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	<title>ArtMarket - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
	<lastBuildDate>Mon, 26 Oct 2026 12:59:30 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Un torso romano venduto per 34,3 milioni di dollari, è record da Sotheby&#8217;s</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 12:59:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
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					<description><![CDATA[La scultura marmorea di un imperatore della dinastia giulio-claudia è stata aggiudicata a New York per una cifra mai raggiunta prima da un’antichità romana. L’opera proviene da una collezione privata e ha più che quadruplicato il proprio valore rispetto alla vendita del 2010]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 21 ottobre, da <strong>Sotheby’s</strong> a <strong>New York</strong>, un torso marmoreo raffigurante un imperatore della dinastia giulio-claudia è stato venduto per <strong>34,3 milioni di dollari</strong>, pari a circa 30,5 milioni di euro. Il risultato stabilisce un nuovo primato per un’antichità romana passata in asta, superando i 28,6 milioni di dollari raggiunti nel 2007 da una statua bronzea di Artemide accompagnata da un cervo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vendita è arrivata al termine di una competizione tra cinque offerenti durata quasi quattordici minuti. La stima iniziale, compresa tra 8 e 12 milioni di dollari, è stata ampiamente superata, portando la scultura a diventare il lotto più importante della serata. Il risultato assume un significato ulteriore se confrontato con la precedente aggiudicazione dell’opera: nel 2010 la stessa casa d’aste l’aveva venduta per circa 7,36 milioni di dollari. In quindici anni il suo valore è dunque più che quadruplicato.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Un frammento monumentale tra storia e ricerca archeologica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alta circa un metro, la scultura conserva il torso di una figura imperiale rivestita di una corazza bronzea. Risalente al I secolo d.C., faceva originariamente parte di una statua più grande e, come accade per numerose opere romane, riprende un modello della tradizione greca. Le caratteristiche dell’armatura hanno suggerito un possibile riferimento ad <strong>Augusto</strong>, fondatore dell’Impero romano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la ricostruzione proposta da Sotheby’s, l’opera potrebbe provenire da <strong>Salona</strong>, importante centro della Dalmazia romana, nell’attuale Croazia, dove avrebbe forse occupato una posizione all’interno di un tempio nel foro cittadino. Il marmo utilizzato sarebbe stato estratto nell’isola greca di Paro, mentre la lavorazione sarebbe avvenuta a Roma per mano di scultori greci.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">La scultura è documentata negli studi e nei cataloghi specialistici almeno dal 1926. Per qualità e stato di conservazione, la casa d’aste la considera una delle più rilevanti opere di scultura imperiale romana apparse sul mercato nell’ultimo decennio. I confronti più vicini si trovano in importanti raccolte museali, tra cui i Musei Vaticani e il Museo archeologico di Zagabria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La storia dell’opera, nascosta durante la guerra</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere particolare il percorso della scultura è anche la sua vicenda collezionistica. Prima della Seconda guerra mondiale apparteneva agli eredi di Wilhelm Aloys Maximilian Neumann, collezionista ottocentesco residente a Graz, in Austria. Con l’avanzata delle truppe sovietiche verso il Paese, alla fine del conflitto, la famiglia decise di nascondere il marmo all’interno della propria abitazione, occultandolo nello spazio tra due porte e ricoprendo successivamente le aperture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’opera riemerse soltanto anni dopo, durante una ristrutturazione della casa. La vicenda era già stata raccontata dal&nbsp;<em>New York Times</em>&nbsp;nel 2010, in occasione della precedente vendita da Sotheby’s. Secondo il quotidiano, prima che venissero approfondite la storia e l’identificazione della scultura, un funzionario della casa d’aste aveva inizialmente valutato il reperto non più di 900mila dollari.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="683" data-id="350558" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/torso-romano-34-sotheby-s-3.jpg-1024x683.webp" alt="" class="wp-image-350558" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/torso-romano-34-sotheby-s-3.jpg-1024x683.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/torso-romano-34-sotheby-s-3.jpg-600x400.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/torso-romano-34-sotheby-s-3.jpg-768x512.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/torso-romano-34-sotheby-s-3.jpg-1536x1025.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/torso-romano-34-sotheby-s-3.jpg.webp 1800w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto: Sotheby&#8217;s</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">A sottolineare il valore storico e artistico del torso è intervenuta <strong>Margaret Schwartz</strong>, responsabile globale per la scultura europea e antica di Sotheby’s, che ha ricondotto il risultato alla rarità di opere di questo livello. La specialista ha osservato che le occasioni di acquistare un marmo imperiale romano di simile qualità sono eccezionali e che gli offerenti hanno riconosciuto nella scultura un’opera di livello museale, caratterizzata da una provenienza documentata, una conservazione notevole e una profonda rilevanza storica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Magnum Opus, una collezione senza confini cronologici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il torso era il fulcro della vendita serale <em><strong>Magnum Opus</strong></em>, dedicata a una grande collezione privata e concepita per mettere in relazione opere appartenenti a epoche e categorie differenti. La scultura romana ha rappresentato da sola più della metà dei 63 milioni di dollari totalizzati dall’asta, nella quale sono stati venduti tutti i lotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto al reperto antico figuravano dipinti di Canaletto, Luis Meléndez e Jacob van Ruisdael, oltre a una testa romana raffigurante una giovane donna, aggiudicata per 2,5 milioni di dollari, e a un frammento di tappeto safavide, venduto per 448mila dollari. L’impostazione della vendita riflette una strategia che supera le tradizionali separazioni tra arte antica, pittura storica, arti decorative e oggetti da collezione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Alexandra Olsman</strong>, vicepresidente e specialista di antichità di Sotheby’s, il torso esprime proprio questa visione trasversale: un’opera il cui significato storico, la rarità e la forza estetica oltrepassano i confini consueti del collezionismo. Il progetto <em>Magnum Opus</em> proseguirà nei prossimi mesi con ulteriori vendite a New York e Parigi, nell’ambito di un programma che coinvolge circa 600 oggetti della stessa raccolta e si estenderà fino al 2027.</p>
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		<title>Kandinsky, un dipinto da 80 milioni di dollari punta al record d&#8217;asta</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/26/kandinsky-un-dipinto-da-80-milioni-di-dollari-punta-al-record-dasta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Oct 2026 12:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[asta]]></category>
		<category><![CDATA[Christie's]]></category>
		<category><![CDATA[Kandinsky]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 17 novembre Christie’s porterà a New York Betonte Ecken, opera realizzata durante gli anni del Bauhaus. La stima, compresa tra 60 e 80 milioni di dollari, potrebbe superare il primato dell’artista sul mercato internazionale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un dipinto di <strong>Wassily Kandinsky</strong> potrebbe diventare la sua opera più costosa mai venduta all’asta. Si tratta di <em><strong>Betonte Ecken</strong></em>, realizzato tra il 1922 e il 1923, che sarà tra i protagonisti della vendita serale dedicata all’arte del XX secolo organizzata da <strong>Christie’s</strong> a <strong>New York</strong> il prossimo 17 novembre. La valutazione oscilla<strong> tra i 60 e gli 80 milioni di dollari</strong>, una cifra che, se raggiunta, supererebbe ampiamente il record attuale del pittore russo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primato appartiene a <em><strong>Murnau mit Kirche II</strong></em> (<em>Murnau con chiesa II</em>), dipinto del 1910 aggiudicato da <strong>Sotheby’s</strong> a <strong>Londra</strong> nel 2023 per <strong>44,8 milioni di dollari</strong>. Anche un’altra opera di Kandinsky è tornata recentemente al centro dell’attenzione del mercato:<strong> <em>Das bunte Leben</em></strong> (<em>La vita variopinta</em>), del 1907, venduta da <strong>Christie’s</strong> a <strong>Londra</strong> per circa <strong>41,8 milioni di dollari</strong>. Il risultato conferma l’interesse dei collezionisti per una delle figure fondamentali nello sviluppo dell’arte astratta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Geometrie e musica negli anni del Bauhaus</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Di dimensioni quadrate, con una superficie di 130 centimetri per lato, <em><strong>Betonte Ecken</strong></em> — traducibile come <em>Angoli accentuati</em> — appartiene a un momento cruciale della ricerca di Kandinsky. L’artista realizzò il dipinto a <strong>Weimar</strong>, in Germania, nei primi anni della sua attività al <strong>Bauhaus</strong>, la scuola fondata da Walter Gropius alla quale era stato invitato a insegnare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La composizione si sviluppa attraverso forme geometriche, diagonali e campiture di colori primari, disposte in un equilibrio che riflette il dialogo tra le avanguardie costruttiviste e le sperimentazioni formali del Bauhaus. Ma la struttura visiva non risponde soltanto a un’esigenza di organizzazione geometrica: nella ricerca del pittore, colori e linee diventano strumenti per costruire una sorta di linguaggio musicale sulla tela. Nella sua riflessione teorica, le tonalità cromatiche potevano essere associate a differenti timbri sonori: il blu, per esempio, evocava il violoncello, mentre il verde puro richiamava i toni più distesi del violino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em><strong>Betonte Ecken</strong></em>, questa concezione prende forma attraverso un intreccio di linee parallele, figure bidimensionali e rapporti cromatici che suggeriscono ritmo e armonia. Il dipinto anticipa alcuni elementi di <em><strong>Komposition VIII</strong></em>, realizzato nel 1923 e oggi conservato al <strong>Solomon R. Guggenheim Museum</strong> di New York, tra i riferimenti più noti della produzione astratta dell’artista.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1021" data-id="350564" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Kandinsky-1024x1021.jpg.webp" alt="" class="wp-image-350564" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Kandinsky-1024x1021.jpg.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Kandinsky-1024x1021.jpg-600x598.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Kandinsky-1024x1021.jpg-300x300.webp 300w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Kandinsky-1024x1021.jpg-768x766.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Photo: courtesy Christie’s</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">La storia del dipinto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere particolarmente significativa l’opera è anche la sua storia collezionistica. La prima apparizione documentata sul mercato risale al 1926, quando il dipinto fu presentato in un’asta a <strong>Berlino</strong> proveniente dalla <strong>collezione Schwarz</strong>. Passò poi alla Galerie Nierendorf e, intorno al 1929, entrò nella raccolta di <strong>Hilla Rebay</strong>, artista e consulente di Solomon R. Guggenheim, figura decisiva nella promozione dell’arte non figurativa negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rebay si interessò profondamente alle teorie di Kandinsky, in particolare alle riflessioni contenute nel trattato&nbsp;<em>Lo spirituale nell’arte</em>. Il suo rapporto con il pittore si consolidò negli anni successivi: i due si incontrarono nel 1930 a Dessau, dove il Bauhaus si era trasferito da Weimar.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Guggenheim</strong> acquistò successivamente il dipinto da Rebay e lo donò nel 1941 al <strong>Museum of Non-Objective Painting</strong> di New York, istituzione da cui sarebbe nata la fondazione che porta il suo nome. L’opera rimase nella collezione museale fino al 1964, quando fu venduta da <strong>Sotheby’s</strong> a Londra al mercante newyorkese <strong>Stephen Hahn</strong>. In seguito passò ai collezionisti Sandra e David Bakalar, prima di essere nuovamente proposta da Sotheby’s a New York nel 1986. Fu allora acquistata dall’attuale proprietario, la cui identità non è stata resa nota.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La provenienza da una collezione museale e il ruolo del dipinto nella storia dell’astrazione contribuiscono a spiegare le aspettative legate alla prossima vendita. Christie’s ha inoltre confermato che il lotto è garantito: una formula che tutela la vendita secondo le condizioni concordate, senza stabilire necessariamente quale sarà il prezzo finale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le ragioni di una stima record</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Paige Kestenman</strong>, co-responsabile della vendita serale di <strong>Christie’s</strong> dedicata all’arte del XX secolo, considera <em>Betonte Ecken</em> una sintesi particolarmente efficace della visione di Kandinsky. Secondo la dirigente, il dipinto traduce in un’unica esperienza visiva l’idea wagneriana di <em>Gesamtkunstwerk</em>, ovvero l’opera d’arte totale, capace di riunire linguaggi espressivi differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kestenman ha inoltre sottolineato come il lavoro rappresenti uno dei primi capolavori del periodo Bauhaus e una testimonianza significativa di una fase decisiva nella carriera dell’artista. Il risultato dell’asta sarà quindi indicativo non soltanto del valore attribuito a questa specifica opera, ma anche della posizione di Kandinsky nel mercato internazionale: una quotazione superiore agli 80 milioni di dollari non è garantita, ma la stima proposta da Christie’s colloca già il dipinto tra i lotti più attesi della stagione.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Art Basel Paris, i tappi di sughero di Jeff Koons valgono 4,5 milioni</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/21/art-basel-paris-i-tappi-di-sughero-di-jeff-koons-valgono-45-milioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:41:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[4.5 milioni]]></category>
		<category><![CDATA[art basel paris]]></category>
		<category><![CDATA[Jeff Koons]]></category>
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					<description><![CDATA[Nello stand di Gagosian, una scultura in bronzo policromo trasforma un oggetto quotidiano in un'opera monumentale, tra illusione ottica e cultura del consumo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ad <strong>Art Basel Paris 2026</strong>, è una scultura monumentale di <strong>Jeff Koons</strong> ad attirare l&#8217;attenzione nello stand di <strong>Gagosian</strong>. Con <strong>«Corks (Couple)»</strong>, l&#8217;artista americano trasforma un insieme di tappi di sughero in una composizione fuori scala, riprodotta in bronzo policromo con un realismo sorprendente. Realizzata tra il 2011 e il 2018 e raramente esposta al pubblico, l&#8217;opera supera i tre metri di altezza ed è proposta con una valutazione indicativa di circa 4,5 milioni di dollari. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sughero diventa bronzo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alta più di tre metri, l&#8217;opera gioca sulla contraddizione tra ciò che appare e ciò che è. A un primo sguardo, i volumi sembrano riprodurre fedelmente la materia naturale del sughero, con le sue irregolarità, le tracce lasciate dal tempo e i segni del contatto con il vino. In realtà, la superficie è ottenuta attraverso una complessa lavorazione del bronzo, completata da una finitura policroma che restituisce all&#8217;oggetto un&#8217;impressionante verosimiglianza. Il procedimento richiama il <em>trompe-l&#8217;œil</em>: un materiale resistente e pesante assume le sembianze di un elemento leggero, poroso e destinato a deteriorarsi. Koons interviene così sulle gerarchie tra originale e copia, prezioso e banale, permanenza e consumo. I dettagli minuziosi della superficie, comprese le impronte e le macchie che rimandano alla storia di una bottiglia, contribuiscono a rendere credibile l&#8217;illusione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" data-id="350118" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG202610210056539471-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-350118"/><figcaption class="wp-element-caption">Jeff Koons, «Corks (Couple)»</figcaption></figure>
</figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un oggetto quotidiano diventa monumentale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il titolo «<strong>Corks (Couple)</strong>» accompagna una composizione che supera la semplice riproduzione di oggetti comuni. I tappi di sughero, accostati in un insieme compatto, perdono la loro funzione originaria per diventare una presenza scultorea autonoma. Il richiamo al vino evoca un immaginario legato alla convivialità e alla celebrazione, mentre le dimensioni fuori scala trasformano elementi destinati a essere gettati dopo l&#8217;apertura di una bottiglia in un&#8217;opera concepita per durare. È uno dei procedimenti caratteristici della ricerca di Koons: sottrarre oggetti familiari alla quotidianità e modificarne proporzioni e materia, mettendo in discussione il confine tra cultura di massa e arte.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso dell&#8217;opera sul mercato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di «Corks (Couple)» nello stand di <strong>Gagosian</strong> mette in evidenza anche una strategia commerciale fondata sulla capacità di presentare lavori di grande impatto visivo e di forte riconoscibilità. In una fiera internazionale, dove la competizione per l&#8217;attenzione dei collezionisti è particolarmente intensa, le dimensioni dell&#8217;opera e la complessità della sua realizzazione diventano parte integrante della sua attrattiva. La valutazione di circa 4,5 milioni di dollari offre un&#8217;indicazione del posizionamento commerciale della scultura, pur senza equivalere a un prezzo di vendita effettivamente raggiunto. Al di là della sua spettacolarità, «Corks (Couple)» riporta al centro una delle questioni fondamentali del lavoro di Koons: come un oggetto comune possa cambiare radicalmente significato quando viene sottratto alla vita quotidiana, ingrandito e trasformato in un manufatto destinato al mercato dell&#8217;arte.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="350119" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4046-2048x1536.jpg-1024x768.webp" alt="" class="wp-image-350119" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4046-2048x1536.jpg-1024x768.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4046-2048x1536.jpg-600x450.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4046-2048x1536.jpg-768x576.webp 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4046-2048x1536.jpg-1536x1152.webp 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4046-2048x1536.jpg.webp 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>Un nudo di Modigliani torna sul mercato, la stima supera i 100 milioni di dollari</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/21/un-nudo-di-modigliani-torna-sul-mercato-la-stima-supera-i-100-milioni-di-dollari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 09:32:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
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		<category><![CDATA[Parigi]]></category>
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					<description><![CDATA[Presentato ad Art Basel Paris 2026, Nu étendu (Lolotte) riemerge dopo oltre un secolo nella stessa collezione privata. Il dipinto appartiene alla celebre serie dei nudi distesi che hanno consacrato l’artista nel mercato internazionale]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Oltre cento milioni di dollari per un dipinto che non compare sul mercato da più di un secolo. È la valutazione di <em><strong>Nu étendu (Lolotte)</strong></em> di <strong>Amedeo Modigliani</strong>, tra le opere di maggior richiamo di <strong>Art Basel Paris</strong> 2026. La tela del 1917 è presentata al Grand Palais nello stand condiviso da <strong>Pace</strong>, <strong>Di Donna</strong> e <strong>Schrader</strong> e riporta l’attenzione su una produzione che continua a occupare una posizione di primo piano nel collezionismo internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A distinguere il dipinto è anche la sua storia: nel 1920 fu acquistato da <strong>Léopold Zborowski</strong>, mercante che sostenne l’artista, e da allora è rimasto nella stessa raccolta familiare. Una permanenza che rende la sua ricomparsa un’occasione poco comune per il mercato, soprattutto considerando i risultati ottenuti da opere analoghe. Nel 2015 <strong>Christie’s</strong> vendette <em>Nu couché</em> per 170,4 milioni di dollari; nel 2018 <strong>Sotheby’s</strong> aggiudicò <em>Nu couché (sur le côté gauche)</em> per 157,2 milioni. Due vendite che hanno fissato parametri di riferimento per la valutazione dei nudi di Modigliani.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" data-id="350101" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG202610201846112081-1024x784.jpeg" alt="" class="wp-image-350101"/><figcaption class="wp-element-caption">Amedeo Modigliani, «Nu étendu (Lolotte)», 1917</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">La modernità del nudo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il dipinto appartiene alla serie realizzata tra il 1916 e il 1919, una delle più note della produzione dell’artista. In questi anni Modigliani concentra la propria ricerca sul corpo femminile, riducendo l’anatomia a forme essenziali e contorni sinuosi. La figura si sviluppa lungo la tela con un andamento continuo, in cui la lezione della scultura e l’interesse per le forme arcaiche si traducono in un equilibrio tra volumi, proporzioni e linee.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La novità non riguarda soltanto lo stile. Nei nudi di Modigliani il corpo non è più inserito in un racconto mitologico o allegorico, come accadeva spesso nella tradizione accademica, ma si presenta direttamente allo sguardo. È una scelta che all’epoca contribuì a rendere queste opere controverse e che oggi ne definisce parte della forza espressiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fortuna del ciclo è testimoniata anche dalla presenza di dipinti in collezioni museali di primo piano, tra cui quelle del Solomon R. Guggenheim Museum di New York e del Centre Pompidou di Parigi. Quanto al titolo,&nbsp;<em>Nu étendu</em>&nbsp;significa «nudo disteso» e appartiene alla stessa famiglia di denominazioni di&nbsp;<em>nu couché</em>, «nudo sdraiato»: formule spesso utilizzate nella catalogazione per descrivere composizioni analoghe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parigi, 1917: il debutto espositivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di <em><strong>Nu étendu (Lolotte)</strong></em> conduce anche alla Parigi del 1917. Il dipinto fu esposto alla <strong>Galerie Berthe Weill</strong> in occasione della prima e unica mostra personale organizzata da Modigliani mentre era ancora in vita. L’esposizione venne interrotta dalle autorità poche ore dopo l’inaugurazione, dopo le proteste provocate dai nudi visibili dalla vetrina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’episodio è diventato uno dei più noti della biografia dell’artista. A suscitare lo scandalo era una nudità priva delle consuete giustificazioni narrative: le figure non rappresentavano divinità o eroine, ma donne reali, dipinte senza attenuare la loro presenza fisica. La vicenda restituisce il contesto culturale in cui Modigliani sviluppò una delle componenti più riconoscibili della propria pittura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A distanza di oltre un secolo, quelle stesse opere sono entrate stabilmente nella storia dell’arte moderna e nel mercato internazionale. La valutazione di&nbsp;<em>Nu étendu (Lolotte)</em>&nbsp;si colloca in questa doppia prospettiva, tra rilevanza storico-artistica e interesse commerciale.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="350096" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4096-1024x768.jpg.webp" alt="" class="wp-image-350096" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4096-1024x768.jpg.webp 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4096-1024x768.jpg-600x450.webp 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG_4096-1024x768.jpg-768x576.webp 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Grand Palais all’apertura di Art Basel Paris. Foto: Andrew Russeth</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Lolotte, un’identità ancora sfuggente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Della donna che dà il titolo al dipinto si conosce poco. Le informazioni sulla modella chiamata Lolotte non consentono di ricostruirne con certezza la biografia, ma il suo nome ricompare in un altro lavoro di Modigliani: il ritratto del 1916 <em>Lolotte</em>, noto anche come <em><strong>Femme au chapeau</strong></em>, conservato al Centre Pompidou.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due opere restituiscono interpretazioni differenti della figura. Nel ritratto è il volto a guidare la composizione; nel dipinto del 1917, invece, l’interesse si estende all’intero corpo e al modo in cui occupa lo spazio. Il confronto permette di osservare come Modigliani affrontasse lo stesso soggetto attraverso soluzioni formali diverse, senza perdere la sintesi che caratterizza il suo linguaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritorno di&nbsp;<em>Nu étendu (Lolotte)</em>&nbsp;ad Art Basel Paris riporta così sul mercato non soltanto un’opera di grande valore economico, ma una testimonianza di quella stagione in cui Modigliani definì una delle immagini più riconoscibili della pittura del Novecento.</p>
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		<title>Christie’s, oltre 107 milioni di sterline per la collezione Peter Simon a Londra</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/16/christies-oltre-107-milioni-di-sterline-per-la-collezione-peter-simon-a-londra/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fabrizia Carabelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2026 08:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[La vendita londinese della raccolta dell’imprenditore britannico raggiunge 107,5 milioni di sterline, tra record d’asta e opere garantite]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Oltre 107 milioni di sterline per una sola collezione. È il risultato raggiunto da Christie’s a Londra il 14 ottobre con la vendita serale della raccolta di <strong>Peter Simon</strong>, imprenditore britannico e fondatore del marchio Monsoon. Dei 41 lotti presentati, soltanto uno è rimasto invenduto, per un totale di 107,5 milioni di sterline, in linea con le previsioni della casa d&#8217;aste, comprese tra 78,7 e 115 milioni. Una cifra che segna un primato per una collezione privata venduta nella capitale britannica e conferma la capacità del mercato di attrarre grandi investimenti, pur in un contesto caratterizzato da una crescente selettività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costruita nell&#8217;arco di diversi decenni, la raccolta riflette il gusto di un collezionista particolarmente legato alla pittura britannica del secondo Novecento, ma aperto anche alle avanguardie europee e alle ricerche contemporanee. Un insieme eterogeneo, nel quale convivono figure ormai consacrate dalla storia dell&#8217;arte e autori la cui presenza sul mercato internazionale continua a riservare sorprese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dominare la serata è stato <strong>Francis Bacon</strong>, con <em>Figure in Movement</em> del 1978, aggiudicato per 17,2 milioni di sterline. Il grande dipinto ha ottenuto il prezzo più alto della vendita, senza però innescare una competizione particolarmente serrata. Le sorprese maggiori sono arrivate invece da opere meno prevedibili. <em>Painterly Architectonic</em> del 1918 di <strong>Liubov Popova</strong> ha raggiunto 7,6 milioni di sterline, triplicando la stima massima e stabilendo un nuovo record per l&#8217;artista russa. Un risultato che riporta l&#8217;attenzione su una delle protagoniste delle avanguardie del primo Novecento, scomparsa prematuramente nel 1924, la cui produzione occupa un posto fondamentale nella storia dell&#8217;astrazione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-9 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="335" height="597" data-id="349655" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/images-4.jpg" alt="" class="wp-image-349655"/></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="788" height="1024" data-id="349656" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG2202609091407092383-788x1024.jpg" alt="" class="wp-image-349656" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG2202609091407092383-788x1024.jpg 788w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG2202609091407092383-1182x1536.jpg 1182w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG2202609091407092383-462x600.jpg 462w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG2202609091407092383-768x998.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/IMG2202609091407092383.jpg 1477w" sizes="auto, (max-width: 788px) 100vw, 788px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Primato anche per <strong>Bridget Riley</strong>, con <em>Streak 2</em> del 1979, venduto per 5,2 milioni di sterline, e per <strong>David Bomberg</strong>, il cui paesaggio di Toledo del 1929 ha toccato i 3,3 milioni. Particolarmente significativo il risultato di <strong>Hurvin Anderson</strong>: <em>Last House</em>, dipinto del 2013 acquistato da Simon nello stesso anno, è stato rivenduto per 5,7 milioni di sterline, ben oltre la valutazione iniziale compresa tra 2 e 3 milioni. Un incremento che testimonia l&#8217;interesse dei collezionisti per alcuni protagonisti della pittura contemporanea britannica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli altri nomi presenti figurano <strong>Piet Mondrian</strong>, con una composizione geometrica del 1935 aggiudicata per 9,7 milioni di sterline, <strong>Joan Miró</strong>, con <em>Les Amants – Adam et Eve</em> del 1925 venduto per 8,6 milioni, e <strong>Fernand Léger</strong>, il cui <em>Le siphon</em> del 1924 ha raggiunto 5,3 milioni dopo una serie di rilanci. Unico artista italiano nella selezione serale, <strong>Alighiero Boetti</strong>, rappresentato da una grande <em>Mappa</em> del 1988, realizzata a Peshawar, aggiudicata per 2,9 milioni di sterline.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro il successo economico dell&#8217;asta emerge però un quadro più articolato. Tutte le opere erano coperte da garanzie, un sistema attraverso il quale la casa d&#8217;aste o investitori esterni assicurano un prezzo minimo, riducendo il rischio che i lavori rimangano senza compratore. Diversi lotti sono stati assegnati proprio ai garanti, mentre altri hanno generato competizioni capaci di spingere i prezzi ben oltre le aspettative. Una differenza che invita a leggere con attenzione i risultati, distinguendo le aggiudicazioni sostenute da accordi preventivi da quelle determinate da una domanda effettivamente competitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vendita racconta così un mercato nel quale i grandi nomi continuano a rappresentare un riferimento, ma non bastano da soli a garantire rilanci. A fare la differenza sono sempre più la qualità, la provenienza e la rarità delle opere. E il risultato della collezione Simon, al di là dei milioni raccolti, mostra quanto sia diventato importante distinguere tra il valore complessivo di un&#8217;asta e la reale intensità della domanda. Un mercato che continua a spendere molto, ma non necessariamente per tutto.</p>
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		<title>ReA! Art Fair, a Milano una fiera per scoprire i talenti emergenti</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/15/rea-art-fair-a-milano-una-fiera-per-scoprire-i-talenti-emergenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2026 09:27:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[artisti]]></category>
		<category><![CDATA[fiera]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[La Fabbrica del Vapore ospita la sesta edizione della manifestazione, che riunisce 50 artisti internazionali e punta sulla ricerca e sul sostegno alla produzione artistica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Dal 22 al 25 ottobre 2026 torna a Milano <strong>ReA! Art Fair</strong>, la fiera dedicata agli artisti emergenti che propone un modello alternativo a quello tradizionale, eliminando la mediazione di gallerie e musei e favorendo il rapporto diretto tra artisti e pubblico. Per la sesta edizione, la manifestazione torna negli spazi della <strong>Fabbrica del Vapore</strong>, centro culturale del Comune di Milano, con una selezione di<strong> 50 artisti</strong> internazionali e un programma che affianca all’esposizione opportunità di sostegno alla produzione e allo sviluppo professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Organizzata da&nbsp;<strong>ReA! Arte</strong>, associazione culturale no profit fondata da Maryna Rybakova e Pelin Zeytinci, la fiera affida la selezione al proprio comitato scientifico, diretto da&nbsp;<strong>Maria Myasnikova</strong>, Head Curator. Gli artisti sono stati individuati attraverso un’open call internazionale, mantenendo il numero dei partecipanti volutamente circoscritto per privilegiare la qualità dei progetti e consentire un confronto più approfondito con le ricerche presentate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dall’idea alla realizzazione: il tema della sesta edizione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell’edizione 2026 c’è una riflessione sulla distanza tra ideazione e realizzazione, sviluppata da <strong>Myasnikova</strong> nel testo curatoriale che accompagna la manifestazione. In un contesto in cui idee e immagini circolano rapidamente, mentre la loro produzione e condivisione diventano sempre più immediate, la curatrice richiama l’attenzione sul lavoro necessario a trasformare un’intuizione in un’opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È nel passaggio dall’idea alla materia che la ricerca artistica incontra ostacoli, possibilità di errore e trasformazioni. Un processo che richiede tempo e sperimentazione e che, secondo la curatrice, rischia di essere messo in secondo piano da un sistema sempre più orientato alla visibilità e alla produzione continua. <strong>ReA! Art Fair</strong> sceglie così di valorizzare pratiche che non si esauriscono nell’impatto immediato, ma si sviluppano attraverso percorsi di ricerca a lungo termine.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-10 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="772" height="1024" data-id="349509" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-15-alle-10.58.52-772x1024.jpg" alt="" class="wp-image-349509" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-15-alle-10.58.52-772x1024.jpg 772w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-15-alle-10.58.52-452x600.jpg 452w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-15-alle-10.58.52-768x1019.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/Screenshot-2026-10-15-alle-10.58.52.jpg 962w" sizes="auto, (max-width: 772px) 100vw, 772px" /><figcaption class="wp-element-caption">ReA! Art Fair 2025</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Cinquanta artisti e un panorama di pratiche contemporanee</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La selezione riunisce 50 artisti provenienti da contesti differenti, con lavori che spaziano dalla pittura alla scultura, dall’installazione alla performance, fino ai media digitali e alle pratiche interdisciplinari. La varietà dei linguaggi restituisce un panorama articolato delle ricerche emergenti, senza ricondurle a un’unica tendenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il formato della fiera punta a mettere in relazione diretta gli autori con collezionisti, curatori, professionisti del settore e visitatori. Per gli artisti, l’appuntamento rappresenta un’occasione per presentare il proprio lavoro al di fuori dei circuiti consolidati di rappresentanza; per il pubblico, offre la possibilità di conoscere pratiche ancora in evoluzione e di confrontarsi con chi le porta avanti. La scelta di limitare il numero degli espositori si inserisce in questa prospettiva: più che ampliare la quantità delle presenze, la manifestazione intende favorire l’attenzione verso i singoli progetti e i processi che li hanno generati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Premi e residenze per sostenere la ricerca</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla fiera, anche quest’anno sono previsti premi e collaborazioni rivolti agli artisti selezionati. Tra queste figura la partnership con <strong>MARES</strong>, che offrirà a un partecipante una residenza artistica in Piemonte, da maggio a luglio 2027, presso il <strong>Complesso Monumentale di Santa Croce</strong>. Il percorso si concluderà con una mostra prevista per settembre 2027 e la pubblicazione di un catalogo in collaborazione con <strong>Allemandi</strong>. Torna inoltre <strong>Artsted</strong>, con un riconoscimento in denaro destinato a un progetto considerato particolarmente innovativo. Le iniziative affiancano alla visibilità garantita dalla partecipazione alla fiera un sostegno concreto alla produzione, con l’obiettivo di accompagnare gli artisti anche oltre i giorni della manifestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questa attenzione al tempo e alla costruzione del lavoro artistico che si riconosce la prospettiva di ReA! Art Fair: utilizzare il formato fieristico non soltanto come spazio di esposizione e incontro, ma come occasione per sostenere ricerche che necessitano di continuità, sperimentazione e possibilità di sviluppo.</p>
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		<title>Modigliani, una rara scultura all&#8217;asta per 35 milioni di dollari</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/14/modigliani-una-rara-scultura-allasta-per-35-milioni-di-dollari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 11:22:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[asta]]></category>
		<category><![CDATA[Modigliani]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>
		<category><![CDATA[Phillips]]></category>
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					<description><![CDATA[La casa d’aste Phillips porta a New York "Tête", opera in calcare mai apparsa prima sul mercato e rimasta per oltre cinquant’anni in una collezione privata]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una scultura di <strong>Amedeo Modigliani</strong> (1884-1920) torna sul mercato dopo oltre mezzo secolo. Si tratta di<strong> <em>Tête</em></strong> (1911-12), una testa in calcare alta 73,7 centimetri che sarà proposta da <strong>Phillips</strong> il <strong>18 novembre a New York</strong>, nell’asta serale di arte moderna e contemporanea. La stima è compresa tra 28 e 35 milioni di dollari. L’opera non è mai stata venduta all’asta e per più di cinquant’anni è rimasta nella stessa collezione familiare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rarità dell’opera</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A fare di <em><strong>Tête</strong></em> un lotto di particolare interesse è soprattutto la rarità delle sculture di Modigliani. L’artista realizzò circa <strong>28 opere</strong> in pietra, un corpus limitato di cui gran parte è oggi conservata nei musei, dal <strong>Museum of Modern Art</strong> e dal <strong>Solomon R. Guggenheim Museum </strong>di New York alla <strong>Tate </strong>di Londra e al <strong>Musée National d’Art Moderne</strong> di Parigi. La concentrazione di queste opere nelle raccolte pubbliche rende le occasioni di acquisto estremamente rare e alimenta l’interesse dei collezionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <em><strong>Tête</strong></em> il richiamo è doppio: oltre a non essere mai stata proposta in asta, la scultura è rimasta per più di cinquant’anni nella stessa collezione familiare. Una provenienza che, insieme alle dimensioni e all’importanza storica dell’opera, rafforza l’attrattiva del lotto. La vendita del 18 novembre offrirà così un’occasione poco frequente per aggiudicarsi una scultura di Modigliani e, al tempo stesso, metterà alla prova la domanda per una delle componenti più rare della sua produzione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-11 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="734" height="1024" data-id="349369" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/241743_004-1C-Large-56abed7b-0c13-433d-9234-0fc3a6e10da8-734x1024.jpg" alt="" class="wp-image-349369" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/241743_004-1C-Large-56abed7b-0c13-433d-9234-0fc3a6e10da8-734x1024.jpg 734w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/241743_004-1C-Large-56abed7b-0c13-433d-9234-0fc3a6e10da8-430x600.jpg 430w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/241743_004-1C-Large-56abed7b-0c13-433d-9234-0fc3a6e10da8-768x1071.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/241743_004-1C-Large-56abed7b-0c13-433d-9234-0fc3a6e10da8.jpg 918w" sizes="auto, (max-width: 734px) 100vw, 734px" /><figcaption class="wp-element-caption">Courtesy Phillips</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">La scultura al centro della ricerca di Modigliani</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Tête</strong></em> risale a un periodo importante della carriera dell’artista, quando <strong>Modigliani</strong> si dedicò alla scultura e cercò nuove soluzioni per rappresentare il volto umano. In quest’opera le forme sono essenziali: il viso è allungato, i lineamenti sono ridotti al minimo e la figura assume un aspetto solenne. L’obiettivo non è riprodurre fedelmente una persona, ma costruire un’immagine attraverso poche forme riconoscibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per sviluppare questo linguaggio, <strong>Modigliani</strong> guardò a diverse tradizioni artistiche, dalle sculture dell’antico Egitto a quelle delle isole Cicladi, fino all’arte africana. In quegli anni, a Parigi, molti protagonisti delle avanguardie cercavano nuovi modi di fare arte, allontanandosi dai modelli tradizionali. La ricerca di Modigliani si inserisce in questo clima, ma conserva caratteristiche personali che la rendono immediatamente riconoscibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scultura aveva inoltre un ruolo centrale in un progetto più ampio immaginato dall’artista. Modigliani pensava a un <strong>«tempio della bellezza»</strong>, uno spazio nel quale riunire teste scolpite e cariatidi, le figure femminili utilizzate in architettura come sostegni. Il progetto non fu mai realizzato, ma mostra come l’artista considerasse queste opere non soltanto come sculture autonome, ma anche come parti di un insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esperienza con la pietra contribuì a definire anche il suo stile pittorico. La semplificazione dei lineamenti e l’allungamento dei volti, evidenti nelle sculture, sarebbero diventati elementi caratteristici dei suoi celebri ritratti dipinti. Per questo motivo, la produzione scultorea rappresenta una parte importante del suo percorso, nonostante sia meno conosciuta rispetto ai dipinti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia di Phillips</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La casa d’aste punta sulla combinazione tra importanza storica, dimensioni e provenienza per attirare l’interesse dei collezionisti internazionali. La stima di<strong> 28-35 milioni di dollari</strong> riflette anche la difficoltà di trovare opere simili con cui confrontare la scultura. La vendita permetterà di capire quanto il mercato sia disposto a investire in una delle rare opere in pietra dell’artista. Il prezzo finale sarà un indicatore dell’interesse dei collezionisti per questa parte della sua produzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’asta rappresenta un appuntamento importante anche per <strong>Phillips</strong>, che ha comunicato risultati in crescita nella prima metà del 2026. Secondo i dati diffusi dalla società, il fatturato complessivo delle aste primaverili è aumentato di oltre il 60% rispetto allo stesso periodo del 2025. L’inserimento di un’opera di Modigliani di tale valore punta a rafforzare la presenza della casa d’aste nel mercato delle opere di fascia alta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Londra a New York, il percorso verso l’asta</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Prima della vendita, <em><strong>Tête</strong></em> sarà esposta a <strong>Londra</strong> dal 13 al 15 ottobre, a <strong>Parigi</strong> dal 17 al 21 ottobre e infine a <strong>New</strong> <strong>York</strong>, nella sede di Phillips al 432 di Park Avenue, dal 7 al 18 novembre. Le tre tappe offriranno al pubblico e ai potenziali acquirenti l’occasione di vedere la scultura da vicino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al di là del risultato economico, la vendita riporta l’attenzione su una fase meno conosciuta della carriera di Modigliani. Le sculture in pietra furono un laboratorio decisivo per la sua ricerca e contribuirono a definire il linguaggio che avrebbe caratterizzato i celebri ritratti dipinti. La vendita di <em>Tête</em> offre così l’occasione di riscoprire una parte fondamentale della sua produzione.</p>
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		<title>Apre Frieze London 2026: ecco come sarà Londra durante la sua settimana dell’arte</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/14/apre-frieze-london-2026-ecco-come-sara-londra-durante-la-sua-settimana-dellarte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 10:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 14 al 18 ottobre la capitale britannica diventa il centro del mercato artistico internazionale con Frieze London e Frieze Masters. Ma la Frieze Week coinvolge tutta la città]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Apre il 14 ottobre <strong>Frieze London 2026</strong>, uno degli appuntamenti più importanti del mercato internazionale dell’arte contemporanea. Fino a domenica 18 ottobre,<strong> Regent’s Park </strong>ospiterà la ventitreesima edizione della manifestazione, richiamando nella capitale britannica collezionisti, galleristi, artisti, curatori e professionisti del settore. Accanto a Frieze London torna anche <strong>Frieze Masters</strong>, dedicata al dialogo tra opere e tradizioni artistiche di epoche differenti. Le due fiere rappresentano il cuore di una settimana che, negli anni, ha assunto un significato sempre più ampio, trasformando Londra in un grande circuito espositivo diffuso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Frieze Week non si esaurisce infatti negli stand e nelle transazioni commerciali. Musei, fondazioni private, gallerie e spazi indipendenti partecipano con un programma di mostre, inaugurazioni, installazioni e incontri che coinvolge diversi quartieri della città. Dalla National Gallery alla Tate Modern, dal Barbican al Design Museum, la capitale britannica propone un itinerario che attraversa la storia dell’arte e le ricerche più recenti, mettendo in relazione pittura, scultura, fotografia, moda e design. Il risultato è una settimana nella quale il mercato dialoga con le istituzioni culturali e le grandi retrospettive convivono con le sperimentazioni degli artisti emergenti.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Frieze London e Frieze Masters, il cuore della settimana a Regent’s Park</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal 14 al 18 ottobre Regent’s Park</strong> diventa il principale punto d’incontro del sistema artistico internazionale. <strong>Frieze London </strong>concentra l’attenzione sulla produzione contemporanea, mentre <strong>Frieze Masters</strong> propone un confronto tra opere appartenenti a periodi storici differenti, offrendo una prospettiva più ampia sull’evoluzione dei linguaggi artistici. Per galleristi e collezionisti si tratta di un appuntamento strategico, ma la manifestazione rappresenta anche un’occasione per conoscere nuove ricerche e consolidare i rapporti tra mercato e istituzioni pubbliche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli aspetti più significativi dell’edizione 2026 figurano i programmi di acquisizione e i riconoscimenti destinati agli artisti. L’<strong>Arts Council Collection </strong>prosegue la collaborazione con Frieze per arricchire le collezioni pubbliche britanniche, mentre la Contemporary Art Society celebra dieci anni di partnership con la manifestazione attraverso il nuovo <strong>Dasha Shenkman Focus Fund</strong>, destinato all’acquisto di opere di giovani artisti. Torna inoltre il<strong> Camden Art Centre Emerging Artist Prize</strong>, che offre a un artista della sezione Focus l’opportunità di realizzare una mostra personale nell’istituzione londinese. Iniziative che confermano come la fiera sia diventata anche uno strumento di sostegno alla produzione artistica, capace di creare collegamenti tra gallerie, musei e nuove generazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alla National Gallery Renoir racconta l’amore e la vita parigina</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le grandi mostre che accompagnano la <strong>Frieze Week</strong> spicca <em>Renoir and Love</em>, l’esposizione della <strong>National Gallery </strong>dedicata a Pierre-Auguste Renoir, visitabile fino al 31 gennaio 2027. Realizzata in collaborazione con il Musée d’Orsay di Parigi e il Museum of Fine Arts di Boston, la rassegna riunisce oltre quaranta dipinti che esplorano il tema dell’amore e delle relazioni umane attraverso lo sguardo del maestro impressionista. Il percorso restituisce la capacità di Renoir di raccontare la società parigina attraverso scene di vita quotidiana, incontri e momenti di intimità, nei quali la luce e il colore diventano strumenti per rappresentare emozioni e rapporti sociali. La mostra costituisce uno degli appuntamenti di maggiore richiamo della stagione londinese e offre ai visitatori di Frieze l’occasione di affiancare alla scoperta dell’arte contemporanea un approfondimento dedicato a uno dei protagonisti della pittura europea dell’Ottocento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Frida Kahlo alla Tate Modern, oltre il mito della Fridamania</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alla <strong>Tate Modern</strong> è invece protagonista Frida Kahlo con <em>The Making of an Icon</em>, una grande esposizione aperta fino al 3 gennaio 2027. La mostra ripercorre la carriera della pittrice messicana attraverso più di trenta opere, poste in dialogo con lavori di altri artisti, fotografie e abiti tradizionali. L’obiettivo non è soltanto ricostruire il percorso creativo di Kahlo, ma anche analizzare il processo che ha trasformato la sua figura in un’icona culturale riconosciuta in tutto il mondo. Il fenomeno della <em>Fridamania</em> diventa così una chiave di lettura per comprendere come l’immagine dell’artista abbia superato i confini della pittura, influenzando la moda, la fotografia e la cultura popolare. La rassegna affronta il rapporto tra identità personale, rappresentazione e costruzione del mito, proponendo una riflessione particolarmente attuale in un contesto nel quale le immagini degli artisti circolano e vengono continuamente reinterpretate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Tate Britain torna agli anni Novanta tra arte, moda e cultura pop</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro appuntamento centrale è <em>The 90s: Art and Fashion</em>, la retrospettiva ospitata dalla <strong>Tate Britain</strong> fino al 14 febbraio 2027. La mostra ricostruisce il clima creativo degli anni Novanta, un decennio che ha segnato profondamente la cultura visiva britannica e internazionale, mettendo in dialogo fotografie, opere d’arte e creazioni di moda. Tra i protagonisti figurano Steve McQueen e Damien Hirst, accanto a stilisti come Vivienne Westwood e Alexander McQueen. L’esposizione racconta un periodo nel quale le distinzioni tra arte, moda e cultura popolare sono diventate sempre più permeabili, contribuendo alla nascita di nuovi linguaggi e nuove forme di comunicazione. Durante la Frieze Week, il progetto assume un significato particolare perché permette di ripercorrere alcune delle trasformazioni culturali che hanno contribuito a definire l’identità della Londra contemporanea.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Robert Ryman al Barbican, una grande retrospettiva sulla pittura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Barbican </strong>ospita dall’8 ottobre <em>Robert Ryman: The Real Thing</em>, la prima grande mostra britannica dedicata all’artista americano da oltre trent’anni. Visitabile fino al 28 febbraio 2027, l’esposizione riunisce più di sessanta opere realizzate tra la metà degli anni Cinquanta e gli anni Duemila, offrendo una ricostruzione approfondita di una ricerca fondamentale per la pittura del secondo Novecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ryman, scomparso nel 2019, è spesso associato all’utilizzo del bianco e alla pittura monocroma, ma il suo lavoro si sviluppa soprattutto come un’indagine sulle possibilità materiali del dipingere. Superfici, supporti, formati e sistemi di fissaggio diventano parte integrante dell’opera, trasformando elementi apparentemente secondari in strumenti di sperimentazione. La mostra consente di osservare come l’artista abbia messo in discussione le convenzioni della pittura, interrogandosi sulla natura stessa dell’immagine e sul rapporto tra opera e spazio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Es Devlin al Design Museum, trent’anni tra arte e scenografia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Design Museum</strong> di Kensington dedica una grande retrospettiva a Es Devlin, tra le figure più influenti della progettazione visiva contemporanea. <em>Es Devlin: Other Worlds</em>, visitabile fino al 4 aprile 2027, attraversa trent’anni di attività dell’artista britannica attraverso bozzetti, progetti storici, materiali d’archivio e installazioni. Tra gli elementi centrali del percorso figura <em>30-Year Desk</em>, un’opera concepita appositamente per l’esposizione come un grande archivio visivo del suo lavoro. La mostra evidenzia la capacità di Devlin di muoversi tra discipline differenti, dalla scenografia all’installazione, dal design all’architettura, costruendo esperienze nelle quali lo spazio assume un ruolo narrativo. La sua presenza nel calendario della Frieze Week testimonia l’attenzione crescente verso le pratiche interdisciplinari, sempre più importanti nel panorama artistico internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le gallerie londinesi tra Nicole Eisenman, Sturtevant e Rebecca Warren</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto ai grandi musei, sono le gallerie private a contribuire in maniera decisiva alla vitalità della settimana. <strong>Sadie Coles HQ </strong>presenta nella sede di Savile Row nuovi dipinti e sculture di Nicole Eisenman, in una mostra aperta fino al 21 novembre. L’artista americana sviluppa una ricerca che combina figurazione, riferimenti alla storia dell’arte e osservazione critica della società contemporanea. La personale coincide con la presentazione di una nuova scultura monumentale nel cortile della Royal Academy of Arts.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 15 ottobre <strong>Raven Row</strong> ospita invece <em>Sturtevant: I Am Taking My Head and Getting Out of Here</em>, dedicata a Elaine Sturtevant, figura centrale dell’arte concettuale americana. Attraverso dipinti, installazioni, oggetti e video, la mostra ripercorre una pratica costruita sulla ripetizione di opere di artisti celebri, tra cui Andy Warhol e Jasper Johns. Un procedimento utilizzato non come semplice imitazione, ma per interrogare i concetti di originalità, autorialità e riconoscibilità delle immagini, temi che assumono oggi una nuova attualità alla luce delle trasformazioni tecnologiche.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Da <strong>Maureen Paley</strong>, nelle sedi di Herald Street e Three Colts Lane, Rebecca Warren presenta <em>There Will Be Another You</em>, una selezione di nuove sculture che esplorano le convenzioni della rappresentazione del corpo e le possibilità espressive dei materiali. Sempre da Sadie Coles, nella sede di Bury Street, Catherine Murphy espone fino al 7 novembre dipinti e disegni dedicati a oggetti e situazioni quotidiane, osservati attraverso prospettive inattese e una particolare attenzione al dettaglio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Arte e impegno sociale, da Pope.L a Gabrielle Goliath</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Frieze Week offre anche spazio a progetti che affrontano questioni politiche, sociali e culturali. Da<strong> Modern Art</strong>, nella sede di Bennet Street, <em>Pope.L: Five Decades</em> ripercorre quasi cinquant’anni di ricerca dell’artista americano scomparso nel 2023. Il percorso comprende fotografie, dipinti, sculture, video e documentazioni di performance, restituendo una pratica che ha interrogato le disuguaglianze, le gerarchie sociali e le convenzioni dello spazio pubblico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da <strong>Ibraaz</strong>, Gabrielle Goliath presenta <em>Elegy</em>, un progetto sviluppato nell’arco di oltre un decennio attraverso performance e installazioni dedicate al lutto collettivo, alla violenza e alle memorie cancellate. Nello stesso spazio trova posto una residenza della biblioteca di Earshot, organizzazione fondata da Lawrence Abu Hamdan e dedicata all’utilizzo del suono nell’indagine sulle violazioni dei diritti umani e ambientali. Al <strong>Camden Art Centre</strong>, Liz Larner propone invece <em>A hard line to bend</em>, la sua prima mostra istituzionale nel Regno Unito, nella quale sculture realizzate con materiali differenti diventano strumenti per riflettere sulle trasformazioni della civiltà e sulle crisi ambientali e sociali contemporanee.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fondazioni private e nuove generazioni artistiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le realtà che animano la settimana figura anche la <strong>Nicoletta Fiorucci Foundation</strong>, che presenta <em>Nothing Personal</em>, personale di Alex Margo Arden visitabile fino al 23 gennaio 2027. Il progetto prende in esame oggetti personali appartenuti ad Amy Winehouse, interrogandosi sul modo in cui la celebrità e la morte possano trasformare beni quotidiani in testimonianze pubbliche, reliquie e oggetti di mercato. La fondazione partecipa inoltre a Frieze London attraverso la seconda edizione del Nicoletta Fiorucci Foundation Prize, destinato agli artisti della sezione Focus. Il riconoscimento prevede 10mila sterline da suddividere tra artista e galleria, oltre alla commissione di un nuovo progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al <strong>Goldsmiths Centre for Contemporary Art</strong>, Evelyn Taocheng Wang presenta <em>Being Poetic Ruins Life</em>, la sua prima mostra istituzionale britannica, nella quale identità, moda, letteratura e rappresentazione si intrecciano attraverso un linguaggio che mette in discussione i confini tra autobiografia e finzione. Da Gasworks, l’artista messicana Paloma Contreras Lomas propone invece un’installazione che unisce fantascienza latinoamericana, satira politica e riferimenti alla figura di Antigone. A queste iniziative si aggiungono numerose esposizioni nelle gallerie della città, tra cui i progetti di Graham Little da Alison Jacques, Maren Karlson da Soft Opening e Ce Roser da VeneKlasen, a conferma della varietà di linguaggi che caratterizza la scena artistica londinese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Londra diventa un grande percorso espositivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la Frieze Week, la capitale britannica offre dunque un itinerario che va ben oltre le due fiere di Regent’s Park. Le mostre della National Gallery, della Tate Modern, della Tate Britain, del Barbican e del Design Museum si affiancano alle iniziative delle gallerie private e delle fondazioni, dando vita a una programmazione capace di attraversare epoche, discipline e generazioni differenti. Non tutte le esposizioni inaugurano in coincidenza con Frieze: molte sono già aperte e proseguiranno nei prossimi mesi, ma la loro concentrazione durante la settimana permette di osservare in un unico momento alcune delle principali tendenze della stagione culturale londinese.</p>
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		<title>Prague Contemporary, nasce una nuova fiera internazionale</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/14/prague-contemporary-nasce-una-nuova-fiera-darte-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valeria Figoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 09:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Quaranta gallerie sono attese a Praga nella primavera 2027 per la prima edizione della manifestazione, ideata da Alexandra Karpuchina]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Praga si prepara a ospitare la sua prima fiera internazionale dedicata all’arte contemporanea. Si chiama <strong>Prague Contemporary</strong> e debutterà nella primavera del 2027 con una prima edizione che riunirà quaranta gallerie ceche e internazionali. Intitolata <em><strong>This Feeling Has No Name</strong></em>, la manifestazione nasce con l’obiettivo di favorire le relazioni tra le realtà artistiche dell’Europa centrale e orientale e il collezionismo internazionale, offrendo alle gallerie della regione una nuova occasione di visibilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le gallerie partecipanti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A ideare il progetto è&nbsp;<strong>Alexandra Karpuchina</strong>, fondatrice e direttrice della fiera, nonché proprietaria della Karpuchina Gallery di Praga, precedentemente nota come Black Pearl Gallery. La direzione curatoriale è stata affidata al mercante d’arte bulgaro&nbsp;<strong>Stephan Stoyanov</strong>, chiamato a contribuire alla definizione dell’identità della manifestazione e alla selezione degli espositori. Il programma completo non è ancora stato annunciato, ma le prime anticipazioni delineano una partecipazione che guarda oltre i confini nazionali, coinvolgendo gallerie provenienti da diversi contesti europei e dalla Georgia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo quanto riportato da&nbsp;<em>Art-Journal</em>, tra gli espositori attesi figurano&nbsp;<strong>Kodl Contemporary</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>DSC Gallery</strong>, entrambe con sede in Repubblica Ceca. A queste si aggiungerebbero la viennese&nbsp;<strong>Emanuel Layr</strong>, la&nbsp;<strong>Pedro Cera Gallery</strong>, realtà con una presenza tra Portogallo e Spagna, e&nbsp;<strong>The Window Project</strong>, con sede a Tbilisi. La presenza di queste gallerie suggerisce un’impostazione orientata a favorire lo scambio tra scene artistiche differenti, accostando realtà consolidate e contesti geografici che occupano posizioni diverse nel mercato internazionale. Per conoscere l’effettiva composizione della fiera sarà tuttavia necessario attendere la pubblicazione dell’elenco definitivo dei partecipanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una sede storica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sede scelta per il debutto è l’<strong>Industrial Palace</strong>, uno degli edifici storici di Praga legati alla tradizione delle grandi esposizioni. Completato nel 1891 su progetto degli architetti&nbsp;<strong>Bedřich Münzberger</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Antonín Wiehl</strong>, il palazzo era stato concepito per ospitare manifestazioni espositive di ampio respiro. La sua struttura in acciaio ne fa uno dei primi esempi di questa tipologia architettonica nella regione. L’edificio è stato recentemente sottoposto a un importante intervento di restauro, tornando a rappresentare uno spazio significativo per la vita culturale della capitale ceca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta dell’Industrial Palace conferisce alla nuova fiera una cornice che mette in relazione la storia espositiva della città con le ambizioni internazionali del progetto. L’obiettivo dichiarato è creare occasioni di incontro tra le gallerie dell’Europa centrale e orientale e una platea più ampia di collezionisti, favorendo la circolazione di artisti e programmi espositivi oltre i mercati di riferimento. In questo senso, Prague Contemporary intende inserirsi in un sistema nel quale le fiere svolgono un ruolo che va oltre la vendita delle opere: sono luoghi di visibilità, confronto professionale e costruzione di relazioni tra gallerie, curatori e collezionisti.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Il panorama fieristico europeo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il progetto arriva, tuttavia, in una fase complessa per il calendario fieristico dell’Europa centrale. Nel corso del 2026,&nbsp;<strong>Viennacontemporary</strong>&nbsp;ha annunciato la cancellazione della propria edizione annuale, mentre&nbsp;<strong>Spark Art Fair Vienna</strong>&nbsp;ha comunicato una pausa. Due decisioni che hanno alimentato l’incertezza sul futuro di alcune manifestazioni della regione e sulla loro capacità di consolidare nel tempo un pubblico internazionale. La capitale austriaca ha comunque visto nascere una nuova iniziativa: lo scorso settembre ha debuttato&nbsp;<strong>Astoria Artshow</strong>, ampliando un panorama già interessato da cambiamenti e riposizionamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto che Praga si prepara a sperimentare una nuova formula di presenza nel mercato dell’arte contemporanea. La nascita di Prague Contemporary punta a intercettare l’interesse per le scene artistiche dell’Europa centrale e orientale e a trasformarlo in un’occasione di confronto con il collezionismo internazionale. La partecipazione di quaranta gallerie costituisce il primo elemento concreto del progetto, mentre restano da definire nel dettaglio la composizione della selezione e le modalità attraverso cui la fiera intenderà distinguersi dalle altre manifestazioni europee.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida internazionale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prima edizione di <strong><em>This Feeling Has No Name</em>,</strong> prevista per la primavera del 2027, sarà il primo banco di prova per il progetto di Alexandra Karpuchina. Restano da conoscere la lista completa degli espositori e i dettagli del programma, elementi che contribuiranno a definire il posizionamento della fiera rispetto alle altre manifestazioni europee. La sfida sarà trasformare il debutto in un appuntamento capace di attrarre una partecipazione internazionale e di costruire relazioni durature tra le gallerie coinvolte e il collezionismo. Sarà la risposta del settore a chiarire se Prague Contemporary riuscirà a consolidare uno spazio riconoscibile nel calendario dell’arte contemporanea europea.</p>
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		<title>Roma Arte in Nuvola 2026, 140 gallerie e la Germania ospite. Polveroni: «Portare a Roma il contemporaneo è una sfida»</title>
		<link>https://insideart.eu/2026/10/13/roma-arte-in-nuvola-2026-140-gallerie-e-la-germania-ospite-polveroni-portare-a-roma-il-contemporaneo-e-una-sfida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2026 11:50:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ArtMarket]]></category>
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Eur]]></category>
		<category><![CDATA[roma arte in nuvola 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[Presentata alla Camera di Commercio di Roma la sesta edizione della fiera, in programma dal 20 al 22 novembre alla Nuvola dell’Eur. Al centro la collaborazione con il Ministero della Cultura e le istituzioni pubbliche per sostenere gallerie e collezionismo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">«Roma ha bisogno di contemporaneo, e questo avviene facilitando una serie di iniziative come Arte in Nuvola». Così l&#8217;assessore alla cultura della Capitale <strong>Massimiliano Smeriglio</strong> apre una delle principali questioni al centro della presentazione della sesta edizione di <strong>Roma Arte in Nuvola</strong>, la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea che <strong>dal 20 al 22 novembre 2026</strong> tornerà negli spazi della Nuvola, all’Eur. Con <strong>circa 140 gallerie italiane e internazionali</strong>, la Germania come Paese ospite e la Lombardia come Regione ospite, la manifestazione punta a consolidare il proprio ruolo nel panorama fieristico, affiancando al mercato dell’arte un programma di mostre, installazioni, performance e incontri. Tra gli appuntamenti principali figurano le esposizioni dedicate a <strong>Corrado Cagli, Giorgio de Chirico e Hidetoshi Nagasawa</strong>, mentre una nuova sezione affidata a Pier Paolo Pancotto amplia il progetto curatoriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ideata e diretta da <strong>Alessandro Nicosia</strong>, promossa da <strong>EUR Spa</strong> e affidata alla direzione artistica di <strong>Adriana Polveroni</strong>, la fiera rafforza inoltre il dialogo con il Ministero della Cultura, Roma Capitale, la Regione Lazio e le principali istituzioni museali, con l’obiettivo di costruire un punto d’incontro tra collezionismo, ricerca artistica e patrimonio culturale. Le novità della nuova edizione sono state raccontate in una conferenza stampa alla <strong>Camera di Commercio di Roma</strong>, dove c&#8217;è stata anche occasione di trarre il bilancio di una storia ormai consolidata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nicosia: «La formula vincente è far convivere iniziative diverse»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">«Arte in Nuvola è nata in un contenitore straordinario. La fiera è stata fin dall’inizio una grande scommessa, appena usciti dalla pandemia. Oggi si è posizionata come una delle fiere nazionali e internazionali più importanti, come attestano le gallerie e il grande numero di collezionisti: l’anno scorso sono stati 250», ha dichiarato <strong>Alessandro Nicosia</strong>, ripercorrendo la crescita della manifestazione. Per il direttore, il punto di forza è soprattutto la capacità di far convivere esperienze differenti. «La formula vincente è mettere insieme, far convivere una serie di iniziative diverse, che partono dal Paese ospite e dalla Regione ospite, fino alle tre grandi mostre». Nicosia ha sottolineato anche il rafforzamento della collaborazione con il Ministero della Cultura: «Il Ministero della Cultura ha raccolto un mio suggerimento: presentare sette dipartimenti interni, che potranno così raccontare ciò che hanno fatto e quali sono le prospettive per il futuro. È un progetto che si solidifica sempre di più».</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" data-id="349267" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-13.44.33-1024x768.jpeg" alt="" class="wp-image-349267" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-13.44.33-1024x768.jpeg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-13.44.33-600x450.jpeg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-13.44.33-768x576.jpeg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-13.44.33-1536x1152.jpeg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/WhatsApp-Image-2026-10-13-at-13.44.33.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Tra le novità ha richiamato il coinvolgimento di <strong>Pier Paolo Pancotto</strong>, curatore della nuova sezione <em>Approdo Roma</em> e di un progetto espositivo alla <strong>Casa Museo Mario Praz</strong>. «Di voci nuove abbiamo sempre bisogno ed è un elemento qualificante», ha osservato Nicosia, ricordando inoltre la mostra dedicata a <strong>Raffaella Carrà</strong>, destinata, secondo quanto annunciato durante la presentazione, a raggiungere anche Buenos Aires e Madrid.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla necessità di sostenere l’arte contemporanea nella Capitale è intervenuto <strong>Massimiliano Smeriglio</strong>, che ha ricordato il riscontro ottenuto dalla precedente edizione. «Roma ha bisogno di contemporaneo, e questo avviene facilitando una serie di iniziative come Arte in Nuvola. L’anno scorso ci sono state 38mila presenze». Smeriglio ha collegato la crescita della fiera a una riflessione più ampia sugli spazi culturali della città, richiamando il progetto del Mattatoio: «Il focus sul Mattatoio è una scommessa di Roma Capitale, seconda soltanto alla costruzione dell’Auditorium». «È importante valorizzare le esperienze espositive, quelle di mercato e tutte le altre iniziative, perché in un unico luogo come la Nuvola possono accadere tante cose. Questo qualifica ulteriormente la fiera», ha aggiunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>Enrico Gasbarra</strong>, la manifestazione rappresenta uno degli appuntamenti più significativi della programmazione di EUR Spa. «Arte in Nuvola è il diamante del calendario di EUR Spa. L’EUR vuole contribuire allo sviluppo artistico di questa città». Il valore della fiera, secondo Gasbarra, si inserisce anche nel percorso di rilancio del quartiere. «L’EUR è nato per parlare al mondo, quindi per noi questa iniziativa è molto importante, perché fa parte del Rinascimento dell’EUR, che ha vissuto fasi alterne». Gasbarra ha richiamato gli interventi di riqualificazione dell’area, dall&#8217;inaugurazione delle Torri alla prevista riattivazione delle fontane intorno all’Obelisco, fino alla riapertura del laghetto con le canoe. Ha inoltre ricordato le ricorrenze legate alla storia dell’EUR e della Nuvola, definita «l’ultima grande opera importante realizzata a Roma».</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Germania Paese ospite: un dialogo artistico che attraversa i secoli</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Germania è il Paese ospite dell’edizione 2026</strong>, in occasione del <strong>75° anniversario della ripresa delle relazioni diplomatiche tra Italia e Germania</strong>. La partecipazione tedesca si sviluppa attraverso la mostra <em>Viaggio in Italia. Nostalgia dell’Italia</em>, curata da <strong>Gregor Jansen e Julia Apitzsch</strong> e realizzata in collaborazione con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia. Il percorso riunisce otto artisti di generazioni differenti &#8211; <strong>Friedrich Andreoni, Johanna Diehl, Heike Gallmeier, Candida Höfer, Sven Johne, Thomas Struth, Thomas Scheibitz e Fabian Treiber</strong> &#8211; e indaga le influenze reciproche tra i due Paesi, dalla tradizione del viaggio in Italia fino alle esperienze artistiche contemporanee.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" data-id="349271" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/015_Heike-Gallmeier_mobileartspace_Paese-Ospite-Germania-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-349271" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/015_Heike-Gallmeier_mobileartspace_Paese-Ospite-Germania-1024x683.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/015_Heike-Gallmeier_mobileartspace_Paese-Ospite-Germania-1536x1024.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/015_Heike-Gallmeier_mobileartspace_Paese-Ospite-Germania-600x400.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/015_Heike-Gallmeier_mobileartspace_Paese-Ospite-Germania-768x512.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/015_Heike-Gallmeier_mobileartspace_Paese-Ospite-Germania-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Heike Gallmeier mobile art space, Reiseprojekt Outlines, 2020 Courtesy l’artista e Paese Ospite – Germania Mostra Italienreise. Sehnsucht / Viaggio in Italia. Nostalgia dell‘Italia Lo sguardo tedesco sull’Italia nell’arte contemporanea</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Durante la presentazione, l&#8217;ambasciatore della Germania a Roma <strong>Benjamin</strong> <strong>Hanna</strong> ha sottolineato la profondità di questo rapporto, che supera la dimensione strettamente diplomatica. «Oggi i rapporti tra i nostri Paesi sono stretti come non lo erano da anni e risalgono a un passato molto più remoto del Novecento, un passato culturale». «Per secoli l’Italia è stata il luogo dei viaggi della borghesia tedesca e, ogni volta, da questi incontri è nato qualcosa di nuovo», ha ricordato, evidenziando come gli scambi continuino ancora oggi a orientare le esperienze degli artisti. «Oggi molti artisti italiani prendono spunto dalla Germania e vi si trasferiscono, per esempio a Berlino. E accade anche il contrario».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla Germania, la <strong>Lombardia sarà la Regione ospite</strong>, con una selezione degli <em>Art Posters</em> realizzati in collaborazione con Triennale Milano e Fondazione Milano Cortina 2026. Il progetto coinvolge artisti under 40 nella reinterpretazione pittorica dei valori culturali dei Giochi olimpici e paralimpici.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come sarà la fiera: mostre, gallerie e una presenza istituzionale sempre più ampia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma di Roma Arte in Nuvola 2026 si sviluppa attorno alle gallerie, affiancate da un sistema di mostre e interventi istituzionali che mette in relazione la produzione contemporanea con la storia dell’arte e le collezioni pubbliche. Tra le principali esposizioni figura <em><strong>Cagli è anche scultore</strong></em>, organizzata in collaborazione con l’Istituto Centrale per il Restauro e l’Archivio Corrado Cagli e curata da <strong>Giuseppe Briguglio, Miriam Pitocco e Livia Sforzini</strong>. Nel cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista, la mostra approfondisce una parte meno conosciuta della sua ricerca, presentando maschere e ritratti in cartone e metallo realizzati tra il 1959 e il 1967, alcuni inediti o raramente esposti.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="788" data-id="349268" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/011_Cagli_Nello-studio-allAventino-1024x788.jpg" alt="" class="wp-image-349268" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/011_Cagli_Nello-studio-allAventino-1024x788.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/011_Cagli_Nello-studio-allAventino-768x591.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/011_Cagli_Nello-studio-allAventino-600x462.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/011_Cagli_Nello-studio-allAventino-1536x1183.jpg 1536w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/011_Cagli_Nello-studio-allAventino-scaled.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cagli Nello studio all&#8217;Aventino, Roma, 1967, photo Paolo Di Paolo</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">«L’iniziativa fa parte delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di Corrado Cagli. Il titolo della mostra riprende le parole di Aldo Palazzeschi, che nel 1962 richiamò l’attenzione sul Cagli scultore», ha spiegato <strong>Giuseppe Briguglio</strong>. «Presenteremo l’intero corpus delle maschere. Roma Arte in Nuvola rappresenta la prima occasione per mostrare questa ricerca». A <strong>Giorgio de Chirico</strong> è dedicata invece la retrospettiva proposta da Tornabuoni Arte, che attraversa la produzione dell’artista dai primi anni del Novecento agli anni Settanta, con particolare attenzione al rapporto con Roma. Nel foyer della Nuvola, <strong>Adriana Polveroni</strong> cura <em>Untitled</em>, omaggio a <strong>Hidetoshi Nagasawa</strong> attraverso una selezione di opere monumentali che mettono in dialogo materia, spazio e spiritualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nuova sezione <em><strong>Approdo Roma</strong></em>, curata da <strong>Pier Paolo Pancotto</strong>, si affianca al progetto <em>Eco domestiche. Corrispondenze contemporanee nella casa dell’anima</em>, allestito alla <strong>Casa Museo Mario Praz</strong>, dove opere di artisti contemporanei entrano in relazione con gli arredi e gli oggetti della dimora storica. Un ruolo centrale è affidato alla partecipazione del <strong>Ministero della Cultura</strong>, presente attraverso diverse strutture e istituzioni. Il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale propone <em>Made in MiC</em>, progetto che mette in relazione patrimonio e design; la Direzione generale Archivi presenta un percorso dedicato alla storia della moda e del Made in Italy; la Direzione Generale Creatività Contemporanea illustra i propri programmi di sostegno alla produzione artistica e all’acquisizione di opere per le collezioni pubbliche. Si aggiungono la <strong>Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea</strong>, con due opere di <strong>Marinella Senatore</strong>, e il <strong>MAXXI</strong>, con due lavori di <strong>Thomas Ruff</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio sul significato di questa collaborazione tra pubblico e privato si è soffermato <strong>Costantino D’Orazio</strong>, Direttore generale Creatività Contemporanea al MiC. «La presenza del Ministero della Cultura alla Nuvola è notevole. Il sistema delle fiere d’arte contemporanea in Italia va sostenuto e promosso attraverso collaborazioni forti, perché le gallerie sono un anello fondamentale della catena dell’arte contemporanea». «Nessuna direzione ha l’obbligo di lavorare con i privati. In questo caso lavoriamo con un privato che promuove gli interessi di altre piccole imprese, le gallerie», ha aggiunto, ribadendo il valore culturale del mercato dell’arte. «Noi facciamo così gli interessi di un progetto culturale che vede nel collezionismo una pietra miliare dello sviluppo della cultura e delle arti visive».</p>



<p class="wp-block-paragraph">D’Orazio ha annunciato inoltre l’intenzione di estendere la presenza ministeriale alle principali fiere italiane: «Saremo presenti anche ad altre fiere, le quattro maggiori italiane, perché speriamo che la presenza pubblica, progettuale e sostanziale, possa accendere un faro su queste realtà, che hanno bisogno di essere sempre più protagoniste di questo mondo». Il sostegno alle gallerie, ha precisato, significa anche sostenere chi lavora quotidianamente per gli artisti: «Gli enti lavorano alla promozione dell’identità italiana, ma ci sono anche persone che quotidianamente lavorano per sostenere gli artisti e per farli entrare in contatto con le realtà istituzionali. Il loro lavoro va promosso e sostenuto, altrimenti l’Italia resterebbe ferma a celebrare quanto è stato fatto in passato».</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" data-id="349270" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/03_Meletios-Meletiou-Rodakes-ResiZe-To-Fit-49_NM-Contemporary-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-349270" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/03_Meletios-Meletiou-Rodakes-ResiZe-To-Fit-49_NM-Contemporary-683x1024.jpg 683w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/03_Meletios-Meletiou-Rodakes-ResiZe-To-Fit-49_NM-Contemporary-400x600.jpg 400w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/03_Meletios-Meletiou-Rodakes-ResiZe-To-Fit-49_NM-Contemporary-768x1152.jpg 768w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/03_Meletios-Meletiou-Rodakes-ResiZe-To-Fit-49_NM-Contemporary-1024x1536.jpg 1024w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2026/10/03_Meletios-Meletiou-Rodakes-ResiZe-To-Fit-49_NM-Contemporary-scaled.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption class="wp-element-caption">Meletios Meletiou, ResiZe To Fit (49), Rodakes, 2025, Courtesy NM Contemporary, Pricipauté de Monaco</figcaption></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">Sul ruolo della fiera nell’ecosistema culturale romano è intervenuta infine la direttrice artistica <strong>Adriana Polveroni</strong>, che ha evidenziato le difficoltà e le opportunità di un progetto dedicato al contemporaneo nella Capitale. «Portare a Roma il contemporaneo è una sfida, perché non è una città che ha questa vocazione. Farlo richiede un impegno congiunto di realtà molto sfaccettate». Secondo Polveroni, la crescita della manifestazione dimostra che questa collaborazione sta producendo risultati. «Roma Arte in Nuvola è stata un’apripista di una certa idea di ecosistema per questa città. In questa edizione forse raccogliamo i frutti maturi di questo concetto, perché abbiamo una presenza capillare delle istituzioni, un Paese così importante per il contemporaneo come la Germania, ma anche il MAXXI e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea». La direttrice artistica ha sottolineato anche il rinnovamento dell’offerta delle gallerie, con la presenza di realtà affermate come <strong>P420</strong> accanto a spazi più giovani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo intervento ha poi allargato lo sguardo alla posizione degli artisti italiani sulla scena internazionale. «La fiera coincide con l’ultimo weekend della Biennale, dove non ci sono artisti italiani, e questo è un problema. Tutti gli attori del sistema devono affrontarlo. Io tengo molto alla formazione degli artisti». Una riflessione che trova spazio anche nel programma di incontri, dove il talk <em>Mal d’Italia</em> affronterà il tema della presenza degli artisti italiani nel contesto internazionale, con <strong>Peter Benson Miller, Cecilia Canziani, Costantino D’Orazio e Gian Maria Tosatti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fiera riproporrà inoltre quattro riconoscimenti dedicati ad artisti e gallerie: <strong>Premio C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, Premio INSIDEART, Premio Canson 2026 e Premio Hilton Rome Eur La Lama</strong>. «Andiamo e frequentiamo questa fiera con questo sguardo verso il settore, pensando alle gallerie e ai giovani artisti, che sono una grande risorsa, in modo che nelle prossime Biennali ce ne siano di più», ha concluso Polveroni.</p>



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