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	<title>Arti Visive - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Mon, 24 Aug 2026 10:59:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La pietra, il mare, la memoria: Gio’ Pomodoro torna all’Elba</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/24/la-pietra-il-mare-la-memoria-gio-pomodoro-torna-allelba/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 10:58:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[Trent’anni dopo, le sculture di Gio’ Pomodoro tornano a dialogare con il paesaggio dell’Elba, tra cave, borghi e memorie]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Trent’anni dopo, le sculture di Gio’ Pomodoro tornano a parlare con l’isola d’Elba, non attraverso una semplice mostra celebrativa ma dentro gli stessi paesaggi che ne hanno determinato la forma. Dal 25 agosto al 31 ottobre, <em>Gio’ Pomodoro – Sculture in granito. 1996-2026</em> costruisce infatti un percorso diffuso tra Marciana, Poggio, Pomonte e le cave di San Piero, riportando al centro un’esperienza in cui la scultura sembra nascere direttamente dalla materia e dalla geografia dell’isola. Nel 1996 Pomodoro arrivò all’Elba per realizzare una serie di interventi pensati in rapporto con il territorio, scegliendo il granito locale e lavorando a stretto contatto con i cavatori di San Piero. A distanza di trent’anni, quelle opere non appaiono come presenze estranee inserite nel paesaggio, ma quasi come una sua ulteriore stratificazione: pietre lavorate dall’uomo che continuano a misurarsi con la roccia, il mare, la luce e il tempo. È forse proprio questa la particolarità del progetto: non ricostruire soltanto una mostra del passato, ma riaprire un dialogo tra opere e luoghi. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="500" height="327" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/d975cb27e5d3e1170701b0e7675bc990_XL.jpg" alt="" class="wp-image-344083"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">A Poggio, <em>Dioniso</em> e <em>Okeanos</em> tornano a essere parte del borgo; a Pomonte, <em>Sedile per Due</em> guarda al paesaggio occidentale dell’isola; nella cava di San Piero, <em>Tavola degli Antenati</em> conserva invece il rapporto più diretto con la materia da cui nasce, in attesa di un futuro restauro. Intorno alle sculture, nella chiesa di San Niccolò, prende forma anche una seconda mostra fatta di disegni, acquerelli, fotografie e scritti autografi, materiali che permettono di entrare nel laboratorio mentale dell’artista e di capire quanto il suo lavoro fosse legato alla storia e all’identità dei luoghi. Pomodoro non considerava infatti la pietra una materia neutra: ogni granito portava con sé una storia, una cultura del lavoro, una memoria collettiva. La sua scultura nasceva dall’incontro tra una forma progettata e una materia capace di opporre resistenza, e all’Elba questo confronto assume una particolare evidenza. Le opere diventano così una sorta di ponte tra il gesto dell’artista e quello dei cavatori, tra la tradizione della lavorazione della pietra e la ricerca di una scultura capace di abitare lo spazio pubblico. Anche per questo la mostra assume oggi un significato che va oltre l’anniversario. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/gio-pomodoro-a-isola-d-elba-fontana-okeanos-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-344084" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/gio-pomodoro-a-isola-d-elba-fontana-okeanos-1024x768.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/gio-pomodoro-a-isola-d-elba-fontana-okeanos-600x450.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/gio-pomodoro-a-isola-d-elba-fontana-okeanos-768x576.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/gio-pomodoro-a-isola-d-elba-fontana-okeanos-1536x1152.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/gio-pomodoro-a-isola-d-elba-fontana-okeanos.webp 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Guardare quelle opere significa interrogarsi su come un intervento contemporaneo possa entrare in relazione con un territorio senza cancellarne la storia, e su come una scultura possa continuare a cambiare significato mentre cambia il paesaggio intorno a lei. Il tempo, del resto, è uno dei veri protagonisti di questa esposizione: trent’anni separano la nascita delle opere dalla mostra che oggi le riunisce idealmente, ma la loro presenza sull’isola ha continuato a produrre memoria. La video-testimonianza inedita presentata alla Fortezza Pisana di Marciana aggiunge a questo racconto una dimensione ulteriore, riportando alla luce le persone e il lavoro che accompagnarono quell’esperienza. È un modo per ricordare che dietro ogni grande opera pubblica non c’è soltanto l’artista, ma una comunità, una tecnica, una materia e un luogo. Ed è proprio questa dimensione collettiva a rendere particolarmente interessante il ritorno di Pomodoro all’Elba: la mostra non celebra soltanto uno scultore, ma una relazione riuscita tra arte e territorio. Le sue sculture continuano a stare lì, esposte al vento, alla luce e alla salsedine, sottoposte allo stesso tempo immobile e incessante del paesaggio. A trent’anni di distanza, sembrano dirci che la vera durata della scultura non coincide necessariamente con la sua conservazione intatta, ma con la capacità di continuare a generare uno sguardo. All’Elba, la pietra di Pomodoro è ancora lì per questo: non come monumento chiuso nel passato, ma come materia viva di una memoria che il paesaggio continua ogni giorno a riscrivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Un alfabeto per un mondo che scompare</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/24/un-alfabeto-per-un-mondo-che-scompare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 10:49:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
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					<description><![CDATA[A LUMA Arles Camille Henrot si interroga con un nuovo video su ciò che resterà del mondo che consegniamo ai nostri figli]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A LUMA Arles, Camille Henrot porta in scena con <em>In the Veins</em> una delle contraddizioni più profonde del nostro presente: crescere dei bambini in un mondo in cui molte delle forme di vita che impariamo a conoscere stanno lentamente scomparendo. Gli animali, del resto, fanno parte dell&#8217;immaginario dell&#8217;infanzia fin dall&#8217;inizio. Sono nei libri illustrati, nei giocattoli, nelle filastrocche, negli alfabetieri attraverso cui impariamo a dare un nome alle cose. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa significa insegnare a un bambino che cos&#8217;è un giaguaro o un orso polare mentre il mondo reale di quegli stessi animali è sempre più fragile? È da questo scarto tra rappresentazione e realtà che Henrot costruisce il suo film, trasformando la crisi ecologica da grande questione planetaria in un&#8217;esperienza intima, quotidiana, fatta di paura, amore e responsabilità. Al centro c&#8217;è quello che viene definito <em>ecological grief</em>, il lutto ecologico: la consapevolezza di vivere accanto a perdite che non sono soltanto future, ma che sono già in corso. Specie che scompaiono, habitat che vengono distrutti, ecosistemi alterati diventano così parte del mondo che stiamo consegnando alle generazioni successive. E proprio l&#8217;infanzia permette a Henrot di porre la domanda in modo particolarmente potente: che cosa significa trasmettere un mondo che sappiamo essere diverso da quello che abbiamo ricevuto? Il film non cerca però una risposta nella retorica dell&#8217;apocalisse. Al contrario, guarda alla cura come possibile forma di resistenza. </p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="960" height="640" data-id="344076" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/henrot.jpg" alt="" class="wp-image-344076" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/henrot.jpg 960w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/henrot-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/henrot-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="819" data-id="344075" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/CH_GREGOIRE_DABLON_6-1024x819.webp" alt="" class="wp-image-344075" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/CH_GREGOIRE_DABLON_6-1024x819.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/CH_GREGOIRE_DABLON_6-600x480.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/CH_GREGOIRE_DABLON_6-767x614.webp 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/CH_GREGOIRE_DABLON_6.webp 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">La cura dei genitori verso i figli e quella di chi lavora nei centri di recupero della fauna selvatica diventano due esperienze sorprendentemente vicine: in entrambi i casi si tratta di prendersi responsabilità di una vita fragile senza poterne controllare il destino. Nutrire, proteggere, pulire, riparare, aspettare sono gesti semplici, spesso invisibili, ma proprio per questo fondamentali. In una cultura fondata sulla velocità, sul consumo e sulla continua ricerca del nuovo, la cura introduce un&#8217;altra idea di tempo: un tempo fatto di ripetizione, pazienza e manutenzione. Anche la struttura del film sembra seguire questo ritmo, fatto di cicli, ritorni, crescita e trasformazione. È un tempo che appartiene tanto all&#8217;infanzia quanto alla natura e che entra in contrasto con la percezione immediata dell&#8217;emergenza climatica, che spesso si sviluppa troppo lentamente per essere vissuta come un singolo evento e troppo rapidamente per poter essere ignorata. <em>In the Veins</em> riesce così a parlare della crisi ecologica senza trasformarla in un discorso astratto. La porta dentro le relazioni, dentro i corpi e dentro quei piccoli gesti attraverso cui ogni giorno scegliamo di mantenere in vita qualcosa. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="690" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ISSUE_35_APARTAMENTO_MAGAZINE_CAMILLE_HENROT_PORTRAIT_01-1024x690.jpg" alt="" class="wp-image-344077" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ISSUE_35_APARTAMENTO_MAGAZINE_CAMILLE_HENROT_PORTRAIT_01-1024x690.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ISSUE_35_APARTAMENTO_MAGAZINE_CAMILLE_HENROT_PORTRAIT_01-1536x1035.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ISSUE_35_APARTAMENTO_MAGAZINE_CAMILLE_HENROT_PORTRAIT_01-600x404.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ISSUE_35_APARTAMENTO_MAGAZINE_CAMILLE_HENROT_PORTRAIT_01-768x517.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ISSUE_35_APARTAMENTO_MAGAZINE_CAMILLE_HENROT_PORTRAIT_01.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Henrot non promette che tutto possa essere salvato, né cerca una consolazione facile. Alcune perdite sono irreversibili, e proprio questa consapevolezza rende ancora più importante la scelta di continuare a prendersi cura. Il film suggerisce che la responsabilità non nasce dalla certezza di poter cambiare l&#8217;esito, ma dalla decisione di esserci comunque. Prendersi cura di un bambino, di un animale ferito o di un mondo danneggiato significa accettare la vulnerabilità senza trasformarla in disperazione. È forse qui che <em>In the Veins</em> trova il suo punto più forte: nel trasformare la cura da gesto privato e apparentemente ordinario in un atto etico e politico. Di fronte a un mondo che perde pezzi, continuare a nutrire, proteggere e riparare diventa una forma di coraggio. E il film di Henrot ci lascia proprio con questa idea: forse non possiamo più pensare di salvare tutto, ma possiamo ancora decidere da che parte stare.</p>
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		<title>Claire Tabouret, Les Créatures: l’identità come possibilità della differenza</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/24/claire-tabouret-les-creatures-lidentita-come-possibilita-della-differenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 09:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[L'artista francese ripensa la serialità come spazio di differenza, dove ogni immagine nasce dalla traccia della precedente ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A Gstaad, Almine Rech presenta <em>Les Créatures</em>, la quinta personale di Claire Tabouret con la galleria. Il punto di partenza è <em>Centaure et Bacchante</em>, un’opera su carta di Pablo Picasso del 1947. Tabouret ne riprende il procedimento: una stessa matrice può generare esiti dissimili, mentre la ripetizione diventa occasione di singolarità. È una premessa che attraversa l’intera mostra e permette di leggere le nuove opere come una riflessione sulla costituzione dell’identità attraverso lo scarto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Les Créatures</em> è innanzitutto una mostra di carte. Inchiostro, acrilico e monoprint rendono il foglio parte integrante dell’opera: superficie che registra traccia, pressione, trasparenza, residuo. Nel monoprint ogni passaggio conserva qualcosa dell’impronta e introduce una deviazione. Tabouret è interessata a un oggetto appartenente a una molteplicità capace di rimanere singolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pratica dell’artista si alimenta di fotografie, immagini d’archivio, ricordi d’infanzia e invenzioni. I personaggi abitano una zona sospesa tra realtà e finzione, memoria e sogno. Sembrano provenire da una storia riconoscibile senza consegnarla allo spettatore. Il passato assume una forma mobile, continuamente sottoposta a nuove configurazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>Les Créatures (jaune)</em>, 2026, acrilico e inchiostro fanno emergere una presenza dalla superficie del foglio. Il giallo introduce una luminosità quasi artificiale e conferisce alla figura un carattere intenso, sfuggente. La creatura appare ancora in formazione; la carta ne registra l’instabilità.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="344050" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471a-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-344050" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471a-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471a-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471a-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471a.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="344055" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471f-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-344055" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471f-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471f-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471f-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-00000002471f.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Le Rêve (pâle)</em>, 2026, lascia invece ampio spazio al bianco. L’inchiostro costruisce una presenza rarefatta, prossima a un ricordo parziale. Il titolo accentua l’ambiguità: l’immagine sembra trovarsi nella stessa condizione del sogno, sospesa tra apparizione e riconoscimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>L’Étreinte (bleu)</em>, 2026, il tema diventa relazionale. L’abbraccio mantiene i corpi in una zona intermedia tra intimità e distanza. Il blu raffredda la scena e ne allontana una lettura sentimentale immediata. La figura prende consistenza attraverso il rapporto con l’altra: la distanza diventa condizione della distinzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui si concentra il nucleo teorico della mostra. Tabouret non usa la serialità per moltiplicare un’immagine già compiuta. La usa per mostrare che nessuna immagine possiede uno statuto precedente alla propria differenza. Ogni passaggio mantiene una continuità e produce uno slittamento.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dinamica può essere letta attraverso la <em>différance</em> di Jacques Derrida: il profilo non precede la relazione, prende forma nel rinvio tra configurazioni che non coincidono mai pienamente. Riconoscere significa conservare una traccia; distinguere significa percepire ciò che da quella traccia si è allontanato. L’immagine esiste dentro questa distanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento a Picasso acquista così un valore generativo. <em>Centaure et Bacchante</em> non costituisce un repertorio iconografico da citare, bensì un modello operativo. Tabouret parte da una struttura e ne esplora le possibilità. «Every work has so many potential directions», ha osservato parlando del processo. L’immagine diventa un punto di partenza, una forma ancora disponibile alla trasformazione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="344058" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024719-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-344058" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024719-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024719-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024719-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024719.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="344060" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024720-768x1024-1.jpg" alt="" class="wp-image-344060" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024720-768x1024-1.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024720-450x600.jpg 450w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024720.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="344059" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024721-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-344059" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024721-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024721-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024721-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024721.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="344061" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024725-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-344061" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024725-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024725-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024725-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/INSTALLATION-VIEWS-CLAIRE-TABOURET-GSTAAD-2026_00000000-046c-7fc4-0000-000000024725.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Anche il mito viene riattivato. Le creature mettono in crisi categorie stabili: umano e animale, infanzia e maturità, realtà e immaginazione. La figura appare come una soglia più che come una presenza definita. In questo passaggio, l’eredità di Picasso viene spostata verso una sensibilità contemporanea, dove il mutamento diventa una modalità di conoscenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’attenzione alla figura, alla memoria e all’instabilità del soggetto, Tabouret può essere avvicinata a Marlene Dumas. In entrambe la riconoscibilità dell’immagine resta attraversata da una componente psicologica che impedisce al soggetto di fissarsi definitivamente. Tabouret introduce però una dimensione processuale più esplicita: la figura si definisce attraverso il confronto con altre figure, la metamorfosi e la riproposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il foglio funziona come archivio del processo. Conserva tracce, sovrapposizioni, cancellazioni, divergenze minime. Anche lo sguardo viene coinvolto in questa logica. Una posa richiama quella appena incontrata, una forma ritorna alterata, una tonalità modifica la percezione di ciò che è stato visto prima. Guardare significa ricordare; ricordare significa distinguere. La lettura procede attraverso confronti, ritorni, deviazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le creature di Tabouret sono familiari senza appartenere a una storia definita, riconoscibili senza ridursi a personaggi. Il perturbante nasce dalla difficoltà di stabilire una volta per tutte che cosa si abbia davanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Les Créatures</em> trova qui la propria urgenza. In un sistema visivo dominato dalla riproduzione, Tabouret mostra che la peculiarità può emergere dalla serialità. Il monoprint rende questa condizione concreta; la carta ne conserva le tracce. Alla fine della mostra rimane la sensazione di aver incontrato presenze quasi uguali e mai identiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>All pics: Installation views of Claire Tabouret ‘Les Créatures’, Almine Rech Gstaad, 2026 / © Claire Tabouret &#8211; Courtesy of the Artist and Almine Rech &#8211; Photo: Annik Wetter</em></strong></p>
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		<title>Morto Fabrizio Plessi, il visionario italiano della videoarte</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/23/morto-fabrizio-plessi-il-visionario-italiano-della-videoarte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lana Blanc]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 21:33:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[videoarte]]></category>
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					<description><![CDATA[Fabrizio Plessi è morto a 86 anni lasciando un'eredità artistica che ha segnato la Biennale di Venezia e la sperimentazione tecnologica nell'arte contemporanea]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Fabrizio Plessi, tra i più importanti pionieri della videoarte italiana, è morto il 23 agosto 2026 all&#8217;età di 86 anni all&#8217;ospedale di Dolo, in provincia di Venezia. Nato a Reggio Emilia il 3 aprile 1940, aveva però legato gran parte della sua vita e della sua carriera a Venezia, città in cui si era formato all&#8217;<strong>Accademia di Belle Arti</strong>, dove in seguito aveva insegnato pittura, e dove viveva da molti anni. La notizia della sua scomparsa ha suscitato cordoglio nel mondo dell&#8217;arte; il sindaco di Venezia, Simone Venturini, ha annunciato che la città farà di tutto per ricordarne il contributo artistico.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="799" height="533" data-id="344041" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/liquid-life-plessi.jpg.webp" alt="" class="wp-image-344041" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/liquid-life-plessi.jpg.webp 799w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/liquid-life-plessi.jpg-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/liquid-life-plessi.jpg-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Plessi è stato uno dei primi artisti italiani a utilizzare il video come linguaggio espressivo, avviando le sue sperimentazioni già alla fine degli anni Sessanta. La sua ricerca si è concentrata soprattutto sugli elementi naturali: acqua, fuoco, aria e terra, trasformati in installazioni monumentali, film, videotape e performance che mettevano in dialogo tecnologia e materia. Nel 1973 realizzò i suoi primi videotape grazie alla collaborazione con il Centro Attività Visive di Palazzo dei Diamanti di Ferrara, mentre nel 1981 presentò Underwater alla <strong>Mostra del Cinema di Venezia</strong>. L&#8217;anno successivo il <strong>Centre Pompidou di Parigi </strong>dedicò una rassegna alla sua produzione video.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla Biennale di Venezia al successo internazionale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La svolta nella carriera di Fabrizio Plessi arrivò nel 1986, quando rappresentò l&#8217;Italia alla <strong>42ª Biennale di Venezia</strong> con l&#8217;installazione Bronx, un&#8217;opera che contribuì a rivoluzionare il linguaggio della videoarte introducendo i monitor televisivi come veri e propri materiali artistici. Da quel momento il suo lavoro ottenne una risonanza internazionale e fu invitato nelle più importanti rassegne d&#8217;arte contemporanea. L&#8217;anno successivo partecipò a Documenta 8 di Kassel con l&#8217;installazione monumentale Roma, consolidando il suo ruolo sulla scena artistica mondiale.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1436" data-id="344045" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/22440.jpg" alt="" class="wp-image-344045" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/22440.jpg 1920w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/22440-600x449.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/22440-767x574.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/22440-1024x766.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/22440-1536x1149.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Nel corso della sua carriera le opere di Plessi entrarono nelle collezioni e nelle esposizioni di istituzioni prestigiose come il Centre Pompidou di Parigi, il Guggenheim Museum di New York, il Museum Moderner Kunst di Vienna e il Louisiana Museum. Parallelamente ampliò la sua ricerca oltre le arti visive, collaborando con il coreografo Frédéric Flamand, il compositore Michael Nyman e Aterballetto, oltre a firmare nel 1993 le scenografie elettroniche del concerto di Luciano Pavarotti a Central Park, a New York.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le grandi installazioni tra Venezia e il mondo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni Duemila Fabrizio Plessi continuò a realizzare opere monumentali pensate per dialogare con l&#8217;architettura e con lo spazio pubblico. Nel 2000 fu autore del Padiglione Italia all&#8217;Expo di Hannover, dove presentò Mare Verticale, un&#8217;imponente installazione alta 44 metri dedicata al tema dell&#8217;acqua. Nello stesso anno rappresentò l&#8217;Italia anche alla <strong>Biennale di Kwangju</strong>, in Corea del Sud, confermando la dimensione internazionale della sua produzione artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;anno successivo tornò a Venezia con Waterfire, un intervento che trasformò la facciata del Museo Correr affacciata su Piazza San Marco in una spettacolare installazione video dedicata all&#8217;incontro tra acqua e fuoco. Negli anni successivi continuò a sviluppare progetti site-specific in diversi Paesi, tra cui Memory Motions al Kistefos-Museet in Norvegia e Underwater al Fondaco dei Tedeschi di Venezia, opere in cui il luogo diventava parte integrante dell&#8217;esperienza artistica.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1067" height="1600" data-id="344043" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/2014-02-08-La-Foresta-Sospesa-Fabrizio-Plessi-©-FFS-Norbert-Hecht-4-1067x1600-1.jpg" alt="" class="wp-image-344043" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/2014-02-08-La-Foresta-Sospesa-Fabrizio-Plessi-©-FFS-Norbert-Hecht-4-1067x1600-1.jpg 1067w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/2014-02-08-La-Foresta-Sospesa-Fabrizio-Plessi-©-FFS-Norbert-Hecht-4-1067x1600-1-683x1024.jpg 683w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/2014-02-08-La-Foresta-Sospesa-Fabrizio-Plessi-©-FFS-Norbert-Hecht-4-1067x1600-1-1024x1536.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/2014-02-08-La-Foresta-Sospesa-Fabrizio-Plessi-©-FFS-Norbert-Hecht-4-1067x1600-1-400x600.jpg 400w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/2014-02-08-La-Foresta-Sospesa-Fabrizio-Plessi-©-FFS-Norbert-Hecht-4-1067x1600-1-768x1151.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1067px) 100vw, 1067px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Gli ultimi progetti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche negli ultimi anni Plessi non aveva smesso di sperimentare. Durante la pandemia di Covid-19, in occasione del suo ottantesimo compleanno, Venezia gli rese omaggio con L&#8217;Età dell&#8217;Oro, una grande cascata digitale di luce proiettata sulle finestre del Museo Correr come simbolo di speranza in un momento difficile per la città. Pochi mesi dopo realizzò anche un albero di Natale digitale alto dieci metri, composto da 80 monitor LED installati in Piazzetta San Marco, l&#8217;unica grande luce della piazza durante quel periodo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le sue opere più recenti figurano Mari Verticali, presentata nel 2023 nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano con dodici gigantesche strutture d&#8217;acciaio contenenti un mare d&#8217;oro in movimento, Plessi sposa Brixia, progetto immersivo dedicato al patrimonio archeologico di Brescia, e Nero Oro, allestita nell&#8217;ex Chiesa di Sant&#8217;Agnese di Padova. Fino agli ultimi anni della sua vita ha continuato a unire video, tecnologia, memoria e architettura, mantenendo Venezia al centro della sua ricerca artistica.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="900" height="600" data-id="344044" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fabrizio-plessi-etta-dell-oro-dior-venise-art-video-place-saint-marc-musee-correr-waterfire-ca-pesaro-numero-magazine5_0.jpg" alt="" class="wp-image-344044" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fabrizio-plessi-etta-dell-oro-dior-venise-art-video-place-saint-marc-musee-correr-waterfire-ca-pesaro-numero-magazine5_0.jpg 900w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fabrizio-plessi-etta-dell-oro-dior-venise-art-video-place-saint-marc-musee-correr-waterfire-ca-pesaro-numero-magazine5_0-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fabrizio-plessi-etta-dell-oro-dior-venise-art-video-place-saint-marc-musee-correr-waterfire-ca-pesaro-numero-magazine5_0-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></figure>
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		<title>La Venere di Botticelli e il mistero della morte, una nuova diagnosi dopo 550 anni</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/21/la-venere-di-botticelli-e-il-mistero-della-morte-una-nuova-diagnosi-dopo-550-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[IA]]></category>
		<category><![CDATA[Rinascimento]]></category>
		<category><![CDATA[Simonetta Vespucci]]></category>
		<category><![CDATA[Venere di Botticelli]]></category>
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					<description><![CDATA[Morì a soli 23 anni e per secoli la sua scomparsa è stata attribuita alla tubercolosi: un nuovo studio effetturato  rilegge dipinti e testimonianze del Quattrocento e avanza un’altra ipotesi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il volto di <strong>Simonetta Vespucci</strong> è diventato uno dei simboli assoluti del Rinascimento. Celebrata per la sua bellezza nella Firenze dei Medici e tradizionalmente identificata come la musa che avrebbe ispirato <strong>Sandro Botticelli</strong>, fino alla celeberrima <em>Nascita di Venere</em>, Simonetta morì improvvisamente nell’aprile del 1476, a soli 23 anni. Per secoli la causa della sua morte è stata ricondotta alla tubercolosi, ma una ricerca pubblicata nel 2026 propone una spiegazione completamente diversa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio, apparso sulla rivista scientifica <em>Endocrinology, Diabetes &amp; Metabolism</em>, è firmato da ricercatori dell’<strong>Università Campus Bio-Medico di Roma, della University of California San Francisco e della Queen Mary University of London</strong>. Secondo gli studiosi, Simonetta potrebbe essere morta per un’apoplessia di un tumore ipofisario, cioè un’improvvisa emorragia o espansione di un adenoma dell’ipofisi, capace di provocare una grave emergenza neurologica ed endocrina.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="639" data-id="343962" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/El_nacimiento_de_Venus_por_Sandro_Botticelli-1024x639.jpg" alt="" class="wp-image-343962" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/El_nacimiento_de_Venus_por_Sandro_Botticelli-1024x639.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/El_nacimiento_de_Venus_por_Sandro_Botticelli-600x374.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/El_nacimiento_de_Venus_por_Sandro_Botticelli-768x479.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/El_nacimiento_de_Venus_por_Sandro_Botticelli-1536x958.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/El_nacimiento_de_Venus_por_Sandro_Botticelli.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più insoliti della ricerca riguarda proprio le opere d’arte. Gli studiosi hanno utilizzato un algoritmo di riconoscimento facciale basato sul deep learning per confrontare cinque ritratti associati a Simonetta, individuando variazioni dei lineamenti che, secondo la loro interpretazione, potrebbero essere compatibili con gli effetti di un adenoma secernente. Anche alcuni particolari iconografici sono stati riletti in chiave medica. In un ritratto allegorico attribuito a Botticelli, per esempio, la donna identificata con Simonetta presenta una fuoriuscita di latte da un seno nonostante non avesse avuto figli: un elemento che i ricercatori collegano alla galattorrea, possibile conseguenza di un’eccessiva produzione di prolattina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I sintomi raccontati 550 anni fa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per arrivare a questa ipotesi, i ricercatori hanno incrociato medicina, documenti storici e storia dell’arte. Particolarmente importanti sono state le lettere scambiate tra <strong>Piero Vespucci e Lorenzo de’ Medici</strong> durante gli ultimi giorni di Simonetta. Le testimonianze descrivono un quadro drammatico: forti mal di testa, sanguinamento dal naso, vomito, febbre, confusione e persino allucinazioni. La giovane avrebbe inoltre preferito rimanere in una stanza buia, un particolare che gli autori dello studio mettono in relazione con la possibile fotofobia e i disturbi visivi associati all’apoplessia ipofisaria. Già nel <strong>2019</strong> lo stesso gruppo di ricerca aveva avanzato l’ipotesi che Simonetta soffrisse di un adenoma ipofisario secernente prolattina e ormone della crescita. Alcuni ritratti attribuiti a Botticelli mostrerebbero infatti cambiamenti progressivi nei tratti del volto e altri possibili segnali compatibili con la patologia.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="543" data-id="343964" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/sandro-botticelli-venere-particolare.jpg" alt="" class="wp-image-343964" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/sandro-botticelli-venere-particolare.jpg 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/sandro-botticelli-venere-particolare-600x326.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/sandro-botticelli-venere-particolare-768x417.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



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		<item>
		<title>Vessels of Other Worlds: Wallace Chan tra Venezia e Shanghai</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/15/vessels-of-other-worlds-wallace-chan-tra-venezia-e-shanghai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2026 07:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[wallace chan]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’anno del suo settantesimo compleanno, Wallace Chan costruisce tra Venezia e Shanghai un viaggio monumentale attraverso nascita, crescita e rinascita]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In occasione della preview della Biennale Arte 2026, l&#8217;artista cinese Wallace Chan ha presentato a Venezia <em>Vessels of Other Worlds</em>, progetto che ritiene uno snodo importante nella sua carriera. Concepite come un dialogo tra Oriente e Occidente, tra materia e spiritualità, le mostre accompagnano il 2026, anno del settantesimo compleanno dell’artista, sviluppandosi parallelamente tra Venezia e Shanghai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Venezia la sede scelta è stata la Cappella di Santa Maria della Pietà, che ospita <em>Vessels of Other Worlds</em><em>. </em>Inoltre, la Scala Contarini del Bovolo da aprile fino al 18 ottobre ha adornato la sua peculiare architettura con le installazioni in titanio della mostra <em>Wallace Chan: Mythos</em>, una scultura visibile dalla facciata è ispirata a Mercurio, pianeta della Via Lattea ma anche divinità mitologica del pantheon romano.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="343596" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds_Birth-sculpture-by-Wallace-Chan-photographed-by-Tian-Fangfang-3-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-343596" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds_Birth-sculpture-by-Wallace-Chan-photographed-by-Tian-Fangfang-3-1024x768.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds_Birth-sculpture-by-Wallace-Chan-photographed-by-Tian-Fangfang-3-600x450.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds_Birth-sculpture-by-Wallace-Chan-photographed-by-Tian-Fangfang-3-768x576.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds_Birth-sculpture-by-Wallace-Chan-photographed-by-Tian-Fangfang-3-1536x1152.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds_Birth-sculpture-by-Wallace-Chan-photographed-by-Tian-Fangfang-3.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Wallace Chan, Vessels of Other Worlds, Birth, photo Tian Fangfang</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Cappella di Santa Maria della Pietà: nascita, crescita e rinascita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella penombra della Cappella di Santa Maria della Pietà, le sculture di Wallace Chan sembrano organismi sospesi tra reliquia sacra e forma aliena. Realizzate in <strong>titanio anodizzato</strong> — materiale che l’artista porta fino a <strong>1700 gradi Celsius</strong> — le opere assumono colori iridescenti grazie a complessi trattamenti elettrochimici: il titanio cambia tonalità in base al voltaggio applicato e all’inserimento di materiali differenti. Un risultato tecnico che Chan ha raggiunto dopo oltre quindici anni di sperimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intero progetto è costruito attorno al <strong>ciclo esistenziale</strong>: nascita, crescita e rinascita. Le grandi strutture scultoree diventano “vasi” simbolici che alludono a momenti nevralgici delle fasi vitali, partendo dall&#8217;attimo in cui veniamo al mondo, passando per il momento di consapevolezza del posto che stiamo occupando fino alla catarsi e alla trasformazione in energia.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343597" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-15-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343597" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-15-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-15-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-15-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-15-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-15.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343600" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-3-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343600" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-3-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-3-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-3-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-3-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-other-Worlds@Federico-Sutera-3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption wp-element-caption">Wallace Chan, Vessels of Other Worlds, photo Federico Sutera</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il colore in questo funziona come una guida: nonostante appaia decorativo, diventa chiave simbolica. Il <strong>giallo</strong> associato alla nascita richiama la <strong>terra</strong> e il grembo materno; il <strong>rosso</strong> il <strong>sangue</strong>, la sofferenza e quindi la crescita; il <strong>blu</strong>, colore rarissimo da ottenere sul titanio, rappresenta invece l&#8217;<strong>integrità spirituale</strong> e la possibilità di “guardare il cielo” dopo il dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’acqua è il filo conduttore dell’intera narrazione: gocce sospese sembrano contemporaneamente cadere e ascendere, evocando, ancora una volta, il ciclo continuo della vita. Per Chan, l’acqua porta con sé i minerali della terra verso il cielo e, tornando come pioggia, riporta qualcosa del cielo sulla terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le opere sono disseminate di riproduzioni di animali che assumono simbolismi precisi legati alla cultura cinese: delfini, tartarughe, cavallucci marini, pipistrelli, squali, uccelli, insetti e serpenti. Ogni creatura allude a una fase diversa dell’esistenza. Il serpente, ad esempio, richiama il tema della mutazione e della rinascita attraverso il cambio della pelle; la tartaruga la longevità; gli uccelli l’ascesa spirituale. Anche il <strong>fiore di loto</strong> nell&#8217;ultima installazione richiama la rinascita dello spirito. Petali, semi e forme che ricordano pistilli emergono dalla struttura metallica evocando il Buddha in meditazione. Il loto rappresenta il superamento della dimensione materiale e il raggiungimento di uno stato superiore di coscienza.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343598" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Rebirth-6-photo-by-JJYPHOTO-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343598" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Rebirth-6-photo-by-JJYPHOTO-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Rebirth-6-photo-by-JJYPHOTO-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Rebirth-6-photo-by-JJYPHOTO-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Rebirth-6-photo-by-JJYPHOTO-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Rebirth-6-photo-by-JJYPHOTO.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343599" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Birth-3-photo-by-JJYPHOTO-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343599" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Birth-3-photo-by-JJYPHOTO-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Birth-3-photo-by-JJYPHOTO-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Birth-3-photo-by-JJYPHOTO-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Birth-3-photo-by-JJYPHOTO-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan_Vessels-of-Other-Worlds-Birth-3-photo-by-JJYPHOTO.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption wp-element-caption">Wallace Chan, Vessels of Other Worlds, photo JJYPHOTO</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Tempo, memoria e trasformazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo è un altro elemento fondamentale dell’universo di Chan. Orologi, spirali, numeri zodiacali occidentali e segni dello zodiaco cinese convivono all’interno delle opere come in un sistema cosmico condiviso. Per l’artista le culture orientali e occidentali non sono opposte, ma interconnesse: i simboli si fondono in una sorta di DNA visivo a doppia elica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le sculture incorporano piccoli volti riflessi, miniature nascoste dentro sfere metalliche, figure di bambini che prendono il posto delle ore di un orologio. L’essere umano appare continuamente moltiplicato, riflesso, frammentato. Gli specchi presenti nelle opere invitano lo spettatore a riconoscersi al loro interno: l’opera non è distante, ma diventa un’estensione della propria interiorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I volti scolpiti da Chan non appartengono a identità precise né a generi definiti. Sono espressioni sospese, immagini di uno stato mentale pacificato, vicino all’idea buddhista del nirvana. Il movimento spiraliforme che attraversa le sue opere nasce invece da una riflessione sul pensiero: secondo l’artista, il pensiero possiede una forza dinamica, quasi fisica, che si manifesta come torsione continua, come tensione interiore.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343601" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds-Wallace-Chan-photo-by-JJYPHOTO-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343601" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds-Wallace-Chan-photo-by-JJYPHOTO-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds-Wallace-Chan-photo-by-JJYPHOTO-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds-Wallace-Chan-photo-by-JJYPHOTO-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds-Wallace-Chan-photo-by-JJYPHOTO-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Vessels-of-Other-Worlds-Wallace-Chan-photo-by-JJYPHOTO.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Wallace Chan, Vessels of Other Worlds, photo JJYPHOTO</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Tra Bosch, ritualità cattolica e filosofia cinese</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’immaginario di Wallace Chan intreccia riferimenti estremamente diversi. Da una parte la fascinazione per la scultura funeraria occidentale, per i rituali cattolici e per gli oli sacri utilizzati nei sacramenti; dall’altra l’influenza della filosofia taoista e buddhista. Un riferimento dell&#8217;artista è&nbsp; Zhuangzi, il filosofo che alla morte della madre suonò il tamburo invece di piangere, vedendo nella morte non una fine ma un passaggio verso un altro mondo.<br>Accanto a questi riferimenti emerge anche l’influenza dell&#8217;immaginario con creature ibride di Hieronymus Bosch.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I “vasi” che formano il trittico nella cappella veneziana sono anche il nucleo della mostra di Shanghai, dove sono stati trasformati, da strutture di massimo due metri, in monumentali strutture alte 7, 8 e 10 metri. L&#8217;installazione dedicata alla crescita è concepita per essere attraversata dal pubblico: il pavimento ruota lentamente mentre superfici specchianti creano un effetto caleidoscopico e immersivo. Non è un caso: le sue porte sono sagomate come volti umani, passare attraverso significa varcare la soglia che connette la realtà terrestre, più carnale — legata al corpo, al piacere ma anche alla sofferenza —&nbsp; a quella celeste, distante dai sensi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Venezia e Shanghai: un dialogo tra mondi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’intero progetto vive sulla relazione tra Venezia e Shanghai, due città accomunate dall’acqua, dai canali e da una storia costruita sullo scambio. Nella cappella veneziana, un<em> live footage </em>proveniente dallo studio di Chan a Zhuhai ha anticipato la mostra cinese, creando un dialogo continuo tra presenza fisica e immagine mediata. A Shanghai ha infatti inaugurato il 18 luglio (visitabile fino al 25 ottobre 2026) il secondo capitolo della mostra <em>Vessels of Other Worlds</em> presso il&nbsp; Long Museum (West Bund).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per l’artista, questa distanza geografica diventa anche una metafora interiore: il rapporto tra il nostro mondo interno, il mondo esterno e “altri mondi” ancora sconosciuti. Le sculture si trasformano così in portali simbolici, aperture verso dimensioni spirituali, culturali e immaginative.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343604" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan-standing-by-7-metre-Vessels-of-Other-Worlds-Birth-photo-by-JJYPHOTO-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343604" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan-standing-by-7-metre-Vessels-of-Other-Worlds-Birth-photo-by-JJYPHOTO-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan-standing-by-7-metre-Vessels-of-Other-Worlds-Birth-photo-by-JJYPHOTO-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan-standing-by-7-metre-Vessels-of-Other-Worlds-Birth-photo-by-JJYPHOTO-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan-standing-by-7-metre-Vessels-of-Other-Worlds-Birth-photo-by-JJYPHOTO-1-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Wallace-Chan-standing-by-7-metre-Vessels-of-Other-Worlds-Birth-photo-by-JJYPHOTO-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Wallace Chan, Vessels of Other Worlds, photo JJYPHOTO</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Wallace Chan: Vessels of Other Worlds</em><br>Cappella della Pietà, Venezia | 8 maggio – 18 ottobre 2026<br>Long Museum (West Bund), Shanghai | 18 luglio – 25 ottobre 2026</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Wallace Chan: Mythos</em><br>Scala Contarini del Bovolo, Venezia | 4 aprile – 18 ottobre 2026</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La “City” segreta di Michael Heizer diventa un videogioco gratuito</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/14/la-city-segreta-di-michael-heizer-diventa-un-videogioco-gratuito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 09:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[city]]></category>
		<category><![CDATA[heizer]]></category>
		<category><![CDATA[videogioco]]></category>
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					<description><![CDATA[L'artista digitale Lily Belmira ha ricostruito virtualmente City, la monumentale opera di Land Art realizzata da Michael Heizer nel deserto del Nevada]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;opera lunga oltre due chilometri, nascosta nel deserto del Nevada e accessibile soltanto a sei visitatori al giorno. Ora, però, per entrare nella <em>City</em> di Michael Heizer non servono più un viaggio negli Stati Uniti, una prenotazione e un biglietto da 150 dollari. Almeno virtualmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;artista digitale Lily Belmira, attiva a Tulsa, in Oklahoma, ha trasformato il gigantesco intervento di Land Art in un videogioco gratuito. Il titolo, <em>City by Michael Heizer <em>[Free Version]</em></em>, chiarisce subito l&#8217;intenzione: creare una versione liberamente accessibile di uno dei luoghi più esclusivi e difficili da raggiungere del sistema dell&#8217;arte contemporanea.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" data-id="343588" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city2-1024x575.webp" alt="" class="wp-image-343588" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city2-1024x575.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city2-600x337.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city2-768x432.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city2-1536x863.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city2.webp 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lily Belmira, <em>City by Michael Heizer [Free Version]</em> still image, courtesy the artist</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto non è tuttavia una semplice visita virtuale. Belmira lo ha concepito anche come una provocazione nei confronti del modello di fruizione costruito intorno a <em>City</em>. In una dichiarazione riportata da ARTnews, l&#8217;artista spiega di essere partita dal desiderio autentico di mostrare l&#8217;opera a un pubblico più ampio, ma anche dalla volontà di ridimensionarne simbolicamente il potere. Ha definito <em>City</em> una «cicatrice borghese sulla terra», pur riconoscendone la bellezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa ambivalenza entra direttamente nel gioco. Il visitatore virtuale si trova inizialmente davanti a una vistosa recinzione con il divieto di accesso. Bisogna costeggiarla prima di individuare un&#8217;apertura e riuscire finalmente a entrare. Oltre il confine digitale compare il paesaggio costruito da Heizer: percorsi, rilievi, depressioni del terreno e grandi strutture geometriche che sembrano appartenere contemporaneamente a una civiltà antica e a un futuro remoto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ricostruire il sito, Belmira ha utilizzato dati LIDAR disponibili online e immagini satellitari di Google Maps. La tecnologia diventa così lo strumento per aggirare, almeno sullo schermo, quella dimensione di segretezza che ha contribuito alla fama di <em>City</em>. Anche la disponibilità di fotografie dell&#8217;opera è relativamente limitata e durante le visite non è consentito utilizzare telefoni cellulari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinquant&#8217;anni per costruire una città nel deserto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Michael Heizer iniziò a lavorare a <em>City</em> negli anni Settanta. Il progetto ha richiesto circa mezzo secolo prima dell&#8217;apertura al pubblico nel 2022 e, secondo ARTnews, è costato circa 40 milioni di dollari. Con un&#8217;estensione superiore al miglio e mezzo, è considerato una delle più grandi opere d&#8217;arte contemporanea mai realizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua monumentalità ha alimentato il mito ma anche numerose critiche. Le opere di Heizer, spesso collocate in territori remoti e caratterizzate da dimensioni imponenti, sono state interpretate come espressione di una concezione muscolare e monumentale della Land Art. Altri studiosi hanno sollevato interrogativi sul rapporto di questi interventi con il territorio e con le prospettive delle popolazioni indigene, inserendo il lavoro dell&#8217;artista nel più ampio dibattito sul colonialismo e sull&#8217;appropriazione simbolica del paesaggio americano.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="505" data-id="343587" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city1-1024x505.webp" alt="" class="wp-image-343587" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city1-1024x505.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city1-600x296.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city1-768x379.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city1-1536x758.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/city1.webp 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Lily Belmira, <em>City by Michael Heizer [Free Version]</em> still image, courtesy the artist</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio attorno alla relazione fra territorio, accesso e potere che il videogioco di Belmira acquista il suo significato più interessante. L&#8217;artista si domanda come un&#8217;opera vista direttamente da pochissime persone possa esercitare un&#8217;influenza culturale così grande. Il paradosso è che la difficoltà di raggiungerla, anziché diminuirne la forza, sembra averne accresciuto l&#8217;aura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La versione digitale tenta di rovesciare questo meccanismo. Portando <em>City</em> sullo stesso piano di un&#8217;opera online, gratuita e raggiungibile da chiunque abbia un computer, Belmira mette alla prova l&#8217;idea che l&#8217;esclusività sia parte indispensabile dell&#8217;esperienza artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il risultato presenta un&#8217;ulteriore contraddizione. La simulazione non necessariamente indebolisce l&#8217;originale. Percorrere virtualmente gli enormi spazi di Heizer permette di comprenderne meglio proporzioni e geometrie e può finire per alimentare il desiderio di vedere il luogo reale. Nel tentativo di sottrarre <em>City</em> al proprio mito, il videogioco potrebbe quindi contribuire a rafforzarlo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fendi alla GNAM: la meccanica creativa di Karl Lagerfeld</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/14/fendi-alla-gnam-la-meccanica-creativa-di-karl-lagerfeld/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 06:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[Fendi]]></category>
		<category><![CDATA[gnamc]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343520</guid>

					<description><![CDATA[Quarant’anni dopo la prima mostra alla GNAM, Fendi e Maria Luisa Frisa tributano Karl Lagerfeld ed il suo lavoro cinquantennale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel lontano 1985, la <strong>Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma</strong> inaugurava la prima grande mostra sul lavoro del designer tedesco <strong>Karl Lagerfeld</strong> alla guida creativa della casa italiana <strong>Fendi</strong>, originariamente specializzata nel confezionamento di pellicce. Il titolo,<em><strong> Un percorso di lavoro, Fendi / Karl Lagerfeld</strong></em>, omaggiava il legame indissolubile tra la creatività del designer e l’heritage del brand, ai tempi ancora in forte espansione oltre oceano, nonché un omaggio indiretto al coraggio della famiglia proprietaria nello scegliere un nome straniero al quale affidare il proprio occhio estetico. Una scommessa portata avanti negli dalle cinque sorelle eredi della firma di famiglia nata tra le mura di una sartoria in Via Vittorio Emanuele a Roma, che è valsa il successo internazionale del brand divenuto autore della moda contemporanea, grazie alla maestria visionaria del direttore creativo, ultimo grande nome appartenente alla vecchia scuola di couturier formatisi a Parigi. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="343527" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/FENDI-Couture-GNAMC-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-343527" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/FENDI-Couture-GNAMC-1024x768.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/FENDI-Couture-GNAMC-600x450.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/FENDI-Couture-GNAMC-768x576.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/FENDI-Couture-GNAMC-1536x1152.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/FENDI-Couture-GNAMC.webp 1872w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">E ora, 41 anni dopo, e dopo poche ore dal debutto del primo show couture della neo direttrice creativa <strong>Maria Grazia Chiuri</strong>, la GNAMC apre nuovamente le porte delle sue sale ai disegni, agli abiti, e ai cartamodelli di Lagerfeld nella sua tenure da Fendi, svelando un approccio inedito sull’eredità artistica del maestro, in una rilettura dell’archivio. La mostra inaugurata il 10 luglio ed in corso <strong>fino al 25 ottobre 2026</strong>, dal titolo<em><strong> Fendi / Karl Lagerfeld 1985. After steps trough work</strong></em>, curata dalla storica <strong>Maria Luisa Frisa</strong>, riprende il modello espositivo affidato nel 1981 da Ida Panicelli a Lagerfeld, attualizzando la selezione con abiti dell’ultimo trentennio e progetti inediti. A suggerire questo presente che non è mai passato ma futuro, la parola &#8220;after&#8221;, come spiega la curatrice che invita a leggerla come un movimento incessante di una mano e di una mente che hanno scolpito l’immaginario contemporaneo della moda, e che dalla sua scomparsa nel 2019 continua a guidare la nuova generazione creativa negli atelier della maison all’Eur. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le sezioni della mostra &#8211; Tavolette, Caleidoscopio, Matrici Progettuali, Teatro, Pettine, Video, Schizzi e Computer &#8211; uno spazio imperdibile dove tavole piane divengono mosaici di tessuti a contrasto, stampe in dialogo l’una con l’altra, e cuciture incise su pellami esotici, in una forma innovativa che evolve quella originaria del 1985. A primeggiare nell’esposizione, l’installazione meccanica fatta di braccia tubolari in acciaio che uniscono, ed al contempo muovono, le pellicce esposte al cuore della mostra, nella sala principale dell’ala ovest al primo piano: un omaggio all’installazione originaria del 1985, di quando Lagerfeld volle ricreare la &#8220;meccanica creativa secondo il gesto artigianale&#8221; in un reticolo di tubi e manicotti. E poi 22 cartamodelli, 7 tele preparatorie, 180 disegni, 25 pellicce, una sala proiezione dedicata alla pellicola Historie D’Eau, diretta da Jacques de Bascher nel 1977, tre interviste video a Paola Fendi, Ida Panicelli, e Arturo Carlo Quintavalle, e per finire stralci di giornale riportanti immagini della mostra originaria. Si apre così una nuova stagione espositiva alla Galleria Nazionale, dove la moda diviene spettacolo del saper fare, secondo la visione di grandi nomi del passato. Come disse la Chiuri: &#8220;saper fare vuol dire saper ragionare&#8221; e Karl Lagerfeld è stato capace di intessere intelletto in centimetri di pelliccia, come spighe di grano mosse dal vento dell’innovazione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="773" data-id="343529" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/exhibition-galleria-nazionale-After-Un-percorso-di-lavoro.-Fendi-Karl-Lagerfeld-1985-1-1024x773.jpg" alt="" class="wp-image-343529" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/exhibition-galleria-nazionale-After-Un-percorso-di-lavoro.-Fendi-Karl-Lagerfeld-1985-1-1024x773.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/exhibition-galleria-nazionale-After-Un-percorso-di-lavoro.-Fendi-Karl-Lagerfeld-1985-1-600x453.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/exhibition-galleria-nazionale-After-Un-percorso-di-lavoro.-Fendi-Karl-Lagerfeld-1985-1-768x579.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/exhibition-galleria-nazionale-After-Un-percorso-di-lavoro.-Fendi-Karl-Lagerfeld-1985-1-1536x1159.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/exhibition-galleria-nazionale-After-Un-percorso-di-lavoro.-Fendi-Karl-Lagerfeld-1985-1.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="343528" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/23_FENDI20Exhibition202026-1024x576.webp" alt="" class="wp-image-343528" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/23_FENDI20Exhibition202026-1024x576.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/23_FENDI20Exhibition202026-600x338.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/23_FENDI20Exhibition202026-768x432.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/23_FENDI20Exhibition202026-1536x864.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/23_FENDI20Exhibition202026.webp 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Fino al 25 ottobre 2026<br>Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea &#8211; Viale delle Belle Arti 131, Roma<br>info: <a href="https://gnamc.cultura.gov.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gnamc.cultura.gov.it</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Da Magazzino Italian Art una mostra dedicata a Bruna Esposito</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/13/da-magazzino-italian-art-una-mostra-dedicata-a-bruna-esposito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 09:20:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Bruna Esposito]]></category>
		<category><![CDATA[magazzino italian art]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343566</guid>

					<description><![CDATA[Sculture, materiali di recupero e una video-installazione affrontano temi legati alle migrazioni, al movimento e all’accoglienza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Migrazioni, confini, precarietà e identità entrano negli spazi di <strong>Magazzino Italian Art</strong> attraverso il lavoro di <strong>Bruna Esposito</strong>. Il museo di Cold Spring, nello Stato di New York, dedica all’artista romana la mostra <em>In Light of Facts</em>, allestita nel Robert Olnick Pavilion e aperta al pubblico fino al <strong>1° febbraio 2027</strong>. Il progetto riunisce opere realizzate in momenti diversi della ricerca di Esposito, nata a Roma nel 1960, mettendo in relazione installazioni, assemblaggi e video. Al centro del percorso c’è l’utilizzo di oggetti comuni e materiali spesso associati alla provvisorietà: coperte isotermiche, banchi da mercato, scarpe, cellophane, pietre e dissuasori per uccelli. Elementi sottratti alla loro funzione abituale diventano parte di composizioni nelle quali stabilità e precarietà convivono. Il riferimento è anche alle persone in movimento e alle condizioni materiali che accompagnano l’attraversamento dei confini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso espositivo è organizzato in <strong>due ambienti collegati ma distinti</strong>. Nella prima parte sono raccolti diversi lavori riconducibili alla serie <em>Inconveniente</em>. Gli assemblaggi utilizzano materiali poveri o di recupero per costruire equilibri volutamente instabili. Tra gli elementi ricorrenti figurano le coperte termiche dorate impiegate nelle operazioni di soccorso. La loro presenza introduce immediatamente riferimenti alla protezione e all’emergenza, mentre altri oggetti rimandano al commercio, allo spostamento e alle barriere fisiche.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-19 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343570" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0224a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x683-1.webp" alt="" class="wp-image-343570" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0224a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x683-1.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0224a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x683-1-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0224a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x683-1-768x512.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo Marco Anelli and Tommaso Sacconi</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Secondo il direttore artistico di Magazzino Italian Art, <strong>Nicola Lucchi</strong>, la selezione affronta in particolare «i temi del passaggio, del movimento e dell’accoglienza (o del rigetto) lungo le rotte delle migrazioni contemporanee». Le opere, osserva Lucchi, richiamano le condizioni di vulnerabilità di chi attraversa frontiere e territori. La mostra collega così la ricerca dell’artista a questioni che continuano ad avere un peso nel dibattito pubblico internazionale, pur evitando una costruzione esclusivamente documentaria. Sono gli oggetti e le loro associazioni a suggerire le diverse letture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Superata la parete che divide gli ambienti, l’allestimento cambia registro. La seconda parte è dedicata a <strong><em>Oltremare (sotto terra vulnerabili)</em></strong>, video-installazione realizzata tra il 2006 e il 2011. Qui l’esperienza diventa più raccolta. Immagini, suoni, luce e oggetti costruiscono uno spazio nel quale la dimensione contemplativa prende il posto della tensione degli assemblaggi precedenti. La contrapposizione tra le due sezioni permette di osservare registri differenti della produzione di Esposito, mantenendo come filo conduttore la fragilità individuale e collettiva. Tra i lavori esposti figura anche <strong><em>In Light of Facts</em></strong>, opera del 2026 realizzata con una coperta isotermica, un dissuasore per uccelli e una lampada a LED, che dà il titolo all’intero progetto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-20 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="343572" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0251a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-683x1024.webp" alt="" class="wp-image-343572" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0251a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-683x1024.webp 683w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0251a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-400x600.webp 400w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0251a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-768x1152.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0251a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1.webp 1024w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="343571" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0205a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-683x1024.webp" alt="" class="wp-image-343571" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0205a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-683x1024.webp 683w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0205a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-400x600.webp 400w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0205a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1-768x1152.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/0205a4-ph-marco-anelli-tommaso-sacconi-1024x1536-1.webp 1024w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure>
<figcaption class="blocks-gallery-caption wp-element-caption">Photo Marco Anelli and Tommaso Sacconi</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La personale di Bruna Esposito si inserisce in una stagione particolarmente articolata per Magazzino Italian Art. L’istituzione americana proseguirà infatti il programma con iniziative dedicate ad altri protagonisti dell’arte italiana. Tra queste figura <strong><em>Remo Salvadori: Be Here Now</em></strong>, installazione pensata come omaggio all’artista Remo Salvadori (1947-2026). Continueranno inoltre i progetti espositivi dedicati a <strong>Yoichi Ohira e Alighiero Boetti</strong>, affiancati dalle attività educative e dai programmi rivolti alle scuole e all’insegnamento della lingua italiana. A settembre Magazzino Italian Art sarà inoltre presente alla <strong>New York Art Book Fair</strong>, in programma al MoMA PS1 dal 24 al 27 settembre 2026, con un progetto bibliografico dedicato all’<strong>Arte Povera</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La selezione attingerà al Research Center dell’istituzione e comprenderà libri d’artista, cataloghi storici, riviste, materiali prodotti dalle gallerie e documenti d’archivio. L’obiettivo è ricostruire il ruolo della produzione editoriale nella diffusione e nell’elaborazione critica dell’Arte Povera, mostrando come libri e pubblicazioni abbiano contribuito alla circolazione internazionale del movimento.</p>
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		<title>Toronto riscopre il suo waterfront con un nuovo percorso di arte pubblica</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/13/toronto-riscopre-il-suo-waterfront-con-un-nuovo-percorso-di-arte-pubblica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 06:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arti Visive]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte urbana]]></category>
		<category><![CDATA[canestri]]></category>
		<category><![CDATA[fiume]]></category>
		<category><![CDATA[lassonde art trail]]></category>
		<category><![CDATA[Toronto]]></category>
		<category><![CDATA[vasconcelos]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Lassonde Art Trail porta 17 installazioni nel nuovo Biidaasige Park e diventa uno dei simboli della trasformazione dei Port Lands]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un albero monumentale disseminato di canestri rossi, pesci che si muovono nel vento e, presto, un condominio popolato da castori. Sul lungomare di Toronto l’arte pubblica diventa parte integrante di un vasto progetto di rigenerazione urbana. Il <strong>Lassonde Art Trail</strong>, inaugurato a giugno nel Biidaasige Park, si sviluppa per circa quattro chilometri e riunisce opere permanenti e temporanee pensate per accompagnare la trasformazione dei Port Lands, un’area per decenni associata all’industria pesante, a terreni contaminati e a infrastrutture poco utilizzate. Il percorso nasce all’interno di un programma di riqualificazione da circa <strong>1,4 miliardi di dollari canadesi</strong>, pari a circa un miliardo di dollari statunitensi, volto a ristabilire il rapporto tra la città e i suoi corsi d’acqua.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’arte dentro la trasformazione urbana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni Toronto ha modificato in profondità questa parte della città, creando una nuova isola, <strong>Ookwemin Minising</strong>, deviando la foce del fiume Don e ripristinando zone umide con l’obiettivo di migliorare la protezione dalle inondazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Biidaasige Park è uno dei risultati più visibili di questo intervento. Pensato come luogo di incontro e tempo libero, offre aree per kayak, spazi gioco e zone per picnic e barbecue. Il percorso artistico aggiunge a questo sistema una dimensione culturale destinata a dialogare con il paesaggio. L’iniziativa è sostenuta da una donazione di <strong>25 milioni di dollari canadesi</strong> del filantropo Pierre Lassonde.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-21 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="682" data-id="343514" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/c7385e8cd69f6a77ce4171cab23f1636ab7238d5-3307x2203-1-1024x682.jpg" alt="" class="wp-image-343514" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/c7385e8cd69f6a77ce4171cab23f1636ab7238d5-3307x2203-1-1024x682.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/c7385e8cd69f6a77ce4171cab23f1636ab7238d5-3307x2203-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/c7385e8cd69f6a77ce4171cab23f1636ab7238d5-3307x2203-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/c7385e8cd69f6a77ce4171cab23f1636ab7238d5-3307x2203-1-1536x1023.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/c7385e8cd69f6a77ce4171cab23f1636ab7238d5-3307x2203-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo Vid Ingelevics and Ryan Walker, courtesy the artist and Lassonde Art Trail</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Un albero pieno di canestri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le opere che hanno attirato maggiormente l’attenzione c’è <em>Orange Functional</em> dell’artista cubano <strong>Alexandre Arrechea</strong>. La scultura ha la forma di un grande albero artificiale dai cui rami pendono più di venti canestri da basket collocati a diverse altezze. L’opera è pensata per essere utilizzata: i visitatori possono portare un pallone e provare a fare canestro. Arrechea lega il lavoro all’idea delle scelte e degli obiettivi nella vita: si può mirare in una direzione e finire, comunque, da un’altra parte. Il risultato è un’opera che annulla in parte la distanza tradizionale tra pubblico e scultura e trasforma il visitatore in partecipante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Arrivano i castori di Kent Monkman</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto inaugurale comprende <strong>17 opere</strong>, in gran parte commissionate appositamente. Altre installazioni arriveranno con il completamento del parco. Tra quelle più attese c’è la prima scultura pubblica dell’artista Cree <strong>Kent Monkman</strong>, che immaginerà un condominio popolato da castori davanti allo skyline di Toronto. Gli animali saranno rappresentati mentre svolgono attività ironiche e inattese, dal canto all’apparizione da una conchiglia ispirata alla Venere di Botticelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’opera utilizzerà così uno degli animali simbolo del Canada per riflettere, con tono giocoso, sul rapporto tra sviluppo urbano, natura e identità del territorio. È prevista anche una scultura permanente della portoghese <strong>Joana Vasconcelos</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ambiente e identità indigena</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma curatoriale guarda anche alla storia precedente alla Toronto contemporanea, riconoscendo l’identità indigena dell’area e le vicende di insediamento, migrazione e trasformazione ecologica che hanno segnato il territorio. La selezione degli artisti punta volutamente sulla diversità di provenienze, materiali e linguaggi. L’obiettivo dichiarato è raggiungere anche chi normalmente non frequenta musei o gallerie, considerando che il parco potrebbe accogliere circa <strong>1,5 milioni di visitatori l’anno</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diverse opere affrontano direttamente la questione ambientale. La canadese <strong>Kara Hamilton</strong>, con <em>Delicate Matter (for the birds)</em>, ha realizzato due strutture in terra battuta che evocano strati geologici e incorporano frammenti di vetro levigato dal mare. Una delle installazioni ospita anche piante di issopo destinate a favorire l’impollinazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’artista nippo-canadese <strong>Alexa Kumiko Hatanaka</strong> ha invece creato una serie di pesci sospesi su pennoni che si muovono con il vento. L’opera, <em>Against the Wind, with the Wind</em>, si ispira alla leggenda della carpa che nuota controcorrente fino a trasformarsi in drago. Le forme riprendono specie presenti nella regione e tornate a popolare il fiume Don dopo gli interventi di recupero ambientale.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-22 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343515" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/555e22da4d1724f8286254def21474ded06153a4-3307x2206-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343515" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/555e22da4d1724f8286254def21474ded06153a4-3307x2206-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/555e22da4d1724f8286254def21474ded06153a4-3307x2206-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/555e22da4d1724f8286254def21474ded06153a4-3307x2206-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/555e22da4d1724f8286254def21474ded06153a4-3307x2206-1-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/555e22da4d1724f8286254def21474ded06153a4-3307x2206-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo Vid Ingelevics and Ryan Walker, courtesy the artist and Lassonde Art Trail</figcaption></figure>
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