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Mele, The american brothers

Sandro Mele, originario di Lecce, è nato e cresciuto in un ambiente operaio. Da giovanissimo si è iscritto alla Cgil lavorando in un’azienda edile a Bolzano con il padre. Nel 1994 si è diplomato all’accademia di Belle arti di Venezia. La sua ricerca si incentra principalmente sulla denuncia di alcune condizioni sociali. Ha capito questa sua propensione quando nel 2000 è andato in Argentina per creare opere di Land art. Dalla sua permanenza è nato il lavoro Argentina che documentava le condizioni dei contadini nelle campagne del Paese. Tornerà in Argentina del sud, a Neuquen, nel 2006, per realizzare Lucha, il suo primo progetto dichiaratamente politico, che raccontava della Fasinpat, una fabbrica senza padrone, una fabbrica autogestita che produceva ceramica. Nel 2010 i video Working Poor e Raccontami di Cerano affrontavano due tematiche differenti. Nel primo si cercava una soluzione per i lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese; nel secondo si parlava della centrale Enel Federico II di Cerano, in provincia di Brindisi, e delle difficoltà dei contadini a vivere lì vicino. Fondamentale per la sua carriera l’incontro con Fabio Mauri di cui è stato assistente dal 2003. Alla domanda: Qual è la cosa principale che Fabio Mauri ti ha trasmesso? La sua risposta è stata: «l’etica, l’etica nel lavoro». Con Mauri ha imparato ad praticare vari linguaggi e a scegliere il linguaggio giusto per l’esternazione dell’idea – Mele si nutre di pittura, disegno, installazione, video, fotografia. Li accomunava la passione per la storia che nel maestro era veicolata dalla memoria e dal ricordo, dalla riflessione sul passato, per Sandro Mele diventa oggetto di denuncia sociale nella contemporaneità. Con Mele Mauri ha iniziato a utilizzare la fotografia digitale: «A sua insaputa, mi ha insegnato ad essere ideologicamente autonomo nell’arte», dichiara il giovane artista che attualmente lavora allo studio Fabio Mauri. Recentemente si è svolta la personale di Mele The American Brothers alla galleria Michela Rizzo di Venezia, a cura di Raffaele Gavarro. Una serie di opere realizzate con tecniche diverse, pittura, fotografia, elaborazione sonora, si ispiravano alle strategie di Sergio Marchionne alla guida della Fiat, in un contesto ad ampio spettro rispetto alla questione del lavoro in Italia. In particolare i sei video esposti documentavano la realtà dell’azienda e delle varie verità operaie all’interno della Fiat in tutta la penisola, con uno sguardo all’estero. Il titolo della mostra è tratto dal video omonimo in cui il giornalista Paolo Griseri spiega le condizioni dei contratti sindacali stabiliti da Fiat oltreoceano dopo l’acquisizione di Chrysler del 2008, e le loro ripercussioni nel nostro paese. In ogni opera audiovisiva – l’allestimento mira a far percepire come un’unica installazione i sei lavori insieme – si svolge un’intervista, ognuna a diversi operai, oltre all’intervista al giornalista Griseri. Mele non dà un giudizio di merito, piuttosto presenta e lascia parlare direttamente le testimonianze.

Nel video che qui proponiamo, Alessandro Fiorillo, il metalmeccanico racconta l’esperienza all’interno dello stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco e l’esperienza all’interno della società Fabbrica Italia nata nel 2010 nella stessa Pomigliano per l’esercizio delle attività di produzione, assemblaggio e vendita di autoveicoli e loro parti in questo stabilimento, in seguito al nuovo piano di investimenti previsto per l’attuazione del progetto Futura Panda. Alessandro Fiorillo parla della votazione avvenuta per l’attuazione del contratto Marchionne che si è svolta a Pomigliano: dal punto di vista politico è stata un fallimento per l’industriale perché si è verificata una percentuale altissima di rifiuto del contratto, il 40% degli operai si è espresso per il no. Fiorillo poi, per la sua appartenenza alla Fiom, sindacato “scomodo”, invece di essere ricollocato in Fabbrica Italia è stato messo in cassa integrazione insieme agli altri 144 operai Fiom. Come tutti gli altri video in mostra, è prevalentemente documentaristico, mentre la poesia si accende nel racconto per immagini del paesaggio industriale: in molti dei linguaggi che utilizza, l’artista manifesta un’espressività poetica, mentre il contenuto è militante. Mele collabora con il documentarista Roberto My, che attua il lavoro di operatore e montatore, le musiche sono invece di Ennio Colaci. Essenziale per Sandro è trasmettere il messaggio in maniera autonoma, per cui chi ha visitato la mostra, dalla presentazione dei fatti nei video ha chiara la situazione raccontata, senza orpelli, con un approccio diretto. Info: www.sandromele.it

 

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