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Galleria Nazionale, nuovi progetti

Esattamente un anno fa inaugurava il nuovo corso della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, dalla ridisposizione della collezione alla prima mostra. Con l’intento di festeggiare l’anno di attività che ha portato a compimento un ampio processo di trasformazione, riorganizzazione e allestimento, la direttrice Cristiana Collu è riuscita a far confluire nella data del 21 giugno, contemporaneamente la Festa della Musica con Dj set di Boosta, l’inaugurazione delle mostre, /Uncinematic di George Drivas, artista ateniese che rappresenta la Grecia alla 57esima Biennale di Venezia, la collettiva Corpo a Corpo e la conclusione del progetto Leoni di Davide RivaltaCome un flashback la mostra /Uncinematic, è un’eccezionale selezione di opere cinematografiche che ripercorre tutta la carriera artistica di Drivas dal 2004 e al 2015, 7 video di cui 5 in bianco e nero e 2 a colori. L’artista nelle sue opere utilizza una sequenza di immagini alternate e questa alternanza tra i fotogrammi produce l’impressione di movimento, un effetto di stop motion. Un lavoro si incentra sulla relazione tra fotografia e cinema, proprio perché l’immagine fissa è l’inizio di quest’ultimo. La potenza delle sue opere deriva dal silenzio delle immagine statiche, lo spettatore è portato a rallentare e trovare il suo spazio nella riflessione. Per l’artista si tratta di creare una nuova concezione di spazio e tempo, un nuovo modo di presentare e di seguire una storia attraverso la costruzione di una «lentezza velocizzata, simile al non-ritmo dei sogni, una rapidità percepita in maniera quasi ipnotica, cosicché il tempo e la durata diventino quasi irrilevanti». La sua indagine coinvolge sperimentazioni sull’immagine ferma o in movimento, narrativa o non narrativa, e ricerca un linguaggio astratto sia nel contenuto sia nella forma. I suoi film potrebbero essere ambientati in qualsiasi momento e ovunque, nel futuro o nel passato. I suoi eroi sono personaggi spersonalizzati, esseri senza passato, senza identità e spesso senza nome. Gli elementi architettonici, grattacieli, musei e stazioni ferroviarie, costituiscono essenzialmente l’immagine dei suoi film. Le immagini della fredda architettura modernista catturata dalla sua videocamera o macchina fotografica proiettano un’atmosfera di malinconia e di alienazione, mentre il paesaggio urbano mette in scena temi cruciali come questioni esistenziali, relazioni umane, mancanza di comunicazione, desideri sessuali insoddisfatti sullo sfondo di una società della sorveglianza. L’allestimento è semplicemente straordinario. Una struttura essenziale e leggera in legno avvolta da tende bianche fluttuanti, due proiettori rialzati e un prisma al centro che rendono la proiezione emozionale.

Corpo a Corpo, invece, a cura di Paola Ugolini, analizza un momento cruciale che copre i due decenni ’60 e ’70, anni di presa di coscienza e di autodeterminazione in cui si collocano le ricerche sperimentali che hanno declinato in vario modo le istanze femministe di alcune artiste come Marina Abramović, Tomaso Binga, Sanja Iveković, Ketty la Rocca, Gina Pane, Suzanne Santoro e Francesca Woodman e di pioniere nella danza come Trisha Brown, Simone Forti e Yvonne Rainer negli scatti di Claudio Abate, le cui opere sono esposte in dialogo con il linguaggio del corpo ripresp da artiste dell’ultima generazione come Goldschmied & Chiari, Chiara Fumai, Silvia Giambrone, Valentina Miorandi e Alice Schivardi e il duo parigino Claire Fontaine.

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