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Un Pompidou a Malaga

Andalusia chiama Francia. Malaga si prepara ad accogliere il primo pop up Pompidou, una sede satellite del Centre Pompidou che per cinque anni sarà ospitata nel centro culturale El Cubo, creato nel 2013 e ora rinnovato per accogliere le opere della collezione del museo francese. Il pop up è una struttura temporanea, uno spazio provvisorio, un museo che ha nella brevità la sua forza, perché, in quanto precario, dovrebbe essere più libero e più propositivo. Il Pompidou di Malaga è il seguito dell’operazione di decentralizzazione del Mobile Centre Pompidou, un progetto sperimentale che ha attraversato la Francia tra ottobre 2011 e settembre 2013, attirando circa 250mila visitatori e, come ha affermato il presidente Alan Sebain: «Diventerà la punta di diamante dello sviluppo internazionale del museo». Il presupposto dell’iniziativa è quello di offrire agli spettatori uno spazio ibrido, innovativo e vivace oltre all’opportunità di esperire l’ampia collezione del Centre Pompidou. Lavorando fianco a fianco con la cultura locale e le associazioni del territorio, il pop up Pompidou agirà come un traino culturale, un «cultural driving force», come lo definisce il presidente, che dialogherà con i musei e il patrimonio artistico, attivando progetti di riqualificazione.

La città nativa di Picasso, negli ultimi anni, ha fatto della cultura e dei musei i focus del suo sviluppo e l’obiettivo della proposta per la creazione del primo il pop up fuori dalla Francia intende consolidare, secondo il sindaco di Malaga Francisco De La Torre Prados, la posizione di riferimento culturale della Spagna. Come il Louvre, che avrà la sua sede temporanea ad Abu Dhabi, anche il Pompidou sperimenta il fenomeno dei musei in franchising anticrisi che, spostando le risorse all’esterno, mirano a trarre guadagno, in termini economici e artistici, da contesti alternativi, creando nuove connessioni con l’arte emergente. L’idea è quella di far uscire l’arte dai contesti istituzionali canonici, come nel caso dell’esperienza dell’arte fuori di sé di Studio Azzurro. Scrive Paolo Rosa: “Un’arte rinchiusa in se stessa, autoreferenziale, troppo attenta ai procedimenti della comunicazione e del marketing perde il contatto con quanto accade realmente sul territorio, fatica a cogliere i segnali di mutamento della società e a trovare sorgenti autentiche per nutrire il proprio immaginario. L’arte fuori di sé, l’arte che esce da sé può svolgere una funzione di orientamento alternativo spostando il suo baricentro da una creazione individuale a una creazione collettiva”. Il pop up Pompidou porterà l’arte fra le strade di Malaga anche grazie al fatto che El Cubo che lo ospiterà è un edificio in vetro trasparente: dinamiche di visione tra il vedere e l’esser visti attiveranno dialoghi tra le opere d’arte all’interno e gli spettatori passanti all’esterno.

Esempio di un’operazione affine, in Italia, è il Cubo di Alberto Garutti, una stanza di vetro nel quartiere Don Bosco che espone opere del Museo di arte contemporanea Museion di Bolzano. Rivolto a chi non ha mai visitato il Pompidou, oppure lo ha fatto occasionalmente, il pop up offrirà ai visitatori un nuovo approccio all’arte basato sull’interazione: giochi, questionari, dibattiti in uno spazio di due piani e cinque concept tematici (le metamorfosi, il corpo in pezzi, il corpo politico e l’uomo senza faccia) per attraversare l’arte del XX e XI secolo, da Picasso, Ernst e Frida Khalo a Magritte, Calder, Bacon e Sophie Calle, solo per citarne alcuni.

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