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Kraken, la graphic novel di Pagani e Cannucciari

«In fondo, ogni epoca ha i suoi mostri a cui sacrificare la propria innocenza in cambio di speranza e buona sorte, no?». La quarta di copertina del graphic novel Kraken (Tunué, 96 pagine, 16.90 euro) lascia poco spazio a fraintendimenti: questo volume cartonato a fumetti realizzato da Emilio Pagani (soggetto e sceneggiatura) e Bruno Cannucciari (disegni, colori e lettering) è una discesa in un racconto per certi versi epico, con al centro «un mostro marino, una comunità al baratro e un bambino indecifrabile», riporta la scheda di presentazione.

La storia è ambientata a Selalgues, un piccolo centro sulla costa settentrionale della Francia, dove la pesca la fa da padrone, così come il pregiudizio e la superstizione. A farne le spese è soprattutto Damien – «un ragazzo particolare, speciale per certi versi», lo descrive la madre – deciso con tutte le sue forze a stanare e uccidere il Kraken, una creatura marina la cui figura «si è ben attestata nel folclore, nella letteratura e nel cinema. Spesso rappresentata come bestia malevolmente avversa all’uomo, incarnazione della forza aggressiva e primordiale della natura». Un identikit niente male, ma l’odio covato da Damien è motivato dal fatto che la ritiene responsabile della morte del padre e del fratello. Una sorta di ossessione, la sua («la puntata sul Kraken era la mia preferita, l’avrò vista un milione di volte», esclama – quasi inebetito – davanti alla tv) che però non trova alcun tipo di ascolto («il Kraken non esiste, non esistono mostri marini, non esistono le sirene, non esiste niente di niente», provano a spiegargli gli adulti), fermo restando che il ragazzino è stato testimone – e questo è un aspetto incontrovertibile – delle più nefaste tragedie avvenute in paese. E, soprattutto, è stato il solo a uscirne senza un graffio.

Dunque che sia lui, nella realtà, il mostro portatore di sventure? La frequente diffidenza dei grandi, spesso rassegnati a una vita legata a rimpianti e rimorsi, nei confronti dei bambini («il Kraken non c’entra niente con la morte di tuo fratello. Esistono solo i nostri sensi di colpa e la nostra solitudine», prova a spiegargli Serge Dougarry, ex conduttore di un programma tv, oggi bevitore strangolato dalla solitudine), il disincanto degli uomini di domani («stavo preparando il piano per stanare il Kraken e ucciderlo con il mio arpione», ammette il piccolo protagonista), una comunità che non capisce – meglio, non vuole capire – preferendo adagiarsi nell’ordinario.

Pagani e Cannucciari hanno dato alle stampe un graphic novel dalle tinte scure, quasi acquitrinose, calato nella realtà in modo imbarazzante (è un complimento): testi scorrevoli che è una bellezza (con rievocazioni mitologiche che non passano inosservate) e disegni ottimi (il colore dominante è il verde dei fondali) contraddistinti da tratti realistici ed espressioni dei personaggi più che veritieri (Damien su tutti). Spiega Pagani: «Teniamo particolarmente a questo fumetto. Ci abbiamo messo dentro tanto, tutto quello che siamo riusciti a metterci – e tanto è rimasto fuori – puntando esclusivamente sulla storia e sull’atmosfera, senza fare sconti». Un graphic novel «privo di scorciatoie, ammiccamenti o strizzatine d’occhio. Conta soltanto la storia. È lei a comandare e a indirizzare tutto il resto».

Info: www.tunue.com

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