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	<title>Federico Mazza - INSIDEART</title>
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	<description>Magazine di arte contemporanea e cultura</description>
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		<title>Paesaggi sfuggiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2012 11:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calendart]]></category>
		<category><![CDATA[aperto]]></category>
		<category><![CDATA[Art sinergy]]></category>
		<category><![CDATA[Attraverso]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Mazza]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma, tele che non descrivono niente, sono. Personale di Federico Mazza]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.insideart.eu/2012/07/03/paesaggi-sfuggiti/fm0120-transit-85-2012-45x45cm/" rel="attachment wp-att-18760"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-18760" title="Federico Mazza, Transit 85, olio su tela, cm 45x45, 2012" src="http://www.insideart.eu/wp-content/uploads/2012/07/FM0120-TRANSIT-85-2012-45x45cm-600x600.gif" alt="" width="600" height="600" srcset="https://insideart.eu/wp-content/uploads/2012/07/FM0120-TRANSIT-85-2012-45x45cm-600x600.gif 600w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2012/07/FM0120-TRANSIT-85-2012-45x45cm-150x150.gif 150w, https://insideart.eu/wp-content/uploads/2012/07/FM0120-TRANSIT-85-2012-45x45cm.gif 1000w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a>La mostra personale, <strong>Attraverso, aperto</strong>, del giovane <strong>Federico Mazza</strong>, curata da <strong>Luca Arnaudo</strong>, è visibile dal 20 giugno fino al 20 luglio negli spazzi di <strong></strong> che si inseriscono geograficamente nel circuito delle prestigiose gallerie del centro storico capitolino. Il gruppo Art sinergy è attivo dal 2004, prima con numerosi spazzi sparsi sul territorio nazionale, dal 2010 solo con due gallerie: oltre quella romana e la storica a San Benedetto del Tronto. Comunque costante rimane l’impegno nel portare avanti “una precisa sinergia tra i valori delle idee e la qualità dell’investimento”, promuovendo la ricerca artistica più giovane. Ricorrente nel percorso Federico Mazza (1976) l’attenzione al territorio e ai paesaggi che circondano la capitale, fascino che ha radici nell’infanzia. I lavori in mostra appartengono alla serie <strong>Transit</strong> che, come spiega l’artista «sono quei luoghi che viviamo solo di passaggio, visti e rivisti di sfuggita, senza troppa attenzione, come dal finestrino di un mezzo in movimento».</p>
<p>Le opere di questa serie rappresentano una visione del nostro rapido mondo, nel quale il paesaggio diviene lontano e filtrato, la distanza tra uomo e natura sublima in immagini veloci e rarefatte, come i frame di un video. Mazza, infatti, alterna alla pittura un’intensa attività di grafico per il cinema, aspetto questo che non lascia i due campi privi di influenze. Si tratta di paesaggi della memoria, di cui l’artista restituisce l’emozione in lui suscitata da quella vista. Paesaggi annebbiati, come il ricordo o l’immagine di un sogno. Il risultato è una pittura sfuggente dove le immagini sono velate, sfocate e indefinite. Paesaggi dove è del tutto assente l’intento descrittivo o documentativo ma, essendo avvolti come da uno spesso filtro di nebbia, non permettono il riconoscimento dell&#8217;individuazione geografica. L’esistenza dell’uomo in questi contesti solitari e ammantati è solo evocata attraverso elementi che simbolicamente richiamano la contemporaneità: un traliccio dell’alta tensione, un radar, sono segni del nostro presente ma anche simboli della tecnica dell’uomo. Paesaggi reali, che assumono una dimensione altra proprio per il silenzio, il mistero e l’immobilità che possiedono, in opposizione al frastuono della vita metropolitana attuale.</p>
<p>Questa opposizione è un aspetto centrale nella ricerca dell’artista che restituisce immagini indefinite, malinconiche, sospese nel tempo, paesaggi definiti da una sensazione di lentezza e torpore. L’effetto cromatico e materico cambia in rapporto alla preparazione che precede il colore, che prescinde da un disegno preparatorio. Infatti le tele, di piccole e medie dimensioni, subiscono un particolare trattamento prima di ricevere la stesura del colore ad olio. Mazza stende molteplici strati di una imprimitura a base di resine acriliche, con l’intento di rendere il supporto meno poroso e più liscio. Attraverso una successiva levigatura giunge alla superficie, di volta in volta, adatta per accogliere la pittura. Diverso è quindi il risultato finale, in relazione a come viene trattato il supporto sottostante. Fondamentale è lo sforzo di eliminare il tratto dalla sua pittura, l’assenza di pennellata è riempita dalle campiture sfumate che rendono l’immagine come velata. «Si parte dalla mente – spiega l’artista – per poi passare alla visione, alla forma, una forma appena accennata, leggera, mancante di definizione, rarefatta». L’intento ultimo dell’artista è quello di creare un immagine che lasci un interrogativo nello spettatore, libero di interpretare ciò che intravede.</p>
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