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Dammi la mano

“Questo volume ha le stesse radici di Amina e il vulcano, la mia prima graphic novel. Sono storie che avevo in testa da tempo, ma non godevano ancora di una forma definita. Erano l’insieme di tante cose viste, pensate, ascoltate e disegnate nel corso degli anni e che, ad un certo punto, hanno trovato il canale giusto per uscire”, così Simona Binni, romana classe 1975, che – come è scritto nella sua presentazione – “disegna fumetti fin da bambina”. È lei l’autrice di Dammi la mano (Tunué, 128 pagine, 16.90 euro) – colori di Marcello Iozzoli – “una graphic novel per chi sta crescendo, ma anche per chi è stato bambino e sa di esserlo ancora”, si legge ancora. La storia ha come protagonisti Jonathan e Maya, due ragazzini che vanno in classe insieme, divisi tra il desiderio di crescere e l’ingenuità di chi è ancora bambino. Provengono da contesti familiari difficili e a scuola sono spesso soggetti a richiami disciplinari.

“Entrambi sono i volti e i caratteri dei ragazzi e delle ragazze con i quali ho lavorato per tanto tempo, in molteplici contesti, da quello più complesso, di stampo psicologico-sociale, a quello più ludico di educatrice”, riprende Binni, laureata in psicologia dell’età evolutiva. Dopo un’accesa lite i due vengono convocati in presidenza. Il professor Dante ha in serbo per loro una punizione particolare: puliranno e riverniceranno un vecchio aereo donato dal sindaco alla scuola. Ogni giorno, finché il lavoro non sarà completo (“regola uno, scadenza improrogabile il 15 giugno. Regola due, inizierete tutti i pomeriggi alle quindici. Regola tre, collaborazione. E ricordatevi, sarete responsabili l’uno dell’altro”). L’inizio non sarà dei più semplici, e i primi giorni i ragazzi li trascorreranno a litigare – “ehi, ma che cavolo! Io lavoro e tu ti fai gli affari tuoi? Oltre che gallina sei anche sorda”, si rivolge Jonathan a Maya, sentendosi rispondere “e tu invece hai la sensibilità di un bradipo” – però mano a mano che il compito procederà, il loro diventerà un incontro fatto di condivisione e scoperta reciproca, di conoscenza e crescente affiatamento. Un percorso che li porterà a uscire dalla solitudine. Spiega l’autrice: “L’adolescenza è un periodo critico del percorso di crescita, che spesso se vissuta male lascia dei segni di profondo dolore, difficile da cancellare. Sarebbe sempre auspicabile che gli adulti ricercassero dentro di loro delle sensazioni, dei ricordi, delle immagini legate a quel periodo”. Quindi la domanda cade, inevitabile, sui progetti futuri. “Mi piacerebbe, appunto, approfondire la vita degli adulti, che fino ad ora hanno svolto un po’ la funzione di “cornice” all’interno delle mie storie. È arrivato il momento”, conclude. Info: www.tunue.com

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