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		<title>Maxxi, fioccano le polemiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Caruso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 17:06:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Al museo arriva un fedelissimo della Melandri. Si accende la polemica sulle poltrone]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.insideart.eu/2013/02/13/le-nomine-del-maxxi-2/melandrigiovanna450milestone-00cxyd/" rel="attachment wp-att-44956"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-44956" title="Giovanna Melandri" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2013/02/MelandriGiovanna450MILESTONE-00CXYD-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il <strong>Maxxi</strong> nuovamente nell&#8217;occhio del ciclone. Prima il commissariamento affogato in un mare di polemiche, un avvicendamento forzoso piovuto dal <strong>Mibac</strong> che ha lasciato esterrefatti gli addetti ai lavori. Poi, negli ultimi giorni, il niet alla proiezione del film di <strong>Bill Emmott.</strong> Fino a oggi, con l&#8217;eco, rimbalzata nelle cronache, della notizia relativa alla nomina di <strong>Francesco Spano</strong> come segretario generale della fondazione Maxxi. Avvocato, 34 anni, qualche incarico sparso qua e là, tra consulenze e attività di libero professionista. Ma soprattutto collaboratore storico di <strong>Giovanna Melandri</strong>, ex ministro delle Politiche giovanili e oggi presidente del Maxxi. Si è visto affidare un incarico da ben 72mila euro annui lordi. La cassa di risonanza della notizia, diffusa dal Corsera questa mattina, sono stati i social network. Su Twitter impazza la polemica, dominata da un semplice cinguettìo che riassume tutti gli altri: «Il Maxxi è il primo museo costruito per ospitare politici invece che opere d&#8217;arte». Provi a contattare <strong>Alessandro Bianchi</strong>, ex direttore generale del museo ma ti imbatti in un assordante silenzio e un rifiuto a lasciare dichiarazioni. Idem dall&#8217;interno del museo, mentre <strong>Ludovico Prates</strong>i commenta con un caustico: «Siamo in Italia. È meglio cambiare aria». La sensazione che prevale è lo sconcerto per un&#8217;altra nomina che poco sembra avere a che fare, almeno in apparenza, con gli obiettivi artistici e culturali promossi da un polo museale così prestigioso e autorevole come il Maxxi. Il messaggio che viene colto all&#8217;esterno, difficile da dissolvere con le giustificazioni legittime addotte dal museo per cui le «nomine dirette sono lecite», è che le logiche che governano il museo siano diventate rispondenti al metodo dello spoil system. Un metodo buono, fino a un certo punto, per gestire l&#8217;apparato amministrativo dello stato ma non idoneo a comandare le tendenze artistiche e i movimenti culturali di cui un luogo come il Maxxi è uno dei principali custodi a livello europeo. La notizia si è trascinata dietro, puntualmente, le schermaglie della politica: «Il Maxxi è diventato il salottino di casa della Melandri alla faccia della cultura, della competenza e della trasparenza» ha criticato <strong>Marco Marsilio</strong>, dal centrodestra romano. Salotto o meno, fare di tutto perché si continui ad alimentare l&#8217;idea che i musei siano lottizzati dalla politica non può che fare male alla salute e all&#8217;offerta artistica italiana. E mentre la destra va all&#8217;attacco, nell&#8217;imbarazzato silenzio della sinistra, anche le associazioni dicono la loro. È di oggi una lettera aperta, a firma <strong>Raffaele Gavarro</strong> e <strong>Daniela Trincia</strong>, in cui si denuncia la nomina di un collaboratore dove «non si è tenuto in nessun conto il profilo curricolare ma solo delle relazioni preesistenti». E si chiede pertanto alla Melandri di dimettersi dalla presidenza del museo per dimostrare «un minimo di sensibilità istitizionale e culturale», e ai vertici del Pd, in particolare a <strong>Nicola Zingaretti</strong>, candidato alla presidenza della regione Lazio che avrà un suo rappresentante nel cda del museo, quale sia la loro idea di trasparenza e meritocrazia per il rilancio della cultura in Italia, tema al centro tra l&#8217;altro della sua campagna elettorale. Adesioni su <strong>firmaperilmaxxi@gmail.com</strong>. Per un&#8217;istituzione come il Maxxi, la cosa non può che far danno.</p>
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