo grezzo che si appoggia a una parete acquatica. Accanto alle facciate che sono state conservate, il quarto lato dell’edificio è stato pensato come una struttura incompiuta in attesa del suo completamento dopo la demolizione. Richiamato per l’esterno dell’edificio, l’immaginario acquatico attraversa anche gli interni del museo, i cui i piani sono disposti secondo un andamento sfalsato. In più l’EMST, anche se privo di uno spazio esterno, presenta un’area pubblica interna all’edificio e il suo ultimo piano offre ai visitatori una vista panoramica del paesaggio dall’Acropoli al litorale sud della città, creando connessioni con il suo tessuto urbano.

Uno spazio per l’arte contemporanea

Dalla fondatrice Anna Kafetsi all’attuale direttrice Katerina Gregos, nella sua giovane storia l’EMST ha raccolto una collezione che conta 1400 opere. Pure se comprende molta arte greca del dopoguerra, che ha costituito una fase centrale nello sviluppo delle avanguardie del Paese, il museo ateniese accende i riflettori sull’arte del XXI secolo, con un particolare riguardo nei confronti delle sue forme più concettuali, oltre alle opere di orientamento socio-politico.

Nel corso della direzione Gregos (iniziata nel 2021) il museo ha preso in considerazione la posizione della Grecia all’estremità sud-orientale dell’Europa, al confine con la Turchia e all’interno dei Balcani, la sua vicinanza al Medio Oriente e al Nord Africa. Con la messa a fuoco di questa realtà, EMST ha preso coscienza della possibilità di diventare un museo leader nella regione, capace di rifletterne il ricco universo multiculturale, storico e socio-politico tra Mediterraneo, Europa meridionale e Medio Oriente, in cui portare avanti nuove narrazioni.

Il museo, che non espone mai le opere in modo permanente, ha un’idea mutevole di allestimento, in cui a lavori di piccole dimensioni si accostano installazioni dal carattere monumentale che occupano intere sale o gran parte di esse, come nel caso dell’opera di Jannis Kounellis, che è presente all’EMST con un vero e proprio altare poverista, o di Kendell Geers, il cui Αkropolis Redux (The Director’s Cut) impone al visitatore di attraversare l’esperienza di un’oppressione politica. Opere, insomma, che mescolano il forte impatto visivo a una ricerca dichiaratamente concettuale. Ed è proprio in questo segno che si apre l’attuale allestimento dell’EMST, che proietta il pubblico nelle proprie linee di ricerca con l’installazione di cortocircuiti realizzata da Mona Hatoum – Fix it – nel 2004.

Lo spazio e i piani della struttura assumono dunque un carattere mutevole. Al secondo e al terzo piano dell’edificio è esposta infatti una selezione di opere in cui si intrecciano molteplici linee narrative, dalle lotte sociali e politiche del dopoguerra in Grecia e la critica delle istituzioni e del potere alle condizioni precarie create dai confini e dalle politiche di esclusione, dal Sudafrica al Medio Oriente. O ancora, si esplorano i limiti del sé e del corpo sociale, le avventure formali dell’astrazione e l’uso dinamico dei materiali, il concetto di negoziazione come campo di espressione dei conflitti sociali. Il museo, che dedica molto spazio alle mostre temporanee, include attualmente anche un’esposizione collettiva dal titolo WOMEN, together, che ha segnato la riapertura dell’EMST nel 2019 dopo un periodo di chiusura.

Proprio questa fase ha consentito all’EMST di operare al massimo delle proprie potenzialità ed è stata possibile grazie a una sovvenzione – annunciata nel 2018 – di 3 milioni di euro da parte della Fondazione Stavros Niarchos (SNF), a cui è legato un altro spazio culturale fondamentale nell’immagine contemporanea della città. Si tratta dello Stavros Niarchos Foundation Cultural Center, un polo di aggregazione affacciato sul mare e firmato da Renzo Piano che costituisce, insieme all’EMST, un perno urbano capace di offrire ad Atene nuovi sbocchi storici.

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