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Luminaria

Una settimana ancora per visitare Luminaria, parte del festival Digital life, realizzato nella Pelanda di Testaccio con una programmazione ricca di concerti e performance. La mostra, che come sempre si concentra sul rapporto tra l’arte le nuove tecnologie, si focalizza in questa edizione sul ruolo della luce e il suo utilizzo da parte dell’arte digitale. Molti gli artisti coinvolti, con una presenza spiccatamente francofona grazie alla collaborazione con Elektra – il festival d’Arte digitale di Montréal, che è riuscito nei suoi circa quindici anni di attività a fare di questa città uno dei riferimenti principali dell’arte digitale del Nord America.

Jean Dubois presenta Tourmente, un’installazione costituita da un grande schermo con una serie di ritratti con i quali è possibile interagire tramite il proprio telefono. Chiamando un numero attivato per l’occasione e soffiando nel microfono si potrà vedere un forte vento abbattersi sui volti delle persone fino a deformarne i tratti somatici. Joanie Lemercier propone un paesaggio disegnato a mano che rappresenta il vulcano giapponese Fujiyama sul quale vengono proiettate altre immagini così da creare un ambiente visionario, fantastico e immersivo per lo spettatore. Breathless è invece un’installazione dell’artista belgo-russa Alexandra Dementieva, formata da tre sculture luminose che, collegate a contenuti internet, analizzano la frequenza in rete di alcune parole legate ai concetti di paura o desiderio. Più queste sono frequenti più le sculture si illuminano. Lo spettatore può entrare nelle sculture-gabbie e soffiando su un microfono, alterare la luminosità della scultura e, metaforicamente, la presenza di questi sentimenti. Peccato però che la maggior parte delle performance che prevedevano la partecipazione attiva del pubblico siano state attivate solo nel weekend inaugurale della mostra.

Ci resta così il rimpianto di non aver potuto interagire con i blind robot di Louis-Philippe Demers o non aver potuto indossare gli esoscheletri di Bill Vorn che ordinano e obbligano lo spettatore a compiere determinati movimenti.

Fino al 6 dicembre, Macro Testaccio, Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma; info: www.museomacro.org

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