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Dalla carta alla lamiera

La giovane artista Veronica Botticelli è l’autrice dei seducenti lavori in mostra nello spazio AnnaMarraContemoranea di Roma. Sono tutto quello che vedo, curata da Giorgia Calò, è visibile dal 16 aprile al 23 maggio. L’elegante allestimento della galleria lascia respirare i lavori pittorici, favorendo la divisione di questi per supporto: lamiera, carta e tela. Veronica Botticelli è tra gli artisti che hanno lo studio nel condominio di via Arimondi a Portonaccio. Diplomatasi nel 2004 all’accademia di Belle arti di Roma elegge la pittura a mezzo privilegiato del suo lavoro artistico. Diversi sono i premi da lei vinti; l’ultimo nel 2012 che la vede tra i selezionati nella V edizione del premio Vaf con una mostra itinerante. Dopo la prima personale, Atelier d’artista, (2006) nella biblioteca di villa Mercede (Roma), seguono altre collettive. Nel 2010 Fabio Sargentini cura la sua personale, Un quadro nel teatro, alla galleria l’Attico di Roma.

«Lo spazio della mia pittura è uno spazio mentale. È il dialogo che io instauro con ricordi, tracce, musica, colori e paesaggi che mi hanno interessato nella vita», così Veronica Botticelli parla del suo lavoro. I suoi sono soggetti solitari; soggetti non immersi in un contesto ma sospesi nel colore. Quest’ultimo probabilmente l’aspetto del suo linguaggio pittorico che più la lega all’esperienza iniziale al fianco di Piero Pizzi Cannella. Dal maestro, tra i protagonisti della così detta scuola romana di San Lorenzo, come lei stessa dichiara in un intervista, ha imparato molto: «Ritrovarmi lì è stato importante perché capivo che era un luogo dove accadeva l’arte vera». Nella prima sala i lavori su lamiera, per sua natura cromaticamente non piatta, sui quali l’artista è intervenuta unicamente con il colore bianco, altamente contrastante il nero del supporto. In Int. 16 (2012), un dittico su due pannelli verticali, una poltrona bianca è la protagonista indiscussa. Nonostante la sensazione di assenza/attesa si intravedere una presenza invisibile, come se in quel momento qualcuno stesse girando la poltrona per sedersi.

L’azione si rivela in Polittico (2012-2013), dove su quattro pannelli longitudinali, disposti come uno story board, una bicicletta passa davanti ai nostri occhi. Narrazioni silenziose quelle presenti nei lavori di Veronica, dove è compito dello spettatore, attraverso qualche indizio, leggere la storia appena svelata. Il piccolo spazio di raccordo – tra le due grandi sale – racconta l’esperienza dell’artista con la carta: una selezione di sei pitture su busta da lettera ministeriale – materiale che l’artista colleziona facendosele anche donare dagli amici. In Tanto tempo perso la presenza di una manciata di francobolli dà origine a un legame, un dialogo silenzioso con i lavori installati di fronte. Nell’ultima sala, illuminata anche dalla luce naturale che proviene dal cortile, lo spettatore può immergersi nell’intenso turchese multi sfaccettato, dato per velature e stratificazioni, che domina lo sfondo delle grandi tele. Si tratta di tre lavori dalle grandi dimensioni, tra cui Corri, esprimi un desiderio (2011 -2013) restituisce una delle modalità operative dell’artista: il procedere per sovrapposizioni di immagini mentali. Qui una neoclassica chaise longue dialoga con il ponte di ferro e il gazometro, uno dei simboli della Roma più moderna e industriale, delineato da un brillante rosso/arancio che vibra accanto al turchese. Indubbiamente Veronica Botticelli tramite la sua pittura, fatta di immagini delicate e sospese, ha la capacità di raccontare storie al di la del visibile.

Fino al 23 maggio; Anna Marra Contemporanea, via San’Angelo in Pescheria, Roma;  info: www.annamarracontemporanea.it

Foto di Sebastiano Luciano

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