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	<title>Architettura &amp; Design - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 09:48:40 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
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	<item>
		<title>Stefano Boeri trasformerà una vecchia fabbrica sovietica di Tbilisi in un quartiere verde</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/26/stefano-boeri-trasformera-una-vecchia-fabbrica-sovietica-di-tbilisi-in-un-quartiere-verde/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 09:48:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Boeri]]></category>
		<category><![CDATA[fabbrica]]></category>
		<category><![CDATA[Tbilisi]]></category>
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					<description><![CDATA[Lo studio Stefano Boeri Architetti vince il concorso internazionale per Loco Park, un progetto di rigenerazione urbana da 73.600 metri quadrati nella capitale della Georgia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una grande area industriale risalente all&#8217;epoca sovietica si prepara a cambiare volto nel cuore di <strong>Tbilisi</strong>, capitale della Georgia. Dove un tempo sorgeva uno stabilimento dedicato alla produzione di locomotive nascerà <strong>Loco Park</strong>, un nuovo quartiere progettato per integrare abitazioni, natura e spazi dedicati alla vita collettiva. A firmare il masterplan sarà lo studio milanese <strong>Stefano Boeri Architetti</strong>, risultato vincitore del concorso promosso da<strong> Loco Alliance</strong> per la riqualificazione di una superficie complessiva di 73.600 metri quadrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento punta a trasformare un luogo simbolo del passato produttivo della città in un ambiente urbano contemporaneo, mantenendo un legame riconoscibile con la storia del sito. Il progetto è stato presentato nella capitale georgiana dall&#8217;architetto Stefano Boeri insieme a<strong> Pietro Chiodi</strong>, partner dello studio, illustrando una visione nella quale il paesaggio naturale assume un ruolo centrale nell&#8217;organizzazione degli edifici e degli spazi pubblici.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="350526" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/boeri.jpg" alt="" class="wp-image-350526" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/boeri.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/boeri-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/boeri-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Nove edifici immersi in una rete di parchi e percorsi pedonali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo quartiere sarà articolato attorno a nove edifici, concepiti come elementi distinti ma collegati da un sistema continuo di aree verdi e luoghi accessibili alla collettività. L&#8217;organizzazione urbanistica supera l&#8217;idea di un complesso residenziale isolato dal contesto circostante. Le costruzioni saranno inserite all&#8217;interno di una rete di spazi aperti, pensata per favorire gli spostamenti a piedi e le occasioni di incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli elementi principali del masterplan figurano una foresta dedicata alle attività sportive, un parco distribuito tra gli edifici, un boulevard lineare alberato e diversi giardini condivisi. Questi ambienti avranno il compito di collegare le diverse parti dell&#8217;intervento, offrendo luoghi per il tempo libero, la socialità e le attività quotidiane. Il verde non viene quindi considerato soltanto un elemento ornamentale, ma una componente strutturale del progetto, capace di definire le relazioni tra gli edifici e il resto della città.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La memoria industriale diventa parte della nuova identità urbana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più caratteristici di Loco Park riguarda il rapporto con il passato dello stabilimento ferroviario. L&#8217;obiettivo dello studio non è cancellare l&#8217;identità industriale dell&#8217;area, ma reinterpretarla attraverso un linguaggio architettonico contemporaneo. Il progetto prende ispirazione dalle tracce lasciate dalla fabbrica sovietica, utilizzando materiali, colori e soluzioni compositive che richiamano il contesto storico e urbano di Tbilisi. In questo modo, la trasformazione del sito punta a mantenere una continuità culturale tra ciò che l&#8217;area ha rappresentato per la città e le nuove funzioni che sarà chiamata a ospitare. La rigenerazione di grandi complessi produttivi dismessi rappresenta una delle sfide più importanti per numerose città europee e dell&#8217;area caucasica, dove vaste superfici industriali possono diventare opportunità per creare nuovi servizi e migliorare la qualità degli spazi urbani.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="512" data-id="350524" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/stefano-boeri-architetti-loco-park-green-neighborhood-tbilisi-designboom-4-1024x512.jpg" alt="" class="wp-image-350524" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/stefano-boeri-architetti-loco-park-green-neighborhood-tbilisi-designboom-4-1024x512.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/stefano-boeri-architetti-loco-park-green-neighborhood-tbilisi-designboom-4-600x300.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/stefano-boeri-architetti-loco-park-green-neighborhood-tbilisi-designboom-4-768x384.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/stefano-boeri-architetti-loco-park-green-neighborhood-tbilisi-designboom-4-1536x768.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/stefano-boeri-architetti-loco-park-green-neighborhood-tbilisi-designboom-4.jpg 1800w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Stefano Boeri: un arcipelago di architetture unite dal verde</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La visione alla base del masterplan è quella di un quartiere formato da edifici autonomi, ma inseriti in un sistema urbano unitario. Stefano Boeri ha descritto il progetto attraverso l&#8217;immagine di un arcipelago, nel quale le singole architetture rappresentano isole collegate da spazi pubblici alberati e percorsi riservati ai pedoni. Questa impostazione mira a creare un ambiente aperto, nel quale le funzioni residenziali convivano con luoghi utilizzabili anche dagli abitanti delle zone circostanti. L&#8217;intenzione è evitare che il nuovo insediamento si trasformi in un comparto chiuso, privilegiando invece la continuità con la struttura urbana esistente. Il disegno complessivo attribuisce particolare importanza agli spazi intermedi tra gli edifici, considerati essenziali per favorire la vita di quartiere e rafforzare le relazioni sociali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mattoni e colori ispirati alla tradizione di Tbilisi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le scelte architettoniche e cromatiche sono state sviluppate a partire dalle caratteristiche della capitale georgiana. Pietro Chiodi ha spiegato che l&#8217;identità di Loco Park nasce dall&#8217;incontro tra la varietà dei colori presenti nel paesaggio urbano di Tbilisi, i materiali tradizionali e le testimonianze del passato industriale. Il mattone assume un ruolo significativo nella definizione degli edifici, diventando uno degli strumenti attraverso i quali conferire riconoscibilità alle diverse costruzioni. Ogni fabbricato avrà una propria identità, pur appartenendo a un insieme progettuale coerente. La scelta di valorizzare materiali e tonalità legati al territorio risponde alla volontà di realizzare un quartiere contemporaneo senza introdurre un linguaggio architettonico completamente estraneo al contesto locale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un nuovo modello di rigenerazione per la capitale georgiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Loco Park si inserisce nel più ampio dibattito sulla trasformazione delle città e sul recupero delle aree industriali non più utilizzate per le loro funzioni originarie. Il progetto propone una combinazione di residenze, servizi collettivi e paesaggio, con l&#8217;obiettivo di restituire alla vita urbana una superficie precedentemente occupata da attività produttive. La presenza di parchi, percorsi pedonali e giardini condivisi potrebbe contribuire a migliorare la fruibilità dell&#8217;area e a creare nuove connessioni tra quartieri. L&#8217;intervento rappresenta inoltre un&#8217;occasione per ripensare il rapporto tra architettura e natura in un contesto urbano segnato da una storia industriale importante. La sostenibilità ambientale costituisce uno degli indirizzi progettuali dichiarati, anche se i dettagli relativi alle prestazioni energetiche degli edifici, alle quantità di vegetazione previste e alle soluzioni tecniche adottate non sono stati specificati nelle informazioni diffuse.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="538" data-id="350527" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/2_render_stefano_boeri_architetti_loco_park-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-350527" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/2_render_stefano_boeri_architetti_loco_park-1024x538.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/2_render_stefano_boeri_architetti_loco_park-600x315.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/2_render_stefano_boeri_architetti_loco_park-768x403.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/2_render_stefano_boeri_architetti_loco_park.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<item>
		<title>Renzo Piano ridisegna l&#8217;ingresso al Cimitero delle Fontanelle di Napoli</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/21/renzo-piano-ridisegna-lingresso-al-cimitero-delle-fontanelle-di-napoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:04:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[cimiteromonumentale]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[renzopiano]]></category>
		<category><![CDATA[rionesanità]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel Rione Sanità, un intervento di rigenerazione urbana firmato dal gruppo G124 restituisce ai cittadini nuovi spazi pubblici e rinnova il rapporto tra lo storico ossario e il quartiere]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A Napoli, il confine tra la città dei vivi e quella dei morti assume una nuova forma architettonica. Nel cuore del Rione Sanità, l’ingresso al <strong>Cimitero delle Fontanelle</strong> è stato ripensato attraverso un progetto di rigenerazione urbana promosso da <strong>Renzo Piano</strong>, che trasforma lo spazio antistante lo storico ossario in un luogo di incontro, accessibile e aperto alla vita del quartiere.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="532" data-id="350144" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b-1.webp" alt="" class="wp-image-350144" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b-1.webp 800w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b-1-600x399.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b-1-768x511.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">L’intervento rientra nel programma<strong> G124</strong>, ideato dall&#8217;architetto e senatore a vita per promuovere la riqualificazione delle periferie italiane attraverso piccoli progetti capaci di incidere sulla qualità degli spazi pubblici. A Napoli, il lavoro è stato sviluppato dal <strong>Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II</strong>, con il coordinamento scientifico di Nicola Flora e Daniela Buonanno, e porta la firma dei giovani architetti Marino Amodio, Giuseppe De Pascale, Orazio Nicodemo e Davide Savoia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto interessa <strong>un’area di circa 300 metri quadrati</strong>, comprendente l’accesso al cimitero, il sagrato della chiesa di Maria Santissima del Carmine e uno spazio verde adiacente. L&#8217;obiettivo è restituire continuità a luoghi precedentemente frammentati, trasformando superfici occupate dalle automobili in nuovi spazi pedonali. Rampe, gradonate e sedute accompagnano il visitatore verso l’ingresso dell’ossario, mentre un sistema di illuminazione progettato da iGuzzini valorizza la conformazione della cava e ne sottolinea il carattere monumentale. </p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="350145" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimiterofontanelle-1.jpg-1024x576.avif" alt="" class="wp-image-350145" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimiterofontanelle-1.jpg-1024x576.avif 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimiterofontanelle-1.jpg-600x338.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimiterofontanelle-1.jpg-768x432.avif 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimiterofontanelle-1.jpg.avif 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Scavato nel tufo della collina di Materdei, il Cimitero delle Fontanelle custodisce da secoli i resti di migliaia di persone, tra vittime di epidemie e cittadini che non potevano permettersi una sepoltura. È qui che si è sviluppato il culto delle cosiddette anime pezzentelle, una tradizione popolare napoletana legata all&#8217;adozione simbolica e alla cura dei teschi anonimi, nella speranza di ricevere protezione e grazie. Dopo cinque anni di chiusura, il sito ha riaperto al pubblico il 18 aprile 2026, grazie a un progetto di valorizzazione realizzato attraverso un partenariato tra il Comune di Napoli e la cooperativa sociale La Paranza. Il nuovo intervento architettonico contribuisce a questo percorso, ampliando la riqualificazione oltre i confini del monumento e coinvolgendo direttamente il tessuto urbano circostante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Più&nbsp;che&nbsp;un&nbsp;intervento&nbsp;monumentale,&nbsp;quello&nbsp;promosso&nbsp;da&nbsp;Renzo&nbsp;Piano&nbsp;è&nbsp;dunque&nbsp;un&#8217;operazione&nbsp;sulla&nbsp;dimensione&nbsp;quotidiana&nbsp;della&nbsp;città.&nbsp;Un&nbsp;progetto&nbsp;che,&nbsp;attraverso&nbsp;pochi&nbsp;elementi&nbsp;architettonici,&nbsp;restituisce&nbsp;spazio&nbsp;alle&nbsp;persone&nbsp;e&nbsp;rinnova&nbsp;il&nbsp;dialogo&nbsp;tra&nbsp;un&nbsp;luogo&nbsp;profondamente&nbsp;legato&nbsp;alla&nbsp;memoria&nbsp;collettiva&nbsp;e&nbsp;il&nbsp;quartiere&nbsp;che&nbsp;da&nbsp;secoli&nbsp;lo&nbsp;custodisce.</p>



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		<item>
		<title>Napoli, il Cimitero delle Fontanelle rinasce con Renzo Piano e dà nuova vita al Rione Sanità</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/18/napoli-il-cimitero-delle-fontanelle-rinasce-con-renzo-piano-e-da-nuova-vita-al-rione-sanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Oct 2026 06:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Renzo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[rione sanit]]></category>
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					<description><![CDATA[Il progetto, sviluppato nell'ambito dell'iniziativa G124 con l'Università Federico II, trasforma circa 300 metri quadrati di spazio pubblico]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore del Rione Sanità, uno dei quartieri più affascinanti e complessi di Napoli, il Cimitero delle Fontanelle ritrova una nuova relazione con la città. Dopo anni di chiusura, lo storico ossario scavato nel tufo torna al centro di un progetto di valorizzazione che coinvolge anche lo spazio pubblico circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento è stato promosso da Renzo Piano nell&#8217;ambito di G124, il programma dedicato alla rigenerazione delle periferie italiane attraverso piccoli progetti capaci di migliorare concretamente la qualità della vita urbana. L&#8217;iniziativa coinvolge giovani architetti, università e comunità locali, con l&#8217;obiettivo di recuperare luoghi trascurati e restituirli alla collettività. Alle Fontanelle, questa filosofia si traduce nella trasformazione dell&#8217;area d&#8217;ingresso al cimitero, ripensata come uno spazio di accoglienza e incontro, capace di collegare il patrimonio storico alla quotidianità del quartiere.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
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<h2 class="wp-block-heading">Un ossario tra storia, devozione e mistero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Scavato nelle antiche cave di tufo della collina di Materdei, il Cimitero delle Fontanelle custodisce da almeno quattro secoli i resti di migliaia di persone, molte delle quali vittime di epidemie, carestie e condizioni di estrema povertà. Il nome deriva dai rivoli d&#8217;acqua che un tempo attraversavano la zona, mentre la sua identità è profondamente legata al culto delle anime pezzentelle, una delle espressioni più particolari della devozione popolare napoletana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo questa tradizione, i fedeli adottavano simbolicamente i crani di defunti sconosciuti, prendendosene cura e rivolgendo loro preghiere. Un rapporto intimo con la morte che ha trasformato l&#8217;ossario in un luogo sospeso tra spiritualità, memoria collettiva e cultura popolare. La riqualificazione non modifica questa identità, ma cerca di valorizzarla attraverso un nuovo percorso di accesso, capace di rispettare il carattere raccolto e suggestivo del sito.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il progetto G124 di Renzo Piano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intervento è stato sviluppato nell&#8217;ambito di G124 Sanità presso il Dipartimento di Architettura dell&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II, con il coordinamento di Renzo Piano. Il gruppo di progettazione comprende Marino Amodio, Giuseppe De Pascale, Orazio Nicodemo e Davide Savoia, impegnati nella ridefinizione di uno spazio urbano di circa 300 metri quadrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;area interessata comprende l&#8217;ingresso al Cimitero delle Fontanelle, il sagrato della parrocchia di Maria Santissima del Carmine e una piccola zona verde messa a disposizione del pubblico da soggetti privati. Il progetto segue la filosofia di G124, già sperimentata in quartieri come San Paolo a Bari, Zen 2 a Palermo e Niguarda a Milano. L&#8217;idea è intervenire su luoghi circoscritti, migliorandone l&#8217;accessibilità e favorendo nuove relazioni tra gli abitanti e lo spazio pubblico.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="638" data-id="349744" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimitero-2.jpeg.foto_.rmedium.jpg" alt="" class="wp-image-349744" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimitero-2.jpeg.foto_.rmedium.jpg 960w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimitero-2.jpeg.foto_.rmedium-767x510.jpg 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-cimitero-2.jpeg.foto_.rmedium-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Una nuova piazza pedonale davanti al cimitero</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento più evidente riguarda l&#8217;area antistante l&#8217;ossario, precedentemente occupata dalle automobili e caratterizzata da una separazione tra l&#8217;ingresso del cimitero e il sagrato della chiesa. La riqualificazione ha restituito questo spazio ai pedoni attraverso un disegno unitario che mette in relazione i diversi elementi del contesto urbano. Il sagrato è stato demolito e ridisegnato, mentre l&#8217;accesso alle Fontanelle è diventato parte di un percorso continuo, pensato per accogliere visitatori e residenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rampe, gradonate e sedute distribuite su differenti livelli accompagnano la discesa dalla strada verso l&#8217;ambiente sotterraneo. La nuova sistemazione segue la conformazione del terreno e crea una transizione graduale tra il quartiere e l&#8217;antico ossario. L&#8217;architettura assume così anche un valore simbolico, interpretando il passaggio tra la città dei vivi e quella dei morti attraverso una sequenza di spazi che richiama l&#8217;immaginario delle <em>Città invisibili</em> di Italo Calvino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La luce valorizza l&#8217;architettura e il paesaggio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un ruolo importante nella trasformazione è affidato al progetto illuminotecnico realizzato da iGuzzini, che accompagna i visitatori verso l&#8217;ingresso del cimitero. L&#8217;illuminazione è stata studiata per mettere in risalto la profondità degli spazi, le superfici e il carattere massiccio dell&#8217;architettura scavata nel tufo. Il contrasto tra luce e ombra accentua l&#8217;atmosfera suggestiva del luogo, rendendo il percorso più leggibile senza alterarne l&#8217;identità. La luce diventa parte integrante dell&#8217;esperienza architettonica, sottolineando il passaggio dallo spazio aperto della città all&#8217;ambiente raccolto dell&#8217;ossario.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="532" data-id="349745" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b.webp" alt="" class="wp-image-349745" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b.webp 800w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b-767x510.webp 767w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/19b-600x399.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>
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		<item>
		<title>Zaha Hadid, lo storico studio londinese diventa un centro culturale</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/15/zaha-hadid-lo-storico-studio-londinese-diventa-un-centro-culturale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 13:09:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
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					<description><![CDATA[A dieci anni dalla scomparsa dell’architetta, la Zaha Hadid Foundation riapre al pubblico il suo storico studio a Clerkenwell. Mostre, installazioni e un simposio inaugurano una nuova fase dedicata alla sua eredità]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per oltre trent’anni è stato il luogo in cui <strong>Zaha Hadid</strong> ha sviluppato la propria ricerca architettonica. Dal 3 novembre 2026, l’ex scuola vittoriana al 10 di Bowling Green Lane, nel quartiere londinese di <strong>Clerkenwell</strong>, riaprirà al pubblico come spazio culturale dedicato all’architettura, al design e alle arti. L’iniziativa della <strong>Zaha Hadid Foundation</strong> coincide con il decimo anniversario della morte dell’architetta e punta a rendere il suo archivio accessibile a un pubblico più ampio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il recupero dello storico studio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Costruito nei primi anni Settanta dell’Ottocento, l’edificio è stato rinnovato da <strong>Studio KA</strong>, diretto da <strong>Katherine Nolan</strong> e <strong>Alex Butterworth</strong>. Il progetto ha riconfigurato il piano terra, creando gallerie espositive, spazi didattici e una sala conferenze, senza cancellare le tracce della sua storia. Accanto a elementi originari, come un camino e alcuni passaggi, sono stati conservati dettagli introdotti da Hadid, tra cui le maniglie a forma di Z e gli inserti a scheggia nei pavimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sede continuerà inoltre a ospitare <strong>Zaha Hadid Design</strong>, con mobili e oggetti progettati dall’architetta e dal suo studio. Mostre, incontri, laboratori e residenze creative affiancheranno così la conservazione e la valorizzazione dell’archivio.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="767" data-id="349563" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/zaha-hadid-studio.jpg.foto_.rbig_.jpg.avif" alt="" class="wp-image-349563" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/zaha-hadid-studio.jpg.foto_.rbig_.jpg.avif 960w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/zaha-hadid-studio.jpg.foto_.rbig_.jpg-600x479.avif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/zaha-hadid-studio.jpg.foto_.rbig_.jpg-768x614.avif 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Le mostre tra architettura e spettacolo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma inaugurale si apre con <em><strong>Zaha Hadid: Architecture of Performance</strong></em>, a cura di <strong>Catherine Howe</strong> e <strong>Libby Sellers</strong>, che esplora il rapporto tra la ricerca dell’architetta e il mondo dello spettacolo. Dalla collaborazione con la coreografa Rosemary Butcher nel 1989 alle scenografie per il <em>Nightlife World Tour</em> dei Pet Shop Boys, tra il 1999 e il 2000, fino all’allestimento di <em>Così fan tutte</em> di Mozart al Walt Disney Concert Hall di Los Angeles nel 2014, la mostra ripercorre le incursioni di Hadid nella danza, nell’opera e nella musica pop. Una seconda galleria ospiterà <em><strong>The Rebar Beneath</strong></em>, video di undici minuti commissionato all’artista multidisciplinare <strong>LionHeart</strong>, che intreccia immagini, poesia e performance a partire da una ricerca nell’archivio della progettista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel foyer sarà invece presentata&nbsp;<em><strong>The Completely Exhausting Inexhaustibility of Zaha Hadid</strong></em>, una cronologia animata realizzata dall’illustratrice <strong>Mona Chalabi</strong>, dedicata alla vita e alle opere dell’architetta. Il lavoro sarà proiettato su un tessuto ispirato a un cappotto di Issey Miyake appartenuto a Hadid e oggi conservato nella collezione della Fondazione.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="349562" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/GettyImages-106423266.jpg-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-349562" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/GettyImages-106423266.jpg-1024x576.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/GettyImages-106423266.jpg-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/GettyImages-106423266.jpg-768x432.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/GettyImages-106423266.jpg-1536x864.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/GettyImages-106423266.jpg.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Zaha Hadid in her London office, UK, 1985, photo Christopher Pillitz</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Un simposio per la sua eredità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il 30 e 31 ottobre, in vista della riapertura, si terrà <em><strong>89° of Zaha Hadid</strong></em>, simposio organizzato con l’Architectural Association e la Serpentine. L’iniziativa riunirà studiosi e collaboratori per riflettere sulla vita e sull’influenza dell’architetta; la seconda giornata coinciderà con il suo compleanno. Sotto la direzione di <strong>Aric Chen</strong>, in carica dal 2025, la Fondazione punta ad ampliare l’accesso al patrimonio documentario di Hadid e a promuoverne nuove interpretazioni. La riapertura, accompagnata da una nuova identità visiva firmata dallo studio <strong>Experimental Jetset</strong>, rappresenta un passaggio importante nella storia dell’istituzione, chiamata a coniugare la conservazione dell’archivio con la produzione culturale contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo è fare dello storico studio non soltanto un luogo in cui ricostruire il percorso dell’architetta, ma anche uno spazio in cui le sue idee possano continuare a generare riflessioni e progetti. Attraverso mostre, commissioni artistiche e attività aperte al pubblico, la Fondazione intende mettere in relazione il lavoro di Hadid con le ricerche delle nuove generazioni, restituendo la complessità di una pratica che ha attraversato architettura, design e arti visive. Un modo per mantenere vivo il dialogo con la sua opera, sottraendola a una lettura esclusivamente celebrativa e riportandola al centro del dibattito culturale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Al MAXXI l&#8217;architettura di Tatiana Bilbao </title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/15/al-maxxi-larchitettura-di-tatiana-bilbao/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 12:57:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[campoaperto]]></category>
		<category><![CDATA[maxxi]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[tatianabilbao]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=349564</guid>

					<description><![CDATA[Con Campo aperto, l'architetta messicana trasforma il museo in un luogo di incontro e partecipazione. Presentato oggi al MAXXI, il progetto riflette sul rapporto tra corpo, spazio e vita collettiva]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Il corpo gioca, il gioco riunisce. L&#8217;incontro crea comunità. E la comunità costruisce la città». È racchiusa in queste poche parole l&#8217;essenza di <strong>Campo aperto</strong>, il progetto con cui <strong>Tatiana Bilbao Estudio</strong> arriva al <strong>MAXXI di Roma</strong>, nell&#8217;ambito della nona edizione di <em>NATURE</em>, il programma dedicato alle installazioni site-specific dei grandi protagonisti dell&#8217;architettura internazionale. Una riflessione che parte dal corpo, dal movimento e dalla possibilità di incontrarsi per arrivare a una questione molto più ampia: come può l&#8217;architettura contribuire a costruire una comunità?</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-13 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="349591" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-349591" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1-1536x1152.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tatiana Bilbao Estudio, Campo Aperto, photo Vincenzo Labellarte, courtesy Fondazione MAXXI</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">È una domanda che attraversa l&#8217;intera ricerca dell&#8217;architetta messicana e che oggi, 15 ottobre, è tornata al centro della conferenza stampa di presentazione della mostra, alla presenza della <strong>presidente della Fondazione MAXXI Maria Emanuela Bruni</strong> e della curatrice <strong>Lorenza Baroncelli</strong>. «L&#8217;architettura è un campo aperto perché crediamo che l&#8217;architettura non sia un oggetto ma una piattaforma di possibilità», ha spiegato <strong>Tatiana Bilbao</strong>, sintetizzando una visione che supera l&#8217;idea dell&#8217;edificio come forma autonoma per restituire centralità alle persone e alle relazioni che uno spazio è capace di generare. Uno spazio non si esaurisce nei suoi confini fisici, nei materiali o nella funzione per cui è stato progettato. Prende forma attraverso chi lo attraversa, lo interpreta e lo trasforma. Ed è proprio in questa dimensione aperta, imprevedibile e collettiva che Bilbao individua il potenziale dell&#8217;architettura contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto – aperta al pubblico <strong>dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027</strong> –  invita a ripensare lo spazio museale non soltanto come contenitore di opere, ma come ambiente capace di favorire l&#8217;incontro e la partecipazione. Il titolo stesso suggerisce una condizione di apertura: un campo che non impone un&#8217;unica modalità di utilizzo, ma lascia spazio alle possibilità, alle interpretazioni e soprattutto alle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro c&#8217;è il gioco, inteso non come semplice attività ricreativa, ma come uno dei primi linguaggi attraverso cui gli esseri umani imparano a entrare in relazione. Giocare significa condividere uno spazio, negoziare regole, riconoscere la presenza dell&#8217;altro. È un gesto apparentemente semplice, ma profondamente sociale. Da qui prende forma un ragionamento che si estende alla città contemporanea, dove la progressiva frammentazione degli spazi e delle esperienze collettive rende sempre più urgente interrogarsi sui luoghi in cui una comunità può riconoscersi.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-14 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="349590" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-349590" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1024x768.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-600x450.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-768x576.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI-1536x1151.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/02_TatianaBilbaoEstudio_Campoaperto_foto©Vincenzo_Labellarte_courtesyFondazioneMAXXI.jpg 1849w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Tatiana Bilbao Estudio, Campo Aperto, photo Vincenzo Labellarte, courtesy Fondazione MAXXI</figcaption></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">Fare comunità significa innanzitutto creare le condizioni perché le persone possano incontrarsi. È un principio che sembra elementare, eppure rappresenta una delle grandi sfide dell&#8217;architettura e dell&#8217;urbanistica contemporanee. In una città in cui gli spazi sono spesso definiti dalla loro funzione, dalla proprietà o dalle modalità di consumo, immaginare luoghi aperti alla partecipazione significa anche rimettere in discussione il modo in cui abitiamo e condividiamo l&#8217;ambiente urbano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa attenzione alla dimensione sociale attraversa da sempre il lavoro di Bilbao, che nel 2004 ha fondato a Città del Messico lo studio che porta il suo nome. Dai progetti di edilizia abitativa agli interventi culturali e sul paesaggio, la sua ricerca si distingue per un approccio che mette in relazione architettura, condizioni sociali e identità dei territori. Il progetto non nasce come imposizione di una forma, ma come risposta a un contesto e alle esigenze delle persone che lo abitano. È un invito a considerare il museo come parte della vita collettiva, un ambiente in cui l&#8217;esperienza individuale può trasformarsi in un&#8217;occasione di incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Riapre il Design Museum di Gent, tra architettura sostenibile e una nuova idea di museo</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/14/riapre-il-design-museum-di-gent-tra-architettura-sostenibile-e-una-nuova-idea-di-museo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 08:51:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=349324</guid>

					<description><![CDATA[Dopo quattro anni di chiusura, il museo belga torna ad accogliere il pubblico con un ampliamento architettonico e un nuovo percorso espositivo che mette in dialogo passato e futuro del design]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">A Gent, nelle Fiandre, il design torna a occupare uno spazio centrale nella vita culturale della città. Dopo quattro anni di chiusura, il <strong>Design Museum Gent</strong> ha riaperto al pubblico con una nuova ala, gli edifici storici restaurati e un allestimento che ripensa il modo di raccontare la storia degli oggetti. Un intervento che va oltre il recupero architettonico e ridefinisce il ruolo di un&#8217;istituzione nata più di un secolo fa per promuovere la cultura del progetto. Fondato nel 1903 come museo di modelli destinati a ispirare artigiani e produttori, il Design Museum Gent conserva oggi oltre 24mila oggetti, dalle arti decorative al design contemporaneo. La riapertura segna un cambiamento nel modo di presentarli: non più soltanto testimonianze dell&#8217;evoluzione del gusto e delle tecniche, ma strumenti per riflettere sul rapporto tra produzione, società e ambiente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto architettonico è firmato dallo studio britannico Carmody Groarke, insieme ai belgi di ATAMA, mentre il restauro degli edifici storici è stato affidato a RE-ST. L&#8217;ampliamento si inserisce nel tessuto urbano del centro di Gent, occupando un&#8217;area precedentemente inutilizzata e collegando le diverse parti del complesso museale, tra cui il settecentesco Hotel De Coninck. Uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;intervento riguarda la scelta dei materiali. Per la nuova facciata sono stati impiegati oltre 82mila mattoni realizzati con il 70% di macerie edilizie recuperate in città. Prodotti dall&#8217;azienda locale BC Materials, i <em>Gent Waste Brick</em> sono induriti con la calce attraverso un processo che permette di ridurre le emissioni rispetto alla produzione tradizionale. Il materiale recuperato diventa così parte dell&#8217;identità architettonica del museo, mettendo in pratica alcuni dei principi di sostenibilità che l&#8217;istituzione intende promuovere.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="555" height="553" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/images-3.jpg" alt="" class="wp-image-349327" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/images-3.jpg 555w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/images-3-300x300.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 555px) 100vw, 555px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">La nuova costruzione dialoga con gli edifici storici attraverso una composizione essenziale, fatta di superfici materiche, strutture metalliche e grandi aperture. Il cortile interno, trasformato in giardino, costituisce il punto di raccordo tra le diverse aree e contribuisce a rendere più accessibile il percorso di visita. Gli spazi sono stati organizzati per ospitare attività che vanno oltre l&#8217;esposizione delle collezioni. La <strong>Stadskamer</strong>, accessibile liberamente, comprende l&#8217;accoglienza e il bookshop; il <strong>Forum</strong> è destinato agli incontri pubblici, mentre l&#8217;<strong>Atelier</strong> ospita laboratori e attività educative. Completano il progetto la <strong>Vitrine</strong>, dedicata alle mostre temporanee, e il <strong>Loft</strong>, uno spazio panoramico affacciato sui tetti della città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro del nuovo programma espositivo si trova <strong>Collection. Models from the Past for the Future</strong>, il riallestimento della collezione permanente curato da <strong>Evelien Bracke</strong>. Circa 500 oggetti vengono presentati attraverso cinque nuclei tematici — <em>Copy, Comfort, Migration, Folding</em> e <em>Connections</em> — che sostituiscono il tradizionale ordinamento cronologico con una lettura trasversale della storia del design.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mobili, ceramiche, tessuti, vetri e oggetti d&#8217;uso quotidiano vengono accostati sulla base delle loro funzioni, dei materiali e delle idee che hanno contribuito a sviluppare. Il percorso invita a osservare come le soluzioni progettuali cambino nel tempo, ma anche come alcune esigenze continuino a ripresentarsi in contesti sociali e culturali differenti. L&#8217;obiettivo è superare una concezione del museo come semplice archivio di oggetti esemplari. Se all&#8217;inizio del Novecento la collezione doveva offrire modelli da imitare, oggi quegli stessi oggetti possono essere analizzati criticamente, mettendone in discussione materiali, processi produttivi e modalità d&#8217;uso. Il passato diventa così un repertorio di possibilità da cui partire per immaginare soluzioni nuove.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-15 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="538" data-id="349329" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Design_Museum_Gent_-_Maarten_Van_Severen_en_Co-1024x538.jpg" alt="" class="wp-image-349329" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Design_Museum_Gent_-_Maarten_Van_Severen_en_Co-1024x538.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Design_Museum_Gent_-_Maarten_Van_Severen_en_Co-600x315.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Design_Museum_Gent_-_Maarten_Van_Severen_en_Co-768x403.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Design_Museum_Gent_-_Maarten_Van_Severen_en_Co.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="580" data-id="349328" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/HERO_PUBLICMATTERS-06-1024x580.webp" alt="" class="wp-image-349328" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/HERO_PUBLICMATTERS-06-1024x580.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/HERO_PUBLICMATTERS-06-600x340.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/HERO_PUBLICMATTERS-06-768x435.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/HERO_PUBLICMATTERS-06.webp 1400w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">La riapertura del Design Museum Gent si inserisce inoltre in una fase di rinnovamento delle istituzioni culturali fiamminghe, che ha visto pochi mesi fa l&#8217;inaugurazione del nuovo polo espositivo <strong>BRUSK a Bruges</strong>. Due interventi differenti che testimoniano l&#8217;attenzione della regione verso l&#8217;architettura contemporanea e il ripensamento degli spazi museali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Gent, tuttavia, la trasformazione assume un significato particolare. In una città conosciuta soprattutto per il suo patrimonio storico e artistico, il museo propone di considerare il design non soltanto come una disciplina legata alla produzione di oggetti, ma come uno strumento attraverso cui leggere le trasformazioni della vita quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida del nuovo Design Museum Gent sarà proprio quella di rendere questa prospettiva accessibile a un pubblico più ampio, facendo convivere la conservazione di una delle principali collezioni europee di design con attività educative, ricerca e confronto sui temi della sostenibilità. Un museo che, attraverso la propria architettura e il nuovo allestimento, prova a dimostrare come anche gli spazi destinati a custodire il passato possano essere riprogettati per rispondere alle esigenze del presente.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Roma segreta, il libro postumo di Paolo Portoghesi che racconta la capitale nascosta</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/13/il-libro-postumo-di-paolo-portoghesi-che-racconta-la-capitale-nascosta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ginevra De Pascalis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 11:12:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[paoloportoghesi]]></category>
		<category><![CDATA[romasegreta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=349239</guid>

					<description><![CDATA[Dalle botteghe storiche alle architetture meno conosciute della Capitale, un libro postumo dell'architetto romano invita a riscoprire la città attraverso oltre quaranta luoghi, tra memoria, storia e dettagli nascosti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Esiste una Roma che sfugge agli itinerari turistici, lontana dai monumenti più fotografati e dalle immagini ormai consolidate della Città Eterna. Una città fatta di cortili nascosti, botteghe storiche, passaggi dimenticati e architetture che raccontano storie meno conosciute. È questa la Roma che <strong>Paolo Portoghesi</strong> ha scelto di raccontare in <em><strong>Roma segreta</strong></em>, il <strong>volume pubblicato postumo da Minerva Edizioni</strong>, che raccoglie lo sguardo personale dell&#8217;architetto sulla città in cui è nato e alla quale ha dedicato gran parte della propria ricerca.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-16 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="349244" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/paoloportoghesiromasparita-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-349244" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/paoloportoghesiromasparita-1024x576.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/paoloportoghesiromasparita-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/paoloportoghesiromasparita-768x432.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/paoloportoghesiromasparita-1536x864.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/paoloportoghesiromasparita.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Scomparso nel 2023, Portoghesi è stato uno dei protagonisti dell&#8217;architettura italiana del secondo Novecento, oltre che storico, teorico e profondo conoscitore del Barocco romano. Il libro, <strong>accompagnato dalle fotografie di Lorenzo Capellini</strong>, propone un percorso attraverso oltre quaranta luoghi della Capitale, selezionati non tanto per la loro notorietà quanto per il significato che hanno assunto nella storia e nell&#8217;immaginario dell&#8217;autore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non&nbsp;una&nbsp;guida&nbsp;turistica&nbsp;tradizionale,&nbsp;dunque,&nbsp;ma&nbsp;una&nbsp;sorta&nbsp;di&nbsp;geografia&nbsp;sentimentale,&nbsp;nella&nbsp;quale&nbsp;l&#8217;architettura&nbsp;diventa&nbsp;il&nbsp;punto&nbsp;di&nbsp;partenza&nbsp;per&nbsp;raccontare&nbsp;il&nbsp;carattere&nbsp;contraddittorio&nbsp;della&nbsp;città.&nbsp;L&#8217;itinerario&nbsp;attraversa&nbsp;epoche&nbsp;e&nbsp;linguaggi&nbsp;differenti,&nbsp;accostando&nbsp;luoghi&nbsp;celebri&nbsp;come&nbsp;Campo&nbsp;de&#8217;&nbsp;Fiori&nbsp;e&nbsp;Sant&#8217;Ivo&nbsp;alla&nbsp;Sapienza&nbsp;a&nbsp;spazi&nbsp;meno&nbsp;frequentati,&nbsp;dalle&nbsp;catacombe&nbsp;di&nbsp;via&nbsp;Latina&nbsp;alle&nbsp;botteghe&nbsp;storiche,&nbsp;fino&nbsp;alla&nbsp;Garbatella&nbsp;e&nbsp;al&nbsp;Foro&nbsp;Italico.&nbsp;Un&nbsp;mosaico&nbsp;urbano&nbsp;che&nbsp;restituisce&nbsp;la&nbsp;complessità&nbsp;di&nbsp;Roma,&nbsp;dove&nbsp;antico&nbsp;e&nbsp;moderno,&nbsp;monumentalità&nbsp;e&nbsp;quotidianità&nbsp;convivono&nbsp;spesso&nbsp;senza&nbsp;soluzione&nbsp;di&nbsp;continuità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra&nbsp;i&nbsp;luoghi&nbsp;raccontati&nbsp;compare&nbsp;anche&nbsp;la&nbsp;Grande&nbsp;Moschea&nbsp;di&nbsp;Roma,&nbsp;uno&nbsp;dei&nbsp;progetti&nbsp;più&nbsp;importanti&nbsp;realizzati&nbsp;da&nbsp;Portoghesi,&nbsp;la&nbsp;cui&nbsp;costruzione&nbsp;iniziò&nbsp;nel&nbsp;1984.&nbsp;L&#8217;edificio&nbsp;rappresenta&nbsp;un&nbsp;esempio&nbsp;significativo&nbsp;del&nbsp;suo&nbsp;modo&nbsp;di&nbsp;intendere&nbsp;l&#8217;architettura&nbsp;come&nbsp;dialogo&nbsp;tra&nbsp;culture,&nbsp;tradizioni&nbsp;e&nbsp;linguaggi&nbsp;differenti.&nbsp;La&nbsp;sua&nbsp;ricerca,&nbsp;infatti,&nbsp;non&nbsp;si&nbsp;è&nbsp;mai&nbsp;limitata&nbsp;alla&nbsp;conservazione&nbsp;della&nbsp;memoria&nbsp;storica,&nbsp;ma&nbsp;ha&nbsp;cercato&nbsp;di&nbsp;reinterpretarla&nbsp;attraverso&nbsp;forme&nbsp;contemporanee,&nbsp;riconoscendo&nbsp;soprattutto&nbsp;nel&nbsp;Barocco&nbsp;un&nbsp;modello&nbsp;di&nbsp;spazio&nbsp;dinamico&nbsp;e&nbsp;capace&nbsp;di&nbsp;stabilire&nbsp;una&nbsp;relazione&nbsp;con&nbsp;chi&nbsp;lo&nbsp;attraversa.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-17 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" data-id="349250" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/roma_amor_paolo_portoghesi-1024x576-1.jpg" alt="" class="wp-image-349250" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/roma_amor_paolo_portoghesi-1024x576-1.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/roma_amor_paolo_portoghesi-1024x576-1-600x338.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/roma_amor_paolo_portoghesi-1024x576-1-768x432.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</figure>



<p class="wp-block-paragraph">È&nbsp;proprio&nbsp;questo&nbsp;rapporto&nbsp;tra&nbsp;architettura&nbsp;e&nbsp;movimento&nbsp;a&nbsp;emergere&nbsp;nella&nbsp;lettura&nbsp;della&nbsp;città&nbsp;proposta&nbsp;dal&nbsp;volume.&nbsp;Per&nbsp;Portoghesi,&nbsp;Roma&nbsp;non&nbsp;era&nbsp;una&nbsp;successione&nbsp;di&nbsp;monumenti&nbsp;isolati,&nbsp;ma&nbsp;un&nbsp;organismo&nbsp;complesso,&nbsp;fatto&nbsp;di&nbsp;continuità,&nbsp;trasformazioni&nbsp;e&nbsp;contrasti.&nbsp;Le&nbsp;piazze,&nbsp;le&nbsp;fontane,&nbsp;le&nbsp;scalinate&nbsp;e&nbsp;gli&nbsp;edifici&nbsp;partecipano&nbsp;alla&nbsp;costruzione&nbsp;di&nbsp;uno&nbsp;spazio&nbsp;urbano&nbsp;che&nbsp;cambia&nbsp;continuamente&nbsp;a&nbsp;seconda&nbsp;dello&nbsp;sguardo&nbsp;e&nbsp;dell&#8217;esperienza&nbsp;di&nbsp;chi&nbsp;lo&nbsp;vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;libro&nbsp;diventa&nbsp;così&nbsp;anche&nbsp;una&nbsp;riflessione&nbsp;sul&nbsp;modo&nbsp;in&nbsp;cui&nbsp;osserviamo&nbsp;le&nbsp;città.&nbsp;In&nbsp;un&nbsp;contesto&nbsp;nel&nbsp;quale&nbsp;Roma&nbsp;viene&nbsp;spesso&nbsp;raccontata&nbsp;attraverso&nbsp;le&nbsp;sue&nbsp;immagini&nbsp;più&nbsp;riconoscibili,&nbsp;Portoghesi&nbsp;invita&nbsp;a&nbsp;soffermarsi&nbsp;su&nbsp;ciò&nbsp;che&nbsp;normalmente&nbsp;passa&nbsp;inosservato,&nbsp;suggerendo&nbsp;che&nbsp;l&#8217;identità&nbsp;di&nbsp;un&nbsp;luogo&nbsp;non&nbsp;risieda&nbsp;soltanto&nbsp;nei&nbsp;suoi&nbsp;capolavori,&nbsp;ma&nbsp;anche&nbsp;nelle&nbsp;stratificazioni,&nbsp;nelle&nbsp;anomalie&nbsp;e&nbsp;nelle&nbsp;tracce&nbsp;della&nbsp;vita&nbsp;quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;pubblicazione&nbsp;assume&nbsp;inoltre&nbsp;un&nbsp;valore&nbsp;particolare&nbsp;perché&nbsp;restituisce&nbsp;il&nbsp;rapporto&nbsp;personale&nbsp;tra&nbsp;l&#8217;architetto&nbsp;e&nbsp;la&nbsp;sua&nbsp;città.&nbsp;Roma&nbsp;ha&nbsp;rappresentato&nbsp;per&nbsp;Portoghesi&nbsp;un&nbsp;laboratorio&nbsp;permanente,&nbsp;un&nbsp;repertorio&nbsp;di&nbsp;forme&nbsp;e&nbsp;soluzioni&nbsp;architettoniche&nbsp;dal&nbsp;quale&nbsp;attingere&nbsp;per&nbsp;sviluppare&nbsp;il&nbsp;proprio&nbsp;linguaggio&nbsp;progettuale.&nbsp;Il&nbsp;suo&nbsp;interesse&nbsp;per&nbsp;Francesco&nbsp;Borromini,&nbsp;al&nbsp;quale&nbsp;dedicò&nbsp;studi&nbsp;fondamentali,&nbsp;testimonia&nbsp;quanto&nbsp;la&nbsp;storia&nbsp;dell&#8217;architettura&nbsp;fosse&nbsp;per&nbsp;lui&nbsp;una&nbsp;materia&nbsp;viva,&nbsp;capace&nbsp;di&nbsp;offrire&nbsp;strumenti&nbsp;per&nbsp;interpretare&nbsp;anche&nbsp;il&nbsp;presente.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-18 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" data-id="349246" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Paolo-Portoghesi-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-349246"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="531" height="800" data-id="349245" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-roma-segrete-2.jpg.foto_.rmedium.jpg.avif" alt="" class="wp-image-349245" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-roma-segrete-2.jpg.foto_.rmedium.jpg.avif 531w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/domus-roma-segrete-2.jpg.foto_.rmedium.jpg-398x600.avif 398w" sizes="auto, (max-width: 531px) 100vw, 531px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Presentato <strong>il 29 settembre al MAXXI di Roma</strong>, durante un incontro con il fotografo Lorenzo Capellini, gli architetti Mario Pisani e Franco Purini e lo storico dell&#8217;arte Claudio Strinati, Roma segreta si inserisce nella collana I luoghi dei sentimentidi Minerva Edizioni. Il volume conta 248 pagine ed è disponibile al prezzo di 25 euro. Più che un semplice itinerario alla scoperta di luoghi poco conosciuti, il libro rappresenta dunque un ultimo invito di Paolo Portoghesi a guardare Roma con occhi diversi. Una città che, nonostante secoli di rappresentazioni e racconti, continua a nascondere dettagli e prospettive inattese. E che forse, per essere compresa davvero, richiede di abbandonare almeno per un momento i percorsi già tracciati.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Massimiliano Fuksas sul grande schermo. La figlia Elisa lo racconta alla Festa del Cinema di Roma</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/13/massimiliano-fuksas-sul-grande-schermo-la-figlia-elisa-lo-racconta-alla-festa-del-cinema-di-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 11:08:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=349240</guid>

					<description><![CDATA[Arriva in anteprima Fuksas – Da tutta la vita, un documentario che ripercorre la carriera dell'architetto intrecciando il racconto pubblico con la dimensione privata]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">.<strong>Massimiliano Fuksas</strong>, uno dei protagonisti dell&#8217;architettura contemporanea internazionale, arriva sul grande schermo attraverso lo sguardo della figlia Elisa. Sarà presentato il <strong>15 ottobre alla Festa del Cinema di Roma</strong>, nella sezione Special Screening, <em>Fuksas – Da tutta la vita</em>, un documentario che ripercorre la vicenda umana e professionale dell&#8217;architetto, intrecciando il racconto della sua carriera con quello di una relazione familiare. Un ritratto che attraversa decenni di progetti, incontri e trasformazioni personali, cercando di restituire una dimensione meno conosciuta di una figura abituata a occupare la scena pubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla Nuvola dell&#8217;Eur a Roma al terminal dell&#8217;aeroporto di Shenzhen, Fuksas ha costruito una carriera segnata da grandi interventi architettonici e da un linguaggio progettuale immediatamente riconoscibile. Nel film, però, le opere non rappresentano l&#8217;unico centro del racconto. L&#8217;architettura si intreccia alla pittura, agli incontri e agli episodi personali, componendo una biografia nella quale il percorso creativo non può essere separato dalle esperienze che lo hanno accompagnato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="717" height="1024" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Fuksas-–-Da-tutta-la-vita-film-di-Elisa-Fuksas-1-717x1024.webp" alt="" class="wp-image-349243" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Fuksas-–-Da-tutta-la-vita-film-di-Elisa-Fuksas-1-717x1024.webp 717w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Fuksas-–-Da-tutta-la-vita-film-di-Elisa-Fuksas-1-768x1097.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Fuksas-–-Da-tutta-la-vita-film-di-Elisa-Fuksas-1-420x600.webp 420w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Fuksas-–-Da-tutta-la-vita-film-di-Elisa-Fuksas-1-1075x1536.webp 1075w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Fuksas-–-Da-tutta-la-vita-film-di-Elisa-Fuksas-1.webp 1330w" sizes="auto, (max-width: 717px) 100vw, 717px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere particolare il progetto è soprattutto la posizione della regista, che sceglie di raccontare una figura pubblica con la quale condivide una storia privata. Il rapporto tra Elisa e Massimiliano Fuksas attraversa l&#8217;intero documentario, introducendo una dimensione che difficilmente troverebbe spazio in un ritratto biografico tradizionale. Le conversazioni tra padre e figlia diventano così un&#8217;occasione per confrontare ricordi, ricostruire episodi e interrogare le differenti percezioni di una stessa esperienza. Il titolo nasce proprio da uno di questi scambi. Quando Elisa chiede al padre da quanto tempo abbiano iniziato a girare il film, la risposta è «Da tutta la vita». Una battuta che restituisce il carattere di un lavoro nel quale il tempo della realizzazione cinematografica finisce per coincidere simbolicamente con quello di una relazione familiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il documentario affronta anche le contraddizioni della memoria, che non sempre restituisce una versione condivisa del passato. Ricordi incompleti, episodi interpretati diversamente e momenti di confronto contribuiscono a delineare un ritratto che non si esaurisce nella successione dei risultati professionali. È in questo intreccio tra esperienza individuale e storia familiare che il film cerca una prospettiva diversa sull&#8217;architetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Elisa Fuksas, del resto, il confine tra autobiografia e rappresentazione cinematografica costituisce da tempo un terreno di ricerca. Dopo l&#8217;esordio con il cortometraggio <em>Please Leave a Message</em>, premiato con il Nastro d&#8217;Argento nel 2007, la regista ha alternato cinema di finzione e documentario. Nel 2012 ha diretto <em>Nina</em>, con Luca Marinelli e Diane Fleri, mentre nel 2019 ha realizzato <em>The App</em> per Netflix. Con <em>iSola</em>, presentato alle Giornate degli Autori nel 2020, ha affrontato direttamente la dimensione autobiografica, tornando l&#8217;anno successivo alla stessa manifestazione con <em>Senza Fine</em>, dedicato a Ornella Vanoni. Nel 2025 è uscito nelle sale <em>Marko Polo</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la sua produzione letteraria ha spesso indagato i rapporti familiari e la costruzione dell&#8217;identità. Il primo romanzo, <em>La figlia di</em>, pubblicato da Rizzoli nel 2014, affrontava già il peso delle appartenenze e delle definizioni ereditate. Un tema che torna, con strumenti differenti, in questo nuovo progetto cinematografico, dove il legame con il padre non è soltanto il punto di partenza del racconto, ma diventa parte integrante della sua costruzione. Nel film compaiono anche <strong>Doriana Mandrelli Fuksas e Lavinia Fuksas</strong>. La fotografia è firmata da Emanuele Zarlenga, Michele D&#8217;Attanasio e Leonardo Mirabilia, il montaggio da Natalie Cristiani, mentre le musiche sono di <strong>Iosonouncane</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prodotto da Indiana Production e 7A, in collaborazione con Rai Cinema e Tenderstories, <em>Fuksas – Da tutta la vita</em> sarà distribuito prossimamente nelle sale italiane da PiperFilm. La presentazione alla Festa del Cinema di Roma offre dunque l&#8217;occasione di osservare Massimiliano Fuksas al di fuori del contesto nel quale siamo abituati a incontrarlo. Non soltanto l&#8217;architetto e le sue opere, ma l&#8217;uomo dietro una carriera internazionale, raccontato attraverso una relazione che il film prova a esplorare senza separare la dimensione personale da quella professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Salone del Mobile 2027 prende forma con Rem Koolhaas</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/13/il-salone-del-mobile-2027-prende-forma-con-rem-koolhaas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Bellini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 08:48:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[salone del mobile]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=349184</guid>

					<description><![CDATA[Con David Gianotten e OMA, l’architetto firma il nuovo Salone Contract: uno spazio dove design, architettura e imprese si incontrano per dare vita ai grandi progetti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Come si racconta un edificio prima che venga costruito? E come si rende visibile il lavoro che collega un architetto, un produttore di arredi e un committente? Sono alcune delle questioni attorno alle quali prende forma <strong>Salone Contract</strong>, il nuovo progetto del Salone del Mobile.Milano, il cui masterplan è affidato a <strong>Rem Koolhaas e David Gianotten dello studio OMA</strong>. Il debutto è previsto per la <strong>65esima edizione della manifestazione, dal 13 al 18 aprile 2027 a Fiera Milano Rho</strong>.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">La novità riguarda il modo di presentare il design e le relazioni che ne permettono la realizzazione. Il contract comprende infatti la progettazione, la produzione, la fornitura e la gestione nel tempo di arredi e interni per interventi su larga scala. Ogni incarico mette insieme prodotti e servizi, esigenze del cliente e competenze diverse, con accordi che accompagnano il progetto lungo il suo ciclo di vita. È un campo che, nella lettura di OMA, si modifica insieme alle condizioni economiche, geopolitiche e culturali, aprendo possibilità di innovazione per l’industria.</p>



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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una piccola città dentro la fiera</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A questa complessità il nuovo Salone risponde con uno spazio di <strong>4.500 metri quadrati</strong>, pensato per mettere in contatto studi di architettura, sviluppatori immobiliari, aziende e fornitori. Le imprese saranno chiamate a raccontare anche i servizi e le capacità organizzative che possono offrire. «L’arredo, da solo, non crea un progetto», osserva Gianotten nel video di presentazione: una frase che chiarisce la direzione dell’iniziativa. Secondo le stime illustrate da Luca Palermo, amministratore delegato e direttore generale di Federlegno Arredo Eventi, il mercato globale del contract vale tra <strong>80 e 100 miliardi di euro</strong>. Il nuovo padiglione intercetta dunque una dimensione economica rilevante, nella quale il coordinamento tra professionalità diventa parte del valore del progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il masterplan di OMA traduce queste relazioni in un’organizzazione simile a quella di una città, con percorsi di attraversamento, piattaforme espositive e spazi condivisi. Il cuore sarà il <strong>Forum</strong>, definito da una cupola sospesa e trasformabile, utilizzabile come superficie di proiezione. Qui si alterneranno presentazioni, conversazioni e incontri di lavoro. Intorno si distribuiranno le piattaforme degli espositori, suddivise in quattro ambiti: <strong>uffici, ospitalità e residenze, spazi pubblici e nautica</strong>. Le piazze dedicate ai progetti ospiteranno display su strutture mobili, riposizionabili durante la manifestazione. Anche l’allestimento potrà così cambiare, modificando i punti di attenzione e il rapporto tra le diverse aree. Alle intersezioni troveranno posto gli spazi per gli incontri tra professionisti, mentre un corridoio introduttivo aiuterà i visitatori a orientarsi nel settore. In questa impostazione, l’architettura del padiglione serve a favorire scambi e collaborazioni. La metafora scelta è quella di una <strong>borsa del progetto</strong>, nella quale interessi, risorse e competenze possono incontrarsi. L’aspetto più interessante sarà vedere come questa ambizione si tradurrà nell’esperienza della fiera: rendere leggibile al pubblico il processo che porta dagli oggetti agli ambienti, e agli ambienti abitati, significa anche offrire uno sguardo più ampio sul lavoro del design.</p>



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<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1007" height="672" data-id="349202" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-13-104643.jpg" alt="" class="wp-image-349202" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-13-104643.jpg 1007w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-13-104643-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-13-104643-767x512.jpg 767w" sizes="auto, (max-width: 1007px) 100vw, 1007px" /></figure>



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		<title>CityWave apre in anteprima al pubblico per le Giornate FAI d’Autunno</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/09/citywave-apre-in-anteprima-al-pubblico-per-le-giornate-fai-dautunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:15:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Architettura & Design]]></category>
		<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Citylife]]></category>
		<category><![CDATA[citywave]]></category>
		<category><![CDATA[Fai]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://insideart.eu/?p=348756</guid>

					<description><![CDATA[Il progetto firmato da BIG – Bjarke Ingels Group sarà visitabile il 10 e l’11 ottobre nel cantiere di CityLife, prima del completamento previsto entro la fine del 2026
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un’onda di vetro e acciaio che si distende tra due torri per uffici, trasformando l’orizzonte di CityLife in una nuova porta d’ingresso alla Milano contemporanea. È <strong>CityWave</strong>, il progetto firmato dallo studio danese <strong>BIG – Bjarke Ingels Group</strong>, che il <strong>10 e l’11 ottobre</strong> sarà visitabile in anteprima grazie alle <strong>Giornate FAI d’Autunno</strong>. L’apertura straordinaria consentirà di esplorare il cantiere prima della conclusione dei lavori e di conoscere da vicino le soluzioni architettoniche e ingegneristiche che caratterizzano l’intervento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza delle tre torri che definiscono lo skyline del quartiere, progettate da <strong>Arata Isozaki</strong>, <strong>Zaha Hadid</strong> e <strong>Daniel Libeskind</strong>, <strong>CityWave</strong> sceglie uno sviluppo prevalentemente orizzontale. Il complesso è formato da due edifici destinati a uffici, alti rispettivamente 53 e 105 metri, collegati da una grande copertura curva lunga circa 140 metri. La struttura disegna un portale che segna l’accesso al distretto e introduce una nuova dimensione dello spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ha spiegato <strong>Bjarke Ingels</strong> a <em>Domus</em>, l’intenzione era evitare di aggiungere un’altra torre al profilo già riconoscibile di CityLife e privilegiare la creazione di un luogo aperto e accogliente: «Ciò che abbiamo cercato di fare qui è resistere alla tentazione di aggiungere un&#8217;altra torre al già maestoso complesso urbano di CityLife e piuttosto creare uno spazio urbano davvero invitante come porta d&#8217;accesso a questo nuovo quartiere».</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Una copertura tra architettura ed energia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La grande <em><strong>canopy</strong></em>, elemento distintivo del progetto, sarà rivestita da circa <strong>11mila metri quadrati</strong> di pannelli fotovoltaici. Il sistema è destinato a diventare uno dei più importanti impianti fotovoltaici urbani del Paese, integrando la produzione energetica nella stessa struttura architettonica. Al di sotto della copertura prenderà forma una piazza protetta, pensata come spazio di attraversamento e incontro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli ambienti interni sono concepiti in funzione di un rapporto diretto con l’esterno. Le due torri ospiteranno oltre <strong>60mila metri quadrati</strong> di uffici organizzati secondo i principi dello <em>smart office</em>, con spazi aperti, ampie superfici vetrate e terrazze distribuite lungo le facciate. I moduli di vetro, larghi tre metri, favoriranno l’ingresso della luce naturale, mentre le terrazze offriranno occasioni di relazione tra gli ambienti di lavoro e il paesaggio urbano.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La visita in anteprima</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In occasione delle<strong> Giornate FAI d’Autunno</strong>, il pubblico potrà seguire un itinerario che partirà dal piano terra, attraverserà gli spazi dell’edificio Est e raggiungerà il quinto piano e la terrazza panoramica. Da qui sarà possibile osservare la corte interna verde e il paesaggio urbano di <strong>CityLife</strong> da una prospettiva inedita. Il percorso permetterà inoltre di approfondire le caratteristiche della copertura e il sistema di cavi d’acciaio che ne sostiene la struttura. Pannelli, render, modelli e contenuti multimediali illustreranno le fasi della progettazione e della costruzione, mentre un piano sarà dedicato agli ambienti già ultimati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa offre così l’occasione di osservare l’architettura prima della sua apertura definitiva, entrando nel processo che trasforma un cantiere in un nuovo spazio urbano. <strong>CityWave</strong> si inserisce infatti nella più ampia riqualificazione dell’area dell’ex Fiera Campionaria, avviata dopo il trasferimento delle attività fieristiche a Rho-Pero e sviluppata attraverso il parco, le torri e i nuovi spazi pubblici di CityLife. Il completamento dell’edificio è previsto entro la fine del 2026. Dal 2027, la grande piazza coperta sarà attraversabile dai cittadini, diventando parte integrante della vita del quartiere.</p>



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