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Et curis, la performance

Et curis è la performance di Giovanni Gaggia e Francesca Romana Pinzari che si è svolta ad aprile all’interno della doppia personale Et curis di Giovanni Gaggia ed Eva Gerd alla galleria Rossmut di Roma, a cura di Loretta Di Tuccio. La mostra unisce le sensibilità dei due artisti che in comune hanno il lavoro con il ricamo e il lavorare con parti del corpo: Eva con le ossa di animali, Giovanni con il cuore di animali. Le loro opere, pur differenti, sono legate da un sentire intimo che va ad aggiungere un’azione ed un intervento su parti organiche naturali rinnovate nell’essenza attraverso un percorso di dolore. Ma perché il titolo Et curis? Il riferimento è al prendersi cura di qualcosa di preesistente in maniera delicata e incisiva allo stesso tempo: Gaggia ricama cuori, Eva ricopre di tessuti ossa di animali, cosicché la natura diventa soggetto/oggetto di una trasformazione subliminale. La performance, di cui proponiamo il video di documentazione, nasce come riflessione sul cibo, su quanto sia elemento vitale che nella nostra società ha perso quella funzione primaria di sostentamento, e su quanto sia importante farsi somministrare il cibo in condizioni di disagio e di mancanza di autonomia. Francesca Romana e Giovanni si trovano davanti a una tavola imbandita l’uno di fronte all’altra, legati da camicie di forza ed era tutto bianco, perché il bianco è simbolo di purezza, di ricerca dell’assoluto. Gli spettatori dovevano dare ai due performer il cibo mentre ascoltavano una sonata di Bach con ipod e cuffiette.

Dalle parole di Gaggia: «la costruzione della performance con Francesca Romana Pinzari si è basata sull’idea dell’incontro e della condivisione con l’altro. Il pubblico, ma sarebbe più corretto parlare di partecipanti, sono stati posti perentoriamente di fronte alla necessità di “prendersi cura” dell’altro, del bisognoso, dell’incapace. Per ottenere il più forte impatto emotivo possibile, com’era nelle nostre intenzioni, l’azione si è svolta coinvolgendo le persone individualmente senza alcuna presenza di pubblico. Ciò ha evitato la perdita di spontaneità da parte dei partecipanti e qualunque cenno di teatralità. L’azione ha avuto come elemento cardine il cibo, inteso come nutrimento necessario e indispensabile, di cui generalmente ne percepiamo l’importanza solo quando sono altri a dovercelo somministrare, come alla nascita o quando si rimane infermi al termine dell’esistenza». Il significato profondo dell’imboccare porta al bisogno di affidarsi, in questo caso la singola persona che entrava in contatto con i performer si calava in un’atmosfera intima giungendo ad una catarsi personale. I due artisti hanno invitato i partecipanti ad una cena particolare dove si rivelava l’amore fra loro, ma non un amore passionale, bensì la condivisione del trasporto per l’arte e il riconoscimento di un amore professionale: uno spunto che va nella direzione di sublimazione di un sentimento puro. Si percepisce una tensione per il fatto che i performer sono legati da camicie di forza, dalle loro parole: «Ci trovavamo nell’impossibilità di muoverci a causa di una costrizione, di una non-scelta. Volevamo rendere percepibile il disagio e la difficoltà estrema a cui dover rispondere con un’azione di aiuto e di responsabilità». La massima libertà e il fatto di non aver rivelato niente di ciò che sarebbe accaduto durante Et curis ha dato il là a comportamenti spontanei, a un coinvolgimento emotivo forte, a reazioni fra le più diverse, che hanno generato anche un impatto emotivo sugli artisti che non sapevano neanche come avrebbe reagito il loro corpo ad un’azione tale, dichiarano: «Le sessioni sono durate circa dieci minuti ed ognuna è stata diversa dall’altra, tutte comunque hanno lasciato una traccia di intensa emozione. Ci piace citare soltanto quelle delle due galleriste di Rossmut, anche loro all’oscuro di tutto. Gilda prima di somministrarci il cibo ci ha coccolato e accarezzato a lungo quando, ad un certo punto, per spostare il piatto pieno di riso è caduto il bicchiere di vino. Immediatamente ne è seguito un lungo pianto liberatorio da parte di tutti e tre, come se il piccolo incidente avesse riportato alla memoria la sofferenza per tutti gli inciampi e per gli aiuti negati nei momenti difficili. Loretta invece è riuscita a prendersi cura di noi soltanto per pochi secondi, ma gli abbracci e le parole per la grande commozione sono andati avanti per giorni e giorni». Et curis è basata essenzialmente sull’emozione, anche l’isolamento dato dagli auricolari con la sonata di Bach eseguita per l’occasione da Daniele Pozzovio, portava alla volontà di indirizzare l’attenzione dello spettatore sulla relazione con i performer. Il menù è stato pensato da Francesco Paolo Del Re e Sabino De Nichilo nello spirito di una piena collaborazione. Il confronto con l’altro è stato una componente essenziale dell’intera ideazione e realizzazione della performance. Le foto sono di Alessandra Baldoni. Info: www.giovannigaggia.it; www.francescaromanapinzari.com

Il video è stato realizzato e montato da Caterina Rufo

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