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Sei grandi artiste a St. Moritz

Hauser & Wirth ha inaugurato la stagione a St.Moritz con una mostra di lavori moderni e contemporanei di una selezione femminile sottratta agli artisti della scuderia.

Visitabile fino all’8 settembre, Material Actions, prende il titolo da una serie di Anna Maria Maiolino e si riferisce alla gestualità innata nel processo creativo. La mostra esplora un discorso complesso sulla pittura, mettendo in discussione la sua tradizione intrinsecamente maschile, e i diversi modi nei quali le artiste della mostra hanno interagito e affrontato il genere come tema. Ogni opera è di fatto una traccia della soggettività della mano che l’ha eseguita, sia in forma geometrica che astratta, andando a comporre un ventaglio di prospettive che attraversano i continenti e le decadi temporali.

Tra i diversi spunti e dialoghi che queste artiste evocano, la relazione tra forma astratta e colore si manifesta come un filo che tiene unita tutta la prima parte della presentazione. Al primo piano della galleria, i lavori di Mary Heilmann e di Anna Maria Maiolino scavano nelle possibilità e nelle innumerevoli permutazioni dell’astrazione. Nel caso di Mary Heilmann, la poesia dei suoi lavori si ritrova nella tensione tra il rigore della geometria e le contingenze del mondo umano e organico. La semplicità di questi lavori, come The Red Screen (1995), è minimizzata da una forma ingannevole di noncuranza e da brusche pennellate. La tecnica pittorica casuale dell’artista concepisce una struttura spesso ermetica che si scopre all’osservatore solo gradualmente. Anna Maria Maiolino, una delle artiste attive in Brasile più significative di oggi, usa l’astrazione e la frammentazione per indagare la soggettività e l’individuo. La sua pittura spesso sopporta l’impronta di gesti inconsci, rituali quotidiani ed espressioni sensoriali dell’essere.

L’applicazione della pittura o dell’inchiostro alla superficie trattiene una sorta di intimità tra artista e oggetto. In quest’ottica, la relazione tra mano, gesto e linea ha un suo peso nel lavoro di Maria Lassnig e Luchita Hurtado, che usano la tela come mezzo per plasmare le proprie esperienze individuali. In Die Diktatoren (1964), per esempio, l’austriaca Lassnig, riunisce figure antropomorfe e indeterminate a tinte vivaci per fermare le sensazioni provate da dentro. Hurtado combina astrazione e rappresentazione in maniera mistica, spingendosi tra le connessioni tra il corpo e il contesto in cui esso è inserito. Il suo vocabolario artistico è una miscela di corporeità, paesaggio e trascendenza, specchio del percorso variegato e multiculturale dell’artista.

Esposte al piano terra, Rita Ackermann, Ida Appebroog, Jenny Holzer e Lee Lozano, sono unite dal potenziale espressivo della superficie dipinta. La sfida della Ackermann sta nelle sue composizioni fantasmatiche che emergono dalla superficie per scomparire nuovamente. Invece Applebroog esplora i temi della violenza e del potere, della sessualità femminile, la politica di genere usando lo spazio domestico in maniera disturbante. I tratti di Lee Lozano invece sono animati energie fortissime. Mentre la pittura è spesso un’impresa personale, il potenziale del mezzo in quanto manifesto politico diventa evidente nel lavoro di Jenny Holzer. La mostra include una sua serie recente di dipinti raffiguranti documenti militari ritirati testimoni di atti brutali. Qui l’acquerello diviene foriero di esperienze tanto corali quanto personali di violenza, vulnerabilità e potere.

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