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Capriccio 2000

Lo spazio di Marsèlleria che ospita la mostra Capriccio 2000 dell’artista Andrea De Stefani si presenta come un garage, un tunnel, una galleria. Anonima al primo impatto, con una luce calda e aranciata che offusca la mente e rende tutto compatto, uniforme, inquietante. Serve, quindi, attenzione. Serve acuire la vista per capire che questo percorso in lunghezza ospita un giardino urbano ricostruito, con piantine strappate dal ciglio della strada e ripiantate in un pavimento catramoso; con personaggi in gesso dal colore a pastello sbavato, memorie sbilenche di elementi realmente trovati dall’artista nel suo girovagare per spazi comuni. E proprio come i capricci secenteschi, Capriccio 2000 si immagina di ricreare un collage emozionale di architetture, rovine e prospettive metafisiche destinate anche alla deriva.

Un ambiente cristallizzato, dove trovano spazio le “scorie del tessuto urbano contemporaneo”, che invita all’osservazione e all’analisi delle tracce antropologiche abbandonate nel tessuto urbano, alla loro interpretazione e trasformazione. Un percorso che va camminato, quello progettato da De Stefani, nel quale ciò che si vede entra spesso in contrasto con ciò che si sente. Il soundscape progettato per l’occasione da Floriano Campi, dai toni jungle e psychedelic pop, crea una discrepanza con l’ambiente, come se si faticasse a riconoscere segni di decadenza in ciò che ci appare. Un disegno tridimensionale, ma non solo. Anche una linea incisa su vetro, quasi impercettibile, che si mostra solo se illuminata violentemente. Un’ombra che crea un altro percorso prospettico che si indirizza nell’infinito del foglio bianco. E come la scatola blu raccontata da David Lynch in Mulholland Drive, che racchiude buchi neri temporali, ci sentiamo anche noi proiettati in questa via senza fine, che emerge piano piano da una stanza totalmente buia e ci confonde.

Fino al 9 novembre 2018, Marsèlleria via privata Rezia, 2 – Milano. Info: www.marselleria.org

 

 

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