<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Architettura &amp; Design - INSIDEART</title>
	<atom:link href="https://insideart.eu/temi/design-trends/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://insideart.eu/temi/design-trends/</link>
	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Mon, 24 Aug 2026 14:06:27 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
	<item>
		<title>Dal mare alla terra e dalla terra al mare</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/24/dal-mare-alla-terra-e-dalla-terra-al-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 14:06:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Focus on]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=344091</guid>

					<description><![CDATA[Progettare sulla costa, dove urbanistica e paesaggio ridefiniscono continuamente i propri equilibri. Intervista con l’architetto Guendalina Salimei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Se il viandante di Caspar David Friedrich contemplasse oggi la terra dal mare anziché il mare dalla terra, il sublime che ne deriverebbe sarebbe molto distante da quello romantico. Al posto di una natura sconfinata e indomita, si troverebbe davanti centinaia di chilometri di costa edificata: una distesa quasi ininterrotta di costruzioni che restituisce con evidenza l’impronta antropica incisa sul territorio negli ultimi secoli. Del resto, il sublime stesso custodisce nella propria etimologia latina l’idea del limite e ha poi inglobato nel suo sviluppo filosofico due concetti molto distanti tra loro. Una condizione analoga definisce oggi il Mediterraneo: non linea di separazione, ma soglia mobile dove terra e mare, natura e artificio, memoria e trasformazione convivono in un equilibrio sempre più instabile. Qui, più che altrove, la costa non è mai stata un semplice margine geografico. È stata approdo, infrastruttura, frontiera politica e culturale, spazio attraversato da commerci, migrazioni e conflitti. Oggi, di fronte all’urgenza climatica, alla pressione urbana e alle tensioni geopolitiche, questo territorio liminale torna al centro della riflessione architettonica. Non si tratta più soltanto di costruire lungo il mare, ma di ripensare margini, connessioni e forme dell’abitare dentro paesaggi in continua trasformazione, dove il cambiamento non rappresenta più un’eccezione ma una condizione permanente. Invertire lo sguardo – osservare la terra dal mare – significa allora prendere atto di questa complessità. L’architettura è chiamata a confrontarsi con sistemi stratificati, fatti di relazioni ecologiche, infrastrutture invisibili, memorie territoriali e mutazioni ambientali. Una riflessione che attraversa il lavoro di <strong>Guendalina Salimei</strong>, architetto e professore a La Sapienza Università di Roma, curatrice del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2025 con il progetto <em>TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’intelligenza del mare</em>. Fondatrice di T-Studio, Salimei affianca alla pratica progettuale una costante attività di ricerca e didattica, con un approccio che mette al centro il riuso, la rigenerazione e la trasformazione dell’esistente, spesso in contesti urbani e paesaggistici complessi o marginali. Il suo lavoro si concentra in particolare sul rapporto tra infrastrutture e paesaggio, e sulla capacità dell’architettura di costruire nuove relazioni tra città, territorio e ambiente, là dove la linea tra terra e acqua smette di essere un limite e torna a diventare uno spazio di possibilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/guendalina-salimei-01official-1024x1024-1.jpg" alt="" class="wp-image-344093" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/guendalina-salimei-01official-1024x1024-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/guendalina-salimei-01official-1024x1024-1-300x300.jpg 300w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/guendalina-salimei-01official-1024x1024-1-600x600.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/guendalina-salimei-01official-1024x1024-1-768x768.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi cosa significa, concretamente, essere un architetto attento all’ambiente, andando oltre la retorica della sostenibilità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa, in primo luogo, riconoscere che la nozione stessa di ambiente non può più essere ridotta a un insieme di vincoli o a un repertorio di buone pratiche tecniche, ma va intesa come una struttura primaria del progetto. L’ambiente è un sistema di relazioni, un dispositivo complesso in cui si intrecciano dimensioni ecologiche, infrastrutturali, culturali e politiche. In questo senso, l’architetto è chiamato a operare come interprete di processi, più che come autore di forme. Superare la retorica della sostenibilità implica spostare il discorso dal piano etico-declarativo a quello operativo e conoscitivo. La sostenibilità, oggi, non è un obiettivo ma una condizione di partenza, quasi un prerequisito implicito. Ciò che diventa centrale è la capacità di costruire progetti che siano informati da una lettura multilivello dei contesti: dai dati climatici alle infrastrutture invisibili, dai sistemi economici alle pratiche sociali. In questo quadro, il lavoro sui cosiddetti <em>deep data</em> – archivi, cartografie locali, saperi situati – diventa decisivo per restituire profondità al progetto. L’architettura, quindi, si configura come una pratica di mediazione: tra scala locale e globale, tra esigenze ambientali e trasformazioni urbane, tra permanenza e mutazione. Essere “attenti all’ambiente” significa assumere la complessità come materiale di progetto e lavorare per costruire nuovi equilibri, necessariamente dinamici.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nell’ultima Biennale Architettura il Padiglione Italia indagava proprio il confine tra terra e acqua, inteso come una soglia fragile ma ricca di potenzialità. Che tipo di approccio richiede lavorare in questi territori?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I territori liminali richiedono un pensiero progettuale capace di mettere in crisi le categorie consolidate della disciplina. Non si tratta di operare semplicemente “sul bordo”, ma di riconoscere che quel bordo costituisce uno spazio autonomo, dotato di proprie regole, di una propria temporalità e di una specifica densità di significati. Il passaggio da <em>limes</em> a <em>limen</em> assume qui un valore paradigmatico: da linea di separazione a campo di relazione, da margine passivo a spazio attivo di progetto. Questi contesti sono attraversati da dinamiche instabili, oggi ulteriormente intensificate dalla crisi climatica. L’approccio progettuale non può quindi essere di tipo deterministico o prescrittivo, ma deve assumere un carattere adattivo e incrementale, capace di operare per scenari, per fasi, per approssimazioni successive. Il progetto si configura come un dispositivo aperto, in grado di accompagnare i processi piuttosto che fissarli in forme definitive. Nel lavoro sviluppato per il Padiglione Italia, la soglia terra-acqua è stata interpretata come una vera e propria officina progettuale, uno spazio di sperimentazione nel quale si rendono possibili nuove configurazioni insediative. Le proposte emerse – dalle reinterpretazioni dei waterfront come sistemi continui e accessibili, alla riconversione delle infrastrutture portuali in dispositivi multifunzionali, fino alla trasformazione delle opere di difesa in spazi pubblici abitabili – mostrano come questi margini possano diventare luoghi di innovazione. Ciò comporta un cambiamento significativo di scala e di linguaggio: l’architettura entra in stretta collaborazione con il paesaggio, con l’ingegneria, con l’ecologia, dando luogo a forme che non sono più soltanto oggetti costruiti, ma sistemi spaziali e processuali, capaci di evolvere nel tempo e di rispondere alla complessità dei contesti contemporanei.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La storia recente delle coste italiane è segnata da decenni di mancato rispetto del mare, caratterizzati da un intenso abusivismo edilizio, cementificazione selvaggia, ecomostri e uno sviluppo architettonico spesso incompatibile con l’ambiente. Progettare oggi significa sempre più lavorare con ciò che esiste. È ancora eticamente accettabile pensare a un’architettura ex novo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione dell’architettura ex novo deve oggi essere riformulata alla luce delle condizioni materiali e culturali in cui operiamo. Non è più una questione di legittimità astratta, ma di pertinenza rispetto ai contesti. Il paesaggio costiero italiano – segnato da decenni di crescita disordinata, abusivismo diffuso e frammentazione – rende evidente la necessità di un ripensamento profondo delle pratiche progettuali, che non possono più fondarsi sull’idea di espansione ma su quella di trasformazione. Riuso, rigenerazione e riconversione assumono quindi un valore che va oltre la dimensione operativa: diventano strumenti critici, capaci di rimettere in circolo patrimoni esistenti – infrastrutture portuali dismesse, archeologie industriali, sistemi edilizi degradati – restituendo loro una nuova funzione all’interno della città contemporanea. Interventi su mercati ittici, stazioni marittime, capitanerie o dogane mostrano come edifici nati come dispositivi chiusi possano trasformarsi in nuove polarità urbane, aperte, ibride, capaci di ospitare attività culturali, sociali e produttive. Escludere completamente l’intervento ex novo sarebbe tuttavia riduttivo. Il punto è ridefinirne lo statuto: non più gesto autonomo e fondativo, ma parte di un sistema relazionale. L’architettura nuova deve essere in grado di attivare processi, di ricucire discontinuità, di costruire continuità tra città e mare. Può assumere un ruolo strategico, ad esempio, quando si inserisce nei sistemi di waterfront come elemento di connessione, o quando contribuisce alla riorganizzazione delle infrastrutture costiere in chiave sostenibile. L’etica del progetto si misura allora nella sua capacità di generare valore collettivo: non nella quantità costruita, ma nella qualità delle relazioni che riesce a innescare. L’architettura ex novo è accettabile – e necessaria – solo quando opera come catalizzatore di trasformazioni più ampie, contribuendo a ridefinire equilibri territoriali, ambientali e sociali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="958" height="1024" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-24-alle-16.03.39-958x1024.jpg" alt="" class="wp-image-344094" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-24-alle-16.03.39-958x1024.jpg 958w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-24-alle-16.03.39-561x600.jpg 561w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-24-alle-16.03.39-768x821.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-24-alle-16.03.39.jpg 1274w" sizes="(max-width: 958px) 100vw, 958px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’intelligenza del mare, ci insegnava il Padiglione Italia, porta alla capacità di connettere non solo territori lontani, ma saperi, culture, economie. Oggi invece di incentivare questi scambi erigiamo barriere che ostacolano il dialogo. Dopo la Biennale è emerso qualche dato confortante?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza del Padiglione Italia ha mostrato come la costruzione di un archivio dinamico – fatto di progetti, ricerche, cartografie, visioni – possa diventare uno strumento concreto per orientare le politiche e le pratiche future. L’idea di un osservatorio permanente sul rapporto tra terra e acqua va proprio in questa direzione: non tanto produrre soluzioni immediate, quanto costruire una base condivisa di conoscenza, capace di alimentare strategie integrate. Questo materiale, estremamente eterogeneo, ha evidenziato una crescente consapevolezza rispetto ai temi del mare, della crisi climatica, delle trasformazioni costiere. Ma soprattutto ha dimostrato che la conoscenza, quando è messa in relazione, produce valore. Il Public Program ha ulteriormente amplificato questo processo, costruendo un ambiente di dialogo tra saperi diversi – accademici, istituzionali, professionali – e generando un ecosistema dinamico di confronto. Se c’è un dato confortante, è proprio questo: la possibilità di costruire intelligenze collettive. Non una risposta univoca, ma una pluralità di approcci che, messi in relazione, possono generare nuove traiettorie progettuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Mediterraneo oggi è attraversato da tensioni ambientali, politiche e sociali sempre più forti, ma allo stesso tempo resta uno spazio di scambio e relazione. L’architettura può ancora avere un ruolo attivo in questo equilibrio o è destinata a rincorrere dinamiche più grandi di lei?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Mediterraneo è, per sua natura, un campo di forze prima ancora che uno spazio geografico: un sistema nel quale si sovrappongono tensioni ambientali – basti pensare all’innalzamento del livello del mare, all’erosione costiera, alla trasformazione degli ecosistemi – e tensioni geopolitiche, legate ai flussi migratori, alle economie portuali, alle reti infrastrutturali materiali e immateriali. In questo quadro, l’architettura non può evidentemente assumere un ruolo regolativo in senso forte, ma può esercitare una funzione decisiva sul piano interpretativo e operativo, costruendo dispositivi spaziali capaci di rendere leggibili queste complessità e, in alcuni casi, di orientarle. Il punto non è agire “sul Mediterraneo” in senso astratto, ma lavorare su quei luoghi in cui queste dinamiche si condensano: i margini, le soglie, i waterfront, i sistemi portuali. Sono spazi che, per lungo tempo, sono stati trattati come retro della città o come ambiti esclusivamente tecnici, mentre oggi si rivelano come le vere “prime porte” urbane, luoghi in cui si manifesta il rapporto tra economie globali e comunità locali. L’architettura mantiene quindi un ruolo attivo non perché controlla le dinamiche del Mediterraneo, ma perché contribuisce a costruire i luoghi in cui queste dinamiche diventano visibili, negoziabili, trasformabili. È una pratica situata, che lavora per connessioni: tra città e mare, tra infrastrutture e paesaggio, tra economie e comunità. Più che rincorrere i processi, li intercetta nei loro punti di maggiore intensità e li traduce in forme spaziali capaci di attivare nuove possibilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/DIF_G00266_61_C.jpg" alt="" class="wp-image-344095" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/DIF_G00266_61_C.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/DIF_G00266_61_C-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/DIF_G00266_61_C-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><br><em>Armin Linke, Sea level rise at Kulili Plantation Village, Karkar Island, Papua New Guinea, 2017</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Davanti al mare tutto sembra provvisorio, in movimento, mai definitivo. L’architettura può accettare questa condizione o ha ancora bisogno di stabilità?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il confronto con il mare obbliga l’architettura a rimettere in discussione una delle sue categorie fondative: quella della permanenza. La stabilità, intesa come condizione assoluta e duratura, entra in crisi di fronte a fenomeni che operano su temporalità differenziate e non controllabili – l’erosione costiera, l’innalzamento del livello del mare, la trasformazione degli ecosistemi. Il progetto non può più ignorare questa instabilità strutturale, né contrastarla attraverso soluzioni esclusivamente difensive o tecnicistiche. Accettare questa condizione significa spostare l’attenzione dall’oggetto al processo. L’architettura si configura come un sistema aperto, capace di adattarsi, di modificarsi nel tempo, di incorporare il cambiamento come parte integrante della propria logica costruttiva. Ne deriva una revisione profonda dei linguaggi e delle tecniche: dispositivi flessibili, strutture reversibili, soluzioni ibride in cui architettura e paesaggio si sovrappongono e si contaminano. Ciò che resta stabile non è tanto la forma costruita, quanto un insieme di principi insediativi e di figure archetipiche che regolano da sempre il rapporto tra uomo e mare: l’approdo, la soglia, il porto, la linea di costa come spazio di mediazione. Queste strutture profonde, sedimentate nel tempo lungo le geografie mediterranee, costituiscono una sorta di grammatica resistente, capace di attraversare le trasformazioni senza perdere significato. La provvisorietà, allora, non è un limite ma una condizione operativa. Introduce nel progetto una dimensione temporale più articolata, nella quale permanenza e mutazione non si escludono, ma coesistono. L’architettura non rinuncia alla costruzione di senso, ma lo affida a sistemi capaci di durare proprio perché in grado di cambiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra i progetti che l’hanno resa nota ai più anche fuori dal settore, c’è quello del Chilometro verde di Corviale. Anche da lì, nelle giornate limpide, si può vedere in lontananza il litorale romano. Quanto il mare è ancora fonte di ispirazione per l’architettura?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mare oggi non è più, o non è soltanto, una fonte di ispirazione in senso estetico, ma un vero e proprio paradigma operativo del progetto. Nel caso italiano, la condizione peninsulare rende il rapporto tra terra e acqua una struttura profonda, che attraversa il territorio e ne orienta le forme dell’abitare, anche quando il mare non è immediatamente percepibile. Il Mediterraneo, in questo senso, agisce come una grande infrastruttura culturale ed ecologica, un sistema di relazioni che connette città, economie, paesaggi e pratiche sociali. È una presenza che informa il progetto non per immagini, ma per logiche: continuità, attraversamento, scambio, stratificazione. Anche in un progetto come il Chilometro verde al Corviale, apparentemente distante dal mare, questa dimensione è presente in forma latente. Corviale è un’infrastruttura abitativa che lavora sulla scala territoriale, un dispositivo lineare che attraversa il paesaggio romano e si confronta con l’orizzonte aperto della campagna fino al litorale. Nelle giornate limpide, è vero, la presenza del mare diventa visibile, ma ciò che è più rilevante è la sua presenza come struttura mentale: un limite mobile, un orizzonte che misura la profondità dello spazio. Il progetto del Chilometro verde introduce una dimensione paesaggistica che lavora per continuità ecologiche e percettive, ricucendo il rapporto tra l’edificio e il territorio circostante. Il mare non è un riferimento iconografico, ma una condizione culturale che orienta il modo di pensare lo spazio aperto, la relazione tra infrastruttura e paesaggio, tra abitare e ambiente. È una presenza che agisce in filigrana, suggerendo un’idea di progetto come sistema aperto, capace di mettere in relazione elementi distanti e di costruire nuovi equilibri tra città e territorio.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>The Whale, l’architettura che emerge dalla costa artica norvegese</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/20/the-whale-larchitettura-che-emerge-dalla-costa-artica-norvegese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 08:16:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[balena]]></category>
		<category><![CDATA[costa artica]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[norvegia]]></category>
		<category><![CDATA[the whale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343921</guid>

					<description><![CDATA[Firmato da Dorte Mandrup, il nuovo centro culturale dedicato ai cetacei intreccia architettura, scienza e natura affacciandosi sull’immensità dell’oceano]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Progettato dallo studio danese <strong>Dorte Mandrup</strong>, <strong>The Whale</strong>, il nuovo centro culturale e scientifico in costruzione ad Andenes, prende forma lungo una costa battuta dal vento, circa 300 chilometri a nord del Circolo Polare Artico, modellandosi come una prosecuzione artificiale della topografia naturale. Il progetto, la cui apertura è prevista nel giugno 2027, nasce da un concorso internazionale del <strong>2019</strong>, vinto da <strong>Dorte Mandrup</strong> davanti a studi di primo piano come <strong>Snøhetta</strong>, BIG e <strong>Reiulf Ramstad</strong>. La proposta vincitrice evita deliberatamente l’idea di un edificio-monumento tradizionale: The Whale appare piuttosto come una collina bassa e rocciosa, una superficie curva che sembra sollevarsi dal terreno per poi tornare a confondersi con esso.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="533" data-id="343929" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/05-The-Whale-1024x533-1.jpg" alt="" class="wp-image-343929" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/05-The-Whale-1024x533-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/05-The-Whale-1024x533-1-600x312.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/05-The-Whale-1024x533-1-767x399.jpg 767w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">© The Whale</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Dove le balene arrivano alla costa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Andenes si trova infatti nelle vicinanze di <strong>Bleiksdjupa</strong>, un profondo canyon sottomarino che contribuisce a portare la vita marina insolitamente vicino alla terraferma. È una delle ragioni per cui l&#8217;area delle Vesterålen è diventata una destinazione privilegiata per l&#8217;osservazione dei cetacei. In queste acque possono essere osservate diverse specie, dai capodogli alle orche, dalle megattere alle balenottere comuni. La presenza dei cetacei non costituisce quindi semplicemente il tema scelto per un nuovo museo: è la condizione geografica e ambientale dalla quale nasce l&#8217;intero progetto. The Whale vuole trasformare questa peculiarità in un&#8217;esperienza culturale permanente, costruendo un luogo nel quale scienza, arte, architettura e natura possano convergere. Il centro si presenta infatti come qualcosa di più ibrido rispetto a un museo naturalistico convenzionale: il progetto ufficiale lo descrive come un centro dedicato alle balene, all&#8217;oceano e agli ecosistemi dai quali dipendono.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="597" data-id="343928" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/02-The-Whale-750x597-2.jpg" alt="" class="wp-image-343928" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/02-The-Whale-750x597-2.jpg 750w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/02-The-Whale-750x597-2-600x478.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption class="wp-element-caption">© The Whale</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Se all&#8217;esterno The Whale tende quasi a dissolversi nella costa, all&#8217;interno il rapporto con il paesaggio rimane protagonista. Sotto la grande volta si apre uno spazio di circa <strong>4.500 metri quadrati</strong>, caratterizzato da un ampio ambiente privo di colonne e da grandi superfici vetrate rivolte verso l&#8217;oceano. Il programma comprende aree espositive, spazi per i visitatori, uffici, una caffetteria e uno shop. Il budget indicato per il progetto è di circa <strong>33,5 milioni di euro</strong>. Il centro non racconterà soltanto le diverse specie di cetacei. L&#8217;obiettivo è più ampio: spiegare il loro comportamento, le migrazioni, i sistemi di comunicazione, il rapporto con gli ecosistemi marini e, inevitabilmente, quello con l&#8217;essere umano. Per farlo, il percorso unirà conoscenza scientifica, installazioni, suono, narrazione e arte. Il progetto espositivo è sviluppato insieme a <strong>Ralph Appelbaum Associates</strong>, studio internazionale specializzato nella progettazione di musei ed esperienze culturali. Il risultato punta a collocarsi deliberatamente a metà strada tra museo di storia naturale, museo d&#8217;arte e centro dedicato alla natura.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="702" data-id="343930" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/The-whale.jpg" alt="" class="wp-image-343930" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/The-whale.jpg 750w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/The-whale-600x562.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /><figcaption class="wp-element-caption">© The Whale, Dorte Mandrup A/S. Rendering by Mir, Bergen</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il paesaggio circostante partecipa all&#8217;esperienza. Il progetto sviluppato da <strong>Marianne Levinsen Landscape</strong> prevede percorsi in pietra, aree di sosta e una pozza influenzata dalle maree, elementi attraverso i quali osservare più direttamente l&#8217;incontro tra terra e acqua. È un&#8217;estensione coerente della filosofia generale di The Whale: il visitatore non viene invitato semplicemente a entrare in un edificio per conoscere l&#8217;oceano attraverso reperti e contenuti multimediali. Deve continuare a percepire il vento, il mare, le rocce e la linea dell&#8217;orizzonte. Persino il contesto costruito rimane leggibile. Le immagini recenti del cantiere mostrano il nuovo volume inserirsi in un paesaggio costiero già abitato, accanto alle case di Andenes e allo storico faro, mantenendo un profilo deliberatamente basso.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>David Chipperfield firma Faro Santander, il nuovo museo affacciato sulla baia</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/19/david-chipperfield-firma-faro-santander-il-nuovo-museo-affacciato-sulla-baia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 07:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[David Chipperfield]]></category>
		<category><![CDATA[edificio pereda]]></category>
		<category><![CDATA[faro santander]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343836</guid>

					<description><![CDATA[L’architetto britannico ridisegna lo storico Edificio Pereda sul lungomare di Santander, trasformando l’ex sede della banca in uno spazio aperto alla città]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Santander si prepara ad aggiungere un nuovo tassello alla propria geografia culturale. L’8 settembre 2026 aprirà al pubblico <strong>Faro Santander</strong>, il centro promosso dalla Fundación Banco Santander e progettato da <strong>David Chipperfield Architects</strong> all’interno dello storico <strong>Edificio Pereda</strong>, per quasi un secolo sede principale dell’istituto bancario. L’obiettivo è trasformare uno degli edifici più riconoscibili del fronte marittimo della città in un luogo aperto, nel quale arte, cultura, tecnologia e innovazione possano convivere. L’intervento arriva al termine di un lungo processo di trasformazione iniziato nel 2020. Il risultato è un complesso di circa <strong>10mila metri quadrati di superficie utile</strong>, dei quali quasi 3mila destinati alle esposizioni. Il centro si sviluppa su dieci livelli e comprende cinque piani con gallerie e spazi aperti al pubblico, due livelli superiori occupati da caffetteria, ristorante e terrazza e tre piani interrati, dove trovano posto un auditorium polifunzionale e gli ambienti tecnici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto rappresenta un nuovo capitolo nella storia di un edificio profondamente legato all’identità urbana di Santander. Le sue origini risalgono alla fine del Settecento; ricostruito nel 1880 dopo un incendio, l’immobile fu acquistato da Banco Santander nel 1919 e trasformato nella sede dell’istituto su progetto dell’architetto cantabrico <strong>Ricardo Bastida</strong>, con inaugurazione nel 1923. Più di trent’anni dopo il complesso venne ampliato dall’architetto <strong>Javier González de Riancho</strong>, che affiancò all’edificio esistente un secondo volume gemello. È proprio a quell’ampliamento che si deve uno degli elementi più caratteristici del complesso: il <strong>grande arco monumentale</strong> che unisce le due parti dell’edificio e che, dalla sua inaugurazione nel 1963, è diventato un segno familiare del Paseo de Pereda. Chipperfield sceglie di non cancellarne la presenza ma, al contrario, di trasformarlo nel fulcro del nuovo sistema di circolazione pubblica. Una porzione dell’apertura superiore viene chiusa con una superficie vetrata, conservando la leggibilità della sagoma e rendendo allo stesso tempo visibile dall’esterno la nuova vita dell’edificio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’operazione rispecchia un approccio ricorrente nel lavoro dell’architetto britannico, <strong>Premio Pritzker 2023</strong>: intervenire sul patrimonio esistente senza ridurlo a semplice fondale storico. È una strategia sperimentata in numerosi progetti culturali internazionali, dal Neues Museum di Berlino alla Kunsthaus Zürich, fino alle Procuratie Vecchie di Venezia. A Santander, il rapporto tra conservazione e trasformazione passa anche attraverso la scelta dei materiali, studiati per creare continuità fra le parti storiche e i nuovi interventi.  Al centro del programma culturale ci sarà la <strong>Collezione Banco Santander</strong>, composta da oltre mille opere, alla quale si affiancheranno mostre temporanee, progetti dedicati alla sperimentazione artistica e spazi nei quali la tecnologia avrà un ruolo centrale. Il progetto comprende inoltre aree dedicate alla mediazione e alla partecipazione dei visitatori, oltre a servizi pensati per prolungare la permanenza nel centro anche oltre la visita alle esposizioni. Particolarmente significativa è la terrazza pubblica sulla sommità dell’edificio, con vista sulla <strong>baia di Santander</strong>. Più che un elemento accessorio, rappresenta uno dei dispositivi attraverso cui il progetto cerca di riconnettere il monumentale edificio del Paseo de Pereda al paesaggio urbano e marittimo che lo circonda.  L’apertura di Faro Santander rafforza inoltre una trasformazione culturale già evidente sul waterfront cittadino. A poca distanza sorge infatti il <strong>Centro Botín</strong>, progettato da Renzo Piano e affacciato sui Jardines de Pereda: un edificio sospeso su pilastri, concepito per mantenere la permeabilità visiva e fisica tra città, giardini e mare. Con l’arrivo del centro di Chipperfield, Santander riunisce così nello stesso tratto urbano gli interventi di due vincitori del Premio Pritzker, seppure attraverso strategie architettoniche molto diverse. </p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="585" data-id="343839" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/faro-santander-david-chipperfield-centro-culturale-spagna-1-1024x585.jpeg" alt="" class="wp-image-343839" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/faro-santander-david-chipperfield-centro-culturale-spagna-1-1024x585.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/faro-santander-david-chipperfield-centro-culturale-spagna-1-600x343.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/faro-santander-david-chipperfield-centro-culturale-spagna-1-768x439.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/faro-santander-david-chipperfield-centro-culturale-spagna-1.jpeg 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Milano una passerella sospesa cambierà il volto di Piazza Duomo</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/19/a-milano-una-passerella-sospesa-cambiera-il-volto-di-piazza-duomo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Arengario]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Museo del Novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Ponte]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343797</guid>

					<description><![CDATA[Dopo un lungo iter, prende forma l’ampliamento del Museo del Novecento: un collegamento sospeso unirà i due edifici, introducendo un nuovo segno architettonico in città]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Milano si prepara a ridisegnare uno degli angoli più riconoscibili di piazza Duomo. Dopo anni di progetti, procedure amministrative e contenziosi, è entrato nella fase concreta il raddoppio del <strong>Museo del Novecento</strong>, con la trasformazione del secondo Arengario e la realizzazione di una passerella sospesa destinata a collegare i due edifici gemelli. Secondo il cronoprogramma riportato da Urbanfile, i lavori dovrebbero durare circa due anni, con conclusione prevista nella primavera del 2028. L&#8217;intervento nasce però da molto più lontano. Il progetto, denominato <em><strong>NovecentopiùCento</strong></em>, punta a trasformare i due Arengari in un unico polo museale dedicato all&#8217;arte moderna e contemporanea. Il secondo edificio consentirà di aggiungere oltre mille metri quadrati di superficie espositiva, rendendo possibile l&#8217;esposizione di più di cento opere aggiuntive e l&#8217;estensione del percorso museale verso gli ultimi decenni del <strong>Novecento </strong>e gli anni Duemila.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="799" height="533" data-id="343804" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-novecento-passerella-aerea-1.jpg" alt="" class="wp-image-343804" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-novecento-passerella-aerea-1.jpg 799w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-novecento-passerella-aerea-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-novecento-passerella-aerea-1-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 799px) 100vw, 799px" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un museo più grande e aperto alla città</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;elemento destinato a diventare il simbolo dell&#8217;intervento è la <strong>passerella aerea tra i due Arengari</strong>. Il progetto vincitore del concorso internazionale, guidato dall&#8217;architetta <strong>Sonia Calzoni</strong> insieme a <strong>Pierluigi Nicolin, Ferdinando Aprile, Giuseppe Di Bari </strong>e <strong>Bruno Finzi</strong>, prevede un collegamento sospeso a circa <strong>20 metri di altezza</strong>. La passerella è stata concepita come un elemento architettonico capace di entrare in relazione con piazza Duomo: un fronte trasparente rivolto verso la piazza e una superficie inferiore specchiante dovrebbero riflettere scorci, edifici e movimenti dello spazio urbano sottostante. Dal punto di vista museale, permetterà invece ai visitatori di passare direttamente da un Arengario all&#8217;altro, rendendo continuo il percorso espositivo.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="637" data-id="343805" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-900-2.jpg.foto_.rmedium.jpeg" alt="" class="wp-image-343805" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-900-2.jpg.foto_.rmedium.jpeg 960w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-900-2.jpg.foto_.rmedium-600x398.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-900-2.jpg.foto_.rmedium-768x510.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il raddoppio non riguarda soltanto le sale. L&#8217;obiettivo dichiarato dall&#8217;amministrazione comunale è ampliare anche i servizi e il rapporto tra museo e spazio pubblico. Il progetto prevede nuovi ambienti per le attività culturali, servizi per i visitatori e aree accessibili anche senza biglietto. La documentazione del programma Metro Plus descrive infatti il secondo Arengario come un edificio maggiormente aperto verso la città, con funzioni pubbliche collocate anche nel basamento. L&#8217;ampliamento consentirà soprattutto di ripensare il racconto delle collezioni. Il museo attuale accompagna il visitatore attraverso alcuni dei passaggi fondamentali dell&#8217;arte italiana del Novecento, dalle avanguardie storiche alle esperienze della seconda metà del secolo. Con il secondo Arengario, il percorso potrà spingersi più decisamente verso la contemporaneità. La trasformazione arriva dopo un iter complesso. Nel rapporto annuale della Direzione Cultura del Comune si ricorda come la procedura fosse stata sospesa nel 2025 a causa dei ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. La sentenza definitiva del marzo 2026 ha poi consentito di sbloccare l&#8217;aggiudicazione e procedere verso l&#8217;apertura del cantiere</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tbilisi pronta a demolire l’auditorium di Fuksas. Lo studio: «Una grave perdita culturale»</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/12/tbilisi-pronta-a-demolire-lauditorium-di-fuksas-lo-studio-una-grave-perdita-culturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 06:03:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Auditorium]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[demolizione]]></category>
		<category><![CDATA[Fuksas]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Tbilisi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343490</guid>

					<description><![CDATA[Progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas e realizzato nel Parco Rike nel 2012 con un investimento di circa 40 milioni di euro, l’edificio non è mai stato completato all’interno né aperto al pubblico]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A poco più di un decennio dalla sua realizzazione, una delle architetture contemporanee più riconoscibili di Tbilisi rischia di scomparire. L’auditorium progettato da <strong>Massimiliano e Doriana Fuksas</strong> nel Parco Rike, affacciato sul fiume Kura e a pochi passi dalla città vecchia, potrebbe essere demolito entro la fine del 2026. Il Dipartimento di Architettura del Comune ha infatti rilasciato alla società proprietaria, <strong>Makro Constructions</strong>, un’autorizzazione che consentirebbe di procedere con la demolizione entro il 25 dicembre. Una prospettiva contro la quale lo Studio Fuksas ha espresso «profondo rammarico», chiedendo alle autorità georgiane di considerare soluzioni alternative.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un progetto da 40 milioni mai entrato in funzione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia dell’auditorium comincia nel 2010, quando Massimiliano e Doriana Fuksas vengono chiamati nella capitale georgiana durante la presidenza di Mikheil Saakashvili. Il progetto rientra nel più ampio processo di trasformazione urbana con il quale la Georgia cercava anche di proiettare all’estero una nuova immagine del Paese. Per l&#8217;edificio viene scelta un’area di circa 10mila metri quadrati nel Parco Rike. La costruzione viene portata a termine nel 2012, con un investimento indicato in circa <strong>40 milioni di euro</strong>.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="829" data-id="343495" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/lauditorium-di-tbilisi-c-joel-rookwood-1536x1243-1-1024x829.webp" alt="" class="wp-image-343495" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/lauditorium-di-tbilisi-c-joel-rookwood-1536x1243-1-1024x829.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/lauditorium-di-tbilisi-c-joel-rookwood-1536x1243-1-600x486.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/lauditorium-di-tbilisi-c-joel-rookwood-1536x1243-1-768x622.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/lauditorium-di-tbilisi-c-joel-rookwood-1536x1243-1.webp 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">© Joel Rookwood. Courtesy Studio Fuksas</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’architettura è immediatamente riconoscibile: due grandi volumi sinuosi, realizzati in calcestruzzo armato e acciaio e rivestiti con superfici di vetro e metallo, emergono dal parco e si sviluppano in direzioni differenti pur appartenendo a un unico organismo. Il complesso avrebbe dovuto ospitare, tra le altre funzioni, un auditorium da circa <strong>550 posti</strong>. Ma il progetto rimane incompiuto negli interni. Le porte non si aprono mai al pubblico e quella che doveva diventare una nuova infrastruttura culturale della capitale resta per anni una presenza vuota nel paesaggio urbano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla proprietà pubblica ai privati</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La vicenda cambia direzione con la privatizzazione dell’area. Nel 2020 la proprietà viene acquistata all’asta dall’imprenditore Davit Khidasheli. L’edificio passa successivamente ancora di mano fino ad arrivare, nel 2025, a Makro Constructions. A quel punto l’ipotesi del recupero lascia progressivamente spazio a quella della demolizione. Riportare la struttura nelle condizioni necessarie per completarla e renderla utilizzabile comporterebbe infatti interventi significativi dopo anni di abbandono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sindaco di Tbilisi, <strong>Kakha Kaladze</strong>, ha difeso la scelta, descrivendo la situazione dell’immobile in termini estremamente critici e sostenendo che l’edificio, nelle condizioni attuali, non abbia una funzione per la città. Essendo ormai una proprietà privata, ha spiegato, il proprietario ha deciso di procedere alla sua eliminazione. Dopo l’eventuale demolizione dovrebbe essere presentato un nuovo progetto per l’area. Tra le possibilità circolate negli anni figura anche quella di una struttura destinata all’ospitalità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fuksas: «Valutare il recupero prima di demolire»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo Studio Fuksas contesta però l’idea che l’abbattimento rappresenti l’unica strada percorribile. In una nota diffusa il 15 luglio, lo studio romano sostiene di avere più volte offerto la propria collaborazione alle autorità georgiane per studiare soluzioni capaci di conservare e riqualificare l’edificio, senza avere ricevuto risposte. Secondo Fuksas, demolire un’architettura realizzata originariamente attraverso risorse pubbliche senza averne prima approfondito le possibilità di recupero significherebbe perdere  non soltanto un edificio, ma anche l’investimento e il potenziale culturale che ancora rappresenta. La posizione dello studio sposta così il confronto dal destino di una singola opera a una questione più ampia: quanto tempo deve trascorrere perché un’architettura contemporanea venga considerata patrimonio da preservare? Fuksas sottolinea inoltre che, in oltre sessant’anni di attività professionale, sarebbe la prima volta che lo studio si trova di fronte alla prospettiva della demolizione di una propria opera senza essere coinvolto in un confronto sulle possibili alternative.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343494" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/veduta-dallalto-dellauditorium-di-tbilisi-nel-parco-rike-c-yaroslav-lukiyanchenko-dsc0035-1536x1024-1-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-343494" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/veduta-dallalto-dellauditorium-di-tbilisi-nel-parco-rike-c-yaroslav-lukiyanchenko-dsc0035-1536x1024-1-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/veduta-dallalto-dellauditorium-di-tbilisi-nel-parco-rike-c-yaroslav-lukiyanchenko-dsc0035-1536x1024-1-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/veduta-dallalto-dellauditorium-di-tbilisi-nel-parco-rike-c-yaroslav-lukiyanchenko-dsc0035-1536x1024-1-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/veduta-dallalto-dellauditorium-di-tbilisi-nel-parco-rike-c-yaroslav-lukiyanchenko-dsc0035-1536x1024-1.webp 1536w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">© Yaroslav Lukiyanchenko. Courtesy Studio Fuksas</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un edificio incompiuto o un patrimonio da recuperare?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio l’incompiutezza a rendere il caso particolarmente controverso. L’auditorium non ha mai svolto la funzione per cui era stato progettato e, dopo anni di abbandono, rappresenta per l’amministrazione un problema urbano. Per i progettisti, invece, quella stessa struttura conserva la possibilità di diventare ciò che non è mai riuscita a essere: uno spazio per concerti, arte contemporanea e attività culturali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due letture opposte dello stesso edificio. Da una parte una costruzione costosa, inutilizzata e deteriorata; dall’altra un’opera di architettura contemporanea che potrebbe essere recuperata anziché cancellata. Il permesso di demolizione segna per ora un punto decisivo nella vicenda, ma lo Studio Fuksas continua a chiedere l’apertura di un confronto prima che l’intervento diventi irreversibile.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Costa Azzurra e Provenza, un itinerario tra arte, architettura e fondazioni</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/06/costa-azzurra-e-provenza-un-itinerario-tra-arte-architettura-e-fondazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2026 18:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Focus on]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343276</guid>

					<description><![CDATA[Dalla Fondation Maeght a Château La Coste, passando per LUMA Arles e Fondation Carmignac, il Sud della Francia racconta una storia in cui collezionismo, architettura e paesaggio si intrecciano da oltre sessant'anni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La Costa Azzurra continua a evocare immagini ben precise: il Festival di Cannes, la Promenade des Anglais di Nizza, gli yacht ormeggiati nei porti, le ville affacciate sul Mediterraneo. È un immaginario consolidato, che negli anni ha contribuito a fare della Riviera francese una delle destinazioni più riconoscibili al mondo. Ma questo tratto di costa, insieme alla vicina Provenza, custodisce anche un patrimonio culturale che si è costruito nel tempo, grazie all&#8217;incontro tra artisti, collezionisti, mecenati e architetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal secondo dopoguerra a oggi, tra Nizza, Saint-Paul-de-Vence, Aix-en-Provence, Arles e l&#8217;isola di Porquerolles, sono nate istituzioni che hanno contribuito a ripensare il ruolo del museo e della fondazione d&#8217;arte. Luoghi molto diversi tra loro, accomunati da un&#8217;idea precisa: le opere non sono mai separate dall&#8217;architettura che le ospita e dal paesaggio che le circonda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;itinerario può iniziare da <strong>Nizza</strong>, città che conserva il ricordo di alcuni dei grandi protagonisti del Novecento. Il Musée Matisse, ospitato nella villa settecentesca di Cimiez, ripercorre il lungo soggiorno dell&#8217;artista sulla Riviera, mentre il Musée National Marc Chagall custodisce il ciclo del <em>Messaggio Biblico</em>, concepito dallo stesso pittore come un progetto unitario. Due musei che aiutano a comprendere quanto la Costa Azzurra abbia inciso sulla storia dell&#8217;arte del secolo scorso.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="318" height="159" data-id="343282" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/images-2.jpg" alt="" class="wp-image-343282"/><figcaption class="wp-element-caption">Musée National Marc Chagall</figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="761" data-id="343281" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Musee-Matisse-Nice_PhotoA-Vol-d_Oiseau-Droits-reserves-1-1024x761.jpg" alt="" class="wp-image-343281" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Musee-Matisse-Nice_PhotoA-Vol-d_Oiseau-Droits-reserves-1-1024x761.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Musee-Matisse-Nice_PhotoA-Vol-d_Oiseau-Droits-reserves-1-600x446.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Musee-Matisse-Nice_PhotoA-Vol-d_Oiseau-Droits-reserves-1-768x571.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Musee-Matisse-Nice_PhotoA-Vol-d_Oiseau-Droits-reserves-1-1536x1142.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/Musee-Matisse-Nice_PhotoA-Vol-d_Oiseau-Droits-reserves-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Musée Matisse, Nice </figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Pochi chilometri più a ovest, anche <strong>Cannes</strong> merita una sosta che vada oltre la Croisette e il Palais des Festivals. Dopo il recente restauro, il Centre d&#8217;Art La Malmaison è tornato a proporsi come uno degli spazi espositivi di riferimento della città, con una programmazione dedicata all&#8217;arte moderna e contemporanea. Un segnale di come la vocazione culturale della Costa Azzurra non si esaurisca nei grandi eventi, ma trovi espressione anche in una rete di istituzioni attive durante tutto l&#8217;anno. Da Cannes si raggiunge facilmente <strong>Saint-Paul-de-Vence</strong>, dove si concentrano due realtà profondamente diverse ma complementari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Fondation Maeght</strong>, inaugurata nel 1964, rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia del collezionismo europeo del secondo Novecento. Aimé e Marguerite Maeght immaginarono un luogo in cui gli artisti partecipassero direttamente alla definizione degli spazi. Joan Miró progettò il celebre labirinto, Alberto Giacometti contribuì alla concezione del cortile delle sculture e Josep Lluís Sert disegnò un edificio che ancora oggi costituisce uno dei migliori esempi di integrazione tra architettura moderna e paesaggio mediterraneo. A breve distanza si trova la <strong>Fondation CAB</strong>, ospitata in una villa modernista immersa nel verde. Nata dalla collezione di Hubert Bonnet, è dedicata all&#8217;arte minimalista, concettuale e al design. Qui la dimensione domestica dell&#8217;architettura diventa parte dell&#8217;esperienza di visita, in un dialogo continuo tra opere, arredi e spazi abitati.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="609" data-id="343283" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10Maeght-Illustration-45-1024x609.jpg" alt="" class="wp-image-343283" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10Maeght-Illustration-45-1024x609.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10Maeght-Illustration-45-600x357.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10Maeght-Illustration-45-768x456.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10Maeght-Illustration-45-1536x913.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10Maeght-Illustration-45.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343286" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/9609192-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343286" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/9609192-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/9609192-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/9609192-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/9609192-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/9609192.jpg 1908w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343284" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-SG-2024-SILVIO-D_ASCIA-fondation-maeght-IMP-B-006-scaled-1-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343284" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-SG-2024-SILVIO-D_ASCIA-fondation-maeght-IMP-B-006-scaled-1-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-SG-2024-SILVIO-D_ASCIA-fondation-maeght-IMP-B-006-scaled-1-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-SG-2024-SILVIO-D_ASCIA-fondation-maeght-IMP-B-006-scaled-1-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-SG-2024-SILVIO-D_ASCIA-fondation-maeght-IMP-B-006-scaled-1-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-SG-2024-SILVIO-D_ASCIA-fondation-maeght-IMP-B-006-scaled-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="767" data-id="343285" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-sg-2024-silvio-d_ascia-fondation-maeght-imp-c-014-1024x767.jpg" alt="" class="wp-image-343285" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-sg-2024-silvio-d_ascia-fondation-maeght-imp-c-014-1024x767.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-sg-2024-silvio-d_ascia-fondation-maeght-imp-c-014-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-sg-2024-silvio-d_ascia-fondation-maeght-imp-c-014-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-sg-2024-silvio-d_ascia-fondation-maeght-imp-c-014-1536x1151.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/photo-sg-2024-silvio-d_ascia-fondation-maeght-imp-c-014.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fondation Maeght</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio prosegue verso <strong>Aix-en-Provence</strong>, dove la <strong>Fondation Vasarely</strong> racconta un&#8217;altra stagione dell&#8217;arte europea. Inaugurata nel 1976 e voluta dallo stesso Victor Vasarely, è uno dei rari casi in cui edificio e ricerca artistica coincidono pienamente. L&#8217;architettura modulare della fondazione traduce nello spazio i principi dell&#8217;Op Art, trasformando il museo in un&#8217;opera totale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco fuori città, tra i vigneti di <strong>Le Puy-Sainte-Réparade</strong>, <strong>Château La Coste</strong> propone un modello ancora diverso. La tenuta vitivinicola ospita un percorso di arte e architettura contemporanee che attraversa boschi, uliveti e filari, mettendo in relazione installazioni permanenti e padiglioni progettati da Tadao Ando, Jean Nouvel, Frank Gehry, Renzo Piano, Richard Rogers, Oscar Niemeyer e Norman Foster. Fino al <strong>31 gennaio 2027</strong>, il percorso si arricchisce con <em><strong>Rashid Johnson, Sheree Hovsepian and Friends</strong></em>, una mostra diffusa che coinvolge diversi spazi della tenuta. Più che un&#8217;esposizione autonoma, il progetto si inserisce nel paesaggio e nell&#8217;architettura del complesso, riunendo opere di Rashid Johnson, Sheree Hovsepian e di un gruppo di artisti invitati in una riflessione sul tema della collaborazione e della pratica collettiva.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343290" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8c0b7959-0b5f-45b8-9c19-2f34f1d89c22_source-aspect-ratio_default_0-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343290" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8c0b7959-0b5f-45b8-9c19-2f34f1d89c22_source-aspect-ratio_default_0-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8c0b7959-0b5f-45b8-9c19-2f34f1d89c22_source-aspect-ratio_default_0-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8c0b7959-0b5f-45b8-9c19-2f34f1d89c22_source-aspect-ratio_default_0-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8c0b7959-0b5f-45b8-9c19-2f34f1d89c22_source-aspect-ratio_default_0-1536x1025.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8c0b7959-0b5f-45b8-9c19-2f34f1d89c22_source-aspect-ratio_default_0.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="700" height="400" data-id="343287" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/chateau-la-coste-en-provence.jpg" alt="" class="wp-image-343287" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/chateau-la-coste-en-provence.jpg 700w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/chateau-la-coste-en-provence-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="343289" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ovini-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-343289" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ovini-1024x768.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ovini-600x450.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ovini-768x576.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ovini.webp 1140w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="767" data-id="343291" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/prune-nourry-mater-earth-c-stephane-aboudaram-_-wearecontent-s-1024x767.jpg" alt="" class="wp-image-343291" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/prune-nourry-mater-earth-c-stephane-aboudaram-_-wearecontent-s-1024x767.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/prune-nourry-mater-earth-c-stephane-aboudaram-_-wearecontent-s-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/prune-nourry-mater-earth-c-stephane-aboudaram-_-wearecontent-s-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/prune-nourry-mater-earth-c-stephane-aboudaram-_-wearecontent-s-1536x1151.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/prune-nourry-mater-earth-c-stephane-aboudaram-_-wearecontent-s.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343288" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/w1440h960fitcover-1024x683.avif" alt="" class="wp-image-343288" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/w1440h960fitcover-1024x683.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/w1440h960fitcover-600x400.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/w1440h960fitcover-768x512.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/w1440h960fitcover.avif 1440w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Château La Coste</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Proseguendo verso ovest si raggiunge <strong>Arles</strong>, dove <strong>LUMA Arles</strong> ha trasformato un&#8217;ex area ferroviaria in un campus dedicato all&#8217;arte contemporanea, alla fotografia, al design e alla ricerca interdisciplinare. La torre progettata da Frank Gehry è ormai il simbolo di un intervento che ha contribuito a ridefinire l&#8217;immagine culturale della città, senza rinunciare al dialogo con il suo straordinario patrimonio storico. L&#8217;ultima tappa conduce infine a <strong>Porquerolles</strong>, nel Parco nazionale di Port-Cros. Qui la <strong>Fondation Carmignac</strong>, ospitata a Villa Carmignac, propone una modalità di visita insolita: si entra a piedi nudi, attraversando sale espositive e giardini di sculture in un percorso che invita a osservare con la stessa attenzione le opere e il paesaggio mediterraneo che le circonda.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="713" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/207766-1024x713.jpg" alt="" class="wp-image-343292" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/207766-1024x713.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/207766-600x418.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/207766-768x535.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/207766-1536x1069.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/207766.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Luma Arles</em></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Da Nizza ad Arles, passando per Saint-Paul-de-Vence, Aix-en-Provence e Porquerolles, emerge un filo conduttore che va oltre le singole collezioni. In queste istituzioni il museo non è pensato come uno spazio isolato, ma come parte di un progetto più ampio in cui architettura, natura e arte concorrono a costruire un&#8217;unica esperienza. È forse questa la ragione per cui la Costa Azzurra e la Provenza continuano a essere un punto di riferimento non soltanto per la storia dell&#8217;arte del Novecento, ma anche per le forme che la cultura contemporanea sta assumendo oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Aalto entrano nella storia: tredici architetture finlandesi diventano Patrimonio UNESCO</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/05/tredici-architetture-degli-aalto-diventano-patrimonio-unesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 07:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[aalto]]></category>
		<category><![CDATA[ainoaalto]]></category>
		<category><![CDATA[alvaraalto]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[elissaaalto]]></category>
		<category><![CDATA[patrimoniounesco]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343170</guid>

					<description><![CDATA[Con l'iscrizione di tredici opere nella lista UNESCO, il modernismo organico di Alvar, Aino ed Elissa Aalto ottiene un riconoscimento destinato a ridefinirne il ruolo nella storia dell'architettura]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Tredici opere progettate da <strong>Alvar Aalto</strong>, insieme alla prima moglie Aino e alla seconda moglie Elissa, sono state inserite nella lista del <strong>Patrimonio Mondiale dell’UNESCO</strong>. Un riconoscimento che colloca definitivamente il lavoro dello studio Aalto tra le esperienze fondamentali dell’architettura del Novecento, accanto a figure come Le Corbusier e Frank Lloyd Wright, le cui opere erano già state incluse nella lista UNESCO negli ultimi anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decisione riconosce non soltanto il valore estetico degli edifici, ma la loro influenza sulla storia dell’architettura moderna: un linguaggio capace di superare il rigore funzionalista del primo modernismo europeo per costruire un rapporto più complesso tra tecnologia, materiali, ambiente e dimensione umana.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-12 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="742" data-id="343172" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ElissajaAlvarAalto1960-luvulla.ValokuvaEvaj.122113-1024x742.jpg" alt="" class="wp-image-343172" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ElissajaAlvarAalto1960-luvulla.ValokuvaEvaj.122113-1024x742.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ElissajaAlvarAalto1960-luvulla.ValokuvaEvaj.122113-600x435.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ElissajaAlvarAalto1960-luvulla.ValokuvaEvaj.122113-768x557.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/ElissajaAlvarAalto1960-luvulla.ValokuvaEvaj.122113.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Le tredici opere selezionate rappresentano diversi momenti della carriera degli Aalto e attraversano quasi cinquant’anni di ricerca: dagli edifici pubblici alle residenze private, dalle biblioteche agli spazi culturali, fino ai complessi universitari e industriali. Distribuite in Finlandia, raccontano un’idea di architettura profondamente radicata nel territorio nordico, dove la luce, il paesaggio e il rapporto con la natura diventano elementi progettuali fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Alvar Aalto e la nascita di un modernismo diverso</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nato a Kuortane nel 1898, Alvar Aalto appartiene alla generazione di architetti che ha contribuito alla trasformazione radicale dell’architettura nel XX secolo. Formatosi all’Università Tecnica di Helsinki, apre il proprio studio nel 1923 e attraversa una fase iniziale vicina al classicismo nordico, prima di avvicinarsi progressivamente alle sperimentazioni del Movimento Moderno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli anni Venti e Trenta Aalto entra in dialogo con le grandi questioni dell’architettura europea contemporanea: la funzione sociale degli edifici, la produzione industriale, la necessità di creare ambienti più razionali e accessibili. Ma il suo percorso si distingue presto da quello dei protagonisti del modernismo internazionale per una diversa concezione dello spazio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se per molti architetti modernisti la forma nasceva dalla logica della funzione e della tecnologia, Aalto introduce una dimensione più organica: l’edificio non è una macchina da abitare, ma un ambiente capace di rispondere ai bisogni fisici e psicologici delle persone. La sua architettura rifiuta la separazione netta tra uomo e natura. Il legno, materiale tradizionale finlandese, assume un ruolo centrale non solo per ragioni costruttive, ma per la sua capacità di creare una relazione sensoriale con chi vive gli spazi. La luce naturale, le superfici curve, l’acustica degli ambienti diventano strumenti progettuali al pari della struttura e della funzione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="567" data-id="343176" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10-seinajoki-civic-centre-195187-facade-of-the-city-hall-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-1024x567.jpg" alt="" class="wp-image-343176" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10-seinajoki-civic-centre-195187-facade-of-the-city-hall-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-1024x567.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10-seinajoki-civic-centre-195187-facade-of-the-city-hall-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-600x332.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10-seinajoki-civic-centre-195187-facade-of-the-city-hall-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-768x425.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10-seinajoki-civic-centre-195187-facade-of-the-city-hall-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-1536x850.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/10-seinajoki-civic-centre-195187-facade-of-the-city-hall-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343175" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.png-1024x683.avif" alt="" class="wp-image-343175" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.png-1024x683.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.png-600x400.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.png-768x512.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.png-1536x1024.avif 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.png.avif 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1021" data-id="343177" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fbd7a80d-5dcb-4f86-b1d4-f93f39fafd00.jpg-1024x1021.avif" alt="" class="wp-image-343177" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fbd7a80d-5dcb-4f86-b1d4-f93f39fafd00.jpg-1024x1021.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fbd7a80d-5dcb-4f86-b1d4-f93f39fafd00.jpg-300x300.avif 300w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fbd7a80d-5dcb-4f86-b1d4-f93f39fafd00.jpg-768x766.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/fbd7a80d-5dcb-4f86-b1d4-f93f39fafd00.jpg.avif 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="702" data-id="343178" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8-finlandia-hall-1962196775-facade-photo-kari-hakli-c-alvar-aalto-foundation.jpg-1024x702.webp" alt="" class="wp-image-343178" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8-finlandia-hall-1962196775-facade-photo-kari-hakli-c-alvar-aalto-foundation.jpg-1024x702.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8-finlandia-hall-1962196775-facade-photo-kari-hakli-c-alvar-aalto-foundation.jpg-600x412.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8-finlandia-hall-1962196775-facade-photo-kari-hakli-c-alvar-aalto-foundation.jpg-768x527.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8-finlandia-hall-1962196775-facade-photo-kari-hakli-c-alvar-aalto-foundation.jpg-1536x1054.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/8-finlandia-hall-1962196775-facade-photo-kari-hakli-c-alvar-aalto-foundation.jpg.webp 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Aino Aalto: una presenza fondamentale nella costruzione del linguaggio dello studio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia degli Aalto non può essere raccontata soltanto attraverso la figura di Alvar. Aino Marsio-Aalto, architetta e designer, è stata una presenza essenziale nello sviluppo dello studio fin dagli anni della collaborazione iniziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sposata con Alvar nel 1924, Aino lavora al suo fianco partecipando alla progettazione di edifici, interni e oggetti di design. La sua sensibilità verso la scala domestica, l’organizzazione degli ambienti e il rapporto tra estetica e uso quotidiano contribuisce a definire quella particolare attenzione all’esperienza dell’abitare che diventerà uno dei tratti distintivi dello studio. Il suo contributo è particolarmente evidente anche nel campo del design, dove insieme ad Alvar fonda nel 1935 la società Artek, destinata a diventare uno dei marchi più importanti del design moderno internazionale. L’obiettivo era quello di unire arte e tecnologia, rendendo accessibili oggetti funzionali capaci di mantenere una qualità estetica e culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la morte di Aino nel 1949, Elissa entra nello studio e prosegue il lavoro insieme ad Alvar, contribuendo alla realizzazione e al completamento di numerosi progetti fino alla morte dell’architetto nel 1976.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="904" data-id="343182" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.jpg.foto_.rbig_.jpg-1024x904.avif" alt="" class="wp-image-343182" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.jpg.foto_.rbig_.jpg-1024x904.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.jpg.foto_.rbig_.jpg-600x530.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.jpg.foto_.rbig_.jpg-768x678.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/domus-aalto-1.jpg.foto_.rbig_.jpg.avif 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le tredici architetture UNESCO: una mappa del pensiero Aalto</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento UNESCO comprende tredici edifici e complessi architettonici che testimoniano l’evoluzione della ricerca dello studio. Tra i più celebri si trova la <strong>Biblioteca di Viipuri</strong>, progettata tra il 1927 e il 1935, considerata uno dei primi capolavori di Aalto. L’edificio anticipa molti temi della sua maturità: la centralità della luce, l’attenzione all’acustica e una concezione della biblioteca come spazio sociale, non soltanto luogo di conservazione dei libri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Jyväskylä si trova invece il&nbsp;<strong>Museo Alvar Aalto</strong>, progettato negli anni Settanta, insieme a diversi edifici universitari e culturali che mostrano la capacità dell’architetto di costruire ambienti complessi attraverso un equilibrio tra geometria e naturalezza.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="804" data-id="343180" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0011-1000-804-20260615134701.jpg" alt="" class="wp-image-343180" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0011-1000-804-20260615134701.jpg 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0011-1000-804-20260615134701-600x482.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0011-1000-804-20260615134701-768x617.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="343181" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0008-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-343181" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0008-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0008-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0008-768x513.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/site_1752_0008.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Casa della Finlandia </strong></figcaption></figure>
</figure>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="795" data-id="343190" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/1-villa-mairea-193839-main-facade-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-1024x795.jpg.webp" alt="" class="wp-image-343190" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/1-villa-mairea-193839-main-facade-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-1024x795.jpg.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/1-villa-mairea-193839-main-facade-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-1024x795.jpg-600x466.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/1-villa-mairea-193839-main-facade-photo-maija-holma-c-alvar-aalto-foundation-1024x795.jpg-768x596.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="678" height="452" data-id="343189" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/images-2.jpeg" alt="" class="wp-image-343189" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/images-2.jpeg 678w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/images-2-600x400.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 678px) 100vw, 678px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le opere più significative figura anche la&nbsp;<strong>Casa sperimentale di Muuratsalo</strong>, costruita negli anni Cinquanta come residenza estiva e laboratorio di ricerca. Qui Aalto utilizza il progetto domestico come spazio di sperimentazione sui materiali, sulle texture e sul rapporto tra architettura e paesaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Helsinki si trovano alcuni degli edifici più rappresentativi della sua fase matura, come la <strong>Casa della Finlandia</strong>, completata nel 1971, un centro culturale e congressuale caratterizzato dall’uso del marmo bianco e da una forte relazione con il paesaggio urbano circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso comprende inoltre il <strong>Municipio di Säynätsalo</strong>, uno degli esempi più raffinati della sua architettura civica, dove spazi pubblici e dimensione comunitaria si fondono in un organismo architettonico pensato come una piccola città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’importanza degli Aalto risiede nella capacità di aver modificato dall’interno il linguaggio moderno. La loro architettura non ha rifiutato la modernità, ma ne ha ampliato i confini, introducendo elementi spesso marginalizzati dal razionalismo dominante: emozione, memoria, percezione, relazione con il luogo.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A Shenzhen il museo del futuro racconta una nuova idea di città</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/08/04/a-shenzhen-il-museo-del-futuro-racconta-una-nuova-idea-di-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 07:57:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cinaùarchitetturacinese]]></category>
		<category><![CDATA[desing]]></category>
		<category><![CDATA[museostorianaturale]]></category>
		<category><![CDATA[shenzen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=343120</guid>

					<description><![CDATA[Dalla capitale tecnologica cinese a laboratorio culturale: il nuovo Museo di Storia Naturale progettato da 3XN, B+H Architects e Zhubo Design]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per decenni Shenzhen è stata il simbolo più evidente della trasformazione economica cinese: una città nata quasi dal nulla, cresciuta a ritmo vertiginoso grazie all’industria manifatturiera, alla tecnologia e alla sua posizione strategica come porta d’accesso verso Hong Kong. Un luogo associato più alla produzione e all’innovazione digitale che alla memoria, al patrimonio o alla cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi quella narrazione sta cambiando. Shenzhen sta costruendo una nuova identità urbana attraverso una serie di grandi infrastrutture culturali che ambiscono a trasformarla da centro produttivo globale a città della conoscenza. L’ultimo capitolo di questa trasformazione è il nuovo <strong>Museo di Storia Naturale di Shenzhen</strong>, uno dei più grandi progetti al mondo dedicati alla divulgazione scientifica e alla relazione tra uomo, natura e ambiente. Progettato dallo <strong>studio danese 3XN insieme a B+H Architects e Zhubo Design</strong>, l’edificio non è pensato soltanto come contenitore di collezioni, ma come un nuovo paesaggio pubblico: un’architettura capace di intrecciare ricerca scientifica, educazione e spazio urbano.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="636" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/main-Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_B-and-H-Architects_Zhubo-Design-c-Adam-Mork_04-1024x636.jpg" alt="" class="wp-image-343122" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/main-Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_B-and-H-Architects_Zhubo-Design-c-Adam-Mork_04-1024x636.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/main-Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_B-and-H-Architects_Zhubo-Design-c-Adam-Mork_04-600x373.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/main-Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_B-and-H-Architects_Zhubo-Design-c-Adam-Mork_04-768x477.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/main-Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_B-and-H-Architects_Zhubo-Design-c-Adam-Mork_04.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto nasce dall’idea di superare il modello tradizionale del museo come edificio chiuso e monumentale. La struttura si sviluppa come un ambiente aperto e permeabile, in dialogo con il territorio circostante, ispirandosi alle forme dei paesaggi naturali della regione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Cina meridionale, e in particolare l’area di Shenzhen, è caratterizzata da una straordinaria biodiversità: foreste subtropicali, zone costiere, montagne e ambienti umidi convivono in un territorio profondamente trasformato dall’espansione urbana. Il museo assume questa complessità come punto di partenza, proponendosi come luogo in cui la conoscenza scientifica diventa uno strumento per comprendere il rapporto fragile tra sviluppo umano ed ecosistemi. L’architettura si configura così come una sorta di organismo: percorsi fluidi, spazi espositivi interconnessi e aree pubbliche costruiscono un’esperienza continua, più vicina all’esplorazione di un paesaggio che alla visita tradizionale di una galleria.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dalla città-fabbrica alla città della cultura</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La nascita del museo si inserisce in una trasformazione più ampia di Shenzhen. Fondata come prima Zona Economica Speciale della Cina nel 1980, la città è diventata in pochi decenni uno dei principali centri finanziari e tecnologici del mondo, sede di aziende come Huawei e Tencent e simbolo della nuova economia cinese. Ma proprio la velocità della crescita ha prodotto una domanda nuova: come costruire un’identità collettiva in una città priva della stratificazione storica delle grandi capitali cinesi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta delle istituzioni locali è passata negli ultimi anni attraverso un forte investimento nella cultura. Musei, biblioteche, centri d’arte e grandi spazi pubblici sono diventati strumenti per ridefinire l’immagine internazionale della città e offrire nuovi luoghi di aggregazione ai suoi milioni di abitanti. Il Museo di Storia Naturale appartiene a questa strategia: non celebra il passato della città, ma immagina il suo futuro.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="854" height="1024" data-id="343123" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-shenzen-5-854x1024-1.jpg" alt="" class="wp-image-343123" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-shenzen-5-854x1024-1.jpg 854w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-shenzen-5-854x1024-1-500x600.jpg 500w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/museo-shenzen-5-854x1024-1-768x921.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 854px) 100vw, 854px" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La nuova architettura culturale cinese</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni la Cina ha investito enormemente nella costruzione di musei e istituzioni culturali progettati da alcuni dei più importanti studi internazionali. Da Pechino a Shanghai, da Shenzhen a Chengdu, l’architettura culturale è diventata uno dei principali strumenti attraverso cui le città cinesi cercano di affermare una nuova centralità globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto alla generazione precedente di edifici spettacolari, spesso caratterizzati da una forte ricerca iconica, i nuovi progetti sembrano orientarsi verso una maggiore integrazione con il paesaggio e una funzione sociale più ampia. Il museo progettato da 3XN, B+H Architects e Zhubo Design segue questa direzione: l’edificio non vuole essere soltanto un simbolo riconoscibile nello skyline urbano, ma un luogo vissuto quotidianamente dalla comunità.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-19 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="554" height="554" data-id="343124" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/images-1.jpeg" alt="" class="wp-image-343124" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/images-1.jpeg 554w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/08/images-1-300x300.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 554px) 100vw, 554px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un museo di storia naturale in una città come Shenzhen assume inoltre un significato particolare. Qui la natura non è un elemento separato dall’esperienza urbana, ma una questione urgente: il rapido sviluppo economico ha trasformato profondamente il territorio, rendendo centrale il tema della sostenibilità e della conservazione degli ecosistemi. Le collezioni e i programmi educativi del museo mirano proprio a costruire una nuova consapevolezza ambientale, raccontando l’evoluzione della Terra, la biodiversità e le relazioni tra specie viventi. In questo senso l’architettura diventa parte del messaggio: il museo non espone soltanto la natura, ma prova a ricrearne alcune qualità attraverso spazi aperti, percorsi organici e una relazione costante con l’esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo Museo di Storia Naturale rappresenta dunque qualcosa di più di una grande infrastruttura culturale. È il segnale di una trasformazione identitaria: una città nata dalla velocità della produzione industriale cerca oggi nuovi strumenti per raccontare sé stessa. Se il Novecento ha costruito Shenzhen come laboratorio economico, il XXI secolo sembra volerla trasformare in un laboratorio culturale. Il museo diventa così il luogo in cui queste due immagini si incontrano: la città della tecnologia e quella della conoscenza, la crescita urbana e la necessità di ripensare il rapporto con il mondo naturale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cina, aprono lo Shenzhen Natural History Museum e l&#8217;Aranya Art Center</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/31/cina-aprono-lo-shenzhen-natural-history-museum-e-laranya-art-center/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 09:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[musei]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=342996</guid>

					<description><![CDATA[Le due nuove aperture testimoniano la strategia della Cina di rafforzare il sistema museale attraverso architetture contemporanee]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Due nuove istituzioni culturali rafforzano il panorama museale cinese e confermano il ruolo sempre più centrale dell&#8217;architettura nelle strategie di sviluppo del Paese. Si tratta dello <strong>Shenzhen Natural History Museum</strong>, inaugurato il 28 luglio nella metropoli del Guangdong, e dell&#8217;<strong>Aranya Art Center di Guangzhou</strong>, nuovo spazio dedicato all&#8217;arte contemporanea progettato da Vector Architects. Pur con caratteristiche molto diverse, i due interventi condividono l&#8217;obiettivo di ridefinire il rapporto tra museo, paesaggio e spazio pubblico, proponendo modelli architettonici capaci di dialogare con il contesto urbano e naturale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un museo di storia naturale tra i più grandi al mondo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo Museo di Storia Naturale di Shenzhen, progettato dagli studi 3XN, B+H Architects e Zhubo Design, si estende su oltre 105 mila metri quadrati e rappresenta uno dei più grandi complessi museali del suo genere realizzati negli ultimi anni. Affacciato sul lago Yanzi, nel distretto di Pingshan, l&#8217;edificio è stato concepito come un&#8217;estensione del paesaggio: una struttura dalle forme organiche che richiama un rilievo naturale, con una copertura accessibile trasformata in terrazze e piazze aperte al pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impostazione progettuale punta a fondere architettura e ambiente, trasformando il museo in uno spazio fruibile anche oltre gli orari di visita. Gli interni, caratterizzati da grandi volumi e percorsi fluidi, accompagnano il visitatore attraverso un viaggio nella storia del pianeta. Le collezioni permanenti sono organizzate in otto sezioni dedicate ai 4,6 miliardi di anni della Terra, dall&#8217;origine dell&#8217;universo all&#8217;evoluzione della biodiversità della Cina meridionale, con un allestimento che integra fossili, reperti naturalistici e tecnologie digitali.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-20 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="617" data-id="342998" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_BH-Architects_Zhubo-Design-©-Adam-Mork_02-1600x964-1024x617-1.jpg" alt="" class="wp-image-342998" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_BH-Architects_Zhubo-Design-©-Adam-Mork_02-1600x964-1024x617-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_BH-Architects_Zhubo-Design-©-Adam-Mork_02-1600x964-1024x617-1-600x362.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/Shenzhen-Natural-History-Museum_3XN_BH-Architects_Zhubo-Design-©-Adam-Mork_02-1600x964-1024x617-1-768x463.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Shenzhen Natural History Museum, © Adam Mork</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">A Guangzhou un centro che integra arte e vita quotidiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di dimensioni più contenute, ma con una forte identità progettuale, è invece l&#8217;Aranya Art Center, realizzato nel complesso culturale Aranya Jiulong Lake, alla periferia di Guangzhou. Il progetto ruota attorno a un filare di venticinque alberi di banyan, preservati come elemento centrale dell&#8217;intervento, mentre gli edifici si sviluppano con volumi bassi e coperture inclinate per integrarsi con il paesaggio circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre agli spazi espositivi, il complesso comprende una mensa comunitaria e ampie aree aperte, pensate per favorire l&#8217;incontro tra arte e vita quotidiana. Secondo Vector Architects, il progetto supera il tradizionale modello del museo come spazio chiuso, proponendo un luogo nel quale l&#8217;esperienza culturale si inserisce naturalmente nei gesti di ogni giorno e negli spazi condivisi della comunità. L&#8217;Aranya Art Center ha inaugurato la propria attività con un programma espositivo internazionale che comprende <em>In Absence and in Presence</em>, dedicata a opere della Sharjah Art Foundation Collection, e la prima mostra personale in Cina dell&#8217;artista libanese Haig Aivazian. In autunno sarà invece la volta di <em>Towards the Land</em>, esposizione collettiva dedicata alle trasformazioni del Delta del Fiume delle Perle.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-21 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="681" data-id="342999" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/18-The-entrance-plaza-of-the-community-canteen©Chen-Hao-1024x681-1.jpg" alt="" class="wp-image-342999" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/18-The-entrance-plaza-of-the-community-canteen©Chen-Hao-1024x681-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/18-The-entrance-plaza-of-the-community-canteen©Chen-Hao-1024x681-1-600x399.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/18-The-entrance-plaza-of-the-community-canteen©Chen-Hao-1024x681-1-768x511.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Aranya Art Center, © Chen Hao</figcaption></figure>
</figure>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;architettura modernista di Tashkent entra nel Patrimonio Mondiale UNESCO</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/07/30/larchitettura-modernista-di-tashkent-entra-nel-patrimonio-mondiale-unesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lana Blanc]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 15:41:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio mondiale unesco]]></category>
		<category><![CDATA[unesco]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=342914</guid>

					<description><![CDATA[Dieci edifici modernisti della capitale uzbeka entrano nel Patrimonio Mondiale UNESCO grazie a un progetto di ricerca internazionale guidato dall'Italia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;architettura modernista di <strong>Tashkent</strong>, capitale dell&#8217;Uzbekistan, è stata ufficialmente iscritta nella<strong> Lista del Patrimonio Mondiale dell&#8217;UNESCO</strong>. La decisione è arrivata durante la 48ª sessione del World Heritage Committee, riunitosi a Busan, in Corea del Sud, e riguarda dieci edifici e complessi architettonici realizzati tra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta del secolo scorso, un arco temporale che coincide con il grande processo di ricostruzione e trasformazione urbana avviato dopo il terremoto che colpì la città il 26 aprile 1966.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-22 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1200" height="630" data-id="342919" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/tashkent_1766_0009-1200x630-1.jpg" alt="" class="wp-image-342919" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/tashkent_1766_0009-1200x630-1.jpg 1200w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/tashkent_1766_0009-1200x630-1-600x315.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/tashkent_1766_0009-1200x630-1-1024x538.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/tashkent_1766_0009-1200x630-1-768x403.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un laboratorio architettonico nato da una catastrofe</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sisma del 1966 segnò uno spartiacque per Tashkent, imponendo un ripensamento radicale dell&#8217;assetto urbano: nacquero così nuove grandi arterie stradali, piazze inedite e ampi spazi verdi, mentre la ricostruzione divenne terreno di sperimentazione per tecniche costruttive antisismiche, sistemi prefabbricati, uso del cemento armato e strategie di progettazione ambientale. In questo contesto, il linguaggio del modernismo internazionale si intrecciò con le tradizioni artistiche e artigianali dell&#8217;Asia centrale, dando vita a un&#8217;architettura ibrida, capace di rispondere a esigenze strutturali severe senza rinunciare a un&#8217;identità culturale precisa, basti pensare alle facciate pieghettate e ai rivestimenti a mosaico geometrico e floreale della Sala centrale delle esposizioni dell&#8217;Accademia delle arti, realizzata tra il 1972 e il 1974.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli edifici entrati nella lista figurano anche il Big Solar Furnace, imponente centro di ricerca costruito tra il 1981 e il 1987 per studiare il comportamento dei materiali sottoposti ad alte temperature, uno degli ultimi grandi progetti scientifici dell&#8217;Unione Sovietica, rimasto operativo per meno di un quinquennio prima dell&#8217;indipendenza del Paese, proclamata il 1° settembre 1991, e lo storico Chorsu Market, da sempre parte dell&#8217;identità urbana della capitale. Il riconoscimento UNESCO li definisce testimonianze di una fase distinta del modernismo architettonico, caratterizzata da costruzioni industrializzate, soluzioni ingegneristiche antisismiche e dall&#8217;adattamento di sistemi standardizzati a materiali, tradizioni e vincoli ambientali locali.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-23 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1500" height="1199" data-id="342925" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0005.jpg" alt="" class="wp-image-342925" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0005.jpg 1500w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0005-600x480.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0005-1024x819.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0005-768x614.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><figcaption class="wp-element-caption">Veduta interna della cupola del Chorsu Market, 2024 © Karel Balas</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">La regia italiana dietro la candidatura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Determinante, per arrivare a questo traguardo, è stato il progetto di ricerca <em>Tashkent Modernism XX/XXI</em>, commissionato nel 2021 dall&#8217;<strong>Uzbekistan Art and Culture Development Foundation </strong>(ACDF) e sviluppato con la partecipazione di studiosi e architetti internazionali, tra cui lo studio milanese <strong>GRACE</strong> e il <strong>Politecnico di Milano</strong>, che ha poi coordinato la candidatura vera e propria, presentata nel gennaio 2025. Il contributo italiano si è concentrato in particolare sulle competenze specialistiche in materia di architettura moderna e restauro, e ha portato all&#8217;analisi approfondita di 24 edifici, alla redazione delle relative schede tecniche e alla realizzazione di un&#8217;applicazione dedicata, Tashkent Modernism, pensata per far conoscere questo patrimonio a un pubblico più ampio. Il risultato si inserisce in un più ampio gruppo di 25 nuovi ingressi nella Lista del Patrimonio Mondiale annunciati nei giorni scorsi, che comprende anche i teatri condominiali italiani e le opere dell&#8217;architetto finlandese Alvar Aalto.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-24 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1000" height="1500" data-id="342924" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0001.jpg" alt="" class="wp-image-342924" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0001.jpg 1000w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0001-400x600.jpg 400w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0001-683x1024.jpg 683w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/07/site_1766_0001-768x1152.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Facciata principale del Palace of Peoples&#8217; Friendship, 2024 © Karel Balas</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un traguardo storico per l&#8217;Asia centrale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per l&#8217;Uzbekistan si tratta di un risultato senza precedenti: è la prima candidatura nazionale, negli ultimi 25 anni, a ottenere un riconoscimento di questo livello, e porta a otto il numero complessivo di siti uzbeki presenti nel Patrimonio Mondiale, tra beni naturalistici e culturali. Fino a oggi, nessun Paese dell&#8217;Asia centrale era mai riuscito a far riconoscere dall&#8217;UNESCO il proprio patrimonio architettonico del Novecento: i dieci edifici selezionati, pur diversi tra loro per funzione e dimensioni, condividono non solo la collocazione nell&#8217;area urbana di Tashkent, ma anche l&#8217;appartenenza a questa stessa stagione di sperimentazione tardo-sovietica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il presidente della Repubblica dell&#8217;Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, ha più volte ribadito il valore strategico della cultura e del patrimonio storico-artistico come strumenti di rafforzamento dell&#8217;identità nazionale e di dialogo con il resto del mondo. Il riconoscimento UNESCO conferma dunque non solo l&#8217;importanza della cooperazione internazionale nel campo della tutela architettonica, ma anche il ruolo che l&#8217;Italia ha saputo ritagliarsi in questo processo, mettendo a disposizione competenze specialistiche al servizio di un patrimonio fino a poco tempo fa ai margini dell&#8217;attenzione internazionale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
