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	<title>Sabrina Mezzaqui - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
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		<title>Una nuova galleria a Pisa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 May 2014 10:31:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazi]]></category>
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					<description><![CDATA[Passaggi questo il nome dello spazio, intervista con la direttrice Silvana Vassallo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-97910" title="Mezzaqui_10" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Mezzaqui_10-600x395.jpg" alt="" width="600" height="395" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Mezzaqui_10-600x395.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Mezzaqui_10.jpg 1063w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" />Sabato 10 maggio il nuovo spazio espositivo<strong> Passaggi</strong> di Pisa, diretto da <strong>Silvana Vassallo</strong>, ha inaugurato la sua attività con la mostra <em>Una forma di attenzione</em>, personale di <strong>Sabrina Mezzaqui</strong> in dialogo con la poetessa <strong>Antonella Anedda</strong>. Immagini e parole le protagoniste del progetto, nato dal connubio tra le arti che le esaltano. L’attenzione è posta sulle corrispondenze, sul contatto che si crea tra le sensibilità, oltre la forma, oltre l’apprenza, oltre le differenze. Un dialogo che vuole porre l’accento sulle affinità che transitano anche grazie a diversità complici. Un’artista appassionata di libri, Sabrina Mezzaqui, e una poeterssa profonda conoscitrice delle arti visive, Antonella Anedda, innescano con intensa e mirata specularità la trasformazione del ruolo delle parole, traducendole in figurazioni plastiche, da un lato, e dall’altro elevando la scrittura lirica a modalità compositive per immagini.</p>
<p>«Per la mostra – specifica la direttrice dalla galleria – Mezzaqui ha realizzato tre opere che si ispirano a tre libri: <em>Che tu sia per me il coltello</em>, di David Grossman, <em>E disse</em>, di Erri De Luca e alcune liriche di Antonella Anedda contenute nella sezione <em>Cucire</em> di <em>Salva con nome</em>, sua recente raccolta di poesie. I libri di Grossman e De Luca ci parlano della forza performativa e non solo informativa delle parole, del ruolo salvifico o distruttivo che esse possono esercitare. Il dialogo con Anedda si articola attorno a una metafora tessile: cucire assieme immagini e parole per rammendare ferite, rifiuti, assenze. Con lo stile che la contraddistingue, l’artista ha saputo distillare questi temi creando opere di grande poeticità e raffinatezza». Una doppia dimensione che lascia il giusto spazio all’interiorità, alla scintilla umana che nutre i rapporti e le relazioni tra le persone, accettandone le ombre e i lati oscuri, rendendo ogni vissuto un campo aperto, un’esperienza in fieri, paesaggio da far fiorire, o rifiorire, con le parole, o con ciò a cui anche i silenzi riescono a dare immagine econcreta. L’inquietudine interlocutoria che contraddistingue la folle corsa dell’uomo verso l’ignoto, ha bisogno di riconsocersi nell’altro da sè, di attraversare e farsi attraversare, di assentarsi per poi ricucire, di scoprire niovi passaggi per poter fare nuovi incontri. Ecco alcuni suggerimenti che le opere in mostra paiono voler suscitare con delicatezza e attenzione, perchè in fondo, «l’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità»(Simone Weil).</p>
<p>Abbiamo contattato Silvana Vassallo, direttrice della galleria per farci raccontare la mostra e il nuovo spazio</p>
<p><strong><em>Una forma di attenzione</em>: una mostra che vuole porre l’accento sul dialogo tra le arti e tra le anime, dando volutamente voce al femminile?</strong></p>
<p>«Il titolo <em>Una forma di attenzione</em> ha tante sfumature. In primo luogo si riferisce a una forma di corrispondenza tra le procedure compositive di Antonella Anedda e di Sabrina Mezzaqui, che la mostra vuole evidenziare. Anedda, poetessa e saggista, si definisce &#8221;un’adoratrice silenziosa di quadri&#8221; e pratica una forma di scrittura lirica i cui tratti peculiari sono riconducibili a una modalità compositiva per immagini; Mezzaqui, artista, traduce libri e parole in opere visive. Entrambe isolano frammenti di parole e immagini e li fanno rivivere in uno spazio nuovo, aperto alla condivisione di epifanie parziali in grado tuttavia di spalancare infinite possibilità di guardare alle cose in maniera impensata. Il fatto che il dialogo avvenga tra due voci femminili non è dunque intenzionale, anche se per formazione e interessi il tema della creatività femminile mi appassiona molto».</p>
<p><strong>Il valore delle parole: estetica vs significato? Come trovare il punto d’incontro?</strong></p>
<p>«La domanda mi riporta al lavoro di Mezzaqui e Anedda. Entrambe attribuiscono un grande peso al significato delle parole e alla funzione etica della poesia e dell’arte. In <em>La luce della cose</em> l’Anedda ci ricorda che la bellezza non basta, poiché: &#8221;se lo sguardo si abitua c’è solo letteratura. Non abituarsi coincide con un tentativo di realtà, con il vedere la realtà anche del proprio male, della propria prepotenza e impotenza. Non abituarsi è non sentirsi innocent&#8221;. La Mezzaqui usa la cifra ornamentale in maniera non fine a sé stessa, ma crea inedite associazioni tra la profondità di significato delle frasi e dei testi che utilizza nel suo lavoro e la raffinatezza dei ricami e degli intagli attraverso cui tali citazioni letterarie e filosofiche si trasfigurano in opere visive».</p>
<p><strong>Mostra inaugurale che darà l’impronta. Quale il fil rouge con il futuro programma della galleria?</strong></p>
<p>«Mi piace molto lavorare su progetti, partendo da un’idea per poi vederla crescere. Per ora questo è il fil rouge che intendo perseguire. La prossima mostra sarà con l’artista <strong>Mariagrazia Pontorno</strong>, su un progetto che sto elaborando assieme all’associazione Multiversum Arte e che coinvolgerà l’Orto Botanico di Pisa».</p>
<p><strong>Passaggi e paesaggi dell’arte dei nostri giorni. Come si è approdati a questa nuova stimolate realtà toscana? Quale l’elemento distintivo che ne caratterizzerà le iniziative ?</strong></p>
<p>«Vorrei mantenere saldo il rapporto con il territorio e allo stesso tempo fare in modo che questa sia una ricchezza in più per aprirsi a esperienze di collaborazioni a livello nazionale e internazionale. Pisa è una città con un’antica tradizione culturale e sede di prestigiose istituzioni: l’Università, il CNR, la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant’Anna. Non vi sono grandi esperienze di gallerie di arte contemporanea, mentre credo che ci sia un terreno fertile per iniziative di questo tipo. La mia convinzione è maturata nel corso della mia esperienza di docente (ho insegnato diversi anni come professore a contratto all’università di Pisa) e di organizzatrice di eventi culturali. La mostra <em>Una forma di attenzione</em> si è inaugurata pochi giorni fa e sono stata felicemente impressionata dalla grande affluenza di pubblico. Ritengo che la qualità di quello che si propone sia importante e vorrei che questo fosse l’elemento distintivo delle mie iniziative».</p>
<p>Fino al 19 luglio Passaggi arte contemporanea, via dei Garofani 14, Pisa</p>

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<a href='https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Mezzaqui_3.jpg'><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Mezzaqui_3-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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<a href='https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Vassallo_ritratto2-copia.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Vassallo_ritratto2-copia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Anedda_ritratto-copia.jpg'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Anedda_ritratto-copia-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>

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		<title>Una forma di attenzione</title>
		<link>https://insideart.eu/2014/05/10/una-forma-di-attenzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2014 08:00:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Inaugura oggi, 10 maggio, la personale di Sabrina Mezzaqui nella nuovissima galleria Passaggi di Pisa. Una forma di attenzione che unisce sguardi e voci di due sensibilità affini che dialogano tra loro in un&#8217;incursione nei rispettivi universi creativi. La Mezzaqui è un’artista appassionata di libri, Antonella Anedda, una poetessa profonda conoscitrice delle arti visive. L’una [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://insideart.eu/?attachment_id=97432" rel="attachment wp-att-97432"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-97432" title="Mezzaqui_11 copia" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/Mezzaqui_11-copia.jpg" alt="" width="266" height="177" /></a>Inaugura oggi, 10 maggio, la personale di <strong>Sabrina Mezzaqui</strong> nella nuovissima galleria <strong>Passaggi</strong> di Pisa. <em>Una forma di attenzione</em> che unisce sguardi e voci di due sensibilità affini che dialogano tra loro in un&#8217;incursione nei rispettivi universi creativi. La Mezzaqui è un’artista appassionata di libri, <strong>Antonella Anedda</strong>, una poetessa profonda conoscitrice delle arti visive. L’una trae ispirazione dal potere evocativo e simbolico delle parole traducendole in figurazioni plastiche; l’altra pratica un tipo di scrittura lirica i cui tratti peculiari sono riconducibili a una modalità compositiva per immagini. Ritagliare e ricomporre è una caratteristica comune che contraddistingue i loro lavori. Le opere che la Mezzaqui ha realizzato per la mostra si ispirano, di fatto, a tre libri: <em>Che tu sia per me il coltello</em>, di <strong>David Grossman</strong>, <em>E disse</em>, di <strong>Erri De Luca</strong> e alcune liriche dell&#8217;Anedda contenute nella sezione <em>Cucire</em> di <em>Salva con nome</em>, sua recente raccolta di poesie. Manipolando libri e pagine di carta tramite alcuni ritagli delle righe di testo e piegature o cucendo frammenti di testi, prendono corpo delle opere in cui si condensano il senso di un racconto o la semplice bellezza di alcune frasi. In mostra fino al 19 luglio nella nuova galleria.</p>
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		<title>Passaggi. Apre a Pisa una nuova galleria d&#8217;arte contemporanea</title>
		<link>https://insideart.eu/2014/05/09/passaggi-apre-a-pisa-una-nuova-galleria-darte-contemporanea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2014 11:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronache d'arte]]></category>
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					<description><![CDATA[Inaugura domani, 10 maggio, Passaggi, la nuova galleria d&#8217;arte contemporanea di Pisa. Situata non poco distante dal prestigioso palazzo Blu, precedentemente lo spazio espositivo era la sede di un magazzino situato al piano terra di un palazzo storico dalle antiche origini. La direttrice, Silvana Vassallo, onora quest&#8217;apertura con la mostra di un&#8217;artista di grande livello: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://insideart.eu/2014/05/09/passaggi-apre-a-pisa-una-nuova-galleria-darte-contemporanea/logo-passaggi-def/" rel="attachment wp-att-97400"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-97400" title="logo passaggi def" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2014/05/logo-passaggi-def.jpg" alt="" width="164" height="179" /></a>Inaugura domani, 10 maggio, <strong>Passaggi</strong>, la nuova galleria d&#8217;arte contemporanea di Pisa. Situata non poco distante dal prestigioso <strong>palazzo Blu</strong>, precedentemente lo spazio espositivo era la sede di un magazzino situato al piano terra di un palazzo storico dalle antiche origini. La direttrice, <strong>Silvana Vassallo</strong>, onora quest&#8217;apertura con la mostra di un&#8217;artista di grande livello: <strong>Sabrina Mezzaqui</strong>. Tre opere realizzate appositamente per l&#8217;evento, nelle quali l&#8217;artista manipola libri e pagine di carta tramite i ritagli delle righe di testo e piegature, oppure cuce, ricama e copia frammenti di testi. Dalle sue trasfigurazioni prendono vita delle opere in cui si condensano il senso di un racconto o la profonda bellezza di alcune frasi. In particolare le opere che la Mezzaqui ha preparato per questa mostra sono ispirate da tre libri: <em>Che tu sia per me il coltello</em> di <strong>David Grossman</strong>, <em>E disse</em> di <strong>Erri De Luca</strong> e <em>Salva con nome</em> di <strong>Antonella Anedda</strong>. La mostra è aperta fino al 19 luglio nella neo-nata galleria in via Garofani, 14. Info: <a href="http://www.passaggiartecontemporanea.it/index.html" target="_blank">www.passaggiartecontemporanea.it</a></p>
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		<title>Bestiario contemporaneo</title>
		<link>https://insideart.eu/2013/06/03/bestiario-contemporaneo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jun 2013 13:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Venezia, non c'è solo la biennale in laguna, scienza e arte si fondono nel museo della città]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft  wp-image-53821" title="1_Maurizio Cattelan :: Paola Pivi" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/1_Maurizio-Cattelan-Paola-Pivi-600x480.jpg" alt="" width="163" height="130" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/1_Maurizio-Cattelan-Paola-Pivi-600x480.jpg 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/1_Maurizio-Cattelan-Paola-Pivi-1200x960.jpg 1200w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/1_Maurizio-Cattelan-Paola-Pivi.jpg 1575w" sizes="auto, (max-width: 163px) 100vw, 163px" />Per chi torna a <strong>Venezia</strong> ogni due anni in occasione della Biennale, c’è una novità tra i musei in città. Completamente rinnovato dal 2011, il <strong>Museo di storia naturale</strong> ha un nuovo percorso espositivo all’avanguardia, che affascina e stimola. Interattivo o semplicemente efficace nell’allestimento, esalta la collezione a più livelli, in modo che sia accessibile a studiosi e bambini. In quest’ambientazione seducente bene si inserisce la mostra <strong>Bestiario contemporaneo</strong>, fra arte e scienza, artisti italiani della collezione Acacia &#8211; nell’ambito del programma Muve contemporaneo, messo a punto dalla fondazione Musei civici di Venezia in coincidenza con la Biennale. Mario Airò, Rosa Barba, Vanessa Beecroft, Gianni Caravaggio, Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi, Lara Favaretto, Francesco Gennari, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Adrian Paci, Paola Pivi, Luca Trevisani, Marcella Vanzo e Nico Vascellari. Questi gli artisti invitati. “C’è l’emozione della scoperta inaspettata – scrive in catalogo <strong>Gemma De Angelis Testa</strong>, Presidente di&nbsp;Acacia – ma anche la capacità di scorgere la sintonia di alcune opere con i reperti scientifici del museo, ma anche le loro diversità, che non sempre sono facilmente individuabili”.</p>
<p>A volte però sono le opere stesse a non essere facilmente individuabili, perfettamente integrate come sono alla collezione permanente, per cui la mappa in dotazione è indispensabile per non perdersi nulla – visto che facilmente si finisce catturati dalle meraviglie qui esposte, che vanno dalla preistoria all’antropologia. <strong>Giorgio Verzotti</strong> – co-curatore della mostra – individua alcuni tratti che confluiscono nelle diverse ricerche poetiche degli artisti selezionati: «è per esempio comune la curiosità verso i processi formali della natura, che vengono presi in considerazione come modelli per i processi creativi dei linguaggi artistici, in una vera e propria tensione all’apprendimento dalla natura che non passa però attraverso la mera imitazione. L’arte ri-crea la natura». <strong>Paola Pivi</strong> in One cup of cappuccino then I go ritrae un vero leopardo che fa la sua personale performance (tra finte tazze di cappuccino), seguendo una costante del suo lavoro che si incentra sul documentare in maniera analitica situazioni irreali. La freddezza surreale è però poetica e perturbante. Nella stessa sala si staglia al centro la colonna di animali imbalsamati di <strong>Maurizio Cattelan</strong>, che restituisce un frame della divertente favola dei <strong>fratelli Grimm</strong>, I rusticani di Brema, che è anche il secondo titolo dell’opera, Love saves life. Un asino, un cane, un gatto e un gallo, arrampicatisi l’uno sulla schiena dell’altro, emettono il proprio verso che all’unisono va a formare una sorta di ruggito, che servirà loro per ottenere una casa, e vivere felicemente insieme.</p>
<p>E qui è eterna la loro azione corale, estremo atto di unione e di amicizia. La sala in questione mantiene l’allestimento ottocentesco della villa privata dell’esploratore<strong> Giuseppe De Reali</strong>, la cui collezione è stata donata poi dagli eredi, ed è visibile dunque alle pareti. Difatti alcune sale del Museo mostrano l’evoluzione del collezionismo naturalistico, con antiche teche e archivi infiniti, riproduzioni di wunderkammer e pagine di mirabilia. Non passa inosservato l’Ouranosaurus nigeriensis, enorme scheletro quasi intatto di un dinosauro di oltre 100 milioni di anni fa, scoperto alla fine degli anni Sessanta dal paleontologo <strong>Giancarlo Ligabue</strong> al centro del Sahara, esattamente nel deserto del Ténéré (che in lingua Tuareg significa, appunto, deserto): è solo uno, e ben conservato, dei tanti dinosauri trovati qui &#8211; quest’area, infatti, è nota come uno dei più grandi cimiteri di fossili esistenti. Cercando curiosità sull’argomento, mi imbatto in una storia interessante, in cui protagonista è un’antica acacia. La regione di provenienza dell’immenso fossile è stata a lungo famosa per l’albero del Ténéré, un’acacia considerata quasi sacra per essere l’albero più isolato al mondo, a circa 400 km di distanza da qualsiasi altra forma vegetale. (Si dice sia stata investita da un autista ubriaco, nel 1973).</p>

<a href='https://insideart.eu/2013/06/03/bestiario-contemporaneo/1_maurizio-cattelan-paola-pivi/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/1_Maurizio-Cattelan-Paola-Pivi-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://insideart.eu/2013/06/03/bestiario-contemporaneo/10_sabrina-mezzaqui/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/10_Sabrina-Mezzaqui-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
<a href='https://insideart.eu/2013/06/03/bestiario-contemporaneo/veduta-del-museo-di-storia-naturale_1/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/06/Veduta-del-Museo-di-Storia-Naturale_1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" /></a>
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		<title>Tutti i libri portano al Marca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2013 17:14:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Volumi come opere d’arte: nell’era dell’e-book 50 artisti indagano nuove forme  di uno strumento antico al museo di Catanzaro]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-53075" title="Immagine 1" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2013/05/Immagine-14-600x573.png" alt="" width="196" height="188" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/05/Immagine-14-600x573.png 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2013/05/Immagine-14.png 665w" sizes="auto, (max-width: 196px) 100vw, 196px" />Con la cultura non si mangia, aveva dichiarato con squisita sensibilità l’ex ministro dell’economia Giulio Tremonti. Che sia difficile da masticare lo aveva già ipotizzato, all’inizio degli anni Novanta, un genio ancora incompreso come <strong>Dennis Oppenheim</strong> che ha realizzato Upper cut, una dentiera con i libri al posto dei denti e in mezzo qualche buco a simboleggiare le tante carie del sistema artistico contemporaneo, spesso prono alle mode e alle convenzioni retoriche. Ma sino al 6 ottobre il museo Marca straripa di libri tanto che, senza presunzione, si può dire che il Palazzo enciclopedico avrà sede a Catanzaro ancor prima che alla Biennale di Venezia.</p>
<p><strong>Bookhouse</strong>, la forma del libro, organizzata dalla provincia di Catanzaro con il contributo della regione Calabria, è un progetto del tutto innovativo dove, nell’era dell’e-book, il libro viene indagato come spazio fisico di ricerca, come dimensione segnica e proiezione della memoria collettiva. Sono oltre 50 gli artisti coinvolti con una serie di spettacolari lavori site-specific realizzati per l’occasione come Idiom, la Torre di Babele di quattro metri che con i suoi 8.000 libri s’inerpica tra le architetture del Marca. È un’opera che dà le vertigini quella creata dall’artista slovacco <strong>Matej Kren</strong> dove il senso di precarietà viene reso tangibile dal sofisticato gioco di specchi che coinvolge la spirale infinita di libri. Prima di entrare nel museo, tuttavia, lo spettatore è avvertito che non si tratta di una semplice passeggiata tra le copertine vintage: ad accoglierlo trova Biografias, la grande cascata di libri voluta dalla spagnola <strong>Alicia Martin</strong> che sputa fuori dalla finestra del museo tonnellate di volumi provenienti da chissà quale recondito angolo della Calabria. Che ci sia un aspetto inquietante nel caro, vecchio libro definito da<strong> Umberto Eco</strong> un oggetto perfetto, al pari della ruota, lo dimostra anche l’opera dell’artista inglese <strong>Richard Wentworth</strong> che propone un’installazione di libri appesi al soffitto con sottili fili da pesca.</p>
<p>Ma una delle maggiori attrazioni della mostra è certamente From the entropic library, la straordinaria scultura di <strong>Claes Oldenburg</strong> e <strong>Coosje van Bruggen</strong> di nove metri di lunghezza proveniente dal museo di Saint-Etienne, dove il grande maestro della pop art americana fa esplodere una libreria interrogandosi sul caos linguistico e culturale. Se nel 1970 <strong>Germano Celant</strong>, nel suo celebre saggio Book as artwork, aveva definito il libro come medium autosignificante, in questo caso lo stesso impone la propria ragione all’opera d’arte che s’interroga sul peregrinare dei segni secondo una prospettiva mai prevedibile, come dimostra il cavallo-libreria di <strong>Mimmo Paladino</strong> che custodisce i volumi dell’Ulysses di <strong>James Joyce</strong> illustrati dallo stesso Paladino, o la camera da letto di <strong>Peter Wuthrich</strong> con i libri che invadono l’ambiente adagiandosi sul letto oppure formando un improbabile tappeto letterario. Ma il gioco d’incastri spazia da <strong>Giulio Paolini</strong> a <strong>Emilio Isgrò</strong>; da<strong> Enzo Cucchi</strong> a Michelangelo Pistoletto; da <strong>Anselm Kiefer</strong> a <strong>William Kentridge</strong>; da <strong>Jannis Kounellis</strong> a <strong>Pierpaolo Calzolari</strong>; da <strong>Candida Höfer</strong> a <strong>Gary Hill</strong>; da <strong>Stefano Arienti</strong> a <strong>Giuseppe Spagnulo</strong>; da <strong>Robert Rauschenberg</strong> a<strong> On Kawara</strong>; da <strong>Sabrina Mezzaqui</strong> a <strong>Paolo Consorti</strong> sino ai libri in tessuto che sembrano imprigionare le parole realizzati da <strong>Maria Lai</strong>, l’artista scomparsa poco tempo fa quando la sua rivalutazione critica era appena agli inizi.</p>
<p>Non manca nemmeno uno sguardo attento nei confronti della tecnologia e appare preziosa la collaborazione con lo Zkm di Karlsruhe, il centro di arte e media più importante a livello internazionale diretto da <strong>Peter Weibel</strong> che affronta la sfida imposta da un sistema dove il libro non è più un corpo solido ma liquido, in progressivo movimento, come testimonia l’installazione del coreano <strong>Kibong Rhee</strong> che fa danzare in un acquario un volume di <strong>Ludwig Wittgenstein</strong>. Ma, nessun timore, il libro cinguetta e, mentre impazza twitter, <strong>Mark Dion</strong> sistema nella sua Library for the birds i volumi di scienze naturali in una voliera con una decina di uccellini vivi. Le strade del libro sono infinite.</p>
<p>Bookhouse, la forma del libro, a cura di Alberto Fiz, catalogo Silvana editoriale, fino al 6 ottobre, Marca, via Alessandro Turco 63, Catanzaro. Info: <a href="http://www.museomarca.info" target="_blank">www.museomarca.info</a></p>
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