4_Ritorno a casa

Lucifero è ormai alle spalle. E la quarta tappa del ciclo napoletano di Gian Maria Tosatti è un passo lungo e faticoso verso la salvezza, un approdo a una condizione sospesa che inchioda l’animo umano alla desolazione di un luogo, un imponente ex ospedale militare abbandonato al logorio del tempo, che nelle intenzioni dell’artista si configura come la spiaggia del Purgatorio dantesco. Nessun Catone ad accoglierci, né un Virgilio a guidarci nei quattromila metri quadrati di un Antipurgatorio rivisitato, teatro di un silenzio assordante disseminato nella ripetizione maniacale di ambienti molto probabilmente vissuti nella speranza di una salvezza possibile e di un ritorno a casa. L’installazione aggiunge un tassello decisivo al mosaico che l’artista romano sta realizzando a Napoli, un progetto metaforico di ricerca interiore e di mappatura dell’animo umano che si affida a un lessico ricorrente e riconoscibile: polvere, macerie, resti, ambienti e oggetti domestici, che sono insieme segni linguistici e traiettorie simboliche depositari di una coerenza stilistica determinata dal rigore della site-specificity.

All’interno delle celle che si susseguono al primo piano c’è la riproduzione fotografica del rifugio solitario di Lucifero, la sua camera segreta, una traccia che si pone quasi come monito a non ricadere nell’errore. Uno degli ambienti più suggestivi è situato al secondo piano, dove una serie di vasche colme d’acqua popolano un corridoio incorniciato da antichi affreschi di tema sacro che preparano spiritualmente il visitatore all’incontro con una simbolica porta dorata, probabile soluzione salvifica. L’opera è anche momento di riflessione sul tempo, su una condizione di attesa e di incertezza nella ricerca di una nuova via non necessariamente ascensionale. Inoltre, al sole di Napoli, che si diffonde fiero attraverso una serie di finestroni aperti, è affidato il compito di costruire uno schema di alternanze luministiche che influiscono particolarmente sulla fruizione degli ambienti.

«È probabilmente l’opera che mi è più cara» ha affermato Tosatti. I due immensi piani del complesso della Santissima Trinità delle Monache sono stati riaperti al pubblico dopo oltre trent’anni di oblio, come era già successo per la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, per l’ex anagrafe di Piazza Dante e il grande magazzino dell’Immacolatella in occasione delle tre precedenti stazioni, a testimonianza di quanto questo ciclo coniughi direzione estetica e riscoperta del tessuto urbano. Sette Stagioni dello Spirito è ispirato al Castello Interiore opera letteraria di Santa Teresa D’Avila ed è un progetto curato da Eugenio Viola e promosso dalla Fondazione Morra con il supporto della Galleria Lia Rumma. 4_Ritorno a casa è visitabile dal martedì alla domenica, dalle ore 12 alle 18.

Foto Fierro Ferrara