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Sandra Hauser e il premio Adrenalina

Sandra Hauser nasce nel 1983 a Bad Aibling in Germania e da marzo vive e lavora e Roma, mantenendo i contatti con Monaco. Il suo percorso lavorativo inizia dopo le scuole quando partecipa a uno stage come scenografa e costumista al Gran Teatro di Monaco diventando presto assistente e poi libera professionista. L’impegno nell’arte avviene grazie alla frequentazione dell’Accademia di belle arti di Monaco in cui ha studiato con Hans Op De Beeck. Il filo conduttore della sua arte? La risposta di Hauser: «Il mio materiale è la gente, l’umanità». Il pensare una storia è fondamentale, scrive molto sui suoi progetti. L’ispirazione? L’alterità dovuta a ciò che la circonda e che l’artista ingloba, alterità essenziale nella sua essenza e che si riflette immancabilmente all’interno della sua stessa personalità: «le storie degli altri sono anche le mie», dichiara. L’apertura è verso il mondo, attraverso cui si può percepire il “noi stessi”, di conseguenza il sentimento interiore mira a capire ciò che sta oltre la propria esistenza: i temi dell’essere sono sempre uguali sia che li si viva dal di dentro, sia che li si viva dal di fuori e i due aspetti possono collimare nella dualità. Utilizza scultura, fotografia, performance, installazione: decide il linguaggio appropriato al suo pensiero intuitivamente, nel dialogo fra mente e stomaco. Devi morire prima di morire è la videoinstallazione composta da una fotografia e da un video che rielaborano il celebre dipinto di Caravaggio Davide con la testa di Golia. L’origine del titolo si rifà a una riflessione accompagnata dalla filosofia di Dschalal ad-Din ar-Rumi in cui si parla della morte dell’ego, ego protagonista dell’opera in cui l’artista si ritrae come carnefice e vittima: da una parte è forte e smisurato, ego-centrico, e dall’altra sensibile, emozionale, emotivo. L’uno ammazza l’altro: bisogna uccidere il proprio ego per poter vivere liberi e poter morire veramente. Un lottare, un rimandarsi, un comunicare, un intersecarsi per poi dividersi: razionalità e emotività, senza confini netti proprio come il nero della notte che permette all’inconscio di esprimersi e creare. Oltre all’iconografia, sono caravaggesche le luci: l’amore per il buio ha origine anche nel fascino per la notte e nell’esperienza teatrale di Hauser. Il guardare a Caravaggio nasce poi da una riflessione sui suoi dipinti, come commenta: «Le sue storie mi piacciono perché i personaggi sono quelli della strada e ognuno di loro vive di per sé la storia, completamente da solo», come spesso si è da soli nell’espressione della propria arte. Sandra accosta fotografia e video per una ragione ben precisa: «La foto è il momento senza tempo, della finzione, della teatralità, il video è il momento dello sviluppo temporale». Nel video l’artista si cosparge con una sostanza bianca: è la personalità di Davide che esce fuori, ma che non si piace, che si schiaffeggia perché esprime rabbia verso di sé, allora subentra la personalità di Golia quando l’artista si cosparge di una sostanza nera: bianco e nero, luci e ombre, forma e passione. E insieme Hauser maneggia una spada con cui tenta di tagliarsi la testa: la morte vista da vicino come momento catartico e metaforico; Caravaggio ha dipinto Davide con la testa di Golia poco tempo prima di morire e si è ritratto in Golia. Il sottofondo sonoro è composto da un brusio indistinto che fa perdere le coordinate del qui e del dove, mentre nel punto degli schiaffi, della rabbia, si sente una musica elettronica, contemporanea e malinconica allo stesso tempo. Infine il suo seno scoperto, proprio come Davide è in parte nudo nel quadro del maestro: «ho ammazzato il mio ego maschile», l’artista ricorda le parole del curatore Giovanni Cervi su questo aspetto dell’opera. Il lavoro è stato selezionato per il premio Adrenalina, a cura di Ferdinando Colloca e Federico Bonesi, che ha inaugurato ieri al Macro Testaccio di Roma. Info: www.sandrahauser.org

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